La privacy dell’avvocato sottoposto a procedimento disciplinare non può essere scavalcata

In applicazione del cd. Freedom of information act d.lgs. n. 33/2013 , il Garante della protezione dei dati personali ha riconosciuto la prevalenza della riservatezza dell’avvocato sottoposto a procedimento disciplinare a fronte della richiesta di accesso civico ai relativi atti presentata al COA.

Con il provvedimento n. 50 dello scorso 9 febbraio, il Garante per la protezione dei dati personali ha fornito il proprio parere in merito al quesito sottopostogli dal Responsabile della trasparenza e della prevenzione della corruzione di un Ordine degli Avvocati in merito ad una richiesta di riesame del provvedimento di diniego da parte del COA dell’istanza di accesso civico. Il caso. In particolare, il richiedente aveva presentato istanza all’Ordine per l’accesso civico a tutti gli atti relativi ad un procedimento disciplinare concluso nei confronti di uno degli avvocati iscritti, accesso negatogli in base all’art. 5 d.lgs. n. 97/2016 secondo il quale gli atti del procedimento disciplinare svolto dall’Ordine esulerebbero dal novero di quelli soggetti ad obbligo di pubblicazione da parte della P.A. con fini di trasparenza con la conseguente prevalenza del diritto alla riservatezza dell’avvocato iscritto. Contesto normativo. In merito, il Garante sottolinea che il cd. Freedom of information act d.lgs. n. 33/2013 , all’art. 5, riconosce a chiunque il diritto di accedere a dati e documenti detenuti dalla P.A. allo scopo di favorire la diffusione di forme di controllo sul perseguimento delle finalità istituzionali e dell’utilizzo delle risorse pubbliche, oltre che di promuovere la partecipazione al dibattito pubblico, nei limiti però della tutela di interessi giuridicamente rilevanti secondo quanto previsto dal successivo art. 5- bis . L'amministrazione è dunque tenuta a verificare se l'istanza di accesso civico debba essere rifiutata per evitare un pregiudizio concreto alla tutela [della] protezione dei dati personali, in conformità con la disciplina legislativa in materia in base alle indicazioni fornite nelle Linee guida dell'ANAC, d'intesa con il Garante. Prevalenza del diritto alla riservatezza. Poste tali premesse, nel caso in esame, oltre ad un difetto procedimentale per la mancata chiamata ad intervenire del controinteressato, il Garante ravvisa proprio nella natura disciplinare del procedimento a cui gli atti si riferiscono quel pregiudizio concreto al diritto alla protezione dei dati personali tale da legittimarne il diniego, ai sensi dell'art. 5- bis , comma 2, lett. a , d.lgs. n. 33/2013 . A conferma di ciò, il Garante richiama la l. n. 241/1990 che preclude all’accesso documentale gli atti del procedimento disciplinare in considerazione della potenziale incidenza della diffusione di tali atti sulla riservatezza dei soggetti interessati.