Cumulo di pene concorrenti e applicazione dell'indulto

di Carlo Rinaldi

di Carlo Rinaldi* A seguito della declaratoria di inammissibilità del ricorso proposto nell'interesse dell'imputato, ristretto in stato di custodia cautelare domiciliare, avverso una sentenza di patteggiamento pronunciata ai sensi dell'articolo 444 Cpp in data 19 gennaio 2006, in conseguenza della quale gli era stata applicata la pena di un anno e sei mesi di reclusione e 300,00 Euro di multa, la Corte di Cassazione disponeva la immediata trasmissione del dispositivo al Tribunale di Napoli ed al relativo Pm per i provvedimenti conseguenti all'applicazione della legge 241/06 . Il Giudice napoletano ha quindi dovuto interpretare la sintetica affermazione della Suprema corte, al fine di determinare quali fossero i provvedimenti che il Tribunale ed il Pm avrebbero dovuto rispettivamente adottare. L'ordinanza in commento affronta perciò anche il problema della individuazione dell'Autorità Giudiziaria competente ad effettuare il cumulo di pene concorrenti ai fini dell'applicazione dell'indulto recentemente introdotto dalla legge 241/06, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 176 del 31 luglio 2006. La decisione è importante perché non si rinvengono precedenti editi ed affronta una problematica destinata a riproporsi con frequenza, anche negli anni a venire. APPLICAZIONE DELL'INDULTO IN CASO DI PLURALITÀ DI CONDANNE L'articolo 174, comma 2, Cp stabilisce che nel concorso di più reati, l'indulto si applica una sola volta, dopo cumulate le pene, secondo le norme concernenti il concorso dei reati , richiamando, quindi, esplicitamente la disciplina dettata dal Capo III, Titolo III, Libro I Cp articoli 71 e ss. che sancisce il principio generale del cumulo materiale delle pene tot crimina, tot poenae , temperato da una serie di regole accessorie si pensi all'articolo 78 Cp , nonché dalla previsione, in alcuni casi tassativamente determinati quali il concorso formale ed il reato continuato , del principio del cumulo giuridico. La norma in esame, pertanto, instaurando una stretta correlazione tra applicazione dell'indulto e disciplina dell'unificazione di pene concorrenti, stabilisce la regola dell'applicazione unitaria dell'indulto dopo cumulate le pene, secondo le regole sul concorso di reati. La giurisprudenza di legittimità ha precisato che qualora il beneficio dell'indulto irradi la sua efficacia su tutte le pene concorrenti, la detrazione incide sul cumulo di esse, in modo tale che viene a ripetersi sulle singole pene in esecuzione, eventualmente ridotte per effetto dei limiti stabiliti dall'articolo 78 Cp Cassazione penale, Sezione prima, 6151/94, Tocco, CED Rv.200223 . L'indulto, infatti, deve essere applicato una sola volta sulla pena complessiva emergente dal cumulo e non sulle singole condanne ricomprese nel provvedimento di unificazione, così da garantire che il beneficio non sia concesso in misura eccedente quella fissata dal decreto di clemenza Cassazione penale, Sezione prima, 4647/91, Navali, CED Rv.188968 . Nell'ambito della disciplina del concorso di reati, l'articolo 80 Cp regola espressamente l'ipotesi del concorso di pene inflitte con sentenze o decreti diversi, estendendo l'applicabilità delle disposizioni contenute negli articoli precedenti anche al caso in cui dopo una sentenza o un decreto di condanna, si deve giudicare la stessa persona per un altro reato commesso anteriormente o posteriormente alla condanna medesima, ovvero quando contro la stessa persona si debbono eseguire più sentenze o più decreti di condanna . La citata disposizione va letta in combinato disposto con l'articolo 633, comma 1, Cpp il quale, in materia di esecuzione di pene concorrenti, stabilisce che quando la stessa persona è stata condannata con più sentenze o decreti penali per reati diversi, il pubblico ministero determina la pena da eseguirsi, in osservanza delle norme sul concorso di pene . NATURA DEL PROVVEDIMENTO DI CUMULO ED AUTORITÀ GIUDIZIARIA COMPETENTE ALLA SUA EMISSIONE Analogamente a quanto previsto dall'articolo 582 Cpp abrogato, l'attuale disciplina della esecuzione dei provvedimenti giurisdizionali attribuisce, quindi, al Pm la competenza a determinare la pena in base alle regole sul concorso di reati contenute nel Codice penale. Tale scelta è stata, peraltro, condivisa dalla Suprema Corte, in quanto idonea a garantire una sollecita esecuzione