Avvocati, avanti a oltranza

Iniziato il lungo periodo di astensione dalle aule. Legali compatti sia contro il decreto Bersani che contro la mancata separazione delle carriere. Salvi intanto cerca il dialogo Penseremo degli emendamenti

Se dal decreto Bersani non verranno stralciate le parti riguardanti l'Avvocatura sarà una lotta dura senza quartiere. Ieri è iniziato ieri lo sciopero degli avvocati e sempre ieri pomeriggio si è svolta davanti alla commissione Giustizia del Senato l'audizione di tutti i vertici delle rappresentanze forensi. La prima delle dodici giornate di astensione indette dall'Organismo unitario dell'Avvocatura su mandato dell'assemblea allargata svoltasi la scorsa settimana presso la sede del Consiglio nazionale forense che ha visto la partecipazione di tutte le associazioni del mondo forense vedi tra gli arretrati del 6 giugno 2006 . Sull'iniziativa pesa però la decisione della commissione di garanzia sul diritto allo sciopero che ha definito la protesta irregolare vedi tra gli arretrati del 7 luglio 2006 . L'astensione dalle udienze degli avvocati è legittima, ha dichiarato ieri il presidente dell'Oua Michelina Grillo e l'adesione, secondo le stime dell'Organismo, si è attestata attorno al 90%. Di diverso parere il ministro per lo sviluppo economico Pierluigi Bersani Quello degli avvocati è uno sciopero senza preavviso al contrario di quello che prevede la legge che naturalmente, sono certo, gli avvocati conosceranno . Avvocatura compatta anche contro la mancata separazione delle carriere ad essere ascoltati ieri in commissione Giustizia ci sono stati anche gli avvocati penalisti sul disegno di legge Mastella che proroga l'efficacia dei decreti delegati della riforma dell'ordinamento giudiziario, rispetto al quale l'Unione delle camere penali da un mese aveva proclamato l'astensione dalle udienze che inizierà la prossima settimana. Avvocatura unita, insomma, sia contro il decreto Bersani che contro la mancata separazione delle carriere mentre il presidente della commissione Giustizia Cesare Salvi Ds uscendo dall'aula ha affermato di aver ricevuto dagli avvocati serie ed adeguate riflessioni rispetto alle quali la commissione lavorerà per elaborare proposte emendative . Ma in quale senso andranno queste proposte emendative è ancora presto per dirlo, ci lavorerà L'ex procuratore di Milano Gerardo D'Ambrosio, relatore al provvedimento. I rappresentanti del Cnf, dell'Oua, dell'Aiga vedi in merito i documenti presentati tra i correlati , dell'Unione delle camere penali hanno sottolineato anche le difficoltà che il decreto Bersani sta creando al funzionamento della giustizia soprattutto per quanto riguarda le disposizioni sulle spese di giustizia vedi tra gli arretrati del 4 luglio 2006 . L'attuale articolo 22 del provvedimento, infatti pubblicato sulla Gazzetta ufficiale n. 153 del 4 luglio 2006 prevede l'impossibilità per le poste di anticipare le somme previste per le spese di giustizia praticamente la paralisi di tutti i pagamenti. Ieri il problema è stato messo sul tavolo della commissione Giustizia, mentre i magistrati onorari hanno diramato una nota con la quale si illustrava come la nuova disposizione bloccasse praticamente i loro compensi. Per correre ai ripari ieri pomeriggio il ministero della Giustizia informava che questa mattina si svolgerà una riunione tecnica tra le rappresentanze dei magistrati onorari e il Guardasigilli Clemente Mastella proprio per studiare gli aspetti del Dl 223/06 che riguardano le spese di giustizia. Una disposizione, tra l'altro che a via Arenula è arrivata come un fulmine a ciel sereno di cui i dirigenti dei vari dipartimenti ne sono venuti a conoscenza solo a decreto pubblicato e quindi in vigore. Tutto questo ieri è stato fatto presente, il Parlamento penserà a delle modifiche, ma se non verranno stralciate le parti riguardanti l'avvocatura, la protesta si fermerà il 21 luglio solo perché i Tribunali poi chiuderanno per le vacanze. Il 15 settembre si riprenderà. p.a.

