Fideiussioni ""aperte"" e rapporti pendenti

di Antonino Alongi

Le norme degli articoli 1938 e 1956, secondo comma, Cc quali risultati per effetto delle modifiche di cui all'articolo 10 della legge 154/92, sono applicabili ai rapporti fideiussori in corso al momento dell'entrata in vigore di tale legge relativamente alle obbligazioni principali garantite che siano sorte dopo di essa, imponendo la detta irretroattività ed insussistenza dal carattere di interpretazione autentica soltanto l'esclusione dell'applicazione delle due novità normative alle obbligazioni principali sorte prima della vigenza delle stesse, ancorché i loro effetti o le vicende del loro svolgimento e di quello della stessa obbligazione di garanzia non si siano ancora esauriti e fossero ancora sub iudice momento di quella vigenza. È quanto emerge dalla sentenza 1689/06 della terza sezione civile della Cassazione, depositata il 26 gennaio scorso e qui leggibile tra gli allegati. di Antonino Alongi IL FATTO OGGETTO DELLA PRONUNCIA La società per azioni Credito Artigiano, cita in giudizio il BO.AL, nella qualità di fideiussore della Edi 2000 s.r.l. per tutte le obbligazioni derivanti da operazioni di qualsiasi natura, chiedendo l'emanazione del decreto ingiuntivo. Il Presidente del Tribunale di Milano nel 1995, accoglie l'istanza del Credito Artigiano Spa ed emetteva decreto ingiuntivo. Contro il decreto ingiuntivo il B. proponeva opposizione, che veniva rigettata dal Tribunale nel 1998 con sentenza. Contro la sentenza, proponevano appello il B.C.M., L. e il B.A., rispettivamente eredi dell'ingiunto, davanti alla Corte d'Appello di Milano. I giudici di seconda istanza, rigettavano l'appello rilevando che l'applicabilità degli articoli 1938 e 1956, come novellati dalla legge 154/92, doveva escludersi in quanto si doveva dare rilievo alla disciplina della normativa vigente al momento della stipula del rapporto fideiussorio e non a quello in cui si perfezionava l'obbligazione principale coperta dalla garanzia fideiussoria. B.L.C allora ricorre in Cassazione, lamentando in primo luogo la violazione e la falsa applicazione del combinato disposto dell'articolo 1956 Cc, come modificato dalla legge 154/92, in relazione agli articoli 11 e 15 disp. prel. Cc. In secondo luogo, si denunciava la violazione degli articoli 2697, 1998, 2727 Cc , nonché la motivazione insufficiente circa il punto decisivo che riguardava il ricorso alle presunzioni. In terzo luogo, si denunciava la violazione dei doveri di correttezza e di buona fede di cui agli articoli 1175 e 1375 Cc , sull'assunto che la Corte d'appello, di fronte ad emergenze probatorie da essa stessa richiamate aveva escluso che nel comportamento sia del creditore che del debitore la violazione delle regole di correttezza e di buona fede. In particolare, il giudice d'appello, infatti, aveva ritenuto che il telegramma effettuato dal B. si limitava a chiedere informazioni ma non aveva espresso nessuna revoca della garanzia. La Corte di cassazione, accogliendo il ricorso ritiene il primo motivo fondato ed il suo accoglimento assorbe gli altri. La sentenza in commento si inquadra all'interno di una problematica che da tempo solleva osservazioni da parte della dottrina e della giurisprudenza. Pertanto vedremo, come si inserisce rispetto al passato ed in tal modo cercheremo di fare chiarezza intorno a questa delicata problematica. PRIMA E DOPO LA LEGGE 154/92. IN PARTICOLARE IL PROBLEMA DELL'EFFICACIA DELLA NUOVA NORMATIVA. Per inquadrare la vicenda nei suoi esatti termini, occorre preliminarmente definire il concetto di fideiussione omnibus, inquadrare la funzione economico-sociale che assolve all'interno dell'ordinamento giuridico ed infine individuare la natura giuridica dell'istituto in esame soprattutto alla luce dell'innovazione legislativa avvenuta con la legge 154/92 sulla trasparenza delle operazioni bancarie . Inquadrato così brevemente, quindi, l'istituto giuridico della fideiussione omnibus, nei suoi caratteri essenziali la nostra attenzione si concentrerà nell'affrontare più in particolare il problema di diritto transitorio che si è venuto a creare in ordine ai rapporti fideiussori sorti anteriormente alla riforma ma ancora pendenti. In termini astrattamente giuridici, la c.d. fideiussione omnibusi può essere definita come quel particolare contratto con il quale il fideiussore garantisce per tutte le obbligazioni presenti e future, dirette ed indirette, che un determinato soggetto, normalmente un imprenditoreii, assume nei confronti di un altro soggetto, normalmente una banca. L'importanza giuridica di tale istituto e il vivace dibattito, dottrinale e giurisprudenziale, che la circonda deriva dal fatto che la figura giuridica in analisi si inquadra all'interno di quella più ampia categoria che è la fideiussione per obbligazione futuraiii. In termini schiettamente applicativi, si osserva che la figura della fideiussione omnibus è largamente utilizzata nella prassi bancaria. La ragione, essenziale, di tale fenomeno, è da ricercare nella funzione economicaiv che viene garantita da tale istituto giuridico. In particolare sia prima che dopo la legge 154/92, il cui articolo 10 ha novellato gli articoli 1938 e 1954, il legislatore ha cercato di rendere il ricorso al sistema di finanziamento bancario più flessibile ed elastico, prendendo al tempo stesso le opportune cautele a protezione del creditore, che nel caso specifico in via diretta è un istituto di credito, il quale normalmente attinge, per erogare il credito, da singoli risparmiatori. Pertanto, in via indiretta, l'esigenza di un esatta regolamentazione della figura in esame deriva da un'esigenza di apprestare opportune cautele per la tutela del risparmio. A tal proposito l'ABIv ha evidenziato in realtà che l'istituto della fideiussione omnibus non deve inquadrarsi come un servizio che il fideiussore concede al debitore principale, in quanto dal punto di vista dell'applicazione pratica della fattispecie normativa risulta chiaro che anche lo stesso fideiussore ha interesse al finanziamento poiché egli stesso è partecipe della dell'attività economica finanziata. Alla luce di siffatta descrizione del concetto e della funzione della fideiussione omnibus, si può facilmente cogliere la differenza con la fideiussione a pagamento , istituto quest'ultimo, in base al quale qualsiasi ente creditizio concede il prestito ad un operatore economico per via della particolare situazione economica che attraversa la sua attività. Prima dell'entrata