E il risarcimento spetta anche alle società

I danni non patrimoniali da turbamento delle persone giuridiche per il processo troppo lungo trovano spazio nell'ordinamento giuridico interno

Anche alle società vanno rimborsati i danni morali subiti a causa dell'eccessiva durata di un processo. In tema di legge Pinto , infatti, si consolida in Cassazione l'orientamento giurisprudenziale secondo cui anche per le persone giuridiche il danno non patrimoniale, inteso come danno morale soggettivo correlato a turbamenti di carattere psicologico, è - tenuto conto dell'orientamento in proposito maturato nella giurisprudenza della Corte di Strasburgo - conseguenza normale, ancorché non automatica e necessaria, della violazione del diritto alla ragionevole durata del processo. È quanto emerge dalla sentenza numero /05 della prima sezione civile di Piazza Cavour, depositata il 30 agosto scorso e qui integralmente leggibile tra gli allegati. In particolare, i giudici di legittimità sottolineano come la Corte europea dei diritti dell'uomo ha sempre posto sullo stesso piano persone fisiche e persone giuridiche ai fini della possibilità di ottenere la riparazione del danno non patrimoniale derivante dalla durata irragionevole del processo, riconoscendo espressamente, sia nell'uno che nell'altro caso, la riparabilità dei danni non patrimoniali correlati all'insorgere di turbamenti di natura psichica . Orientamento che non trova alcun ostacolo normativo all'interno del nostro ordinamento giuridico.

Cassazione - Sezione prima civile -sentenza 4 luglio-30 agosto 2005, n. 17500 Presidente Morelli - relatore Marziale Ritenuto in fatto che, con ricorso del 16 ottobre 2001, la società Hotel Valentino di Sgattoni Francesco & C. Snc chiedeva, alla Corte d'appello di L'Aquila, chiedeva la condanna del Ministero della Giustizia al pagamento di una somma di denaro a titolo di equa riparazione dei danni patrimon ali e non patrimoniali subiti a causa della durata non ragionevole di una procedura esecutiva immobiliare che aveva avuto ad oggetto l'intero complesso alberghiero ed era durata dal 30 aprile 1993 fino a quando, il 24 maggìo 2001, era stata dichiarata l'estinzione del processo a seguito del credito iscritto che l'Avvocatura si opponeva all'accoglimento della domanda. che la Corte, pur non escludendo che la Iungaggine processuale fosse stata provocata, quanto meno in parte, da carenze organizzative dell'Ufficio , rigettava il ricorso sul rilievo a che per tutta la durata della procedura esecutiva l'immobile era rimasto nella disponibilità della ricorrente che l'aveva utilizzata per l'esercizio della sua attività e che non era stata fornita la prova che il prezzo ricavato dalla vendita dei bene era stato inferiore al suo valore b che nessun danno all'immagine era derivato alla società dal prolungarsi della procedura esecutiva, mai sfociata in un tentativo di vendita all'asta c che l'esistenza di danni morali costituiti da turbamenti e patemi d'animo non è ipotizzabile rispetto alle società commerciali che il ricorrente chiede la cassazione di tale decreto con un unico, complesso motivo di ricorso che l'Avvocatura resiste. Considerato in diritto che la ricorrente - denunziando violazione e falsa applicazione di norme di diritto, nonché vizio di motivazione - censura la sentenza impugnata per aver rigettato la domanda dì equa riparazione sia dei danni patrimoniali che dei danni non patrimoniali che la censura è, sotto il primo profilo, inammissibile per la sua genericità, posto a che l'esistenza del danno patrimoniale deve formare oggetto di specifica dimostrazione Cassazione, Su, 1338/04 b che la società ricorrente non ha fornito nessun elemento atto ad evidenziare la decisività dei documenti indicati nel ricorso Cassazione, 18648/03 3004/04 3967/04 che le Sezioni Unite di questa Corte, all'esito di una attenta riconsiderazione delle questioni connesse all'applicazione del citato articolo 2, legge 89/2001, hanno statuito che la durata irragionevole del processo arreca, normalmente, alle parti sofferenze di carattere psicologico sufficienti a giustificare la liquidazione di un danno non patrimoniale e che, conseguentemente, una volta accertata e determinata l'entità della violazione relativa alla