della pena Cassazione penale, Sezione prima, 602/95, Razio, CED Rv.200496 . È, pertanto, rimasto inalterato rispetto al Cpp abrogato il carattere meramente amministrativo e non giurisdizionale del provvedimento di cumulo emesso dal Pm, con la conseguenza che lo stesso può ritenersi - qualunque sia l'organo del Pm competente ad emanarlo ai sensi dell'articolo 663, comma 2, in relazione all'articolo 665, comma 4, del nuovo Cpp - suscettibile d'essere revocato o rimosso da parte del medesimo organo al fine di tenere costantemente aggiornata la posizione processuale del condannato, che, come tale, non diventa mai definitivo, salvo che su di esso si sia pronunciato il giudice dell'esecuzione il cui intervento può essere richiesto dal condannato senza limiti di tempo Cassazione penale, Sezione prima, 429/90, Ruta, CED Rv.183670 . La giurisprudenza di legittimità, al riguardo, ha chiarito che il provvedimento di cumulo va modificato o sostituito in relazione all'insorgere di fatti nuovi sopravvenienza di nuovi titoli esecutivi, necessità di applicazione o di revoca di benefici, etc. , i quali impongano la ridefinizione della pena unica da espiare Cassazione penale, Sezione prima, 266/92, Pilone, CED Rv.189359 . La natura amministrativa del provvedimento di cumulo è reputata dalla Suprema Corte pienamente compatibile con la garanzia di giurisdizionalità richiesta dalla legge delega per l'emanazione del nuovo Cpp. È stata dichiarata, infatti, manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 663 Cpp sollevata in relazione agli articoli 76 e 77 Costituzione, sul presupposto che tale garanzia è assicurata dalla notifica del provvedimento del Pm al condannato ed al suo difensore, nonché dagli articoli 663, 665, 666 e seguenti Cpp, il cui combinato disposto assicura il contraddittorio nei procedimenti incidentali in materia di esecuzione ed, infine, dalla sottoponibilità delle determinazioni del Pm in ordine alla pena da eseguirsi ai sensi dell'articolo 663 Cpp al controllo ed alla decisione del giudice dell'esecuzione ex articolo 666 stesso codice Cassazione penale, Sezione prima, 4556/91, Soru, CED Rv.188953 . In caso di condanne inflitte da giudici diversi, il provvedimento di cumulo dovrà essere adottato dal Pm presso il giudice che ha emesso il provvedimento divenuto irrevocabile per ultimo, quando si tratti di giudici aventi la medesima competenza se, invece, i provvedimenti provengono da giudici ordinari e giudici speciali, è sempre competente il Pm presso il giudice ordinario articolo 663, comma 2, Cpp . A differenza dell'articolo 582, comma 1, Cpp abrogato, l'articolo 633 Cpp non riproduce l'inciso se occorre , di talché è da escludere, in linea di principio, qualsiasi eccezione al dovere del Pm di unificare le pene concorrenti. Tale dovere, invero, può legittimamente estendersi al giudice dell'esecuzione soltanto quando le questioni connesse al cumulo siano sollevate nell'ambito del procedimento di esecuzione previsto dall'articolo 666 Cpp Cassazione penale, Sezione prima, 2687/98, Gambino, CED Rv.210869 Cassazione penale, Sezione prima, 1454/91, Giunta, CED Rv.186945 . A tale riguardo, la Suprema Corte ha altresì precisato che ai fini del cumulo, nel caso di provvedimenti emessi da giudici diversi, la competenza appartiene al giudice che ha emesso il provvedimento diventato irrevocabile per ultimo, anche se la questione da risolvere riguardi uno solo dei provvedimenti e perfino se la sentenza divenuta irrevocabile per ultima rimanga in concreto estranea all'esecuzione Cassazione penale, Sezione prima, 3747/93, Esposito, CED Rv.195432 . Facendo applicazione del su richiamato principio, la Cassazione ha censurato il comportamento del giudice dell'esecuzione il quale, nel provvedere in ordine ad altre richieste del Pm, non aveva deciso su quella relativa al cumulo delle pene, disponendo la trasmissione degli atti all'organo richiedente, sul presupposto della esclusiva competenza di quest'ultimo Cassazione penale, Sezione prima, 4556/91, Soru, cit. . LA RIPARTIZIONE DI ATTRIBUZIONI TRA PM E GIUDICE DELL'ESECUZIONE IN MATERIA DI CUMULO DELLE PENE Se, quindi, è corretto affermare che il cumulo rientra fra i compiti espressamente e specificamente attribuiti al Pm quale organo dell'esecuzione, non è altrettanto corretto escludere in modo assoluto che anche il giudice dell'esecuzione possa e debba provvedervi in determinate ipotesi. Anzitutto, è