in vigore della legge n. 154/1992 vivacissimo dibattito vi era, in dottrina ed in giurisprudenzavi, in ordine alla natura giuridica della c.d. fideiussione omnibus. Prevalente era in giurisprudenza la tesi che inquadrava questo particolare tipo di fideiussioni all'interno del più ampio schema negoziale delle fideiussioni ordinarie, le quali devono a sua volta inquadrarsi fra le garanzie personali tipichevii. A sostegno di un siffatto orientamento, è ormai pacifico che l'istituto in esame non può essere escluso dai tipici schemi codicistici per indeterminabilità dell'oggetto, in quanto secondo giurisprudenza dominate quest'ultimo è determinato per relationemviii, ne per contrarietà ai principi costituzionali o per illiceità della causaix. In particolare per quel che riguarda la problematica della determinabilità dell'oggetto dell'istituto in esame, parte della dottrina evidenziava la preoccupazione della sua eccessiva estensione il fideiussore, infatti, garantiva per tutte le obbligazioni presenti e future, dirette ed indirette. I giudici di legittimità, schiettamente a favore della validità di tale istituto con sentenza 4444/96 hanno ribadito alcuni fondamentali principi di diritto 1 la validità di questo tipo di fideiussione, rilasciata in epoca anteriore alla nuova disciplina sulla trasparenza bancaria legge 154/92 , essendo il suo oggetto determinabile per relationem sulla base di operazioni il cui compimento e' sottratto al mero arbitrio della banca 2 la soggezione della banca garantita agli inderogabili doveri di correttezza e lealtà, con conseguente in operatività della garanzia fideiussoria rispetto a posizioni debitorie che risultino costituite con violazione di detti doveri 3 l'irretroattività dell'articolo 10 della legge 154/92 come ius superveniens . In buona sostanza secondo la Suprema corte, l'oggetto del contratto di fideiussione omnibus era determinato per relationem ai sensi dell'articolo 1346, in quanto man mano che il debitore si assumeva le obbligazioni nei confronti della banca, rimaneva esclusa la possibilità di arbitrio dell'istituto di credito, in quanto le operazioni bancarie sono disciplinate da rigide regole del sistema creditizio. Accanto a questo orientamento giurisprudenziale altra parte della giurisprudenza di legittimità ha proposto una via mediana, prevedendo a carico della banca l'onere di munirsi di una speciale autorizzazione per continuare a concedere il credito. La giurisprudenza di meritox, nonostante gli sforzi interpretativi della Corte di cassazione, non ha mancato di sollevare perplessità di fronte a tali rimedi. I giudici di prima istanza, analizzando la problematica da un punto di vista più concreto, osservano che il fideiussore nel momento in cui sottoscrive il suo impegno no è in grado di rendersi conto del rischio che si sta assumendo. Pertanto, sostengono che l'imprevedibilità del rischio contrattuale assunto non è compatibile con il requisito della determinabilità dell'oggetto. Di contro si deve sottolineare anche un orientamento dottrinale minoritario che rifacendosi all'indemnity, di origine anglosassone, ritiene che la fideiussione omnibus sia una figura giuridica autonoma a carattere prevalentemente indennitario, in quanto nata per garantire l'adempimento di un'obbligazione altrui. Il problema è stato superato alla luce della legge 154/92, in quanto con tale riforma il legislatore ha ricondotto le fideiussioni c.d. aperte all'interno della più ampia categoria delle fideiussioni ordinarie o c.d. chiusexi. Il legislatore con la modifica effettuata in particolare on l'articolo 10 della legge 154/92 ha inteso garantire maggiore trasparenza ai rapporti bancari, nel senso che in tal modo il fideiussore è stato messo in condizione di conoscere con chiarezza ex ante la soglia massima dell'esposizione del suo patrimonio. In tal modo si è impedito agli istituti di credito di concedere ulteriori crediti, pur nella consapevolezza dello stato di difficoltà o dell'impossibilità del debitore principale di onorare le obbligazioni restitutorie. Il principale nodo problematico si è allora incentrato nell'individuazione dell'efficacia della nuova normativa rispetto ai rapporti fideiussori ancora pendenti. Al riguardo, infatti, si deve osservare, in generale, che ogni mutamento normativo porta con se la necessità di decidere, nei rapporti costituitisi in epoca pregressa ma vigenti sotto la nuova normativa, quale norma applicare, se quella originaria o quella successiva alla novella. Per risolvere il problema, inoltre, si devono tenere presenti i principi generali in materia di successione di leggi nel tempoxii, delineati dall'articolo 11 disp. prel. Cc è noto, infatti, che la disposizione su esposta introduce nell'ordinamento giuridico il principio di irretroattività. Come evidenziato dalla sentenza in commento a diversa soluzione si arriva a secondo se si attribuisce alla normativa sopravvenuta carattere interpretativo o innovativo. Carattere di norma di interpretazione autentica è stato attribuito da certa dottrinaxiii, la quale a sostegno della sua tesi ha innanzitutto rilevato che il principio di irretroattività della legge è dotato di sostegno costituzionale, in base al c.d. ex articoli 2 e 25 Costituzione, soltanto in materia penale. Pertanto luce di tale prima considerazione il legislatore, in ambito civilistisco, ben potrebbe disapplicare, anche implicitamente, il principio ex articolo 11 preleggi. L'orientamento dottrinale, di cui si fa riferimento ha anche evidenziato che la normativa sopravvenuta risponde ad inderogabili esigenze di ordine pubblico. Dunque, conclude che a parità di comuni principi di ordine pubblico occorre evitare una disparità di trattamento tra rapporto fideiussorio regolato dalla precedente normativa e rapporto fideiussori regolato dalla normativa sopravvenuta. Un ulteriore argomento posto a sostegno di tale orientamento dottrinale riguarda il termine di centoventi giorni che il legislatore ha posto per l'entrata in vigore della nuova disposizione normativa. A tal proposito, infatti, la dottrina ha evidenziato che il termine più lungo rispetto quello in esame è stato posto per consentire alle banche di adeguare i contratti in corso alla sopravvenuta disposizione legislativa. Di contro pacifico è in giurisprudenza quell'orientamento che attribuisce alla legge 154/92 natura innovativaxiv. In generale, infatti, i giudici di legittimità, ritengo che il legislatore con l'introduzione del tetto massimo garantito ha introdotto un