Dalla Conferenza di Venezia al Congresso di Roma

di Mario Diego

Un Congresso nazionale forense sentito da tutte le componenti dell'Avvocatura, nel quale si discuta dei reali problemi che stanno portando al collasso la professione. Del resto, l'attuale situazione di contrapposizione interna che coinvolge e pregiudica gli interessi dell'intera categoria rende necessario il confronto fra tutte le componenti forensi. A tale scopo l'Unione Triveneta dei consigli dell'Ordine degli avvocati ha organizzato a Venezia, lo scorso 8 e 9 giugno una conferenza alla quale ha invitato l'Avvocatura istituzionale e quella associativa a confrontarsi con la speranza che si possano tracciare le basi per giungere a una soluzione condivisa. Pubblichiamo di seguito la relazione introduttiva del presidente dell'Unione triveneta, l'avvocato Mario Diego. A lato i contributi del consigliere del Consiglio nazionale forense, l'avvocato Luca Saldarelli del presidente dell'Organismo unitario, Michelina Grillo e della componente del direttivo nazionale Anf, l'avvocato Palma Balsamo. Unione Triveneta dei Consigli dell'Ordine degli avvocati Conferenza Nazionale Avvocatura - Venezia giugno 2006 Introduzione del Presidente dell'Unione Triveneta Mario Diego Colleghi L' atmosfera veramente tesa in cui, al di fuori ed al di là delle, anzi assolutamente contrarie aspettative dell'Unione Triveneta, pareva nascere questa Conferenza, è, improvvisamente, perlomeno migliorata , essendo ormai avviata una soluzione accettata da tutti per quanto riguarda, prima di tutto la convocazione stessa e poi l' organizzazione e gestione del prossimo Congresso, che, sperabilmente, porterà tutti a discutere del problema centrale della nostra categoria e cioè dell' Ordinamento professionale e della crisi della Giustizia italiana. Miglioramento che ci consente, nell' auspicio di essere usciti da logiche emergenziali e di contrapposizione parlo di auspicio perché i rischi sono sempre dietro l' angolo oggi di discutere, così come dall' intento del Triveneto, serenamente anche se serratamente e con disponibilità ad ascoltare e non solo a parlare, del nostro Congresso. In questo senso, sento veramente il dovere di ringraziare la nostra Cassa ed il suo Presidente per un intervento che sentiamo come decisivo, come pure il Cnf ed il Suo Presidente, assente ma rappresentato a questa seduta, e l'Organismo unitario e la Sua Presidente, qui presente, per aver saputo cogliere con attenzione e spirito di servizio verso gli avvocati italiani, anche con sacrificio di posizioni, una soluzione unificante. Perfino banale è ricordare i gravissimi problemi che il momento ci impone di affrontare la crisi in fase ancora aggravata della Giustizia italiana, crisi che travaglia, come tutti, anche i nostri fori del Triveneto, spesso anche laddove potevamo evidenziare qualche tendenza positiva riforme spesso affrettate e comunque passate senza un effettivo contributo degli avvocati, perfino in materia di procedure dove il loro apporto appare talmente importante da essere inconcepibile che in taluni casi infortunistica da circolazione insegni la legge sia stata impostata contro gli avvocati il tutto in una situazione in cui la nostra professione, ormai incontenibile nei numeri, deve affrontare un epocale salto di qualità a fronte delle esigenze di capacità e preparazione proprie dell' economia globale , a cui si aggiungono modifiche complete e radicali praticamente di tutto il nostro scibile ed il nostro campo d' intervento, con conseguente necessità di studio, di approfondimento, di formazione, di maturazione di nuova esperienza, e di rivisitazione di tutto il nostro modo di operare. Sarebbe stato veramente delittuoso non cogliere il prossimo Congresso come momento chiave ed il nostro grazie va anche al consiglio di Roma ed al suo Presidente, per aver saputo gestire la situazione con tanta capacità e pazienza. Quindi, eccellente risultato che al prossimo Congresso si vada veramente e si vada per discutere, così come sempre fermamente richiesto dal Triveneto, dello Ordinamento forense, cioè del nostro ordinamento e della crisi della Giustizia. Non posso non avviare la mia relazione introduttiva senza ricollegarmi