durata ragionevole del processo, il giudice deve ritenere tale danno esistente, sempre che non ricorrano, nel caso concreto, circostanze particolari, le quali facciano positivamente escludere che un pregiudizio s ffatto sia stato subito dal ricorrente sentenze 26 gennaio 2004, nn. 1338 e 1339 che successivamente tale orientamento è stato costantemente ribadito dalle sezioni semplici di questa stessa Corte Cassazione 13163/04 13504/04 15093/04 19674/04 e deve ritenersi, ormai, definitivamente consolidato che, come si è già precisato con le sentenze 13163/04 e 13504/04, citt., tali conclusioni debbono essere tenute ferme anche rispetto agli enti personificati, alla stregua del costante orientamento della Corte europea dei Diritti dell'Uomo d'ora innanzi Corte europea la quale, con indirizzo ormai consolidato, afferma che tali enti, non diversamente dagli individui persone fisiche, hanno il diritto di ottenere la riparazione dei danni non patrimoniali causati dalla durata non ragionevole del processo tra le più recenti 8 giugno 2004, Clinique Mozart Sarl c. France 17 giugno 2003, SCI Boumois c. Rep. Tchèque 15 febbraio 2003, Sitram SA c. Belgique 27 febbraio 2003, Textile Traders Ltd. c.Portugal che, in particolare, con la sentenza 6 aprile 2000, Comingersoll SA c. Portugal, la stessa Corte, affrontando la questione in composizione allargata Grande Chambre , ha statuito 1. che il diritto di ottenere, ai sensi dell'articolo 41 della Convenzione, una riparazione pecuniaria del danno non patrimoniale causato dalla durata irragionevole di un processo compete anche alle società commerciali 2. che l'esistenza di un danno non patrimoniale può essere, in detta ipotesi, ravvisata anche nello stato o di incertezza e di disagio che la durata eccessiva del processo determina nei soci e nelle persone preposte alla gestione dell'impresa che a tali principi la Corte europea si è, in seguito, costantemente attenuta, tutte le volte che la questione è stata sottoposta al suo esame in tal senso, tra le tante sentenza 9 novembre 2000, Tor di Valle Costruzioni Spa c. Italie n. l 20 marzo 2002, LSI Infomation Technologies e. Grece 19 giugno 2002, Société Industrielle d'Entret en et de Service a France 15 febbraio 2003, OVAL Sprl c. Begique 31 luglio 2003, Sociedade Agricola do Peral SA c. Portugal 2 ottobre 2003, Sovtransavto Holding c. Ukraine 8 giugno 2004, Clinique Mozart Sarl c. France che a non diverse conclusioni la Corte europea è pervenuta in relazione alla violazione di altri diritti fondamentali garantiti dalla Convenz one sentenza 30 ottobre 2003, Belvedere Alberghiera Srl c. Italie che tale orientamento interpretativo è da ritenersi, pertanto, ormai consolidato che l'insorgenza di turbamenti di carattere psicologico imputabili alla persona giuridica a causa della durata eccessiva del processo è ritenuta normale dalla Corte europea che, appunto per questo, accorda il diritto alla riparazione economica, una volta accertato che la durata del processo ha oltrepassato il termine ragionevole , senza richiedere che l'esistenza di tale danno sia specificamente provata dalla parte interessata tra le più recenti sentenza 8 giugno 2004, Clin que Mozart, cit, 15 febbraio 2003, Oval SprI, cit. , non diversamente dalle ipotesi in cui la parte lesa sia rappresentata invece che da una persona giuridica da individui persone fisiche in tal senso, da ultimo sentenza 15 giugno 2004, Houfova e. Rep. Tchèque 8 giugno 2004, Mutumura e. France 8 giugno 2004, Beaumer c. France che le decisioni della Corte europea, come è stato di recente chiarito, assumono, in linea di principio, valore vincolante per il giudice nazionale, in quanto l'art. 2, legge 89101 identifica il fatto costitutivo del diritto all'equa riparazione del danno causato dalla durata irragionevole del processo facendo specifico riferimento all'articolo 6-1, primo paragrafo, della Convenzione e che, per tale ragione, detta disposizione deve essere intesa così come interpretata dal Giudice la Corte europea, appunto , specificamente istituito, come precisato nell'art. 19, al fine di per assicurare il rispetto degli impegni derivanti alle Alte Parti Contraenti dalla Convenzione medesima Cassazione, Su, 26 gennaio 2004, nn. 1338, 1339, 1340, 1341 