Spazi angusti, poca igiene: ma ciò non ‘giustifica’ l’occupazione di un alloggio più ampio

Respinta la tesi di una madre, che aveva richiamato l’emergenza abitativa della propria famiglia come scusante per l’occupazione di una casa popolare. Legittima l’aspirazione a migliorare la propria condizione, ma la semplice indigenza non può bastare per attestare lo stato di necessità.

Solo quattro mura. Letteralmente. Con spazi angusti e poco vivibili. Logica l’aspirazione al miglioramento della condizione abitativa della propria famiglia, ma ciò non può costituire, nonostante tutto, appiglio per giustificare’ la scelta dell’occupazione abusiva di un alloggio Cassazione, sentenza n. 15279, Seconda sezione Penale, depositata oggi . Emergenza. Netti gli addebiti mossi nei confronti di una donna occupazione arbitraria di un appartamento, col corredo’ del deturpamento. E le accuse, ad avviso dei giudici sia in primo che in secondo grado , sono assolutamente fondate. Conseguenziale è la condanna. Casus belli, più precisamente, la conquista’ di un alloggio popolare. Che, però, la donna rivendica come scelta obbligata per sottrarre sé stessa e i propri figli come evidenziato col ricorso in Cassazione da una situazione di carenza e anti-igienicità abitativa che ne aveva messo in pericolo la salute . Secondo la donna, quindi, la precaria, emergenziale situazione abitativa era elemento da tenere ben presente per valutare l’azione da lei compiuta. Aspirazioni e necessità . Per i giudici della Cassazione, però, anche di fronte a questa vicenda, va pesata’ con grande attenzione l’ipotesi dell’emergenza abitativa lamentata dalla donna. Difatti, a questo proposito, emerge sì che la donna disponeva di un’abitazione, di modeste dimensioni , ma ciò non consente, in automatico, la constatazione di un concreto disagio sociale e abitativo e, soprattutto, di un evidente stato di necessità . Piuttosto, aggiungono i giudici, si può parlare di legittima aspirazione a un miglioramento, soggettivamente comprensibile . Per questo motivo, la condanna nei confronti della donna è da riconfermare, concludono i giudici, ricordando che una semplice’ situazione di indigenza non è, di per sé, idonea ad integrare la scriminante dello stato di necessità .

Corte di Cassazione, sez. II Penale, sentenza 11 gennaio 3 aprile 2013, n. 15279 Presidente Fiandanese Relatore Gentile Considerato in fatto L.T. ricorre per cassazione avverso la sentenza in data 06.02.2012 della Corte di appello di Palermo, confermativa della sentenza del Tribunale di Marsala che aveva riconosciuto la predetta responsabile del reato di cui agli artt. 633, 639 bis CP per invasione ed occupazione di alloggio ALER Motivi ex art. 606, 1 co., lett. b e c.p.p. 1 La ricorrente censura la decisione impugnata per violazione dell’art. 4 CP trascurando le argomentazioni difensive dalle quali emergeva il reale stato di necessità delle ricorrente che aveva operato perché costretta dalla urgenza di sottrarre la sua persona ed i suoi fidi ad una situazione di carenza ed antigienicità abitativa che aveva nesso in pericolo la salute propria, e quella dei figli minori Chiede l’annullamento della sentenza impugnata. Considerato in diritto 2 Il ricorso è infondato in quanto trascura la precisa e puntuale motivazione della Corte di appello che, del tutto correttamente, ha osservato che lo stato di necessità dedotto era restato privo di dimostrazione che l’appellante aveva sostanzialmente dedotto una stato di disagio sociale ed abitativo, emergendo dagli atti che l’impunta disponeva di un’abitazione, sia pure di modeste dimensioni, e che l’occupazione in questione era stata dettata dall’aspirazione ad un miglioramento che, se pur soggettivamente comprensibile, non integrava affatto gli estremi del dedotto stato di necessità. 3 La motivazione impugnata risulta congrua sul piano della valutazione in fatto e corretta sul piano giuridico avendo applicato il principio per il quale la situazione di indigente non è di per se idonea ad integrare la scriminante dello stato di necessità per difetto degli elementi dell’attualità e dell’inevitabilità del pericolo, atteso che alle esigenze delle persone che versano in tale stato passibile, in via di ipotesi, provvedere per mezzo degli istituti di assistenza sociale Cassazione penale, sez. VI, 19/03/2008, n. 27049 ed attesa che l’illecita occupazione di un bene immobile è scriminata dallo stato di necessità conseguente al danno grave alla persona, che ben può consistere, oltre che in lesioni della vita o dell’integrità fisica, nella compromissione di un diritto fondamentale della persona come il diritto di abitazione, sempre che ricorrano, per tutto il tempo dell’illecita occupazione, gli altri elementi costitutivi, e cioè l’assoluta necessità della condotta e l’inevitabilità del pericolo Cassazione penale, sez. II, 11/02/2011, n. 8724 . 4 Segue il rigetto del ricorso con condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali ex art. 616 CPP. P.Q.M. Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente pagamento delle spese processuali.