concessa al condannato la facoltà di adire il giudice dell'esecuzione qualora ritenga ingiusto il provvedimento di unificazione delle pene concorrenti effettuato dal Pm. L'elaborazione giurisprudenziale ha individuato una specifica competenza del giudice dell'esecuzione proprio in merito all'istanza proposta dall'interessato di modifica o di revoca del decreto del Pm di cumulo di pene Cassazione penale, Sezione I, 4396/1999, Crea, CED Rv.214236 Cassazione penale, Sezione I, 3590/1995, Albertini, CED Rv.202346 . Infatti, attesa la natura amministrativa e non giurisdizionale dei provvedimenti emessi dal Pm nella fase esecutiva - in quanto sprovvisti di contenuto decisorio ed inidonei a definire il rapporto processuale - gli stessi non sono suscettibili di autonoma e diretta impugnazione ne discende che l'unico rimedio esperibile per ottenere una pronuncia modificativa o ablativa è costituito dal ricorso al Giudice attraverso la proposizione di un procedimento di esecuzione. A tale riguardo, la Suprema Corte ha chiarito che il decreto di cumulo del Pm non è ricorribile in cassazione, né trova applicazione il principio generale di conversione del ricorso in incidente di esecuzione ex articolo 568, comma 5, Cpp, perché i decreti del Pm in sede esecutiva se sono sottratti a qualsiasi mezzo impugnatorio possono però al fine di evitare il verificarsi di situazioni pregiudizievoli per il condannato, essere sottoposti al controllo del giudice della esecuzione, il quale se richiesto dalla parte interessata dovrà pronunciarsi, osservando le garanzie giurisdizionali proprie del procedimento previsto dall'articolo 666 con ordinanza che è ricorribile per cassazione Cassazione penale, Sezione prima, 3922/1991, Piu, CED Rv.189753 . Il vigente sistema processuale, pertanto, attribuisce in materia di cumulo al giudice dell'esecuzione un potere-dovere di carattere residuale, esercitabile laddove vi sia una richiesta della parte interessata condannato o Pm a decidere in merito all'unificazione di pene concorrenti. La natura sussidiaria della competenza del giudice dell'esecuzione è stata ribadita dalla Suprema Corte, la quale ha statuito che le pene inflitte con più sentenze o decreti penali devono di regola essere unificate dal pubblico ministero, e solo su richiesta o con il consenso di quest'ultimo l'unificazione può essere disposta per saltum dal giudice dell'esecuzione con le forme dell'articolo 666 Cpp, senza i normali presupposti del provvedimento amministrativo di cumulo da parte del Pm e dell'opposizione da parte dell'interessato così, Cassazione penale, Sezione prima, 3385/91, Ruga, CED Rv.188444 in senso conforme, Cassazione penale, Sezione prima, 45/1993, Gioffrè, CED Rv.193297 . Qualora le questioni connesse al cumulo siano sollevate nel procedimento previsto dall'articolo 666 Cpp ed, in particolare, qualora il provvedimento di unificazione presupponga la statuizione su questioni preliminari rispetto al semplice computo delle pene ed indicate dagli articoli da 670 a 676 Cpp in special modo, revoca dei benefici e applicazione dell'amnistia , il giudice dell'esecuzione è obbligato a procedere alla unificazione delle pene concorrenti Cassazione penale, Sezione prima, 1020/99, Ghiro, CED Rv.212964 . Più precisamente, il Pm, allorché richieda al giudice dell'esecuzione di pronunciarsi su questioni che costituiscono il presupposto della determinazione delle pene da unificare e di provvedere al conseguente cumulo di queste, ha l'onere di indicare specificamente le condanne da includersi nella esecuzione concorsuale il giudice, dal canto suo, non può sottrarsi al compito che gli è richiesto e che rientra nelle sue funzioni di organo preposto alla decisione su ogni tema inerente al rapporto esecutivo. Con specifico riferimento a tale seconda evenienza, può verificarsi, ad esempio, che venga promosso incidente di esecuzione avverso provvedimento di cumulo di pene concorrenti emesso dal Pm e che sia necessario accertare periodi di presofferto, onde determinare definitivamente la pena residua da espiare. In tale ipotesi, il giudice dell'esecuzione non può demandare detta incombenza al Pm, ma deve provvedervi direttamente, avvalendosi dei poteri previsti dall'articolo 666, comma 5, Cpp e, quindi, se del caso, formare un nuovo cumulo aggiornato e corretto Cassazione penale, Sezione I, 5353/2000, Garozzo, CED Rv.218085 . Peraltro, quando si tratti - come nel caso esemplificato - di accertare i periodi di presofferto, il giudice dell'esecuzione non soltanto non può rifiutarsi di provvedere al cumulo, ma deve anche determinare la data di decorrenza della pena cumulata, normalmente indicata dal Pm Cassazione penale, Sezione I, 3748/1993, Cappai, CED Rv.195436 . Come si è poc'anzi accennato, inoltre, sarebbe illegittimo il provvedimento del giudice dell'esecuzione che, nel provvedere in ordine ad altre richieste del Pm, non decidesse quella relativa al cumulo di pene, sostenendo l'esclusiva competenza di quest'ultimo Cassazione penale, Sezione I, 4556/1991, Soru, cit. . Nella diversa ipotesi in cui il medesimo soggetto abbia usufruito dell'applicazione dello stesso indulto nell'ambito di diversi provvedimenti emessi dai giudici della cognizione in misura complessivamente superiore a quella stabilita nel decreto di clemenza, spetta al Pm, nel procedere all'unificazione delle pene a norma dell'articolo 663 Cpp, provvedere alla riduzione del beneficio al fine di garantire l'esatta osservanza, oltre che della specifica norma contenuta nel relativo decreto presidenziale, anche della disposizione di cui al secondo comma dell'articolo 174 Cp, che regola l'applicazione definitiva del beneficio nella sua entità quantitativa sulla pena complessiva risultante dal cumulo delle pene concorrenti Cassazione penale, Sezione prima, 4526/97, Ciurleo, CED Rv.208485 . In definitiva, può ritenersi pacifico che il cumulo delle pene rientri tra le specifiche competenze del Pm nei casi in cui si debba unicamente provvedere alla loro materiale e concreta realizzazione, e che spetti, invece, al giudice degli incidenti di esecuzione procedervi qualora il cumulo stesso costituisca il presupposto di un provvedimento giurisdizionale da emettersi nella fase esecutiva del processo Cassazione penale, Sezione I, 667/1973, Ridolfi, CED Rv.124792 . In proposito, va segnalato, tuttavia, un orientamento della Suprema Corte secondo cui il condannato sarebbe legittimato ad adire direttamente il giudice dell'esecuzione anche in assenza del decreto applicativo del cumulo da parte del Pm. In tal caso, infatti, si è ritenuto che il provvedimento possa essere legittimamente adottato dall'organo giurisdizionale funzionalmente competente, con la procedura degli incidenti di esecuzione, sul presupposto che in definitiva spetta al giudice dell'esecuzione il compito di decidere con efficacia giurisdizionale su ogni tema del rapporto esecutivo Cassazione penale, Sezione prima, 4556/91, Soru, cit. . Tale principio, secondo la Suprema Corte, già affermato nella vigenza del precedente articolo 582 c.p.p., resta confermabile pure alla stregua degli articoli 663, 665 e segg. Cpp che riservano al giudice della esecuzione il compito di provvedere in ordine ad ogni questione inerente al rapporto esecutivo Cassazione penale, Sezione prima, 4051/91, Giacone, CED Rv.189756 . LA DECISIONE DEL TRIBUNALE DI NAPOLI Alla luce dei suesposti principi, appare pienamente condivisibile la decisione del Giudice del Tribunale di Napoli, il quale, dovendo decidere in ordine all'applicabilità dell'indulto al reato patteggiato con sentenza divenuta irrevocabile ed avendo rilevato la sussistenza di una ulteriore pronuncia di condanna da parte del medesimo Tribunale, anch'essa esecutiva, a carico dello stesso imputato e, pur tuttavia, non ricompresa nel provvedimento di cumulo effettuato in precedenza dal Pm, ha invitato quest'ultimo a provvedere al cumulo delle pene. Il primo problema che il Giudice napoletano ha dovuto affrontare è consistito nell' individuare quale provvedimento, in conseguenza della decisione della Suprema corte che invitava ad applicare la legge 241/06 sia il Pm che il Tribunale, avrebbe dovuto essere adottato da quest' ultimo. A tal proposito il Giudice monocratico rileva subito, nel suo provvedimento, che già la sezione feriale del Tribunale aveva disposto la cessazione della misura cautelare della custodia domiciliare applicata all' imputato in relazione ad una condanna che, tenuto conto della sua entità un anno e sei mesi di reclusione , avrebbe dovuto ritenersi ricompresa nel provvedimento di clemenza adottato dal legislatore. In questo caso, infatti, la competenza a decidere in via definitiva del Tribunale, e non del Pm che peraltro aveva reso parere favorevole alla liberazione, non è dubbia. Merita peraltro di essere ricordato