elemento di novità che in mancanza di diversa volontà legislativa non ha effetto retroattivoxv. In modo costante ormai in giurisprudenza si ritiene che lo strumento d'interpretazione autentica è figura di carattere eccezionale, ciò significa che deve essere indicato dal legislatore in modo esplicito ed inequivocabilexvi. Nella sentenza in commento la Corte di cassazione mette in evidenza che la normativa sopravvenuta non pone solo un problema dell'efficacia retroattiva, ma crea anche la necessità di individuare quale normativa applicare nei rapporti giuridici sorti anteriormente e ancora pendentixvii. Nel caso in esame, in primo luogo si deve osservare che, sia il giudice di seconda istanza sia i giudici di legittimità attribuiscono alla normativa sopravvenuta carattere innovativo, riconoscendone in tal modo la irretroattività. La Corte di Cassazione in particolare critica la Corte d'Appello di Milano, in quanto quest'ultima ha sostegno della sua decisione ha fatto riferito ad un precedente orientamento dei giudici di legittimità, il quale, nel caso di specie, si presenta inidoneo a sorreggere il carattere retroattivo dell'articolo 10 della legge 154/92 e di conseguenza non può essere presa in considerazione per sostenere la tesi dell'inapplicabilità degli articoli 1938 e 1956 comma 2 c.c nel caso di specie. Invero, gli ermellini nella sentenza 9534/93, richiamata dai giudici di seconda istanza, escludono, in linea ad un orientamento ormai consolidato in giurisprudenzaxviii, l'irretroattività della legge 154/92 e di conseguenza evidenziano che ciò giustifica la declaratoria di nullità sopravvenuta fin dall'origine delle clausole contrattuali contenute nei rapporti fideiussori sorti anteriormente all'entrata in vigore della legge su richiamata, che com'è noto ha novellato gli articoli 1938 e 1956 Cc. La decisione in rassegna, preliminarmente fa notare che la sentenza 9534/93 è inidonea a fare chiarezza di fronte al problema che ci pone la fattispecie in esame in quanto non affronta in alcun modo i problemi di diritto transitorio che si sono verificati al momento dell'entrata in vigore della legge 154/92 invero, i giudici di legittimità si limitano solamente a dichiarare applicabili le due norme innovative ai rapporti obbligatori che, nonostante facenti capo a fideiussioni omnibus posti in essere antecedentemente alla novella, si siano costituiti in data successiva all'entrata in vigore della legge. Fatte le superiori premesse, i giudici di legittimità nella decisione in commento fanno notare che l'annosa questione è stata affrontata dalla Corte Costituzionale con la sentenza 204/97xix. Il giudice istruttore del Tribunale di Varesexx, con ordinanza del 4 aprile 1996, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'articolo 1938 Cc per contrasto con gli articoli 3 e 47 comma 1 Costituzione. In particolare, in via preliminare, ex articolo 3 Costituzione ha ritenuto che la norma innovativa potesse provocare una disparità di trattamento tra i fideiussori omnibus a cui veniva applicata la precedente normativa e fideiussori omnibus a cui veniva applicata la normativa novellata alla luce della legge 154/92. Inoltre, il Tribunale osserva che la continua all'applicazione della precedente normativa a quei rapporti costituiti sotto la sua vigenza provoca un contrasto con l'articolo 47 comma 1 Costituzione, il quale stabilendo che la Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme , introduce il principio di tutela costituzionale del risparmio. Ciò premesso risulta, infatti, chiaro che la mancanza di un limite all'importo massimo garantito con la fideiussione omnibus, espone in modo esagerato gli interessi dei fideiussori al credito bancario. Occorre ricordare, infatti, che quest'ultimi sono meritevoli di protezione legislativa, in quanto sacrificando il loro patrimonio ai possibili rischi che derivano dall'assunzione di una simile garanzia adempiono ad una precisa funzione economico-sociale, quella di consentire a terzi, che di norma sono operatori economici, di ricorre al credito bancario e quindi evitare che escano dal mercato economico. A tal proposito, quindi, il Giudice delle leggi, chiamato a decidere sul su esposto ricorso, ritenne la questione infondata. Merito della Corte Costituzionale è stato, infatti, l'analisi delle norme sia del testo originario sia del testo novellato, dopo l'entrata in vigore della legge 154/92, in base al contesto storico in cui sono state emanate. La Consulta, osserva che non vi è disparità di trattamento in quanto il mutamento del contesto sociale ha provocato la necessità per il legislatore di dare una diversa qualificazione degli attixxi. Sulla base di tali premesse, i giudici delle leggi non solo escludono che la legge abbia carattere interpretativo sostanziale, dichiarandone quindi la sua portata innovativa e la sua irretroattività, ma individuano anche i casi in cui essa, in conformità all'articolo 11 delle preleggi, può trovare applicazione. A tal proposito la Consulta ha osservato che, l'innovazione legislativa, che stabilisce la nullità delle fideiussioni per obbligazioni future senza limitazione di importo, non tocca la garanzia per le obbligazioni principali già sorte, ma esclude che si producano ulteriori effetti e che la fideiussione possa assistere obbligazioni principali successive al divieto di garanzia senza limiti . Alla luce di tali considerazioni, la Corte costituzione in linea con lo spirito della riforma, ritiene che l'articolo 1938 Cc, come novellato, deve essere applicato non solo ai rapporti fideiussori sorti dopo l'entrata in vigore della legge, ma anche, a tutti i rapporti obbligatori che anche se collegati a rapporti fideiussori già pendenti siano sorti solo successivamente all'entrata in vigore della legge 154/92. Per le ragioni su esposte, la Consulta agevolmente precisa che l'applicazione delle norme innovative ai rapporti obbligatori sorti prima dell'entrata in vigore della legge avrebbe comportato un ineliminabile contrasto con l'articolo 11 delle preleggi, come conseguenza logica a quest'ultimo concetto la Corte chiarisce ulteriormente che l'irretroattività non implica che la disciplina precedente, la quale consentiva una garanzia illimitata per le obbligazioni future il cui oggetto fosse determinabile, acquisti carattere ultrattivo, tale da consentire che la garanzia personale prestata dal fideiussore assista non solo le obbligazioni principali sorte prima dell'entrata in vigore della legge 154/92, ma anche quelle successive, in