Perde la vista a distanza di 9 anni: l’azione risarcitoria non è prescritta

E’ fondamentale l’individuazione del momento dal quale far decorrere il termine di prescrizione quando, ad un primo evento lesivo, manifestatosi immediatamente al momento del fatto dannoso, facciano seguito per il soggetto danneggiato ulteriori conseguenze pregiudizievoli.

Qualora si tratti di un illecito che, dopo un primo evento lesivo, determini ulteriori conseguenze pregiudizievoli, il termine di prescrizione dell’azione risarcitoria decorre dal verificarsi delle medesime quando è ravvisabile una lesione nuova ed autonoma rispetto a quella manifestatasi con l’esaurimento della condotta del responsabile, come nel caso in cui si passi dall’indebolimento permanente di un senso, o di un organo, alla perdita di un senso o di un organo, atteso che l’ulteriore manifestazione dell’evento lesivo, in parte rimasto latente, andando oltre la minore gravità, che poteva fondare rendendola incolpevole l’inattività del danneggiato rispetto all’esercizio del diritto, supera la qualificazione come aggravamento e sviluppo della malattia, integrando un fatto nuovo nella percezione del soggetto che deve decidere se esercitare un diritto. Questo è quanto stabilito dalla Cassazione con la sentenza n . 7139/13 depositata il 21 marzo scorso. Premessa. La Cassazione con la sentenza che si annota affronta la tematica della prescrizione dell’azione aquiliana. Più precisamente il quesito posto alla sua attenzione concerne l’individuazione del momento dal quale far decorrere il termine di prescrizione quando, ad un primo evento lesivo, manifestatosi immediatamente al momento del fatto dannoso, facciano seguito per il soggetto danneggiato ulteriori conseguenze pregiudizievoli. Il caso . Nel 1992 due amici giocavano a freccette. Una di queste si conficcava nell’occhio di uno di loro provocandone la perforazione. Il danneggiato agiva in giudizio nel 2000 per il risarcimento dei danni. Lamentava di aver subito diversi interventi chirurgici con gravi postumi. Nei primi anni dal fatto era affetto da sdoppiamento dell’immagine diplopia , accompagnata ad una notevole riduzione della vista, correggibile con lenti nel 1995 era sopraggiunto lo strabismo exotropia , mentre nel 1998 il visus si era ulteriormente ridotto non più migliorabile con occhiali, fino ad arrivare nel 2001, in corso di causa, a perdere la vista. Semplice aggravamento o nuova lesione? Il Tribunale, con sentenza parziale, rigettava l’eccezione di prescrizione del convenuto danneggiante. Il giudice riteneva, infatti, di non essere alla presenza di un semplice aggravamento di un danno già grave ed irreversibile, bensì dinanzi ad un fatto nuovo consistente nello strabismo e ad una riduzione del visus non più reversibile. La decisione in parola veniva impugnata dinanzi alla Corte d’Appello che, accogliendo il gravame, riteneva l’azione risarcitoria prescritta per essersi verificato solo un aggravamento della lesione, non anche una nuova lesione. Proseguito il giudizio nel merito, il Tribunale respingeva la domanda risarcitoria del danneggiato, ritenendo l’evento pregiudizievole imputabile a sua colpa. Impugnata la sentenza, la Corte d’Appello rigettava il gravame ritenendo determinante la decisione assunta avverso la sentenza parziale che aveva deciso la questione della prescrizione dell’azione risarcitoria in senso positivo. Avverso entrambe le sentenze di cui si è poc’anzi fatto cenno, il danneggiato propone ricorso per cassazione. La tesi del ricorrente. Il ricorrente sostiene che lo strabismo, la diminuzione del visus non più migliorabile con lenti e la definitiva perdita della vista dall’occhio, costituiscano degli eventi non prevedibili al momento della causazione delle lesioni, con l’effetto di produrre uno spostamento in avanti del termine quinquennale di prescrizione dell’azione risarcitoria ex art. 2043 c.c Un evento pregiudizievole imprevedibile sposta in avanti il termine di prescrizione. Gli Ermellini, riuniti i ricorsi proposti contro la sentenza parziale e quella di merito ex art. 335 c.p.c., accolgono la tesi del ricorrente. Per la Suprema Corte quando si tratta di un illecito che, dopo un primo evento lesivo, determini ulteriori effetti pregiudizievoli, il termine di prescrizione dell’azione risarcitoria decorre solo dal verificarsi di quest’ultimi. Condizione dirimente è che questi ulteriori effetti pregiudizievoli non costituiscano un mero sviluppo ed un aggravamento di un danno già insorto, bensì la manifestazione di un nuovo ed autonomo danno principio questo accolto anche dalle Sezioni Unite, sent. n. 580/2008 . Nel caso di specie, infatti, lo strabismo e l’ulteriore riduzione del visus si sono manifestati nel 1995 e nel 1998, data, quest’ultima, in cui il ricorrente ha inoltrato la richiesta di risarcimento danni per la prima volta. Distinzione tra indebolimento e perdita di un senso o di un organo. Utile a comprendere le argomentazioni addotte è la distinzione, di stampo penalistico artt. 583 e 590 c.p. , tra indebolimento permanente e perdita di un senso o di un organo. La distinzione rileva ai fini del considerare una lesione grave o gravissima. Tutto ruota intorno alla percepibilità della gravità del danno subito la progressiva perdita di un senso, rispetto all’iniziale suo indebolimento, è percepito dal danneggiato come una qualificazione nuova della lesione subita perdita , rendendo così incolpevole la sua eventuale inattività rispetto ad una forma di lesione inizialmente meno grave indebolimento . Concludendo. In definitiva, la perdita irreversibile del visus , consistendo in un passaggio dall’indebolimento permanente di un senso alla sua perdita, integra una lesione nuova che, in quanto tale, esclude la prescrizione del diritto risarcitorio. Non può infatti porsi a carico del soggetto danneggiato una sorta di consapevolezza dei pregiudizi che non consistano in meri e prevedibili aggravamenti.

Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 25 febbraio 21 marzo 2013, n. 7139 Presidente Berruti Relatore Carluccio Svolgimento del processo 1. Z.A. , nel 2000, agì in giudizio per il risarcimento dei danni conseguenti alla perforazione dell'occhio destro verificatesi, il omissis , mentre giocava al lancio di freccette di metallo con D.R.L. , all'epoca pure minorenne. Espose di aver subito diversi interventi chirurgici con gravi postumi e che, mentre nei primi anni la diplopia sdoppiamento dell'immagine si era accompagnata ad una notevole riduzione del visus , correggibile con lenti, nel era sopraggiunta l'exotropia strabismo e successivamente, nel , il visus si era ulteriormente ridotto e non era più migliorabile con lenti. Il Tribunale, con sentenza parziale, rigettò l'eccezione di prescrizione, sollevata dal convenuto sul rilievo che la prima richiesta risarcitoria era stata avanzata nel omissis . In esito alla consulenza disposta, il giudice ritenne che non si era verificato un semplice aggravamento di un danno già grave e irreversibile, ma era intervenuto un fatto nuovo l'exotropia e, dall'indebolimento permanente di un organo lesione grave si era passati imprevedibilmente alla lesione gravissima della perdita dell'uso di un organo, quando, dopo che dal il visus perduto non era più migliorabile, nel omissis , il visus si era spento. Il Tribunale rimise il processo in istruttoria per il prosieguo. 2. L'impugnazione avverso la sentenza parziale fu accolta dalla Corte di appello, che ritenne l'azione prescritta per essersi verificato solo un aggravamento e non una nuova lesione sentenza del 7 aprile 2007, n. 176 . 3. Avverso la suddetta sentenza, Z. propone ricorso RG n. 12377 del 2008 con due motivi, corredati da quesiti. D.R. resiste con controricorso. 4. In esito al giudizio, proseguito in primo grado per il merito, il Tribunale respinse la domanda dello Z. , ritenendo l'evento attribuibile alla sua condotta imprudente. 5. La Corte di appello di Trieste rigettò l'appello avverso la suddetta sentenza di merito, considerando tranciante la decisione, in sede di appello avverso alla sentenza parziale che aveva deciso la questione della prescrizione, nel senso della intervenuta prescrizione del diritto sentenza del 19 agosto 2008, n. 273 . 6. Avverso tale ultima sentenza lo Z. propone ricorso RG n. 23365 del 2009 per cassazione con due motivi. D.R. resiste con controricorso. Motivi della decisione 1. In via preliminare si dispone la riunione dei ricorsi proposti contro la sentenza parziale, concernente la prescrizione del diritto azionato RG n. 12377 del 2008 contro la sentenza che ha pronunciato sul merito della domanda RG n. 23365 del 2009 . In conformità a precedenti decisioni della Corte, il Collegio ritiene che -ancorché non rientrante nella ipotesi obbligatoria prevista dall'art. 335 cod. proc. civ. - può essere disposta, anche in sede di legittimità, la riunione delle impugnazioni proposte contro sentenze diverse pronunciate tra le stesse parti, quando sussiste una dipendenza logico-giuridica delle statuizioni, come nel caso di sentenza parziale sulla prescrizione del diritto e sentenza sul merito della domanda Cass. 6 aprile 1983, n. 2426 Cass. 10 maggio 1983, n. 3202 per la linea di tendenza ad ampliare l'applicabilità dell'art. 335 cod. proc. civ., da ultimo Sez. Un. 23 gennaio 2013, n. 1521 . 2. Logicamente preliminare è il ricorso avverso la sentenza parziale, concernente la prescrizione del diritto RG n. 12377 del 2008 . 2.1. Con i due motivi, strettamente connessi, che meritano trattazione congiunta, il ricorrente prospetta violazione e falsa applicazione degli artt. 2935, 2947 e 2043 cod. civ. e omessa motivazione art. 360 n. 5 cod. proc. civ. . Argomenta nel senso che l'exotropia strabismo , la diminuzione del visus non più migliorabile con lenti, la totale perdita del visus , imprevedibili al momento delle lesioni, spostano in avanti il termine di decorrenza del diritto al risarcimento. Aggiunge che la Corte di merito, nel ricondurre l'evoluzione della malattia a semplice aggravamento, si era limitata a non considerare nuova l'exotropia, omettendo di prendere in considerazione la perdita completa del visus , verificatesi nel 2001, ad azione risarcitoria oramai iniziata. 