Il proscioglimento penale non vale nel giudizio tributario

di Benito Fuoco

di Benito Fuoco Nel processo tributario, il proscioglimento del gip in sede di indagini preliminari penali non assume alcuna valenza probatoria. Con queste conclusioni, la sezione prima della Commissione tributaria regionale del Lazio nella sentenza 303/06 deposita in segreteria il 24 ottobre 2006 consultabile tra gli allegati ha ribadito un principio consolidato nella giurisprudenza che afferma come un giudicato penale non abbia efficacia vincolante nel processo tributario tuttavia nella sentenza citata, i giudici tributari capitolini hanno espresso un singolare principio specificando che la sentenza di proscioglimento in sede di indagini preliminari, pure se fondata sugli stessi fatti alla base dell'accertamento fiscale, non può assumere alcuna valenza di giudicato poiché, rileva la commissione, questa viene emessa senza la piena estrinsecazione dei mezzi di prova consentiti . IL FATTO L'Agenzia delle entrate di Roma uno, aveva notificato ad un contribuente un accertamento ai fini delle imposte dirette con cui determinava una evasione d'imposta di oltre duecentodieci milioni delle vecchie lire. La ripresa fiscale traeva origine da un P.V. di constatazione della Guardia di Finanza di Roma e scaturiva dall'esame delle movimentazioni di conti correnti intestati al contribuente. Queste movimentazioni bancarie avevano condotto gli inquirenti ad ipotizzare una consistente evasione per l'anno d'imposta 1993 sulla base delle presunzioni previste dall'articolo 32 1 comma del Dpr 600/73. La Commissione tributaria di primo grado di Roma accoglieva il ricorso del contribuente annullando la ripresa fiscale sulla base delle risultanze del processo penale che aveva prosciolto l'imputato nella fase delle indagini preliminari l'Agenzia delle entrate di Roma, rivolgendosi alla Ctr del Lazio, proponeva appello. LA SENTENZA La Commissione tributaria regionale del Lazio ha accolto l'appello presentato dall'amministrazione finanziaria la sentenza penale osservano i giudici regionali assurge a mezzo di prova nella formazione del libero convincimento del giudice ed assume sicura valenza quando sia emessa a seguito di dibattimento senza alcuna limitazione probatoria . Nel caso in trattazione, la commissione prosegue rilevando come nessuna valenza possa essere attribuita ad una sentenza di proscioglimento in sede di indagini preliminari, poiché conclude il Collegio, questa viene emessa senza la piena estrinsecazione dei mezzi di prova consentiti . Il procedimento penale ed il procedimento tributario relativi ad uno stesso fatto o ad una stessa condotta, sono procedimenti che seppure connessi dal lato soggettivo ed oggettivo, sono diversi per il carattere e la struttura dei processi, per la valenza dei riscontri probatori e per l'atteggiamento che I due organi giudicanti debbano assumere di fronte alla medesima circostanza. Inoltre in base al dettato dell'articolo 654 del codice di procedura penale, l'efficacia del giudicato penale si produce solamente nei confronti di coloro che abbiano concretamente partecipato al processo. I PRINCIPI - Il proscioglimento istruttorio dell'imputato nel processo penale non assume alcuna valenza probatoria nel processo tributario. - In base all'articolo 654 Cpp l'efficacia del giudicato penale si produce esclusivamente nei confronti di quanti abbiano partecipato al processo.

Commissione tributaria regionale di Roma - Sezione prima - sentenza 10-24 ottobre 2006, n. 303 Presidente Varrone - Relatore Lunerti Ricorrente Morabito Svolgimento del processo Morabito Alessandro ricorre contro accertamento ai fini delle imposte dirette per l'anno 1993 che determina, tra l'altro, redditi di lavoro autonomo per lire 210.568.000 a seguito di ispezione della GdF ed attraverso la ripresa a tassazione ai sensi dell'articolo 32 Dpr 660/73 delle risultanze di movimenti di conti correnti bancari a lui intesati, contestando la ritualità dell'utilizzo delle risultanze bancarie da parte della GdF ed asserendo di avere ottenuto proscioglimento penale sulla specie. La Ctp di Roma ha accolto parzialmente il ricorso annullando la posta suddetta sulla base delle risultanze processo penale. Propone appello l'Ufficio delle Entrate di Roma 1 sostenendo che la sentenza impugnata si basa acriticamente sul giudicato penale in violazione dell'articolo 654 Cpp e ne chiede quindi la riforma con conferma della validità dei presupposti dell'accertamento. Non risulta costituito nel giudizio di appello il Morabito. Motivi della decisione La sentenza impugnata è basata essenzialmente sulla circostanza che il contribuente accertato è stato prosciolto in sede di indagini preliminari penali per la stessa fattispecie. In proposito si deve però rilevare che il giudice tributario non può limitarsi a rilevare l'esistenza di una sentenza definitiva in materia di reati tributari, estendendone automaticamente gli effetti nel giudizio tributario, ma nell'esercizio dei propri autonomi poteri di valutazione della condotta delle parti e del materiale probatorio acquisito agli atti, deve in ogni caso verificarne la rilevanza nell'ambito specifico in cui esso è destinato ad operare. La sentenza penale assurge quindi a mezzo di prova nella formazione del libero convincimento del giudice ed assume sicura valenza quando sia emessa a seguito di dibattimento senza alcuna limitazione probatoria, mentre nessuna valenza in tal senso può essere attribuita ad una sentenza di proscioglimento in sede di indagini preliminari che viene emessa senza la piena estrinsecazione dei mezzi di prova consentiti. Quanto al merito della controversia, nella specie l'Ufficio correttamente ha ritenuto di rifarsi per il sostegno al proprio accertamento al verbale della GdF ampiamente esaustivo delle circostanze di fatto accertato e redatto in contraddittorio con il contribuente che pertanto ne era a piena conoscenza, né si comprende quale ulteriore attività amministrativa che non ridondasse in una sterile duplicazione di atti potesse intraprendere l'Ufficio per rafforzare il proprio operato. Rispetto al quantum accertato, sia la GdF che successivamente l'Ufficio hanno correttamente operato sulla base delle presunzioni previste dall'articolo 32 comma 1 n. 2 Dpr 600/73 e non risulta fornita, nemmeno nella fase contenziosa, alcuna prova idonea a scalfire la presunzione iuris tantum recata dalla disposizione predetta. Inoltre la ripresa effettuata non si basa sulle sole cifre dei movimenti bancari senza alcuna concreta analisi in quanto tutti movimenti bancari accertati erano pari a lire 301.523.000 ed in contraddittorio con la parte la GdF ne ha ritenuto correttamente giustificati una quota, riducendo le somme accertate a lire 210.568.000 tenendo conto dei soli accreditamenti bancari dei quali il contribuente accertato non è stato in grado di fornire, neanche in questa sede contenziosa, alcuna idonea giustificazione. Pertanto, in accoglimento dell'appello, deve essere integralmente confermato l'accertamento. Sussistono valide ragioni per la compensazione delle spese di lite. PQM La Commissione accoglie l'appello dell'Ufficio. Spese compensate.