Associazione italiana giovani avvocati Delibera della Giunta dell'Aiga Un primo passo verso la creazione del proletariato intellettuale Approvata il 7 luglio 2006 La disamina serena ed obiettiva del Dl 223/06, licenziato dal Governo il 4 luglio scorso, noto ai più come Decreto Bersani , evidenzia l'inizio di un graduale, progressivo e profondo snaturamento dei principi cardine dell'intero mondo delle libere professioni e, ancor più in particolare, del ceto forense. Attraverso il surrettizio ed improprio richiamo ai principi comunitari della libera concorrenza e della libertà di circolazione delle persone e dei servizi , il provvedimento legislativo, formalmente orientato a dettare norme per il rilancio economico e sociale del paese, per il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica nonché per il contrasto all'evasione fiscale, finisce con il demolire i baluardi concettuali di fondo della prestazione intellettuale e/o libero/professionale, trasformandone radicalmente natura, svolgimento e finalità. Quel che è ancor più grave, il Decreto Bersani segna il primo, vero e significativo passo verso la deregulation incontrollata delle Libere Professioni, che, com'è noto, comporterà, prima di ogni altra dissennata innovazione, la definitiva abrogazione degli Ordini Professionali. E' vero che il mondo delle professioni intellettuali e, in particolare, il microcosmo forense necessitano - in termini di indifferibilità - di un processo di profonda e condivisa modernizzazione, tale da garantire, per un verso, la doverosa omegeneizzazione dei principi fondamentali della complessa materia alle regole di estrazione comunitaria e, per altro verso, l'indeclinabile adeguamento di tali principi alle moderne dinamiche della società civile ed imprenditoriale. E' parimenti indubbio che, sebbene il problema abbia formato oggetto di accesi dibattiti anche in sede parlamentare, sia il ceto libero professionale sia l'Avvocatura non sono riusciti a rivisitare da sé i propri statuti ordinamentali, lacerandosi all'interno dietro insanabili spaccature e lasciando, per tale via, il campo aperto all'intervento a gamba tesa della Politica. E' altrettanto incontroverso, tuttavia, che tali considerazioni di seria e motivata autocritica non possono giustificare o in qualsiasi modo avallare i principi dettati dal legislatore attraverso un provvedimento normativo irragionevole, ingannevole e, soprattutto, inefficace rispetto agli obiettivi di fondo dichiarati, tanto da prestare il fianco a fondate censure d'incostituzionalità. Entrando nei particolari, si scopre, infatti, che è stata disposta l'abrogazione delle disposizioni legislative e regolamentari che, con riferimento alle attività libero/professionali ed intellettuali, prevedono la fissazione di tariffe obbligatorie fisse o minime ovvero il divieto di pattuire compensi ragguagliati al raggiungimento degli obiettivi perseguiti, nonché il divieto, anche parziale, di pubblicizzare i titoli e le specializzazioni professionali, le caratteristiche del servizio offerto ed il prezzo delle prestazioni, oltre al divieto di fornire all'utenza servizi professionali di tipo interdisciplinare da parte di società di persone od associazioni tra professionisti articolo 2, comma primo, lettere a, b e c . Questa norma, accolta dai soliti noti e dalle Associazioni dei consumatori come una sconfitta della lobby degli avvocati, sarebbe funzionale a tutelare la concorrenza nel settore dei servizi professionali, rilanciando lo sviluppo e la crescita, creando nuove opportunità per i giovani professionisti ed in particolare per gli avvocati. E' vero il contrario. Intanto, il provvedimento legislativo contiene in sé tutti i sintomi della propria fragilità, ove si consideri che, da un lato, viene disposta l'abrogazione delle tariffe fisse o minime degli Avvocati e, dall'altro, si stabilisce che, per qualsivoglia arbitrato, la misura del compenso spettante agli arbitri, anche se non