modo da attribuire efficacia permanente alla illimitatezza del rapporto di garanzia . La Corte di Cassazione con la decisione in commento agevolmente osserva che le conclusione dei giudici delle leggi possono essere utilizzate anche per fare chiarezza circa l'ambito applicativo dell'articolo 1956 comma c.c, il quale, introdotto dall'articolo 10 legge 154/92, espressamente prevede l'invalidità della preventiva rinuncia del fideiussore ad avvalersi della liberazione. Applicando, quindi, gli insegnamenti dei giudici delle leggi la giurisprudenza di legittimità arriva alla conclusione che la preventiva rinuncia può trovare applicazione sia nei rapporti fideiussori sorti successivamente all'entrata in vigore della legge 154/92 sia alle fideiussioni omnibus pendenti ma limitatamente a quelle obbligazioni stipulate dopo l'efficacia della norma innovativa. Non sono considerate invalide, quindi, le clausole di rinuncia che fanno riferimento a obbligazioni assunte prima dell'entrata in vigore della legge in quando ciò comporterebbe violazione dell'articolo 11 delle preleggi. Per completezza va ricordato che la giurisprudenza di legittimità in linea con lo spirito della riforma e conferendo piena dignità alla soluzione adottata della Corte costituzionale, ormai in modo consolidato ritiene che nel caso di fideiussione omnibus senza limitazione di importo, stipulata anteriormente, ma ancora in corso alla data di entrata in vigore della disposizione dell'articolo 10, comma 1, della legge 154/92 - il quale, sostituendo il testo originario dell'articolo 1938 Cc, ha subordinato la validità della fideiussione per obbligazioni future all'indicazione dell'importo massimo garantito -, la banca conserva il diritto alla garanzia unicamente per i debiti verso di essa sorti a carico del debitore principale prima di tale data e non anche per quelli successivi, per i quali occorre, invece, una nuova convenzione fideiussoria nelle forme richieste dall'articolo 1937 Cc. xxii. Nel caso di specie la Corte di cassazione ha cassato con rinvio la sentenza della Corte d'appello di Milano, in quanto quest'ultima erroneamente ha escluso l'applicabilità della nuova normativa dando rilievo temporale al momento in cui è stata costituita la fideiussione omnibus e non a quello in cui di fatto è nato il rapporto obbligatorio. Assenza della previsione di un limite massimo, quali rimedi? Nullità sopravvenuta, applicazione dei rimedi risolutori od interpretazione conforme alle norme bancarie uniformi ed al Trattato Ce Ammessa l'applicazione degli articolo 1938 e 1956 Cc, come novellati dalla legge 154/92 l'attenzione della dottrina e della giurisprudenza si è spostata sul rimedio che il giudice dovrà applicare nel caso in cui il rapporto fideiussorio sorto tra l'istituto di credito e il fideiussore sia in contrasto con la normativa civilistica. In giurisprudenza la soluzione preferibilmente accoglibile da subito è stata quella della nullità. Ma all'interno di questa soluzione parte della giurisprudenza, nel caso di specie in tal senso anche la Corte d'appello di Milano, si orientava a dichiarare una nullità del rapporto fideiussorio ex tunc, in quanto in assenza di un importo massimo garantito le obbligazioni principali dovevano considerarsi nulle ad origine per contrasto con l'articolo 1938 Cc. Altra parte della giurisprudenza di legittimità, come ad esempio per ultimo la decisione in commento, non ha potuto non sottolineare che accogliendo la tesi dell'inefficacia ex tunc si metteva di fatto in crisi lo stesso strumento della fideiussione omnibus di fronte a tale esigenza, quindi, si è optato per una nullità ex nuncxxiii. In particolare, nella decisione in commento, la Corte di Cassazione fa presente al giudice di rinvio che per una corretta applicazione dell'articolo 10 legge 154/92 in conformità all'articolo 11 preleggi, non si può ritenere l'intero rapporto fideiussorio nullo fin dalla nascita ma occorre prendere in considerazione il tempo in cui si è costituita l'obbligazione principale collegata al rapporto fideiussorio originario. In una diversa prospettiva critica, in dottrina ed in alcune sentenze della giurisprudenzaxxiv di merito si è osservato che la normativa innovativa non può modificare il contenuto di contratti già conclusi. Tale soluzione trova il suo fondamento nella teoria del fatto compiuto xxv, secondo la quale, facendo ricorso all'irrinunciabile faro del principio d'autonomia contrattuale, lo jus superveniens non può essere applicato ai rapporti sorti in precedenza a prescindere se siano già esauriti o ancora pendenti. A fronte di siffatte osservazioni, la giurisprudenza ha cercato rimedi praticabili diversi rispetto a quello della nullità sopravvenuta. In particolare, in giurisprudenzaxxvi si è andata formando una corrente di pensiero, la quale prendendo atto che la tesi della nullità sopravvenuta del contratto non può essere applicata, in quanto l'istituto della nullità, trattandosi di vizio genetico del negozio, deve inficiare l'atto fin dall'inizio ed inoltre ritenendo che non è neanche percorribile la tesi tendente ad applicare l'istituto della risoluzione per impossibilità sopravvenuta, in quanto l'articolo 1938 Cc, secondo come formulato dalla legge 154/92, non contiene i caratteri propri di tale istituto, ha precisato che ex articolo 1418 Cc sarebbe percorribile la tesi che ammette l'applicabilità dell'istituto della risoluzione per eccessiva onerosità sopravvenutaxxvii. In tal modo osserva tale orientamento giurisprudenziale che il fideiussore nella fase d'esecuzione del contratto potrebbe benissimo invocare sia, ex articolo 1375 Cc, il principio di buona fede contrattualexxviii, sia, ai sensi dell'articolo 1468 Cc, la richiesta di riduzione ad equità. La soluzione di nullità sopravvenuta proposta dalla decisione in commento è suscettibile di critica se la problematica si inquadra nel più ampio ambito del diritto alla concorrenza, tenendo, quindi, conto delle norme bancarie uniformi e degli articoli 85 comma e 86 del Trattato Ce adesso articoli 81 e 82 , i quali rispettivamente disciplinano le regole della concorrenza e l'abuso della posizione dominantexxix. A tal proposito occorre fare riferimento a quella sentenza della Corte di Giustiziaxxx, la quale in motivazione espressamente prevede che l'applicazione delle norme bancarie uniformi relative alle modalità con le quali le banche possono comunicare la modifica del tasso di interesse nei contratti relativi all'apertura di conto corrente, nonché