Lo studio condotto da Federprivacy fotografa una situazione allarmante su 2.500 siti web di enti e imprese italiane, 1.690 sono fuori legge, per assenza di idonea informativa sul trattamento dei dati personali e omessa richiesta del consenso al trattamento degli stessi. Due siti su tre, dunque, non rispettano la privacy degli utenti, costretti spesso a compilare dei form di contatto, fornendo le loro informazioni personali, senza però sapere come saranno in realtà utilizzati i propri dati.
Le disposizioni violate. Le norme maggiormente disattese sono risultate essere l’articolo 13 del Codice della Privacy, in quanto non viene rispettato l’obbligo di informare l’interessato su come verranno trattati i suoi dati personali, e l’articolo 23 dello stesso Codice, inerente l’omissione della richiesta di consenso al trattamento dei dati. I soggetti contravventori. Nel 55% dei casi, a non offrire idonea informativa all’interessato, sono piccole e medie imprese, nel 7%, a commettere tali violazioni, sono addirittura aziende informatiche, come web agency o società di consulenza nel settore Internet, e nel 6% sono soggetti di condizioni economiche e dimensionali notevoli, come grandi aziende, multinazionali o enti pubblici. Significativo il dato che il 17% dei siti web che omettono di dare l’informativa dovuta svolgono attività in settori legati alla salute, e che quindi trattano dati sensibili, come ad esempio, ospedali, cliniche, laboratori di analisi e studi medici. Le parole del presidente. «L’ammontare delle violazioni rilevate nell’arco di un solo mese è stimata, codice alla mano, intorno ai 24 milioni di euro», spiega il presidente della Federazione Italiana Privacy, Nicola Bernardi, che annuncia una portata di tali infrazioni esponenzialmente maggiore, considerato che il campione analizzato equivale ad appena un millesimo dei siti italiani. Come combattere questo fenomeno? Il dossier della ricerca di Federprivacy è già sui tavoli del Garante, Antonello Soro, e del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, i quali avranno il non facile compito di adottare i provvedimenti più idonei ad arginare questo fenomeno, che mette a repentaglio la privacy dei cittadini e, altresì, le casse dello Stato, per le multe non contestate.