avvocati, deve essere parametrato a quello previsto dalla nuova Tariffa Forense Articolo 27 . Ognun vede che se si è ritenuto di estendere a tutte le figure professionali operanti in tema di arbitrato le previsioni contenute nella Tariffa Forense al dichiarato ed esplicito fine di contenere la spesa per i compensi spettanti agli arbitri , è perché evidentemente i criteri trasfusi nel tariffario forense sono non soltanto oggettivamente condivisibili, ma anche estremamente convenienti sotto il profilo economico. Può darsi per certo, inoltre, che la disposizione in questione determinerà una concorrenza basata esclusivamente sul criterio del minor prezzo, l'unico interessante per i soggetti imprenditoriali, che vedono nella prestazione di servizi legali non un'occasione per accrescere la qualità del bene o del servizio fornito, ma un costo da comprimersi, non potendo ulteriormente limare le retribuzioni dei lavori dipendenti impedirà ai giovani avvocati di accedere al mercato facendo valere le capacità tecniche e le specializzazioni acquisite, ma imporrà loro l'offerta della propria prestazione intellettuale a prezzi da saldi di fine stagione nella prospettiva di acquisire nuova clientela renderà di fatto impossibile, a tutti coloro i quali non dispongono ex ante di un cospicuo patrimonio, di sostenere le spese di formazione professionale ed impianto dello studio, costringendoli automaticamente ad operare in settori di nicchia a scarsa redditività o a porre le proprie energie intellettuali al servizio di strutture già avviate che, in un'ottica di limitazione dei costi, non avranno interesse a retribuire più di tanto i giovani, destinati a formare il proletariato intellettuale del futuro non intervenendo con finanziamenti agevolati o altre forme di ausilio economico alla giovane avvocatura, non crea alcuna effettiva concorrenza tra i professionisti, incentivando soltanto le rendite di posizione a favore di chi già è titolare di cospicui patrimoni e ben può permettersi di affrontare i costi della nuova comunicazione pubblicitaria, con l'ulteriore rischio di assistere a campagne pubblicitarie, sicuramente incontrollabili, per non dire mendaci, che determineranno una sorta di sostanziale parificazione tra l'attività costituzionalmente riconosciuta e quella squisitamente commerciale, come se la scelta dell'avvocato possa essere equiparata all'opzione verso un'acqua minerale fra le tanti esistenti sul mercato. Analogo sconcerto solleva la previsione contenuta nell'articolo36 dello stesso D.L., che impone ai liberi professionisti e, quindi, agli avvocati di essere remenurati esclusivamente mediante assegni n.t. o bonifici ovvero altre modalità di pagamento bancario o postale nonché mediante sistemi di pagamento elettronico, salvo per importi unitari inferiori a 100 euro . Ci si dica come è possibile credere veramente che una disposizione del genere possa effettivamente contribuire a facilitare la libertà di concorrenza e il contrasto all'evasione fiscale. Sotto quest'ultimo aspetto, è vero l'esatto contrario, perché, nella vigenza dell'obbligo dei minimi tariffari, esisteva un validissimo parametro di riferimento per risalire all'importo minimo comunque percepito dall'avvocato quale reddito assoggettabile all'imposta. Ora, aboliti i minimi tariffari, sarà ontologicamente impossibile stabilire in che misura l'avvocato sia stato effettivamente remunerato dal proprio cliente, dato che la giustificazione formale assegno, bonifico, etc. può essere svincolata da ogni e qualsiasi concreto parametro di riscontro. In che modo, poi, una norma di questo tipo possa agevolare la circolazione dei servizi resta un enigma, giacché in vaste zone del nostro territorio nazionale non è facile reperire clienti titolari di conti correnti bancari o postali che abbiano dimestichezza con i moderni strumenti di pagamento elettronici, con conseguente burocratizzazione del consumatore. Una reale azione funzionale alla crescita della