di deroga alla disciplina codicistica in materia di fideiussione omnibus, non costituisce sfruttamento abusivo di posizione dominante ai sensi dell'articolo 86 del Tratto Ce . In particolare la giurisprudenza comunitaria, ormai in modo consolidato e costantexxxi, ha anche stabilito che perché una decisione, un accordo, o un'intesa possano pregiudicare il commercio fra gli stati membri, occorre che in base ad un complesso di elementi di diritto e di fatto, si possa ritenere con un grado di probabilità adeguato che le suddette decisioni, accordi o intese siano atti ad avere un influenza, diretta od indiretta, sulle correnti di scambi fra gli Stati membri e ciò in modo da far temere che essi possano ostacolare la realizzazione di un mercato unico fra gli Stati membri . Nonostante tale consolidato orientamento giurisprudenziale comunitario, la Corte di Giustizia non aggiungendo nulla di significativo rispetto alle osservazioni effettuale dalla commissione, nelle cause riunite c215/96 e 216/96 ha affermato il carattere non transfrontaliero della fideiussione omnibus, sull'assunto che tali operazioni bancarie hanno un rilievo comunitario ridotto. A diverse conclusione è giunto, invece L'avvocato generale, il quale analizzando la problematica da un punto di vista sostanziale arriva alla conclusione che la fideiussione omnibus ha carattere transfrontaliero, in quanto è un servizio finanziario che può ricomprendere tutte le forme di somministrazione disciplinate dal diritto comunitario. Non vi è dubbio, infatti, secondo l'avvocato generale, che la globalizzazione delle attività bancarie, l'attuazione di un servizio bancario uniforme in tutto il mercato europeo, facilitano tutte le operazioni bancarie e soprattutto la costituzione di fideiussioni omnibus . Inoltre, a titolo di completezza ed al fine di inquadrare l'istituto della fideiussione omnibus all'interno di un servizio bancario europeo non possiamo non fare riferimento a come tale istituto è regolato negli altri Pesi europei. Sia, infatti, in Germania che nel Regno Unito sono previsti degli schemi contrattuali parificabili all'istituto giuridico della fideiussione omnibusxxxii. In particolare, infatti, nell'ordinamento giuridico d'entrambi questi Paesi è stato previsto un contratto personale di garanzia, nel quale il fideiussore ha l'obbligo di garantire tutti i crediti esistenti, futuri e condizionati concessi dalla banca al debitore principale, con la possibilità per l'istituto di credito di chiedere il pagamento direttamente al fideiussore c.d. clausola a prima richiesta . Nel Regno Unito, la banca ha anche l'obbligo d'informare il garante circa l'evoluzione della situazione patrimoniale del debitore principale. Non si riscontrano, invece, all'interno delle disposizioni normative di tali Paesi, clausole che impongono la previsione di un importo massimo garantito. Sulla base di tali considerazioni ed in attesa di una pronuncia della Corte di Giustizia che faccia luce su tale questione che suscita un vivacissimo dibattito sia i dottrina e in giurisprudenza, si può concludere che il giudice nazionale, prima di dichiarare la nullità delle singole clausole o dell'intero rapporto fideiussorio, in quanto contrastanti con la normativa civilistica, dovrà accertare il loro carattere transfrontaliero ed in caso d'accertamento positivo dovrà interpretare, la normativa nazionale in conformità all'articolo 85 comma 2 e 86 Tratt. Ce dando in questo modo il giusto significato alle regole del codice civile che disciplinano la fideiussione omnibus, potrà verificare se il regolamento contrattuale fideiussorio sia o meno in contrasto con le suddette regole. L'applicazione della normativa civilistica non può avere l'effetto d'impedite, restringere o falsare il gioco della concorrenza e come su esposto la semplice declaratoria di nullità potrebbe provocare uno squilibrio nel sistema della concorrenza fra gli Stati membri. Ai fini di tutela della concorrenza, rispetto alle norme bancarie uniformi, sembrano essere sempre ammissibili, all'interno del contratto di fideiussione omnibus, clausole che permettano migliori pattuizioni negoziali. i Tra i diversi autori che si sono occupati della fideiussione omnibus, con diverse vedute si veda v. GALGANO, Diritto civile e commerciale, Padova, 1990, p. 422 per la tesi dell'invalidità della clausola omnibus per indeterminabilità dell'oggetto del contratto, G. STOUI, In tema di fideiussione per debiti futuri, in Riv. dir. comm., 1971, I, 225 ID., In tema di fideiussione generale, in Riv. dir. civ , 1972, I, 529 G. RAGUSA MAGGIORE, Sulla fideiussione per debiti futuri, in Riv. dir. comm., 1980, Il, 121 G. VALLAVI, Se ed entro quali limiti la fideiussione omnibus sia invalida, in Foro it., 1985, I, 507 ID., Ancora a proposito della validità della fideiussione omnibus con riguardo ai nuovi modelli bancari, id., 1988, I, 460 ID., Sulla nullità ope legis delle fideiussioni omnibus e sulle relative conseguenze, id., 1992, I, 791 F. GALLANO, L'abuso della personalità giuridica nella giurispru-denza di merito, in Contratto e impr., 1987, 373 E. Roppo, Fideiussione omnibus valutazioni critiche e spunti ricostruttivi, in Banca, bor-sa, ecc., 1987, I, 137. Contra, P. RESCIGNO, Il problema della validità della fideiussione c.d. omnibus , id., 1972, II, 30 N. SALANITRO, Le fideiussioni bancarie, id., 1984, I, 129 G. Tucci, Tutela del credito e validita della fideiussione omnibus , in Foro it., 1988, I, 116 A. GALASSO, Perché, come e quando la fideiussione omnibus e valida, in Contratto e impr., 1988, 19 A. Di MMO, La fideiussione omnibus e il limite della buonafede, in Foro it., 1989, I, 2753 M. VALIGNANI, Fideiussione bancaria e buonafede, in Giur. it., 1990, I, 1, 1137 A.A. DOLMETTA, La fideiussione bancaria attiva nell'evoluzione giurispruden-ziale e dottrinale, in Banca, borsa, ecc., 1992, I, 1. Successivamente all'entrata in vigore della novella del 1992, l'attenzione della dottrina si e soffermata, in particolare, sulla natura interpretativa o sostanziale dell'articolo 10 1. 