che il valore vincolante di tali decisioni è avvalorato dalla nuova formulazione assunta dall'articolo 117, primo comma, Costituzione, che, ponendo alla potestà legislativa dello Stato il limite derivante dagli obblighi internazionali, senza ulteriore specificazione, sancisce la preminenza di tali obblighi, anche se derivanti dai trattati, sulla legislazione ordinaria che tuttavia questa Corte, muovendo dall'assunto che per gli enti personificati non sarebbe ontologicamente configurabile un coinvolgimento psicologico in termini di patemi d'animo , ha statuito che tali enti hanno titolo per chiedere il risarcimento del danno non patrimoniale solo quando tale danno consista nella lesione di diritti della personalità compatibili con l'assenza di fisicità, come quelli all'esistenza, all'identità, al nome e all'immagine, negando conseguentemente che tali enti possano richiedere il risarcimento del c.d. danno morale soggettivo, costituito dai patemi d'animo e, pi in generale, dai turbamenti psichici determinati dall'illecito Cassazione, 8828/03 2367/00 e, con specifico riferimento all'equa riparazione prevista dall'articolo 2, legge 89/2001 Cassazione 11592/02 11600/02 15233/02 16262/02 5664/03, 19647/04 che l'accoglimento di questa impostazione, se non l'esclusione, certamente il drastico ridimensionamento, per le persone giuridiche e per le organizzazioni in genere, anche non personificate, della possibilità di ottenere il risarcimento del danno non patrimoniale nell'ipotesi considerata dall'articolo 2 della citata legge 89/2001, essendo assai difficilmente ipotizzabile che tale danno, in caso di irragionevole durata del processo, possa materializzarsi in un pregiudizio diverso da quello costituito da disagi e turbamenti di carattere psicologico désagréments nelle persone preposte alla gestione dell'ente o nei suoi membri, quando esso abbia struttura collettiva che tale orientamento interpretativo è quindi dìfforme da quello della Corte europea che, come si è posto in evidenza, pone invece sullo stesso piano persone fisiche e le persone giuridiche rispetto alla possibilità di ottenere la riparazione del danno non patrimoniale derivante dalla durata irragionevole del processo, riconoscendo espressamente, sia nell'uno che nell'altro caso, la riparabilità dei danni non patrimoniali correlati all'insorgere di turbamenti di natura psichìca che, d'altro canto, si è ormai chiarito che le persone giuridiche hanno una soggettività meramente transitoria e strumentale, in quanto le situazioni giuridiche ad esse imputate sono destinate a tradursi, secondo le regole dell'organizzazione interna, in situazioni giuridiche riferite e questa volta definitivamente ad. individui persone fisiche, e che, quindi, nella personalità giuridica, contrariamente a quel che si afferma nella sentenza 19674/04, non deve essere ravvisato lo statuto di un'entità diversa dalle persone fisiche, ma una particolare normativa avente pur sempre ad oggetto relazioni tra uomini Cassazione 11151/95 12733/95 che, per tale ragione, non si dubita che alle persone giuridiche possono essere imputati stati soggettivi legati al possesso di qualità psichiche tipicamente umane, come quelli di buona o malafede, di dolo o di colpa Cassazione, 10359/96 10383/97 10719/00 - che, non sembrano, pertanto, esistere nel nostro ordinamento ostacoli normativi insuperabili al riconoscimento del diritto delle persone giuridiche di ottenere la riparazione del danno non patrimoniale secondo i criteri stabiliti dalla Corte europea e, quindi, anche nelle ipotesi in cui tale danno sia correlato a turbamenti di carattere psicologico Cassazione 12016/05 13163/04 13504/04, citt. - che il ricorso deve essere quindi, entro tali limiti accolto e il decreto impugnato cassato, con rinvio della causa alla Corte d'appello di L'Aquila, in altra composizione, che si pronuncerà sulla fondatezza della domanda presentata dalla Hotel Valentino di Sgattoni Francesco & C. S.n.c. attenendosi ai principi sopra puntualizzati e provvederà inoltre alla liquidazione delle spese della presente fase. PQM La Corte di cassazione accoglie il ricorso, cassa il decreto impugnato e rinvia la causa, anche per le spese, alla Corte d'appello di L'Aquila in altra composizione.