Avvocati e riforme tra le due legislature

Cnf, Ordine di Roma, Oua, Aiga, Unione Camere Penali e Anpa fanno il punto sull'eredità del governo Berlusconi e sui nodi che dovrà affrontare il nuovo esecutivo

Le riforme, è ovvio, si fanno in Parlamento, ma molto spesso il legislatore chiede aiuto ai diretti interessati per un parere, un consulto su materie specifiche. Questo è successo, ad esempio, per riforme strutturali come quella delle professioni o del sistema ordinistico per le quali in Parlamento si sono svolte audizioni. Non sempre, però, al legislatore sono arrivate voci univoche molto spesso la sfilata delle rappresentanze nelle commissioni competenti si è tradotta in tante posizioni diverse. Al forum di DirittoeGiustizi@, su Quale futuro per l'Avvocatura italiana hanno partecipato Alessandro Cassiani dell'Ordine degli avvocati di Roma, Valerio Spigarelli dell'Unione delle camere penali italiane, Renato Veneruso dell'Organismo unitario dell'avvocatura, Valter Militi dell'Associazione italiana giovani avvocati, Maria Gualdini dell'Associazione nazionale praticanti e avvocati e il Consiglio nazionale forense. A Parlamento appena insediato, gli esponenti del mondo dell'Avvocatura sono stati invitati ad intervenire sull'operato della legislatura appena conclusasi e su quelle che ritengono le riforme urgenti da attuare se non entro i primi cento giorni del nuovo esecutivo, comunque a stretto giro. L'Anpa non salva niente delle iniziative approvate durante la scorsa legislatura. Il vicepresidente Maria Gualdini, rispetto al da farsi, chiede una riforma della professione forense che preveda un numero chiuso alla facoltà di giurisprudenza, una selezione all'inizio del cammino per impedire un'ipotesi di lavoro negato . L'unica formazione pregnante per il futuro avvocato - ha spiegato l'esponente dell'Anpa - è la pratica forense espletata negli studi legali, per questo diciamo no alle Scuole post universitarie che vogliono surclassare la pratica . Siamo contrari alle Scuole forensi tenute dagli ordini ma non abbiamo mai chiesto l'eliminazione dell'esame di stato . Secondo Carlo Martuccelli, componente del Consiglio nazionale forense l'unica riforma realizzata durante la scorsa legislatura in materia forense è stata quella degli esami . Il mio è un giudizio positivo perché la riforma ha chiuso il cosiddetto turismo forense . Ma ha bisogno di miglioramenti mi sto accorgendo che così non va, la correzione in maniera incrociata non va, quindi bisogna trovare un sistema più idoneo. Per il futuro ci augureremmo che si arrivasse alla riforma del sistema forense. Pensare che ciò possa accadere nei primi cento giorni, visto l'operato che aspetta il nuovo governo, è sicuramente da ottimisti . Martuccelli ricorda però, che il lavoro da svolgere potrebbe essere minimo, dal momento che nei cassetti di Palazzo Chigi si trova già un progetto di riforma, approvato dal Consiglio di ministri del governo Prodi tra il 96 e il 98 su proposta dell'allora ministro di Grazia e Giustizia Giovanni Flick . Un episodio che il componente del Cnf ricorda molto bene avendo preso parte alla commissione ministeriale che ne redasse il testo. Entro i primi cento giorni il nuovo governo avrà la possibilità di licenziare una riforma dell'ordinamento forense ha sostenuto il presidente dell'Aiga, Valter Militi, anche perché non ha una forte base nei lavori della commissione Siliquini, una proposta alla quale ha lavorato l'intera avvocatura . Ad inizio legislatura qualsiasi altra riforma per il presidente Aiga sarebbe a rischio. Meglio, secondo Militi, studiare un piano di interventi per evitare quello che è successo negli ultimi cinque anni con interventi estemporanei. Prima parliamone e poi riformiamo . Di parere diverso è il vicepresidente dell'Oua, Renato Veneruso La riforma dei riti, dei diritti societario, fallimentare e del processo civile , sono state positive, ciò che critico invece è la parzialità si