154/92. Il più deciso sostenitore della natura interpretati-va e della conseguente efficacia retroattiva della norma citata e senza alcun dubbio G. VALCAVI, Sulla nullità ope legis della fideiussione omnibus e sulle relative conseguenze, cit., 791 ID., Sul carattere in-terpretativo della norma che vieta le fideiussioni omnibus illimitate e sulla sua applicazione retrospettiva alle liti pendenti, in Foro it., 1993, I, 2171. Per una ricostruzione di segno diametralmente opposto, v. G. Bozze, Fideiussione omnibus , voce dell'Enciclopedia giuridica Treccani, Roma, aggiornamento, 1994, II, 1 V. MARICONDA, Fideiussione omnibus , irretroattività della novella, clausola a prima richiesta , in Corriere giur., 1993, 692. ii A tal proposito si deve rilevare che nella prassi bancaria si sono rilevati casi, in cui il soggetto garantito è un consumatore. iii In merito alla distinzione tra fideiussione omnibus e fideiussione ordinaria si veda Cass. civ. sez. I, n. 8324/2001 iv funzione economica vAssociazione Bancaria Italiana senza scopo di lucro, a cui aderisce la quasi totalità delle banche italiane, che predispone principalmente schemi generali di contratto chi i singoli enti creditizi utilizzeranno nei confronti della clientela. vi Cfr. G. VALCAVI, Sul carattere interpretativo della norma che vieta le fideiussioni omnibus illimitate e sulla sua applicazione retrospettiva alle liti pen-denti, cit., e da V. MARICONDA, Fideiussione omnibus , irretroattività della novella, clausola a prima richiesta, in Corriere giur., cit., all'indo-mani di Cass. 19 marzo 1993, n. 3291, Foro it., 1993, I, 2171, sull'irretroattività dell'articolo 10 1. 17 febbraio 1992 n. 154 sulla trasparenza bancaria. viiSi veda Cass. civ. sez. I 19 gennaio 1995 n. 558 viiiL. Guaglione, fideiussione omnibus e determinabilità per relationem del suo oggetto commento a Cass. civ. 11 marzo 1996 n. 4444 in Corriere Giuridico, 1996 vedi anche Cass. 3 settembre 1966, n. 2310, Foro it., Rep. 1966, voce Fideiussione, nn. 17, 28, 30 29 ottobre 1971, n. 3037, id., 1972, I, 396 15 gennaio 1973, n. 118, id., Rep. 1973, voce cit., n. 4 6 febbraio 1975, n. 438, id., Rep. 1975, voce cit., n. 17 28 aprile 1975, n. 1631, ibid., n. 15 27 gennaio 1979, n. 615, id., Rep. 1979, voce cit., n. 8 5 gennaio 1981, n. 23, id., 1981, I, 704 31 agosto 1984, n. 4738, id., 1985, I, 505, con nota di G. VALCAVI 1 agosto 1987, n. 6656, id., 1988, I, 104, con note di M. VIALE, Sfogliando la margherita Garantievertrag e fideiussione omnibus in Cassazione, e di G. Tacci, Tutela del credito e validità della fideiussione omnibus Cass. 8.8.1988, n. 4871 Cass. 1.8.1987, n. 6656 Cass., 7.3.1984, n. 1572 Cass. 31.8.1984, n. 4738 Cass. 5.1.1981, n. 23 Cass. 6.2.1975, n. 438 Cass. 15.1.1973, n. 118. La tesi giurisprudenziale risulta condivisa in dottrina dalla maggior parte degli autori cfr. MOLLE, I contratti bancari, in Trattato di diritto civile e commerciale diretto da Cicu e Messineo, Milano 1983, p. 244 BENATTI, Il contratto autonomo di garanzia, in Banca, borsa e titoli di credito, 1982, I, p. 171 RAVAZZONI, La fideiussione generale, ibid., 1980, I, p. 278 FRAGALI, La fideiussione generale, ibid., 1971, I, p. 321 . ixTrib. Roma 27 maggio 1985, BBTC, 1986, II, 593 x Nel senso della nullità della fideiussione bancaria omnibus per l'assoluta indeterminatezza dell'oggetto, v. App. Milano, 18.7.1990 App. Milano, 10.2.1989 App. Milano, 4.10.1988 Trib. Savona, 28.3.1988 Trib. Ferrara, 4.11.1987 Trib. Milano, 11.6.1986 Trib. Piacenza, 4.5.1985 Trib. Roma, 27.5.1981. In dottrina, nello stesso senso, v. STOLFI, In tema di fideiussione per debiti futuri, in Riv. dir. comm., 1971, I, 225 Id., In tema di fideiussione generale, in Riv. dir. civ., 1972, I, 529 DI AMATO, Sulla fideiussione per obbligazione futura, in Giust. civ., 1973, I, 1548 VALCAVI, Se ed entro quali limiti la fi-deiussione omnibus sia invalida, in Foro it., 1985, I, 507. xi La distinzione tra fideiussioni chiuse e aperte e di A. DOLMETTA, Fideiussioni chiuse e legge sulla trasparenza una massima della Cassazione, in Banca, borsa, ecc., 1993, II, 240. xii Di assoluto rilievo, FALZEA, voce Efficacia giur, in Enc. dir, XIV, Milano, 1965, 469, per il quale nei fenomeni giuridici le situazioni da considerare sono in linea di massima situazioni temporali e senza dubbio il tempo ha in esse una speciale importanza FURGIUELE, voce Diritti acquisiti, in Digesto disc priv, sez civ, V ,Torino, 1989, p. 372 xiii Cosi' VALCAVI, Sulla nullità ope legis delle fideiussioni omnibus e sulle relative conseguenze, nota a Cass. 11.7.1991, cit JACUANELLO BRUGGI, La fideiussione omnibus fra recente passato e prossimo futuro, nota a Cass. 17.10.1991, n. 10945, in Giur. it., 1992, I, 1, 1305. xiv V. Cass. 19.3.1993, n. 3291, in questa Rivista, 1993, 692 con nota adesiva di MARICONDA in Giust. civ., 1994, I, 1387, con nota adesiva di PETRUCCI e in Foro It., 1993, I, 2171, con nota contraria di VALCAVI Cass. 3.3.1994, n. 2115 Trib. Como, 27.11.1992, in Giust. Civ., 1993, I, 1657, con nota di CAPUTO Trib. Trani, 27.10.1992 Trib. Roma, 7.12.1993 Trib. Terni, 11.1.1994, in Rass. Giur. Umbra, 1994, 374, con nota di SASSI Cfr. Cass. 22.10.1981, n. 553, in Giust. civ., 1981, I, 2183 Cass. 15.11.1984, n. 5785 Cass. 12.7.1986, n. 4526 Cass. 6.3.1992, n. 2740, in Giur. it., 1993, I, 1, 382, con nota di Nogler, sull'uso dell'interpretazione autentica e delle leggi retroattive in materia previdenziale GUAGLIONE, Fideiussione omnibus e determinabilità per relationem del suo oggetto, nota a Cass. 11.3.1996 numero , in Corriere Giur., 1996. In senso conforme, anche MARICONDA, L'irretroattività dell'articolo10 legge 154/92, in Corr. Giur., 1993, p.695 RAVAZZONI, Fideiussione e rapporti in corso, in I contratti, 1993, p.563. In generale, sulla portata 'interpretativa' di una norma di legge Cass. 20.5.1982, numero , in Giur. it., 1982, I., c.1718, che l'ammette solo quando non ha un significato autonomo ed esaustivo in sé e per sé considerata, ma acquista senso e significato solo nel collegamento e nella integrazione con precedenti disposizioni di cui fissa la portata senza sostituirla Cass. 19.3.1993 n. 3291, in Corr Giur, 1993, p. 692 Cass. 3.3.1994 n. 2115. Nello stesso senso, anche la Giurisprudenza di merito tra tutti, Trib. Como, 27.11.1992, in Giust civ.,1993, I, p. 1657 Trib. Trani, 27.10.1992 Trib. Roma 7.12.1993. xv Più volte la Cass. ha ribadito il carattere irretroattivo, così Cass. 25.8.1992, n. 9839, in Vita Notar., 1994, 700, con nota di PANZIRONI Cass. 21.4.1993, n. 4680 Cass. 24.7.1993, n. 8291 Cass. 3.3.1994, n. 2115 Cass. 20.10.1994, n. 8582 Cass. 10.4.1995, n. 4117 Cass. 29.8.1995, n. 9099. xvi cfr. Cass. 654/03 611/03 13823/02 6258/02 15202/00 8176/99 9758/98 7603/97 4117/95 3291/93 3003/93 xvii Chiaramente distinguono il fenomeno transitorio dell'applicazione immediata della nuova legge sia dalla retroattività della nuova legge che dalla sopravvivenza della vecchia ROTONDI, nella Prefazione a