Sciopero, i diritti del datore di lavoro

Un'azienda, secondo gli ermellini, conserva la possibilità di continuare a svolgere la propria attività anche in concomitanza con l'astensione in atto dei dipendenti purché non superi i limiti previsti dalla normativa

Sciopero, mani legate per i datori di lavoro. La Cassazione chiarisce i limiti della condotta datoriale per la sostituzione dei dipendenti aderenti allo sciopero, bilanciando l'esplicazione del diritto di iniziativa economica dell'imprenditore, costituzionalmente garantito articolo 41 Costituzione , con il diritto di sciopero. La decisione. Con la sentenza 10624/06 - depositata il 9 maggio scorso e qui integralmente leggibile tra gli allegati - la sezione lavoro di piazza Cavour, infatti, ha affermato che il datore di lavoro sicuramente conserva il diritto di continuare a svolgere legittimamente la propria attività aziendale purché, in concomitanza con l'astensione in atto dei dipendenti, non superi i limiti normativamente previsti, come avviene con l'affidamento delle mansioni svolte da lavoratori in sciopero a dipendenti non partecipanti allo stesso. Con conseguente violazione di norme di legge o collettive e relativa tutelabilità del diritto dei lavoratori attraverso il rimedio della repressione della condotta antisindacale. La vicenda. Nel caso esaminato dalla Cassazione, convenuta in sede di contrattazione aziendale la possibilità di stipulare con lavoratori a tempo indeterminato dipendenti da altro datore contratti a termine per prestazioni da rendere nei giorni di sabato e domenica, l'adibizione dei lavoratori, concretamente assunti con tali contratti, in altro giorno al fine di sostituire i lavoratori in sciopero, ha configurato, per gli ermellini , un comportamento lesivo del diritto di sciopero anche, peraltro, per aver adibito a lavoro supplementare, in sostituzione di lavoratori in sciopero, lavoratori part-time a tempo determinato, in contrasto con la norma - di cui all'articolo 3, comma 13, del D.lgs. 61/2000 - che prevede tale prestazione solo per lavoratori a tempo indeterminato.

Cassazione - Sezione lavoro - sentenza 28 ottobre 2005-8 maggio 2006, n. 10624 Presidente Mileo - Relatore Cuoco Svolgimento del processo Con atto del 21 marzo 2002 la Supermercati Pam Spa impugnò la sentenza con cui il Tribunale di Grosseto aveva respinto l'opposizione proposta dalla Società avverso il decreto emesso ai sensi dell'articolo 28 della legge 300/70, a causa del comportamento antisindacale denunciato dalla Fisascat - Cisl in occasione dello sciopero del 13 aprile 2001, per avere la Società sostituito i dipendenti, aderenti allo sciopero, con prestazioni supplementari di lavoratori studenti in regime di contratto a tempo determinato e parziale, in tal modo violando la normativa in materia. Con sentenza del 15 aprile 2003 la Corte d'appello di Firenze respinse l'impugnazione. Premette il giudicante, per quanto giunge in sede di legittimità., che il datore ha il diritto di limitare le conseguenze negative dello sciopero questo diritto deve essere tuttavia esercitato nel rispetto delle norme di comportamento che regolano il conflitto fra le parti sociali e pertanto avvalendosi solo delle possibilità di fatto e di diritto a disposizione del datore, anche sul piano dei rapporti di lavoro del personale dipendente. In questo quadro, l'Accordo aziendale del 28 febbraio 2001, nato da deroghe concesse dal Comune all'obbligo di chiusura domenicale dell'esercizio commerciale, prevedeva la possibilità di assumere con contratti a tempo determinato studenti e 1 o lavoratori occupati a tempo parziale ed indeterminato presso altro datore di lavoro. E l'art 3 comma 13 del D.Lgs 61/2000 consentiva la prestazione di lavoro supplementare solo da parte di lavoratori a tempo indeterminato con l'eccezione dell'ipotesi in cui il lavoratore, pur a tempo determinato sia chiamato a sostituire lavoratori assenti con diritto alla conservazione del posto, e sia nominativamente specificata la causa dell'assenza . Nel caso in esame, tuttavia, i lavoratori ai quali era stato chiesto il lavoro supplementare erano stati assunti a termine ed il lavoro supplementare non aveva come causa la sostituzione di dipendenti assenti con diritto alla conservazione del posto, bensì la sostituzione di dipendenti in sciopero. Né il consenso degli assunti era idoneo a giustificare la deroga alla disciplina legislativa. D'altro canto, poiché l'assunzione era stata effettuata per sostituire lavoratori in