competitività, invece, avrebbe dovuto suggerire scelte legislative ben diverse, certamente non nella forma della decretazione di urgenza, ed avrebbe imposto un piano di finanziamento alla formazione permanente delle professioni intellettuali, viste in realtà come un evasore da combattere, con la previsione di specifiche agevolazioni mirate per i giovani professionisti. A ben guardare, proprio nel metodo sbagliato si annidano tutte le preoccupanti insidie per il futuro delle Libere Professioni e dell'Avvocatura. Non può trascurarsi, infatti, che, nel programma elettorale dell'attuale maggioranza di Governo, non solo non era previsto un intervento riformatore di questa natura, ma vi erano indicazioni di segno diametralmente opposto. Ed allora, se si è deciso di intervenire su una materia così delicata mediante un'operazione legislativa che assomiglia più ad un blitz di polizia che ad un ponderato intervento riformatore, senza, peraltro, interpellare le categorie interessate, se - così come è scontato che accada nella prassi parlamentare - sarà posta la questione di fiducia per evitare l'impasse dei migliaia di emendamenti già preannunciati e sottrarre così la questione al democratico dibattito parlamentare, se vi è stato uno stravolgimento dei principi cardine del programma elettorale e se, infine, si è determinata una percettibile spaccatura all'interno delle stesse forze politiche di maggioranza, non si può restare inermi di fronte ad interventi che, come quello in discussione, attentano in modo significativo alla stessa sopravvivenza delle Libere Professioni e, quindi, dell'Avvocatura. Dinanzi a minacce così gravi, l'astensione dalle udienze, pur con il disagio che inevitabilmente arrecherà ai cittadini, costituisce l'unico efficace strumento di protesta di cui dispone la categoria contro una riforma irragionevole ed iniqua. Soltanto con l'abrogazione delle lettere a e b dell'articolo 2 del D. L. si potranno mitigare gli effetti di una disposizione che non arrecherà alcun concreto beneficio alla collettività, finendo con l'agevolare solo alcuni soggetti disinteressati alla effettiva concorrenza, come insegna la proliferazione delle rendite oligopolistiche in Italia, ed alla qualità del servizio legale per il paese, e preoccupati soltanto di comprimere i costi e massimizzare i profitti. Solo attraverso l'eliminazione di una disposizione illogica ed incoerente si potranno gettare le basi per un costruttivo confronto con le parti interessate che, in luogo di segnare profonde divisioni, permetta di avviare una equilibrata riforma delle professioni intellettuali che consenta al nostro ceto, preservandone la specificità, di adempiere alla funzione assegnata dalla Costituzione e di poter contribuire, con le risorse umane di cui dispone, alla crescita del Paese. ?? ?? ?? ?? STUDIO LEGALE ASSOCIATO LUDOVISI AVV. FAUSTO LUDOVISI E AVV. FABIO LUDOVISI Avv. FAUSTO LUDOVISI Avv. FABIO LUDOVISI AVV. ALESSANDRO GRAZIANI AVV. ANNA GUERRINI AVV. STEFANIA ARIETI A.Gr. TESTO 01100 VITERBO Via Garibaldi, 34 00193 ROMA [Sede] Lungotevere Mellini, 10 Tel. 0761-343003 Fax 0761-344892 Tel. 06-3204764 e-mail ludovisi@isa.it P.IVA 03997491000

Associazione italiana giovani avvocati osservazione presentate durante l'audizione dell'Aiga presso la Commissione Giustizia del Senato 10 Luglio 2006. DECRETO LEGGE N. 223/06 Disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica, nonché interventi in materia di entrate e di contrasto all'evasione fiscale . Osservazioni. Il decreto legge n. 223 del 4 luglio 2006 Decreto Competitività qualificato Disposizioni Urgenti per il rilancio economico e sociale introduce, come è noto, numerose modifiche alla legislazione vigente. In questa sede ci si limiterà ad evidenziare i vizi di incostituzionalità del decreto legge e le numerose contraddizioni ed incongruenze delle disposizioni relative alle professioni intellettuali. Sull'adozione della forma del Decreto Legge. Ai sensi dell'articolo 