Infermità per servizio: il termine per la richiesta decorre dalla consapevolezza della patologia

Palazzo Spada precisa che non sempre al disagio fisico è associata la certezza del nesso con la prestazione lavorativa

Equo indennizzo, il termine per richiedere il riconoscimento dell'infermità da causa di servizio decorre dal momento in cui il dipendente ne prende coscienza. Lo ha chiarito la quinta sezione del Consiglio di Stato con la decisione 7045/05 depositata lo scorso 13 dicembre e qui leggibile nei documenti correlati . Palazzo Spada ha respinto il ricorso del Comune di Torino che si era visto annullare dal Tar Piemonte il provvedimento con cui aveva rigettato l'istanza di un proprio impiegato volta ad ottenere il riconoscimento di infermità da causa di servizio poiché l'impiegato aveva lasciato decorrere i termini di decadenza ossia i sei mesi previsti dal legislatore. Piazza Capo di Ferro, nel confermare la pronuncia dei giudici piemontese, ha precisato che non sempre alla percezione dello stato di malattia e di disagio fisico è associata la consapevolezza del nesso eziologioco fra l'infermità e la prestazione lavorativa. Per cui i sei mesi decorrono dal momento in cui lavoratore abbia acquisito la consapevolezza che il danno all'integrità fisica deriva dal servizio. Del resto, hanno concluso i consiglieri di Stato, non è sufficiente la mera percezione della malattia, bisogna prendere coscienza della sua gravità e della possibile dipendenza da causa di servizio. cri.cap