all'intervento che, in nome della nostra Unione Triveneta, ho tenuto a conclusione della fase congressuale di Milano esprimendo in esso il comune e sofferto sentire dei delegati del Triveneto, tutti attentamente impegnati e partecipi ai lavori congressuali, sull'andamento e sull'esito dei medesimi. Avevo detto, anzi avevamo detto, che a Milano era uscito sconfitto il Congresso perché esso non era stato affatto il momento e il luogo del dibattito e confronto dell'Avvocatura, ma piuttosto una passerella anche interessante di personaggi. Avevamo detto che le modalità con cui erano state presentate le proposte di delibera e tenute le votazioni erano state la negazione di un' elaborazione partecipata in sede congressuale e di un voto consapevole. Sempre a nome del Triveneto avevo rilevato la profonda delusione per la reiezione sostanzialmente di tutte le modifiche statutarie proposte, alcune respinte a larghissima maggioranza, altre, tra cui quelle sostenute dal Triveneto, cadute solo per mancato raggiungimento del quorum dei votanti, ma comunque non accolte non usciva, quindi, dal Congresso alcuna svolta che consentisse di sperare per il meglio. Concludevamo dicendo che era sbagliato credere che nulla essendo cambiato tutto rimaneva uguale il risultato, per noi negativo, del Congresso non avrebbe potuto non pesare negli sviluppi successivi. Mai però avremmo potuto spingere il nostro pessimismo fino a pensare che potesse accadere quello che è poi successo. Ma poiché al pessimismo della ragione continuiamo a sommare l'ottimismo della volontà, eccoci a riproporre a tutti e prima di tutto a noi stessi, un momento di riflessione, momento di riflessione che intendiamo dedicare al Congresso, al suo significato, al suo valore, alla sua organizzazione. Nel periodo recente è ripreso con virulenza il tormentone sull' Organismo rappresentativo eletto dal Congresso per inciso, è interessante notare come in ogni intervento si prenda sostanzialmente di mira la Giunta dell'organismo rappresentativo. Dell'Assemblea dell'organismo rappresentativo, nessuno sembra nemmeno ricordarsi ed è un segno da evidenziare proprio da parte di chi, come me, abbia avuto occasione di constatare l'impegno personale di molti mi si consenta però di dire non di tutti i delegati. Resta il fatto, però, che discutere dell'Organismo rappresentativo del Congresso, senza discutere prima di tutto del Congresso è, a mio avviso e con ogni rispetto per le diverse opinioni, un fuor d'opera . Che cos'è dunque il Congresso nazionale è ovvio e coerente riprendere, quale punto di partenza, l' enunciato del Preambolo dello Statuto del Congresso, Preambolo concepito - per inciso - da un autorevole componente del Cnf nell'ambito dei lavori della Commissione nominata dal Congresso di Firenze ed approvato in forme plebiscitarie dal Congresso Straordinario di Verona Fin dal 1947, nell'atmosfera di recuperata libertà, l'avvocatura ha costantemente convocato ogni biennio il suo Congresso Nazionale, che ha costituito tradizionalmente il luogo e l'occasione per confrontare le opinioni delle varie componenti e per esprimere in maniera unitaria le aspirazioni e le proposte della categoria. Nel solco di tale consolidata tradizione, appare naturale che la sede del Congresso Nazionale Forense sia proclamata come quella ideale per realizzare la confluenza organica e operativa di tutte le componenti dell'avvocatura, che proprio nel Congresso possono trovare ciascuna il proprio spazio e determinare poi in sintesi quell'unità di espressione sulla quale può fondarsi la rappresentanza politica necessaria alla categoria . E si aggiunge sempre in proposito tutte le componenti della categoria hanno ragioni valide per individuare nel Congresso Nazionale Forense, quale assemblea generale dell'avvocatura, organizzata e gestita in comune e garantita al massimo livello istituzionale, la struttura idonea a costituire la base della loro rappresentanza politica . È dunque interesse ed onere dell'intera avvocatura stringersi - come istituzioni, come associazioni, come aggregazioni culturali e specialistiche, come singoli iscritti all'albo - in un patto di solidarietà politica, giuridica e organizzativa, allo scopo