15 della L. 400/88 tra le condizioni per la validità della decretazione di urgenza vi sono il divieto di ripristinare disposizioni dichiarate illegittime dalla Corte Costituzionale in uno con la necessità che le norme emanate siano di immediata applicazione commi 2 e 3 della predetta norma , oltre al richiamo nel preambolo alle concrete ragioni straordinarie di necessità ed urgenza Quanto a queste, nel preambolo si fa riferimento all'urgenza di rafforzare la libera scelta del consumatore e rendere più concorrenziali gli assetti di mercato . Ora, come già osservato, si tratta di una figura di urgenza in incertam personam , quanto al consumatore, e del tutto generica quanto agli assetti di mercato, tanto è vero che alcuni costituzionalisti hanno rinvenuto la ragione dell'urgenza nell'adeguare la legislazione nazionale alle normative comunitarie cfr. pareri Prof. Sorrentino, Pres. Onida in IO del 6.7.06 Se tale è la ragione, quanto alle tariffe forensi non sussiste tale urgenza avuto riguardo al fatto che la direttiva UE 36/05 cd. Direttiva Zappalà rimette all'autonomia della legislazione nazionale la scelta sul mantenimento o l'eliminazione del sistema tariffario il Deliberato del Parlamento Europeo del 15.3.06 ribadisce la non riconducibilità della professione di avvocato a fenomeni mercantili e concorrenziali la Corte di Giustizia, già investita del problema caso Arduino , ha escluso che i minimi tariffari si ponessero ex se in violazione del trattato UE. Quanto al divieto di reiterazione di norme dichiarate illegittime, l'articolo 21 comma 5 della norma istituisce la solidarietà tra parte e difensore quanto al mancato od irregolare versamento del Contributo Unificato. Benché si tratti di norma nuova, va sottolineato come analoga norma, già prevista in relazione all'imposta di registro delle sentenze, sia stata dichiarata incostituzionale e non si ravvisa una diversa ratio che giustifichi un diverso trattamento Quanto alla necessità dell'immediata applicazione, all'articolo 3 il Decreto prevede l'obbligo per gli Ordini Professionali di procedere alla riforma dei codici deontologici entro la data del 31.12.2006, statuendo la nullità delle norme incompatibili oltre tale data. Va peraltro evidenziato che il DL, nell'intervenire sulle norme in materia di minimi tariffari, da un lato le abroga ed istituisce la legittimità del cd. patto di quota lite , dall'altro non abroga le norme ordinistiche, presumibilmente in ossequio al principio dell'autonomia degli ordini. Conseguenza di ciò è che da un lato il 3 comma dell'articolo 2, norma prescrittiva, non ha efficacia diretta sino al 1.1.07, e come tale viola l'articolo 15 della Legge 400/88 dall'altro, si genera una insanabile contraddizione tra una norma che autorizza ad un dato comportamento sia esso la pubblicità od altro e di altra norma che la vieta. Sulle singole norme introdotte dal Decreto. 1. L'articolo2 c.1 lett.a abroga le disposizioni legislative e regolamentari che fissano tariffe obbligatorie fisse o minime sebbene la Corte di Giustizia si sia già espressa considerando il sistema tariffario forense conforme alla disciplina comunitaria e si sia in attesa di una nuova decisione che, alla luce delle conclusioni dell' Avvocato Generale, dovrebbe confermare il precedente orientamento. 2. La medesima disposizione prevede la possibilità di pattuire compensi parametrati al raggiungimento degli obiettivi perseguiti , ossia di derogare al divieto del patto di quota lite, che, unitamente ai minimi obbligatori, assicura l'indipendenza dell'avvocato rispetto agli interessi del cliente. Inoltre, la condivisione con il cliente del profitto conseguito avrà effetti negativi sul contenzioso perché determinarà un aumento della litigiosità. 