Consiglio di Stato - Sezione quinta - decisione 21 dicembre 2004-13 dicembre 2005, n. 7045 Presidente Carboni - Estensore Corradino Ricorrente Comune di Torino Fatto Con sentenza 598/96, il Tar per il Piemonte, Sezione seconda, ha accolto il ricorso con il quale il sig. Giuseppe Valsania chiedeva l'annullamento della deliberazione della Giunta Comunale di Torino n. 8343 del 26 ottobre 1993, nella parte in cui aveva negato il diritto del ricorrente ad ottenere il beneficio dell'equo indennizzo e del rimborso delle spese di cura ed assegni previsti della nota n. 11989 del 25 novembre 1993 del Comune di Torino di comunicazione dell'esito negativo della pratica del giudizio reso dalla commissione medico ospedaliera dell'Ospedale Militare A. Ribera di Torino nella parte in cui si afferma che l'istanza è stata presentata oltre i termini prescritti nonché il riconoscimento della concessione dell'equo indennizzo nella misura e con le modalità stabilite dalla vigente legislazione. Avverso la predetta ha decisione proposto rituale appello il Comune di Torino, deducendo l'erroneità della sentenza. Si è costituito, per resistere all'appello, il sig. Giuseppe Valsania. Con memorie depositate in vista dell'udienza le parti hanno insistito nelle proprie conclusioni. Alla pubblica udienza del 21 dicembre 2004 la causa è stata chiamata e trattenuta per la decisione, come da verbale. Diritto 1. Il Comune di Torino, mediante l'appello in esame, intende censurare la sentenza di primo grado che ha ritenuto illegittimo il provvedimento con cui il medesimo ente locale ha negato al sig. Giuseppe Valsania il beneficio dell'equo indennizzo. L'appellante osserva di non aver adottato un provvedimento anticipatorio dell'istanza del ricorrente, volta solo ad ottenere il riconoscimento di infermità da causa di servizio, sostenendo che quando l'impiegato, avendo lasciato decorrere i termini di decadenza, chiede solo detto riconoscimento con l'intendimento successivo di domandare poi l'equo indennizzo, l'Amministrazione può, per saltum , rigettare la richiesta di quest'ultimo. Ciò sulla base del decisivo rilievo che, contrariamente a quanto stabilito dal Tar, era già scaduto il termine semestrale per la proposizione della domanda di equo indennizzo. La censura è infondata. L'articolo 36 del Dpr 686/57, stabilisce che l'impiegato che abbia contratto infermità per farne accertare l'eventuale dipendenza da causa di servizio deve, entro sei mesi dalla data in cui si è verificato l'evento dannoso, presentare domanda scritta all'amministrazione dalla quale direttamente dipende, indicando specificamente la natura dell'infermità, le circostanze che vi concorsero, le cause che la produssero e, ove possibile, le conseguenze sull'integrità fisica . Pertanto, se in presenza di taluni eventi connessi al servizio la loro incidenza sull'integrità fisica è di immediata percezione da parte del pubblico dipendente - come nei casi di traumatismo avvenuto in servizio ed in dipendenza delle mansioni esercitate, degli infortuni cosiddetti in itinere , delle malattie cosiddette professionali ordinariamente indotte dall'adibizione a specifiche lavorazioni o dall'impiego in compiti notoriamente usuranti - non sempre alla percezione dello stato di malattia e di disagio fisico si riconnette la consapevolezza del nesso eziologico fra l'infermità e la prestazione lavorativa resa cfr. CdS, Sezione sesta, 1310/04 . Tale ultimo elemento di carattere soggettivo non è, invero, irrilevante ai fini del decorso del termine semestrale per la denunzia all'Amministrazione dell'evento dannoso, perché il già riportato articolo 36, comma 1, del Dpr 686/57 pone a carico del pubblico dipendente, in sede di presentazione della domanda di riconoscimento della dipendenza della malattia dal servizio, lo specifico onere di indicare le circostanze che vi concorsero e le cause che la produssero, aspetti che, come in precedenza esposto, in presenza di talune patologie, non emergono immediatamente. La giurisprudenza amministrativa ha avuto modo di precisare che il termine di cui all'articolo 36 del Dpr 686/57 inizia a decorrere dal momento in cui il dipendente abbia acquisito la consapevolezza che il danno all'integrità fisica è derivato da fatti inerenti al servizio, non essendo sufficiente la mera percezione dello stato di malattia, ma l'acquisita coscienza della sua gravità e della sua possibile dipendenza da causa di servizio con ciò valorizzando il momento della percezione intellettiva della malattia in connessione con le sue cause invalidanti cfr. CdS, Sezione sesta, 435/99 Sezione quarta 1096/98 . Più specificamente, è consolidato il principio per cui il termine iniziale per la presentazione della domanda di riconoscimento va individuato con riferimento non tanto ad un dato della realtà oggettivamente noto o conoscibile come è l'infermità in sé considerata, quanto a un rapporto fra l'infermità stessa e il soggetto portatore principio che privilegiando l'aspetto conoscitivo di quest'ultimo, rispetto al quale vengono in evidenza la conoscenza della natura della malattia, delle cause che vi concorsero e delle cause che la produssero, così da fornire al dipendente la percezione, in concreto, della gravità del male cfr. CdS, Sezione quarta, 1474/04 CdS, Sezione sesta, 2678/00 . Applicando i su riferiti criteri è agevole rilevare che solo a seguito dei completi accertamenti postoperatori presso la Divisione di Cardiochirurgia dell'Ospedale Molinette di Torino cui il sig. Valsania si è sottoposto in data 17 ottobre 1991 quest'ultimo, anche in considerazione del miglioramento del proprio stato di salute, ha avuto completa coscienza della patologia da cui era afflitto, delle sue conseguenze invalidanti e della riconducibilità eziologia al servizio reso. Ne consegue, essendo stata l'istanza per il riconoscimento della dipendenza dell'infermità da causa di servizio presentata in data 10 aprile 1992, il rispetto del termine di sei mesi previsto dalla normativa. D'altra parte, poiché le infermità possono essere conseguenza del normale atteggiarsi della vita quotidiana, cioè di patologie non collegabili alla prestazione del servizio, la mera consapevolezza di essere affetto da una patologia non comporta per il dipendente l'onere di proporre la domanda nel termine semestrale, per un duplice ordine di ragioni. In primo luogo, sarebbe contrario alla logica il ritenere che il dipendente, appena abbia contratto una malattia, debba proporre la domanda di accertamento della causa di servizio l'Amministrazione sarebbe esposta a una serie di domande di accertamento, basate sulla mera insorgenza della malattia, senza alcun collegamento con la necessaria dipendenza di quest'ultima da causa di servizio. In secondo luogo, va considerato che il comma 1 dell'articolo 36 del Dpr 686/57 dispone che il termine semestrale decorre non dalla mera conoscenza della infermità, bensì della consapevolezza della dipendenza di essa da causa di servizio e ciò proprio per evitare la proliferazione di procedimenti amministrativi palesemente infondati o basati sulla mera verificazione di una malattia ascrivibile ad eventi della vita quotidiana o comunque non riferibili al lavoro prestato cfr. CdS, Sezione quarta, 3720/04 . Tale interpretazione del citato articolo 36, comma 1, consente ad un tempo al dipendente pubblico di poter formulare domande ponderate e non basate sulla mera comparsa di una malattia ed all'Amministrazione di iniziare i relativi procedimenti di accertamento solo in presenza di una serie di elementi che evidenziano la non manifesta infondatezza della domanda. Diversamente opinando, per qualsiasi infermità i pubblici dipendenti avrebbero l'onere di proporre la domanda di accertamento, per evitare successive preclusioni il che, come si è osservato, non gioverebbe certamente all'efficienza della azione amministrativa cfr. CdS, Sezione quarta, 10 giugno 2004, cit. . Va, infine, osservato che il giudice di primo grado ha esattamente riscontrato anche il difetto di motivazione del provvedimento di diniego dell'equo indennizzo, in quanto l'Amministrazione non ha adeguatamente fornito le giustificazioni in ordine alla rilevata tardività della domanda, né ha in alcun modo indicato in quale momento il dipendente avrebbe già dovuto acquisire tutti gli elementi conoscitivi dell'infermità necessari per la proposizione dell'istanza. 2. Alla luce delle suesposte considerazioni, il ricorso in appello va rigettato. Le spese seguono la soccombenza e si liquidano in dispositivo. PQM Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale Sezione quinta rigetta l'appello in epigrafe. Condanna il Comune ricorrente al pagamento delle spese processuali in favore del sig. Giuseppe Valsania, che liquida in euro 1.000. Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'autorità amministrativa. 2 N . RIC. 3 N . RIC .477/1997 FDG