G. Pace, Il diritto transitorio con particolare riguardo al diritto privato, Milano, 1944, XX GIULIANI, Le disposizioni sulla legge in generale gli articoli da 1 a 15, in Trattato dir. priv. diretto da Rescigno, 1, I, Torino, 1982, p.244 BIGLIAZZI GERI-BRECCIA-BUSNELLI-NATOLI, Diritto civile,1.1, Norme, soggetti e rapporto giuridico, Torino, 1986, p.53 Cass. 11.7.1975 numero , in Giust. Civ., 1975, I, p.1233 ss CAPONI, La nozione di retroattività della legge, in Giur.Costituzione,1990, pp.1355 ss xviii Si veda a tal proposito, Cass. n. 9839 del 1992 Cass. n. 3291 del 1993 Cass. n. 6897 del 1993 Cass. n. 4680 del 1993 Cass. n. 8291 del 1993 xix Pubblicata in Giur. it., 1998, p.3 G. LOMBARDI, La Corte costituzionale si pronuncia sulla dibat-tuta questione della fideiussione omnibus , in Corriere giur., 1998, 36. xx Ord. pubblicata in Foro it , 1996, I, p.1834. xxi Per maggiore chiarezza la decisione in commento, facendo proprie le parole della Corte Costituzionale stabilisce che la diversità di disciplina tra fideiussioni prestate prima o dopo l'entrata in vigore della l. 154 del 1992 non configura alcuna ingiustificata disparità di trattamento di situazioni identiche, ma rispecchia, piuttosto, la diversa qualificazione degli atti, nel tempo, da parte del legislatore, il quale, nel dettare una nuova regola attinente ad un requisito del contratto non travolge gli obblighi già sorti in base alla normativa precedente . xxii cfr. Cass. 6171/03. si vedano anche nello stesso senso, Cass. n. 15024 del2000, Cass. n. 6258 del 2002, Cass. n. 12140 del 2002, Cass. n. 611 del 2003 Cass. n. 6171 del 2003, Cass. n. 16705 del 2003 Cass. n. 18234 del 2003 per ultimo Cass. n. 4092 e 4093 del 2005 In dottrina si veda, BIGLIAZZI GERI -BRECCIA -BUSNELLI -NATOLI, op. cit, p. 53 DOLMETTA, Per l'equilibrio e la trasparenza nelle operazioni bancarie chiose alla legge n. 154/92, in Banca, borsa e tit. cred., 1992, I, p. 393 DONISI, In tema di nullità sopravvenuta del negozio giuridico, in Riv. trim. dir. e proc. civ., 1967, p. 758, il quale ammette la nullità sopravvenuta per i negozi di durata e ad effetti differiti, tra i quali vanno annoverate rispettivamente la fideiussione omnibus e quella di cui all'articolo 1936 Cc GIULIANI, op. cit., p. 244 LA VALLE, Successione di leggi, in Noviss. dig. it., XVIII, Torino, 1971, p. 640 VALCAVI, Sulla nullità ope legis delle fideiussioni omnibus e sulle relative conseguenze, in Foro it., 1992, I, comma . xxiii In tal senso Trib. Napoli, 8 marzo 1994, in Giur. di merito, p. 605 in Dottrina DOLMETTA, op. cit., p. 394. xxiv Si veda GIULIANI, op. cit., p. 243 BISCONTINI, Fideiussione omnibus, in I contratti, 1/95, p. 112, cui vanno attribuite le parole virgolettate. In giurisprudenza, Trib. Como, 27.11.1992, in Giust. Civ., 1993, I, p. 1667 con nota di CAPUTO Trib. Trani, 27.10.1992 Trib. Roma, 7.12.1993 Trib. Milano, 20.4.1995. xxv Cass. 25 agosto 1992, n. 9839, in Banca, borsa e tit. cred., 1993, II, p. 237 Cass. 19 marzo 1993, n. 3291, in Corr. Giur., 1993, p. 692 con nota adesiva di MARICONDA Cass. 22 giugno 1993, n. 6897, in Giust. civ. mass., 1993, p. 1060 Cass. 3 marzo 1994, n. 2115 Cass., 11 marzo 1996, n. 4444, pubblicata in Corr. Giur., 1996 con nota di GUAGLIONE, Fideiussione omnibus e determinabilità per relationem dell'oggetto in dottrina GIULIANI, op. cit., p. 243 BISCONTINI, Fideiussione omnibus, in I contratti, 1/95, p. 112, cui vanno attribuite le parole virgolettate nella giurisprudenza di merito si veda trib. Como, 27.11.1992, in Giust. Civ., 1993, I, p. 1667 con nota di CAPUTO Trib. Trani, 27.10.1992 Trib. Roma, 7.12.1993 Trib. Milano, 20.4.1995. xxvi In tal senso v., in giurisprudenza, Trib. Napoli, 8.3.1994, in Giur. di Merito, 1994, 605 e, in dottrina, DOLMETTA, Per l'equiparazione e la trasparenza nelle operazioni bancarie critiche alla legge n. 154/1992, in Banca, borsa e tit. cred., 1992, 1, 394. xxvii Sostiene questa tesi, in materia di fideiussione omnibus, FRANZONI, Fideiussione omnibus e jus superveniens, in Contratto e impresa, 1993, p. 428 il quale, relativamente all'alternativa di applicare il rimedio dell'impossibilità della prestazione osserva che nuova formulazione dell'articolo 1938 Cc non presenta i caratteri del factum principis . xxviii V. Cass. 15.3.1991, n. 2790, in Foro. it., 1991, I, 2060 Cass. 18.3.1991, n. 2890, in Banca, borsa ecc., 1992, II, 13. Cass. 6.4.1992, n. 4208 Cass. 6.8.1992, n. 9394 Cass. 22.6.1993, n. 6897 Cass. 28.3.1994, n. 3003 Cass. 29.8.1995, n. 9099. In dottrina v., al riguardo, DI MAIO, Clausola omnibus nella fideiussione e parametri valutativi, in Contratto e Impresa, 1991, 19 ss. A. NIGRO, Corretto esercizio del credito e fideiussione omnibus , in Dir. banc., 1991, 210 ss. MEO, Note minime sulla recente giurisprudenza della Corte di cassazione in tema di fideiussione omnibus , ibid., 1991, 281 ss VALCAVI, Sulla nullita' ope legis delle fideiussioni omnibus e sulle relative conseguenze, nota a Cass. 11.7.1991, in Foro it., 1992, I, 791. Di contro sulla inadeguatezza del principio di buona fede a proteggere il fideiussore, in Giur. it., 1990, I, 1, 624 GAZZONI, Manuale del diritto privato, Napoli, 1992, 1187. xxix V., in particolare, C.D. EHLERMANN, L'huile. et le sei le secteur bancaire et le droit européen de la concurrence, in Rev. trim. droit eur., 1993, 457 R. GREAVES, EC Competition law banking and insu-rances services, Chancery Law Publishing, Londra, 1992 B. Soust-RouBI, Droit bancaire européen, Dalloz, Parigi, 1995 J. BIANCARELLI, L'application du droit communautaire de la concurrence au secteur financier banque et assurance , in Gaz. Pal., 1991, 247 F. PoMBo, EU antitrust law in the area of financial services, in Fordham Corp. Law Inst., 1996, 397. In ambito nazionale, v., per tutti, L.C. UBERTAZZI, Imprese bancarie e diritto comunitario antitrust, in L.C. UBERTAZZI a cura di , La concorrenza bancaria, 1985, 135 ID., Concorrenza e norme bancarie uniformi, 1986, nonché, Diritto nazionale antitrust ed imprese bancarie, in FRIGNAMI, PARDOLESI, PATRONI GRrr'i, UBERTAZZI a cura di , Diritto antitrust italiano, 1993, Il, 1053. xxx CGCE, sez. VI, sentenza del 21 gennaio 1999, cause riunite C-215/96 e C-216/96, in Foro It., 1999, fascomma , pt. IV, p. 130-138, con commento di S. Bastianon, La fideiussione 'omnibus', il diritto antitrust e l'araba fenice, nota a Corte giust. Cee, 21 gennaio 1999, C-215/96 e C-216/96. xxxi Si veda a tal proposito Corte di Giustizia 17 luglio 1997, causa c-219/95, Ferriere Nord/Commissione, in Raccolta, 1997, I, 4411 29 ottobre 1980, cause riunite 209/80, 215/78 e 218/78, Heintz van Landewyck/Commissione, in Foro it., Rep. 1983, voce Comunità europee, n. 248. xxxii Provvedimento n. 55 del 22 maggio 2005 ABI - Condizioni generali di contratto per la fideiussione a garanzia delle operazioni bancarie - 7 -