che, ai sensi dell'articolo 672, comma 4, Cpp, il Pm può disporre provvisoriamente la liberazione del condannato detenuto prima che essa sia definitivamente ordinata con il provvedimento che applica l' amnistia o l' indulto , di competenza del Tribunale Rimaneva però il problema di quali ulteriori provvedimenti avrebbero dovuto essere adottati perché l' imputato potesse concretamente avvalersi dell' indulto anche in relazione alla pena ormai definitiva che gli era stata applicata, e pertanto di quale fosse l' Autorità giudiziaria chiamata ad emetterli. In tal senso appare significativo rilevare che la Cassazione, nell' invitare a provvedere, aveva ordinato l' immediata trasmissione degli atti non solo al Tribunale, ma pure al Pm. Qualora la pena applicata a seguito della sentenza di patteggiamento divenuta irrevocabile fosse stata l' unica da eseguirsi nei confronti dell' imputato, infatti, il Giudice avrebbe potuto provvedere all' applicazione dell' indulto senza neppure richiedere l' intervento del Pm. Infatti, ai sensi del combinato disposto dagli articoli 672, comma 1, e 667, comma 4, Cpp, il Giudice dell' esecuzione provvede con ordinanza sull' applicazione dell' indulto senza formalità, e non risulta quindi necessaria la fissazione di alcuna procedura in camera di consiglio, né occorre acquisire alcun parere. Il Giudice del Tribunale di Napoli ha però rilevato che dal certificato penale dell'imputato risultava la esecutività di un'altra sentenza di condanna, emessa dal medesimo Tribunale il 20.9.2002 e divenuta irrevocabile il 26.11.2003, pronuncia che era rimasta esclusa dall'ultimo provvedimento di cumulo effettuato dall'Ufficio del Pm e trasmesso al Tribunale. Pertanto, non risultando proposto il procedimento di esecuzione ai fini dell'applicazione dell'indulto, il Giudice ha invitato il Pm, Autorità giudiziaria competente, perché provvedesse al cumulo delle pene da eseguirsi nei confronti dell'imputato, onde consentire poi al Tribunale stesso di valutare la sussistenza dei presupposti per l'applicabilità dell'indulto. Ed invero, il Giudice napoletano non avrebbe potuto legittimamente provvedere al cumulo, non trattandosi di questione sollevata nell'ambito di un procedimento di esecuzione già pendente né di questione pregiudiziale ad un successivo cumulo, bensì di mera unificazione di pene inflitte con pronunce diverse ai fini della valutazione in merito all'applicabilità dell'indulto. *Uditore giudiziario

Tribunale di Napoli - Sezione prima penale - ordinanza 5 ottobre 2006 Giudice Di Marzio - Ricorrente Guida Osserva Che la Suprema corte, nel dichiarare l' inammissibilità dell' impugnazione proposta nell' interesse di Guida Arturo, già assoggettato alla misura degli arresti domiciliari, ha disposto l' immediata trasmissione del dispositivo al Tribunale di Napoli ed al relativo Pm per i provvedimenti conseguenti all' applicazione della legge 241/06 che, accogliendo la richiesta avanzata dal difensore dell' imputato, raccolto il parere favorevole del Pm, questo Tribunale, sez. feriale, già con provvedimento del 4 agosto 2006 ha disposto l' immediata cessazione della misura cautelare degli arresti domiciliari in corso di esecuzione nei confronti del Guida Arturo in relazione al procedimento penale indicato in epigrafe che dal certificato penale dell' imputato si evince che nei confronti dello stesso è esecutiva anche altra decisione di condanna pronunciata dal Tribunale di Napoli il 20 settembre 2002 irrevocabile il 26.11.2003 , anch' essa esclusa dall' ultimo provvedimento di cumulo a conoscenza del Tribunale che non risulta proposto, ai fini dell' applicazione dell' indulto, procedimento di esecuzione letto l' articolo 174, comma 2, Cp. Invita il Pm presso il Tribunale di Napoli a voler provvedere al cumulo delle pene da eseguirsi nei confronti del Guida Arturo, come innanzi generalizzato, dandone comunicazione allo scrivente, affinché possa procedersi alla valutazione dell' applicabilità dell' indulto di cui alla legge 241/06. Manda alla Cancelleria perché provveda alla comunicazione del presente provvedimento al Pm in sede, allegando copia della sentenza di questa prima sezione, 337/06, pronunciata nei confronti di Guida Arturo, e copia della comunicazione fatta pervenire dalla Suprema corte recante data 25 agosto 2006, ed infine alleghi il presente provvedimento in atti, formando il fascicolo per l' esecuzione. - 2 -