di dare partecipazione, riconoscimento e sostegno, anche finanziario, al Congresso Nazionale Forense . Corollario di quanto sopra è che una rappresentanza politica che voglia essere autorevole e influente non può che tendere all'unitarietà, organizzandosi in struttura tale che, assorbendo in sé le dialettiche interne e maturando nel dibattito più esteso possibile quelle soluzioni o proposte che possano essere presentate come provenienti dall'intera categoria, sia valida e riconosciuta interlocutrice abituale dei poteri dello Stato e delle forze politiche e sociali . Onde, ancora, il riconoscimento e sostegno anche finanziario al Congresso nazionale forense vanno estesi alla struttura operativa di rappresentanza politica che ne è diretta emanazione e cioè all'Organismo Unitario dell'Avvocatura alla cui autorevolezza e capacità di intervento è necessario dedicare, da parte di tutti, il più ampio e leale supporto . Ora, evidentemente, la legittimazione del Congresso al ruolo che nel preambolo dello Statuto esso si attribuisce, deriva da ragioni storiche che naturalmente lo legittimano e dalla volontà dell'intera Avvocatura e delle istituzioni, associazioni, aggregazioni culturali e specialistiche come dei singoli iscritti all'albo che riconoscono come proprio interesse ed onere di stringersi in un patto di solidarietà politica, giuridica ed organizzativa . Dobbiamo quindi chiederci ed è quindi il primo punto di riflessione da segnalare alla Conferenza, se questo sia avvenuto e se questo avvenga. Su questo punto vorrei evidenziare ancora un aspetto da valutare. Nell'assoluta generalità, si punta l'attenzione all'intervento, anzi sul negato intervento, al Congresso di alcune associazioni inutile nascondersi Camere penali e Aiga o di alcuni Ordini inutile evitare la menzione, anche un Ordine del Triveneto Trento . Tali assenze sono certamente pesantissime e gravissime, ma a modo di vedere del Triveneto, la loro importanza non può far trascurare l' effettivo coinvolgimento il sentirsi parte del patto dei singoli iscritti gli Avvocati. Certamente il Congresso Nazionale, mobilita un numero importante di Avvocati circa 1 ogni 180 non è una percentuale da poco ! Ma ci si deve chiedere se i 159.000 o su di lì , che non sono presenti, sentano effettivamente il Congresso come il loro Congresso in cui se pur - per ovvie ragioni - rappresentati da altri, sono loro stessi a decidere le linee politiche che li riguardano. L'Unione Triveneta è da sempre sensibile a questo aspetto e se pur nel certo non confortante quadro partecipativo degli iscritti alla vita delle proprie rappresentanze, evidenzia, come, comunque, i Consigli dell'Ordine vengano concretamente vissuti da larga parte degli Avvocati quale preciso punto di riferimento, magari in senso critico. Ed è perciò che proponiamo da tempo di abbinare alle assemblee per le elezioni dei Consigli dell' Ordine il momento di dibattito sul Congresso Nazionale e di elezione dei delegati al Congresso. Naturalmente - come tutte le proposte - anche l'idea del Triveneto può avere aspetti negativi. Tuttavia su di essa sollecitiamo il dibattito, tanto quanto siamo attenti a considerare ipotesi diverse, anche radicalmente innovative, quali quelle di elezioni su scala nazionale, o distrettuale, o a mio avviso meglio su scala di macroregioni, proposte di cui però ancora non abbiamo esattamente compreso proprio lo snodo di raccordo con il Congresso. Voglio, però, riportare l'attenzione sul punto, per noi essenziale, di un Congresso che sia sentito proprio dagli Avvocati. Dovremmo cioè chiederci quant' è di quel migliaio di avvocati o giù di lì che partecipa al Congresso, che rientri nel proprio foro con la sensazione di aver partecipato ad un momento veramente significativo, di aver utilizzato bene il proprio tempo si può azzardare un conteggio di quanto costa un Congresso non solo in termini di spesa, ma anche in termini di mancata produzione di reddito da parte degli avvocati che vi dedicano il loro tempo ? Quanti, al loro rientro, si sentono di poter esprimere un resoconto, o almeno un'immagine soddisfacente ai colleghi che hanno rappresentato in quella sede ? Evidente il carattere retorico di queste domande