è trattato di interventi ben avviati ma non portati a termine . La speranza quindi, è quella di vedere completare queste riforme e non necessariamente entro i primi cento giorni di governo. Veneruso si dice preoccupato per i proclami fatti dall'Associazione nazionale magistrati che ha avuto addirittura la pretesa di chiedere la non applicazione dei decreti delegati . Per l'Oua è auspicabile attuare un miglioramento, ma non certo lo smantellamento della riforma. C'è necessità invece, secondo Veneruso, di intervenire su due normative che interessano gli avvocati come il codice delle assicurazioni e quell'aborto della legge102/96 sugli incidenti stradali che devolve tutta la materia degli infortuni con lesioni personali al rito del lavoro . Serve un'interpretazione autentica, o meglio lo smantellamento della legge. Per i magistrati chiediamo poi la separazione delle carriere è una richiesta dell'intera avvocatura . Sull'ordinamento professionale la legislatura precedente ha clamorosamente fallito - ha continuato Veneruso - non si è riusciti a concludere un lavoro che pure era stato fatto, frutto di una concertazione corretta. Si era arrivati alla bozza di disegno di legge Vietti e Vietti bis, c'era già un articolato. La prima richiesta quindi è di ripartire dall'esistente. Mentre per la riforma delle professioni si è lavorato, secondo Veneruso altrettanto non si può dire per la riforma forense Siamo fermi all'articolato del Cnf portato da Danovi al congresso di Palermo del 2003 che non incontrò largo consenso. Da qui a qualche giorno completeremo l'articolato che a gennaio abbiamo inviato a tutte le componenti dell'avvocatura. A Palermo si disse che bisognava riformare l'ordinamento forense, sentendo tutti gli interlocutori, riforma che si sarebbe dovuta approvare a Milano al congresso del 2005, quando ancora si parlava di un unico momento congressuale. Nella situazione in cui ci troviamo adesso rischiamo di subire una riforma dell'ordinamento forense da parte del legislatore, senza che noi, i diretti interessati, si riesca ad esprimere un'idea . Veneruso ha quindi concluso ricordando che il luogo deputato per esprimere posizioni è proprio il Congresso . Riferendosi principalmente alla materia penale, Livia Rossi del Consiglio dell'ordine di Roma, non salva niente della scorsa legislatura. A partire dalla riforma dell'OG che ha tradito il principio ispiratore, ossia la separazione delle carriere ed è stata un fallimento. La ex Cirielli si commenta da sola, così come la legge sulla legittima difesa tutti interventi dettati da necessità per rispondere alle esigenze dell'opinione pubblica che chiedeva sicurezza, senza che il legislatore avesse meditato sulla portata delle stesse riforme che si andava a realizzare . Allora, entro i primi cento giorni, meglio astenersi . Per quanto concerne l'Avvocatura, uno dei problemi più importanti resta l'accesso, perché si parla di numeri inquietanti. L'esame così come è strutturato è inutile, degradante e umiliante perché si basa sulla fortuna e non sulla preparazione . Di riforme urgenti ce ne sarebbero, prima fra tutte secondo Rossi un reintervento sulla difesa d'ufficio perché si assiste quotidianamente ad un grosso svilimento della professione nel settore penale. Per come è strutturata la legge, non viene più garantito un diritto costituzionale ma si consente a decine e decine di avvocati di iscriversi alle liste dei difensori di ufficio per assicurarsi quel minimo guadagno necessario per vivere. Anche se sono sprovvisti di qualsiasi esperienza per poter affrontare adeguatamente un processo . Nessun appunto ai giovani avvocati, ha tenuto a precisare Rossi, ma non si può accedere ad una lista qualificata semplicemente frequentando un corso che richiede solamente la presenza fisica . Valerio Spigarelli, segretario delle Camere penali italiane, ha preferito sorvolare sull'operato della scorsa legislatura dal momento che l'Unione ha