3. I motivi meritano accoglimento. La questione generale posta all'attenzione della Corte concerne il momento dal quale decorre il termine di prescrizione quando -esclusa l'ipotesi di illecito cosiddetto permanente nella quale il comportamento lesivo non si esaurisce uno actu - ad un primo evento lesivo, manifestatosi al momento del fatto causativo del danno, fanno seguito ulteriori conseguenze pregiudizievoli. 3.1. La giurisprudenza della Corte è costante nell'affermare che qualora si tratti di un illecito che, dopo un primo evento lesivo, determini ulteriori conseguenze pregiudizievoli, il termine di prescrizione dell'azione risarcitoria per il danno inerente a tali ulteriori conseguenze decorre dal verificarsi delle medesime solo se queste ultime non costituiscono un mero sviluppo ed un aggravamento del danno già insorto, bensì la manifestazione di una lesione nuova ed autonoma rispetto a quella manifestatasi con l'esaurimento dell'azione del responsabile, poiché il semplice peggioramento di una lesione in atto non sposta il termine iniziale di prescrizione . Questo orientamento consolidato - affermato sin da epoca lontana es., Cass. 27 novembre 1973, n. 3245 , quando ancora dominava l'interpretazione dell'art. 2947 cod. civ. che ancorava la decorrenza della prescrizione al giorno in cui il fatto si è verificato - è rimasto inalterato sino a tempi più recenti es., Cass. 7 novembre 2005, n. 21500 , ed anche dopo il lungo percorso evolutivo compiuto dalla giurisprudenza, in parallelo con le riflessioni della scienza giuridica, che ha condotto ad un progressivo allontanamento dalla lettera dell'art. 2947 cit. Percorso che, in riferimento al cosiddetto danno latente, ha visto l'ancoramento della decorrenza della prescrizione, prima alla sola esteriorizzazione , percepibilità e riconoscibilità del danno, poi, anche alla rapportabilità causale del danno al comportamento posto in essere da un soggetto determinato. Ed infatti, Sez. Un. 11 gennaio 2008, n. 580, che hanno fatto proprio tale generale evoluzione giurisprudenziale, hanno riaffermato il principio quanto alla distinzione suddetta tra semplice peggioramento, che non sposta il termine prescrizionale, e lesione nuova ed autonoma rispetto a quella manifestatasi con l'esaurimento della condotta del responsabile. 3.2. Nella specie all'attenzione della Corte, il fatto lesivo della perforazione dell'occhio, accaduto nel , si manifestò con lo sdoppiamento dell'immagine e riduzione del visus correggibile con lenti. Poi, si manifestò con lo strabismo nel e, nel , quando il danneggiato inviò la richiesta di risarcimento per la prima volta, con l'ulteriore riduzione del visus non più migliorabile con lenti, sino alla perdita del visus , successiva all'esercizio dell'azione giudiziaria. 3.2.1. Nel senso di ritenere che è ravvisabile una lesione nuova ed autonoma rispetto a quella manifestatasi con l'esaurimento della condotta del responsabile, essendosi manifestata una riduzione del visus non più correggibile con lenti, poi divenuta perdita del visus , concorrono due considerazioni. La prima fa leva sulla diversità tra indebolimento permanente di un senso o di un organo e perdita di un senso o di un organo. Distinzione tra indebolimento permanente e perdita che trova fondamento nella disciplina penalistica della lesione grave e gravissima artt. 583 e 590 cod. pen. . La seconda fa leva sulla portata che la percepibilità della gravita del danno come indebolimento di un senso non correggibile, sino alla perdita del senso, può avere rispetto alla qualificazione come nuova di una lesione, già manifestatasi in forma meno grave, la cui minore gravita fondava e rendeva incolpevole l'inattività del danneggiato rispetto all'esercizio del diritto. In definitiva, nel caso di danno manifestatosi subito, la esteriorizzazione , percepibilità e riconoscibilità del danno opera rispetto alla individuazione come nuova di una lesione, allo stesso modo in cui opera per il danno latente, atteso che l'ulteriore manifestazione del danno supera la qualificazione come aggravamento e come sviluppo della malattia poiché integra, nella percezione del soggetto che deve decidere se esercitare un diritto, un fatto nuovo, determinato dal passaggio dall'indebolimento di un senso alla perdita di un senso. Pertanto, la definitiva perdita del visus , integrando il passaggio dall'indebolimento permanente di un senso alla perdita di un senso e, quindi, una lesione nuova, esclude la prescrizione del diritto. Mentre, la Corte di merito ha errato nel considerare, ai fini della novità della lesione, solo lo strabismo, senza dare alcun rilievo alla riduzione del visus non più correggibile, divenuta perdita in corso di causa. Con ciò implicitamente imponendo al danneggiato, al momento della perforazione dell'occhio, una sorta di consapevolezza dei pregiudizi che ne sarebbero seguiti fino alla perdita del visus , in quanto, appunto, meri e prevedibili aggravamenti. 