impensabile è acquietarsi , quasi di fronte all'ineluttabile non è sempre stato così, non è fatalmente così! Un buon Congresso, pretende un'adeguata scelta, ma soprattutto un'adeguata preparazione di temi, un adeguato tempo per discutere le proposte e proporre modifiche alle stesse, un dibattito serrato e sintetico ma non strozzato un' adeguata riflessione prima del voto. Queste esigenze sono gravemente contraddette da quanto avvenuto recentemente un Comitato organizzatore con troppi padri, o nessuno, sconvolge ogni logica di efficienza. Anche su questo punto sollecitiamo il dibattito in questa Conferenza. Tanto per essere chiari a Roma non mancherà l' apporto del Triveneto che parteciperà attivamente alla miglior elaborazione dei temi congressuali e ciò sin da quella riunione che il Cnf ha indetto ed, anzi, di cui ci ha chiesto di dare diffusione e che è fissata per il 21-22 luglio . Possiamo imparare dagli altri ? La struttura organizzativa dei congressi dei partiti politici e dei sindacati si articola su una struttura piramidale che va dalle assemblee locali a fasi progressivamente sempre più selettive provinciali, regionali, in cui le linee programmatiche e la progressiva selezione dei rappresentanti procedono di pari passo ed importanza. Si tratta di strutture ben collaudate e che potremmo studiare, posto che le nostre strutture, con il progressivo imporsi delle Unioni regionali quali strutture operative efficienti, ci consente oggi di disporre di strutture analoghe. Ma forse è sufficiente avere capacità e coraggio di utilizzare le nuove tecnologie , per il dibattito, con il possibile risultato di coinvolgere nelle decisioni che riguardano il loro destino i tanti giovani avvocati che naturalmente sono pronti a recepire l'invito e ad avvalersi delle nuove tecniche di comunicazione. Il nostro Triveneto può offrire l'esperienza di sperimentazioni importanti se pur avviate in modo artigianale ed improvvisato. L' informazione su Internet che abbiamo realizzato su alcuni aspetti importanti della professione privacy, antiriciclaggio o del diritto decreto competitività ci hanno molto insegnato sugli eccellenti risultati consentiti dalla comunicazione via Internet ma, voglio segnalare, abbiamo ottenuto risultati altrettanto significativi con il primo sondaggio a carattere politico , di politica giudiziaria , che abbiamo effettuato sul Giudice di Pace, ottenendo un rilevante numero di risposte e chiare indicazioni sulle linee da seguire oltre che un elevato coinvolgimento di avvocati che, a quel punto, non hanno più visto la nostra Unione Triveneta come un qualcosa di astratto o di sidereo. Perché non utilizzare, dunque, la forma del Forum sistematico per preparare il lavoro congressuale, per far sentire partecipi gli Avvocati ai lavori stessi, per far sentire proprio il Congresso a tutti gli Avvocati ? Detto dal Congresso è ineludibile affrontare il nodo della rappresentanza del Congresso e cioè della delega in base alla quale il Congresso attribuisce ad un organismo la funzione di proseguire l'attività, di eseguirne le delibere, di rappresentarlo in sede politica quello cioè che è oggi l'organismo unitario con la Assemblea, la Giunta, il Presidente. Detto che nessuno dubiterebbe circa la facoltà del Congresso di dotarsi di organi consultivi o di studio anche permanenti, l' istituzione e la nomina di un organismo rappresentativo è soggetta ad una rosa di opzioni il Congresso non può , non deve , può , deve . Possiamo anche concordare che se il Congresso può , o addirittura deve , l'opzione tra le scelte concrete delle forme dell'organismo rappresentativo non possa che rientrare tra le competenze del Congresso stesso e sarà da valutare con logiche di efficienza complessiva dello strumento, che deve garantire partecipazione , capacità concreta di azione, capacità di coinvolgimento degli avvocati ecc. Dunque la forma concreta è rimessa al Congresso l'Unione Triveneta ha, nel tempo proposto, ancorchè per vero spesso senza successo, varie soluzioni migliorative del grado di efficienza complessiva dell' organismo rappresentativo ad esempio, l'esclusione per incompatibilità dall' Assemblea dei componenti i Consigli dell'Ordine se pur