già espresso in più di una occasione la propria posizione. Fino a qualche anno fa l'Ucpi non si interessava di accesso - ha spiegato Spigarelli - ma non per iattanza o per malinteso senso di distanza dai problemi dell'avvocatura, semplicemente perché si occupava di altre cose . La situazione però è cambiata e da almeno da un paio di congressi, abbiamo verificato che il problema dell'accesso, il problema del numero, è diventato un problema di qualità. Oggi verifichiamo che il diritto di difesa è mortificato dalla scarsa professionalità e che esiste una proiezione numerica, sconosciuta fino a poco tempo fa. Ciò è avvenuto con l'entrata in vigore della legge sulla difesa d'ufficio e sul patrocinio a spese dello Stato. Leggi introdotte grazie ad una iniziativa delle Camere penali e che rispondono a principi sacrosanti in tema di effettività della difesa. Il problema è che non avevamo previsto, e non potevamo prevedere, che quelle leggi avrebbero prodotto una enorme affluenza nel settore penale mai registrata prima, da parte di giovani e meno giovani che, sia pure con lodevoli eccezioni, in molti casi provenivano da altri settori dell'avvocatura, non avevano compiuto alcuna pratica penale, e spesso non avevano neppure dimestichezza con i principi deontologici del penalista . Il fenomeno ha finito per incidere sulla garanzia del principio costituzionale del diritto alla difesa. L'esigenza del riconoscimento della specializzazione nasce proprio da ciò . Oggi il segretario ritiene che si debba da un lato programmare un numero di studenti al corso di laurea di giurisprudenza ma dall'altro anche modificare gli statuti universitari affinché vi sia subito un approccio alla specializzazione come succede in altri Paesi. Questo perché il percorso verso la specializzazione, che continua dopo il diploma universitario nella pratica forense, al momento della abilitazione e successivamente con il riconoscimento professionale, sia visto come garanzia del fruitore del servizio e non come difesa corporativa . Rispetto al da farsi nei primi cento giorni, secondo Spigarelli bisogna riprendere una pratica di incontro tra le associazioni dell'avvocatura, l'avvocatura istituzionale, l'accademia, la politica, un dialogo diverso da quello che è stato praticato nella scorsa legislatura . Difficilmente però, secondo il segretario dell'Ucpi si riuscirà ad attuare un progetto di riforma così profondo che si risolva in soli cento giorni . Sicuramente dovrà essere rivista la legge sulla difesa di ufficio e sul patrocinio a spese dello Stato che determina un mercato di serie A e uno di serie B, che purtroppo va a scapito solo dei cittadini . Spigarelli ha quindi concluso con un esempio I corsi di formazione per la difesa d'ufficio vengono svolti o dai Consigli dell'ordine o dalle Camere penali noi, ben sapendo che esistono dei vincoli normativi che impediscono una valutazione contenutistica al termine dei corsi, tenteremo egualmente di darne una. D'altronde è totalmente sballato che si licenzi un difensore d'ufficio senza un giudizio finale di idoneità. Trattandosi di un elenco particolare una valutazione finale può essere considerata possibile . Anche il presidente dell'Ordine di Roma Alessandro Cassiani ha mostrato prudenza per i risultati conseguibili nei primi cento giorni. Meglio niente che delle riforme negative per i destini dell'avvocatura. Questo mi fa pensare che troppe volte l'avvocatura è arrivata in ritardo per poi lamentarsi di riforme penalizzanti. Basti pensare all'antiriciclaggio e privacy. Non vorrei che anche questa volta la nostra voce arrivi a cose fatte. Io, e credo sia così anche per tutti gli avvocati militanti - ha concluso Cassiani - ho un grande rammarico che sia stata rinviata la seconda parte del Congresso nazionale forense, fissata per i primi di giugno. Avremmo dibattuto degli stessi temi di cui stiamo discutendo oggi e saremmo stati pronti per un incontro col governo . p.a.