sciopero, e non per brevi necessità di intensificazione dell'attività lavorativa, la richiesta di lavoro supplementare non era giustificata neanche dall'articolo 53 del Contratto collettivo nazionale di lavoro, che tale deroga prevedeva. Per la cassazione di questa sentenza ricorre la Supermercafi Pam Spa, percorrendo le linee di due motivi la Fisascat - Cisl resiste con controricorso. Motivi della decisione 1. Con il primo motivo, denunciando per l'articolo 360 nn. 3 e 5 Cpc violazione e falsa applicazione dell'articolo 3 del D.Lgs 61/2000 nonché omessa motivazione, la ricorrente sostiene che la prestazione disposta in sostituzione dei lavoratori in sciopero, sulla base della normativa vigente era legittima. Ed in particolare, 1a. l'articolo 3 dell'indicato D.Lgs prevede l'ultravigenza fino al 30 settembre 2002 della disciplina del lavoro supplementare del part - time stabilita dalla contrattazione collettiva ed in tale ambito, l'articolo 21 del Contratto collettivo nazionale di lavoro del 20 settembre 1999 prevede che le parti individuino ipotesi per le quali si dispongano assunzioni con contratti di lavoro a termine non inferiore ad un mese e non superiore a 12 mesi e prorogabili ai sensi della legge 230/62 1.b. l'Accordo 28 febbraio 2001 prevede che la Società possa stipulare fino a sei contratti a tempo determinato e parziale per 8 ore settimanali, con prestazioni di 4 ore nel sabato e 4 ore nella domenica 1.c. l'articolo 53 del Contratto collettivo 20 settembre 1999 consente il lavoro supplementare per brevi necessità di intensificazione dell'attività lavorativa e nel caso in esame, intensificazione del lavoro vi era per il maggior afflusso di clientela nel venerdì che precede la Pasqua e lo stesso maggior afflusso era la causa per cui in tale giorno era stato indetto lo sciopero. 2. Con il secondo motivo, denunciando per l'articolo 360 nn. 3 e 5 Cpc violazione e falsa applicazione degli articoli 3, 4, 35, 36, 37, 40 e 41 Costituzione nonché contraddittoria motivazione, la ricorrente sostiene che l'affermazione del giudicante per cui il datore, nell'attività diretta a limitare i danni dello sciopero, incontrerebbe il limite costituito dalla violazione di norme che regolano il rapporto fra datore e dipendente, è infondata. Ed in particolare, 2.a. è necessario il bilanciamento fra diritto di sciopero e altri diritti di rango costituzionale libertà, lavoro, iniziativa economica privata e tale è il diritto del datore di esercitare la propria iniziativa economica e di attenuare gli effetti dello sciopero, senza comportamenti diretti ad impedire o limitare l'esercizio della libertà e dell'attività sindacale nonché dei diritto di sciopero 21. ed è egualmente tale il diritto di altri lavoratori non aderenti allo sciopero di lavorare, sulla base d'una propria volontaria scelta, quale espressione del pensiero, del dissenso e della libertà. 3. 1 motivi del ricorso, che, essendo interconnessi, devono essere esaminati congiuntamente, sono infondati. 4. Il diritto di iniziativa economica dell'imprenditore articolo 2082 Cc è costituzionalmente garantito articolo 41 Costituzione . E sussiste anche in presenza d'uno sciopero indetto dai lavoratori. In questo espressione del lavoro - quale diritto ed obbligo - ed anch'esso costituzionalmente garantito articoli 4 e 40 Costituzione il primo trova tuttavia il suo limite. Avendo entrambi eguale dignità e spessore ed essendo l'uno condizione di esistenza dell'altro l'impresa consente il lavoro ed il lavoro consente l'impresa , il limito è reciproco. Lo sciopero quale sospensione dell'attività aziendale e la continuazione dell'attività aziendale esprimono, nella loro oggettiva funzione, una legittima antitesi. Terreno di questa antitesi è la continuazione dell'attività dell'impresa. 1 lavoratori in sciopero tendono contingentemente a negarla con la relativa sospensione l'imprenditore tende ad affermarla. La legittima antitesi, in quanto ipotizzata dalla stessa norma costituzionale, esige che le parti si avvalgano degli strumenti e delle possibilità offerte dall'ordinamento. E resta pertanto legittima normativamente garantita in quanto si svolga in questo spazio. Ove l'opposizione si effettui con strumenti non consentiti, l'attività diventa illegittima. E, per quanto attiene al datore, l'illegittimità dello strumento pone l'attività aziendale in uno spazio estraneo all'articolo 41 Costituzione e poiché è questa norma che gli consente un'antitesi allo sciopero, con la violazione l'antitesi diventa illegittima. In tal modo, nella sua oggettiva funzione ed indipendentemente da soggettive finalità , la sua attività è diretta a limitare illegittimamente il diritto di sciopero non è il limitare, in sé, bensì la sua illegittimità, lo spazio delineato dell'articolo 28 della legge 300/70 . 