Pecorella rinviata alla Sezioni unite

Finisce sotto esame l'articolo 576 Cpp sulla possibilità per la parte civile di fare appello per il risarcimento del danno contro la sentenza di proscioglimento

Dopo la prima sentenza vademecum della Suprema corte sulla legge Pecorella , con la quale la sesta sezione penale ha cercato di fare chiarezza sull'operatività delle nuove regole in sede di ricorso per cassazione s10951/06 leggibile negli arretrati del 30 marzo , ora è la volta della quinta sezione penale del Palazzaccio . Con l'ordinanza 10984/06 - depositata il 29 marzo e qui integralmente leggibile tra i documenti allegati - i magistrati del Supremo collegio hanno chiesto l'aiuto delle Sezioni unite per la soluzione di un contrasto giurisprudenziale che attualmente, alla luce delle modiche introdotte dalla legge 46/2006, investe quella parte dell'articolo 576 Cpp che ha conserto alla parte civile l'appello contro le sentenza di proscioglimento ovviamente ai soli effetti civili . L'occasione per rimettere gli atti al massimo Consesso di piazza Cavour è nata dal ricorso di Giancarlo N. contro la sentenza con cui la Corte d'appello di Brescia, in riforma del verdetto assolutorio di primo grado, lo aveva condannato al risarcimento dei danni in favore della parte civile. In pratica, i magistrati di secondo grado aveva ritenuto esistente la responsabilità penale dell'imputato in ordine al reato di diffamazione, ma avevano dovuto dichiarare il proscioglimento per intervenuta prescrizione. Ed è qui che nasce il contrasto giurisprudenziale secondo un indirizzo l'azione risarcitoria, nel processo penale, può essere accolta solo se c'è una sentenza di condanna dell'imputato. Di conseguenza, se nel giudizio di impugnazione il reato sia stato dichiarato estinto per prescrizione od amnistia, la decisione ai soli effetti delle disposizioni e dei capi della sentenza che concernono gli interessi civili può essere assunta soltanto nel caso in cui, nel precedente grado di giudizio, sia stata affermata, con la sentenza di condanna, la responsabilità dell'imputato . Secondo un altro orientamento giurisprudenziale, invece, il giudice d'appello, qualora, su impugnazione del Pm e della parte civile, ritenga configurabile la penale responsabilità dell'imputato, negata dal giudice di primo grado, dichiarando peraltro l'estinzione del reato per prescrizione , può nel contempo pronunciare condanna dell'imputato medesimo al risarcimento dei danni in favore della parte civile, non ostandovi il disposto dell'articolo 578 Cpp da riguardarsi, nell'ipotesi data, come in conferente . La quinta sezione penale, ritenendo rilevante il contrasto anche in relazione al nuovo testo dell'articolo 576 Cpp , in poco più di due pagine di ordinanza ha concluso rinviando gli atti alle Sezione unite.

Cassazione - Sezione quinta penale up - ordinanza 8-29 marzo 2006, n. 10984 Presidente Foscarini - Relatore Nappi Pm Salzano - Ricorrente Negri Motivi della decisione 1. Con la sentenza impugnata la Corte d'appello di Brescia, in riforma della sentenza assolutoria di primo grado, ha dichiarato non doversi procedere a carico di Giancarlo Negri in ordine al delitto di diffamazione ai danni di Anna Calabrese, perché estinto per prescrizione, e ha condannato l'imputato al risarcimento dei danni in favore della parte civile. Ricorre per cassazione Giancarlo Negri e propone tre motivi d'impugnazione. Con il primo motivo il ricorrente deduce vizio di motivazione della sentenza impugnata, lamentando che non vi sia corrispondenza tra la motivazione, che erroneamente esclude la configurabilità del delitto di diffamazione per l'assenza del destinatario delle parole offensive, e il dispositivo, che dichiara estinto il delitto di diffamazione, così modificata l'originaria imputazione di ingiuria. Con il secondo motivo il ricorrente deduce violazione dell'articolo 578 Cpp, lamentando che i giudici di merito l'abbiano condannato al risarcimento dei danni in favore della parte civile con una sentenza di proscioglimento per prescrizione e pur in mancanza di condanna in primo grado. Con il terzo motivo, subordinato, il ricorrente si duole dell'eccessiva misura della somma liquidata a titolo di danni. 2. Il primo motivo del ricorso è inammissibile, perché con esso si censura la motivazione in diritto relativa a un dispositivo che, secondo quanto lo stesso ricorrente riconosce, risulta giuridicamente corretto e conforme ai fatti accertati in sentenza. Infatti la qualificazione del reato come diffamazione, contenuta nel dispositivo, corrisponde alla ritenuta assenza di Anna Calabrese al momento della pronuncia delle parole offensive nei suoi confronti. E oggetto di impugnazione può essere solo la decisione, non anche la pur erronea motivazione esibita dal giudice per giustificarla. Il secondo motivo pone invece una questione sulla quale v'è in giurisprudenza un contrasto che rende opportuno un intervento delle Su di questa Corte. Secondo una parte della giurisprudenza, invero, l'azione civile risarcitoria, esercitata nel processo penale dal soggetto al quale il reato ha provocato danno, può essere accolta soltanto in presenza di una sentenza di condanna dell'imputato ne deriva che ove nel giudizio di impugnazione il reato sia stato dichiarato estinto per prescrizione od amnistia, la decisione ai soli effetti delle disposizioni e dei capi della sentenza che concernono gli interessi civili può essere assunta soltanto nel caso in cui, nel precedente grado di giudizio, sia stata affermata, con la sentenza di condanna, la responsabilità dell'imputato Cassazione, Sezione quinta, 3 ottobre 2000, Macedonio, m. 217280, Sezione quarta, 22 febbraio 1993, Del Trono, m. 198448, 14 marzo 2002, Colla, m. 221465 . Secondo altra parte della giurisprudenza, invece, il giudice d'appello, qualora, su impugnazione del Pm e della parte civile, ritenga configurabile la penale responsabilità dell'imputato, negata dal giudice di primo grado, dichiarando peraltro l'estinzione del reato per prescrizione nella specie, in conseguenza della ritenuta riconoscibilità delle attenuanti generiche , può nel contempo pronunciare condanna dell'imputato medesimo al risarcimento dei danni in favore della parte civile, non ostandovi il disposto dell'articolo 578 Cpp da riguardarsi, nell'ipotesi data, come in conferente Cassazione, Sezione quarta, 12 febbraio 2002, Manca A, m. 221835, Sezione seconda, 24 ottobre 2002, Cantamessa, m. 227966 . Il contrasto assume rilevanza anche in relazione al nuovo testo dell'articolo 576 Cpp, conseguente alla modifica apportativi dalla legge 46/2006, perché potrebbe essere occasione per un tempestivo intervento delle Su circa la controversia perdurante appellabilità dalla parte civile delle sentenze di proscioglimento. PQM La Corte rimette il ricorso alle Su.