3. L'articolo 2 comma lett. b consente di pubblicizzare i titoli e le specializzazioni professionali, le caratteristiche del servizio offerto ed il prezzo delle prestazioni. Ma una informazione di questo genere sarebbe sicuramente mendace perché nell'ambito della professione forense non esistono specializzazioni, non è possibile predeterminare il prezzo del corrispettivo, non è possibile definire le caratteristiche del servizio, soprattutto correlando la qualità dello stesso agli esiti delle controversie. 4. L'offerta di servizi interdisciplinari articolo 2 c.1 lett.c potrebbe favorire un miglioramento qualitativo delle prestazioni a condizione che si adottino misure che il decrto non prevede a salvaguardia dell'autonomia dell'avvocato. 5. L'articolo35 comma stabilisce che i compensi possano essere pagati esclusivamente mediante assegni non trasferibili e altri mezzi di pagamento . Si tratta di una disposizione illogica perché non tiene conto delle norme in materia di antiriciclaggio che fissa in euro 12.500 il limite oltre il quale ogni transazione di denaro si deve effettuare a messo assegno non trasferibile e discriminatoria nella misura in cui riguarda solo i prestatori d'opera intellettuale. 6. Il decreto non prevede neppure regole transitorie per disciplinare i rapporti pendenti. Considerazioni finali. La normativa in questione determinerà una concorrenza basata esclusivamente sul criterio del minor prezzo, l'unico interessante per i soggetti imprenditoriali, che vedono nella prestazione di servizi legali non un'occasione per accrescere la qualità del bene o del servizio fornito, ma un costo da comprimersi, non potendo ulteriormente limare le retribuzioni dei lavori dipendenti impedirà ai giovani avvocati di accedere al mercato facendo valere le capacità tecniche e le specializzazioni acquisite, ma imporrà loro l'offerta della propria prestazione intellettuale a prezzi da saldi di fine stagione nella prospettiva di acquisire nuova clientela renderà di fatto impossibile, a tutti coloro i quali non dispongono ex ante di un cospicuo patrimonio, di sostenere le spese di formazione professionale ed impianto dello studio, costringendoli automaticamente ad operare in settori di nicchia a scarsa redditività o a porre le proprie energie intellettuali al servizio di strutture già avviate che, in un'ottica di limitazione dei costi, non avranno interesse a retribuire più di tanto i giovani, destinati a formare il proletariato intellettuale del futuro non intervenendo con finanziamenti agevolati o altre forme di ausilio economico alla giovane avvocatura, non crea alcuna effettiva concorrenza tra i professionisti, incentivando soltanto le rendite di posizione a favore di chi già è titolare di cospicui patrimoni e ben può permettersi di affrontare i costi della nuova comunicazione pubblicitaria, con l'ulteriore rischio di assistere a campagne pubblicitarie, sicuramente incontrollabili, per non dire mendaci, che determineranno una sorta di sostanziale parificazione tra un'attività costituzionalmente riconosciuta e quella squisitamente commerciale, come se la scelta dell'avvocato possa essere equiparata all'opzione verso un'acqua minerale fra le tante esistenti sul mercato. Una reale azione funzionale alla crescita della competitività, invece, avrebbe dovuto suggerire scelte legislative ben diverse, certamente non nella forma della decretazione di urgenza, ed avrebbe imposto un piano di finanziamento alla formazione permanente delle professioni intellettuali, viste in realtà come un evasore da combattere, con la previsione di specifiche agevolazioni mirate per i giovani professionisti. Per tali ragioni, l'AIGA chiede l'abrogazione delle disposizioni sopra richiamate affinchè siano mitigati gli effetti di un provvedimento legislativo che non arrecherà alcun concreto beneficio ai cittadini, finendo con l'agevolare solo alcuni soggetti non interessati né ad un'effettiva concorrenza, come insegna la proliferazione delle rendite oligopolistiche in Italia, né ad una migliore qualità dei servizi legali, ma alla compressione dei costi funzionale alla mera massimizzazione dei profitti ed a sicuro detrimento della qualità