5. In questo quadro, il lavoratore come osservato in dottrina ed in giurisprudenza Cassazione 711/80 può contingentemente limitare od impedire la produzione dell'imprenditore non può ledere la potenzialità produttiva dell'impresa quale attività diretta alla produzione. Ciò esige che la sua antitesi si attui in uno spazio di legittimità. Egualmente è a dirsi per il datoreQuesti conserva il diritto di continuare a svolgere la propria attività aziendale la continuazione resta tuttavia legittima nella misura in cui si svolga nei limiti normativamente previsti. Nell'ambito di questo svolgimento, la legittimità del pur contingente affidamento delle mansioni proprie dei dipendenti assenti per sciopero a persone esterne all'azienda, isolatamente riconosciuta da Cassazione 1701/86, è generalmente negata dalla giurisprudenza Cassazione 8401/87 . Legittimo è, in sé considerato, l'affidamento di tali mansioni al dipendenti che non hanno partecipato allo sciopero in tal senso, Cassazione 9709/02 8401/87 . Ed invero, lo spostamento del lavoratore a mansioni equivalenti quali quelle svolte dal lavoratore in sciopero , effettuato per esigenze aziendali, è diritto tutelato dall'articolo 2103 Cc, nelle condizioni ivi previste la legittimità del c.d. crumiraggio interno è stata ripetutamente riconosciuta dalla giurisprudenza di legittimità in tal senso, anche CdS, Sezione seconda, 750/82 . E l'esercizio, da parte del datore, di questo diritto, non può costituire, di per sé, un comportamento lesivo del diritto di sciopero il lavoratore ha diritto alla protrazione del rapporto di lavoro - eventualmente anche a tempo indeterminato - e, nei limiti dell'articolo 2103 Cc, allo svolgimento delle mansioni alle quali è stato adibito non al non svolgimento - da parte dei colleghi non scioperanti, e per il periodo della sua astensione - delle mansioni assegnategli . Diversamente sarebbe invero a dirsi --- per l'articolo 28 della legge 300/70 - ove lo spostamento fosse effettuato alla sola finalità di ostacolare o vanificare l'attività sindacale in tale ipotesi, tuttavia, la prova di tale finalità sarebbe onere di colui che l'invoca . 6. Il contingente affidamento delle mansioni, svolte da lavoratori in sciopero, a dipendenti non in sciopero, diventa tuttavia illegittimo ove sia in violazione di norma di legge o di norma collettiva. Questa violazione non si esaurisce in se stessa non è un fatto neutro nei confronti dello sciopero. Essendo effettuata al fine di continuare l'attività aziendale nel corso dello sciopero, diventa oggettivamente per la sufficienza - ad altro fine - di questa oggettività, Cassazione 1684/03 un'illegittima antitesi allo sciopero. 7. Limiti normativi, che il datore incontra nell'esercizio del diritto di continuare a svolgere la propria attività aziendale, sono, oltre alle disposizioni di legge, anche le prescrizioni fissate dalle norme collettive ed in particolare quelle che egli stesso ha stipulato. Tale è l'accordo aziendale con cui si è convenuta la possibilità di stipulare contratti a termine con lavoratori a tempo indeterminato dipendenti da altro datore, per lo svolgimento di prestazioni part - time nei giorni di sabato e domenica e. d. contratti week - end . L'Accordo costituisce le parti una regola l'assunzione è prevista per un particolare oggetto prestazione nei giorni di domenica e di sabato e per una specifica finalità estendere in questi giorni l'apertura dell'esercizio, precedentemente non consentita . In questa ipotesi, poiché la possibilità prevista dalla norma collettiva è limitata ad un contratto per prestazioni lavorative nei giorni di sabato e domenica, con l'estensione della prestazione ad altro giorno e per altra causa il contratto individuale assume non solo un oggetto diverso prestazione in altro giorno della settimana , bensì uno scopo diverso da quello normativamente pattuito non il consentire l'attività aziendale a fine settimana, bensì il sostituire lavoratori in sciopero . Ed in tal modo diventa, con la violazione della regola costituita dalle parti, illegittimo contrasto dello sciopero. Èlimite dell'attività aziendale anche la norma articolo 3 comma 13 del D.Lgs 61/2000 attuazione della Direttiva 97 /81 CE relativa all'Accordo - quadro sul lavoro a tempo parziale per cui l'effettuazione di prestazioni lavorative supplementari o straordinarie è ammessa esclusivamente quando il contratto di lavoro a tempo parziale sia stipulato a tempo indeterminato ad eccezione di lavoratori a tempo determinato chiamati in specifiche situazioni, pacificamente estranee a quanto dedotto in controversia . Anche in questa ipotesi, lo svolgimento di lavoro supplementare da parte di lavoratori part - time a tempo determinato, disposto al fine di sostituire lavoratori in sciopero, diventa illegittimo contrasto dello sciopero. 