senza funzioni apicali a noi appare altamente dannosa sotto il profilo della capacità di coinvolgimento e quindi abbiamo chiesto di eliminarla. Così abbiamo dato appoggio alle proposte di elezione diretta del Presidente da parte del Congresso ritenendo che ciò potrebbe accrescerne l'autorevolezza ed il prestigio interno ed esterno. Dunque, il problema è di scelte concrete che vanno rimesse alla valutazione ed alle modifiche nel tempo del Congresso. Ma non può venir evitato un attento esame delle prime alternative il Congresso non può o non deve . Queste tesi non costituiscono evidentemente delle opzioni rimesse al Congresso stesso, ma vanno valutate sulla base delle affermazioni del Preambolo cioè sull' affermata premessa dell'interesse ed onere dell'intera avvocatura di stringersi in un patto di solidarietà politica nel partecipare, riconoscere e sostenere il Congresso e sempre secondo il preambolo la struttura operativa di rappresentanza politica che ne è diretta emanazione. Leggo il preambolo attuale, mi pare non erroneamente, traendone che il Congresso deve esprimere una struttura di rappresentanza politica. In carenza di un organismo rappresentativo, la logica dell' attuale Preambolo , imporrebbe una sorta di Congresso permanente , del tutto insostenibile per onere e costi. Ma anche il preambolo, se pur a suo tempo approvato con così ampio consenso, può venir messo in discussione e così avviene nella realtà delle cose . Tanto quanto siamo qui per sentire le opinioni di tutti sul Congresso, altrettanto riteniamo utile sentire le opinioni sullo snodo Congresso - rappresentanza del Congresso. E' possibile pensare ad un nuovo preambolo che espunga l'organismo di rappresentanza, così come autorevolmente proposto ? Mi scuso se esprimo qui un mio pensiero affatto personale, di necessità ad un nuovo preambolo, che ponga nuovi e cioè diversi termini della volontà e dell'impegno pattizio dei confluenti nel Congresso, perché a me sembra, come sopra ho detto, che la pura e semplice espunzione dal preambolo di tutti i punti riguardanti l'organismo rappresentativo, renda il preambolo stesso nei termini in cui è attualmente concepito, del tutto monco . Ossia se il consenso presupposto dal preambolo sia scaduto , o sia ridotto a quel grado da non consentire più per qualcuno mai di considerare fermo ed effettivo il patto che unisce l' intera avvocatura , l' intera avvocatura potrebbe convergere in un patto congressuale di minor impegno che non preveda un organismo rappresentativo proprio del Congresso, ma altre soluzioni, ad esempio deleghe, convenzioni [ ]. E tale patto, se accettato da chi non si riconosce nel patto di solidarietà attuale, consentirebbe il permanere dell' interesse e del consenso di chi nel patto attuale si identifica e si impegna ? Tocco solo ancora un punto si può ritenere che destinatari di deleghe possano essere gli enti istituzionali dell'Avvocatura CNF e Consigli dell' Ordine ? da un lato, possono essi agire liberamente in sede politica considerata la loro natura ? per altro verso, possono essi impegnarsi a seguire delle linee predeterminate da un terzo, anche se esso sia il Congresso, considerando la loro natura essenzialmente autonoma ricordiamoci della sentenza Contri ? ovvio essendo che essi possano adeguare spontaneamente la loro linea a quella che il Congresso, o chi altro, decida, anche per volontà di agire unitariamente . Colleghi Le premesse mi sembrano fin troppo ampie è ora di passare, al libero dibattito, dopo che il Presidente del Coa di Venezia avrà illustrato il modello che Venezia ha potuto delineare al proprio interno, modello prima di tutto di discussione e confronto e poi di soluzioni posto che Venezia ha sempre chiarito il carattere orientativo e, per così dire, derogabile della propria proposta concreta. Modello che avremmo voluto illustrare a Milano, ma inutilmente, poiché le passerelle hanno vinto sui contributi di idee. L'invito a tutti è di discutere con lealtà e chiarezza in questa sede non vi sono opinioni ufficiali né eretiche, ma solo contributi di idee. Dobbiamo spiegarci e capire non c'è voto conclusivo. Teniamo tuttavia tutti ben presente il valore della unitarietà dell' Avvocatura .