3.3. In conclusione, il ricorso è accolto sulla base del seguente principio di diritto qualora si tratti di un illecito che, dopo un primo evento lesivo, determini ulteriori conseguenze pregiudizievoli, il termine di prescrizione dell'azione risarcitoria decorre dal verificarsi delle medesime quando è ravvisabile una lesione nuova ed autonoma rispetto a quella manifestatasi con l'esaurimento della condotta del responsabile, come nel caso in cui si passi dall'indebolimento permanente di un senso, o di un organo, alla perdita di un senso o di un organo, atteso che l'ulteriore manifestazione dell'evento lesivo, in parte rimasto latente, andando oltre la minore gravità, che poteva fondare rendendola incolpevole l'inattività del danneggiato rispetto all'esercizio del diritto, supera la qualificazione come aggravamento e sviluppo della malattia, integrando un fatto nuovo nella percezione del soggetto che deve decidere se esercitare un diritto . 4. All'accoglimento del suddetto ricorso, iscritto al n. RG 12377 del 2008, consegue la cassazione della sentenza parziale della Corte di appello di Trieste, del 7 aprile 2007, n. 176, che aveva ritenuto prescritto il diritto al risarcimento. 5. Quanto al ricorso, iscritto al n. R.G. 23365 del 2009, avverso la sentenza della Corte di appello 19 agosto 2008, n. 273 che ha deciso il merito, con due motivi strettamente intrecciati, il ricorrente deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 336 e 112 cod. proc. civ., in riferimento all'art. 360 n. 3 e 4 cod. proc. civ. La questione posta alla Corte è se la Corte di merito, adita in sede di impugnazione avverso la sentenza che aveva pronunciato sul merito della controversia, abbia violato il secondo comma dell'art. 336 cit. rigettando l'appello sulla base di una sentenza - pacificamente non passata in giudicato - che aveva deciso la questione preliminare in ordine alla prescrizione ritenendone la sussistenza. 6. La questione posta con ricorso è divenuta irrilevante e la sentenza va cassata sulla base dell'articolo , secondo comma cod. proc. civ. Infatti, la statuizione della Corte di legittimità sul ricorso RG 12377 del 2008, nei paragrafi che precedono , nel senso che il diritto al risarcimento non è prescritto, con la conseguente cassazione della sentenza parziale che aveva ritenuto la prescrizione, comporta, ai sensi dell'art. 336, secondo comma cod. proc. civ., la cassazione della sentenza della Corte di appello di Trieste del 19 agosto 2008, n. 273, che aveva fondato il rigetto dell'impugnazione avverso la sentenza che aveva deciso nel merito la controversia sul presupposto dell'intervenuta prescrizione ritenuta con la sentenza parziale di appello, senza esaminare il merito della domanda. Quindi, la cassazione della sentenza parziale pone nel nulla, ex art. 336, secondo comma, cod. proc. civ., le statuizioni della sentenza definitiva che dipendono da essa, sussistendo un nesso di consequenzialità logica e necessaria tra le due sentenze. 7. In conclusione, la causa è rimessa alla Corte di appello di Trieste, in diversa composizione, per la decisione dell'appello avverso la sentenza di primo grado che aveva deciso il merito della controversia, oltre che per la liquidazione delle spese del giudizio di cassazione. P.Q.M. La Corte di Cassazione riunisce il ricorso iscritto al n. RG 12377 del 2008 e il ricorso iscritto al n. R.G. 23365 del 2009 accoglie il ricorso iscritto al n. RG 12377 del 2008 cassa la sentenza della Corte di appello di Trieste del 7 aprile 2007, n. 176 cassa la sentenza della Corte di appello di Trieste del 19 agosto 2008, n. 273 rinvia, anche per le spese del presente giudizio, alla Corte di appello di Trieste, in diversa composizione.