8. È pertanto da affermare che ove con contratto aziendale si sia convenuta la possibilità di stipulare con lavoratori a tempo indeterminato dipendenti da altro datore contratti a termine per prestazioni nei giorni di sabato e domenica, il disporre che i lavoratori, concretamente assunti con tali contratti, lavorino in altro giorno ed al fine di sostituire i lavoratori in sciopero, è comportamento lesivo del diritto di sciopero. Egualmente è a dirsi per lo svolgimento di lavoro supplementare, disposto per sostituire lavoratori in sciopero, ed assegnato a lavoratori part -time a tempo determinato, in contrasto con la norma che preveda tale prestazione solo per lavoratori a tempo indeterminato . 9. Ciò, nel caso in esame, ove il giudice di merito ha dato applicazione all'indicato principio. Ed invero, egli ha accertato che l'Accordo aziendale del 28 febbraio 2001 aveva la sua causa nella deroga, concessa dal Comune di Grosseto, all'obbligo di chiusura domenicale degli esercizi commerciali e consentiva la stipulazione di contratti a tempo determinato con studenti e - o lavoratori, occupati a tempo parziale ed indeterminato presso altro datore, per la prestazione di quattro ore nella giornata della domenica e di quattro ore nella giornata di sabato. Nel contempo, l'articolo 3 comma 13 del D.Lgs 61/2000 prevedeva la possibilità di richiedere prestazioni di lavoro supplementare solo a lavoratori part - time a tempo indeterminato con l'eccezione precedentemente descritta . Ed il giudicante ha legittimamente affermato che la prestazione richiesta di violazione di queste norme al fine di sostituire i lavoratori in sciopero, in quanto diretta a limitare, con mezzi illegittimi, la sospensione dell'attività aziendale, è, nella sua oggettività, illegittima limitazione del diritto di sciopero. L'articolo 53 del Contratto collettivo nazionale di lavoro del 20 settembre 1999 consente lavoro supplementare, in presenza di accordo tra le parti, nella misura di 120 ore annue, per la compilazione degli inventari e dei bilanci od analoghe brevi necessità di intensificazione dell'attività lavorativa aziendale sentenza, p. 5 . E la valutazione del giudicante, che esclude l'inquadrabilità della situazione in controversia assenza di accordo, assenza di intensificazione dell'attività aziendale, oggettiva diversità della sostituzione di lavoratori in sciopero nella predetta disposizione, adeguatamente motivata e priva di errori logici e giuridici, in sede di legittimità è insindacabile. 10. Sulla base di queste osservazioni. le censure proposte dalla ricorrente e precedentemente esposte sub 1. e 2.a. sono infondate. 11. Ciò che si è detto in ordine al rapporto fra diritto dei lavoratori di sospendere l'attività produttiva e diritto del datore di continuare l'attività produttiva , coinvolge anche il diritto dei lavoratori non in sciopero. Il loro diritto di lavorare costituzionalmente garantito deve essere esercitato attraverso strumenti normativamente legittimi. L'esercizio in violazione di norma che fissa i limiti temporali e causali della loro prestazione, non esclude com'è ovvio la generale tutela di questo lavoro nei confronti del datore ma non esclude, tuttavia, che la prestazione lavorativa resti nei confronti degli altri lavoratori in sciopero oggettivo strumento di illegittima antitesi del diritto di sciopero non esclude la violazione di questo diritto, da parte del datore. Poiché l'illegittimità riguarda il rapporto fra lavoratori in sciopero e datore, il consenso alla prestazione, dato dai lavoratori non in sciopero, resta irrilevante. E pertanto, anche la censura precedentemente esposta sub 2.b.' è infondata. 12. Il ricorso deve essere respinto. Sussistono giusti motivi per disporre la compensazione delle spese del giudizio di legittimità. PQM La Corte respinge il ricorso e compensa le spese del giudizio di legittimità.