Cassazione - Sezione terza civile - sentenza 7 novembre 2005-26 gennaio 2006, n. 1689 Presidente Fiduccia - Relatore Frasca Pm Patrone - parzialmente conforme - Ricorrente B.A. ed altri - Controricorrente Credito Artigiano Spa Svolgimento del processo 1. Su istanza del Credito Artigiano Spa, il Presidente del Tribunale di Milano il 18 ottobre 1995 emetteva decreto ingiuntivo nei confronti di Bo. Al. nella sua qualità di fideiussore della Edi 2000 Srl, per l'importo di novanta milioni di lire, relativamente a tutte le obbligazioni derivanti da operazioni di qualsiasi natura, compreso lo sconto lo la negoziazione di titoli cambiari, garanzia nella specie fatta valere in riferimento ad un'operazione cambiaria per lire duecentocinquanta milioni, correlata all'esecuzione di un piano di rientro concordato con la debitrice principale. Contro il decreto il B. proponeva opposizione, che veniva rigettata dal Tribunale con sentenza del 29 ottobre 1999. Contro la sentenza proponevano appello avanti alla Corte d'appello di Milano B.C.M., L. e B.A., eredi dell'ingiunto, dolendosi anzitutto del fatto che il Tribunale avesse ritenuto inapplicabile alla fattispecie la normativa di cui alla legge 154/92 in ragione della pretesa sua irretroattività e sostenendo che invece lo schema negoziale della fideiussione per obbligazioni future stipulata dal de cuius, pur essendo stato pattuito il 14 ottobre 1991, si ora perfezionato, realizzato e collocato al di là dell'entrata in vigore della nuova legge, soltanto con la nascita dell'obbligazione cartolare relativa a nove effetti cambiari, cioè il 6 agosto 1992, e, quindi, nel vigore della [citata] legge, di modo che doveva. ritenere invalida la preventiva rinunzia all'autorizzazione di ulteriori affidamenti originariamente sottoscritta dal nonché l'obbligazione omnibus da lui prestata. In secondo luogo, gli appellanti lamentavano che il Tribunale, sia nella fase monitoria, sia nella fase di opposizione, aveva erroneamente applicato a favore del Credito Artigiano il principio dell'inversione dell'onere della prova, caratterizzante i rapporti fra emittente e prenditore di un titolo di credito In forza della c.d. astrazione processuale, mentre esso non poteva trovare applicazione nei riguardi dei terzi estranei all'obbligazione cartolare. In terzo luogo gli appellanti si dolevano che il primo giudice avesse del tutto trascurato la valutazione della conformità a correttezza e a buona fede del -comportamento dell'Istituto di Credito, che aveva erogato ad un debitore insolvente, che poco dopo, era decaduto -dal termine ed era fallito, un affidamento di 250 milioni di 'lire, senza avvisare il fideiussore nonostante le precedenti rimostranze del medesimo. Con sentenza del 9 novembre 2001 la Corte d'appello di Milano rigettava l'appello con gravame delle spese a carico degli appellanti. 2. La sentenza, per quanto ancora in questa sede interessa ha escluso l'operatività della modifica normativa dell'articolo Cc disposta dalla legge 154/91 sulla base dei principi di diritto affermati dalla sentenza 9534/93 di questa Corte quanto al carattere innovativo e pertanto non retroattivo della legge quanto al punto relativo -alla validità della clausola di dispensa della banca, d all'onere di conseguire specifica autorizzazione del fideiussore per nuove concessioni di credito, sulla base di quelli sostenuti dalla sentenza 9719/92 di questa corteo ritenendo in conseguenza che l'applicabilità della nuova normativa si dovesse correlare al momento del rilascio della fideiussione e non potesse, invece, essere riferita a quello del perfezionamento dello sconto cambiarlo, poiché le posizioni di debito-credito trovavano la loro fonte ed. il loro regolamento nel contratto di fideiussione, e quindi, in un momento antecedente l'entrata in vigore della modifica normativa. La sentenza impugnata ha, inoltre, escluso la violazione del canone di correttezza e buona fede nella esecuzione del contratto, in quanto mancava la prova sia della commissione da parte dell'istituto creditore di atti ispirati all'intento di recare pregiudizio al fideiussore, ala di comportamenti non ispirati a schiettezza nel senso della solidarietà sociale , sia della estraneità dell'operazione in relazione alla quale era stata azionata la pretesa di garanzia, mentre l'esistenza del detto collegamento doveva presuntivamente ritenersi dimostrata, giacché lo sconto degli effetti era stato effettuato nel confronti di un soggetto già affidato e con il proposito di pianificare un progressivo rientro dall'utilizzo del fido per elasticità, di cassa. 3. Contro questa sentenza hanno proposto ricorso per cassazione affidato a tre motivi A. e B.L. nell'asserita qualità eredi di Bo.Al. e di B.C.M.P. L'intimata Credito Artigiano Spa non ha resistito, ma un suo difensore munito di procura speciale è comparso all'udienza ed ha partecipato alla discussione. Motivi della decisione 1. Con il primo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione del combinato disposto dell'articolo 1956 Cc nel tento modificato dalla legge 154/92, in relazione agli articoli 11 e 15 disp. prel. Cc articolo 360 n. 3 Cpc . Il motivo viene illustrato assumendosi che le decisioni di questa Corte invocato dalla sentenza impugnata concernevano cani diversi da quello oggetto di giudizio e precisamente casi in cui l'obbligazione principale era già venuta ad esistenza, la fideiussione era già scaduta, e persino il procedimento giudiziario era iniziato prima della novella . Viceversa, la giurisprudenza di questa Corte avrebbe ammesso l'applicabilità della la nuova norma nell'ipotesi in cui l'obbligazione principale sia corta dopo l'entrata in vigore della legge 154/92 e la sentenza impugnata di ciò non avrebbe tenuto conto. Con il secondo motivo si denuncia. violazione degli articoli 2697, 1999 e 2727 Cc in relazione all'articolo 360 n. 3 Cpc, nonché motivazione insufficiente circa un punto decisivo ricorso alle presunzioni della controversia articolo 360 n. 5 Cpc . La Corte territoriale avrebbe erroneamente ritenuto l'inversione dell'onere della prova onorando gli appellanti della prova della estraneità della operazione al rapporto bancario, mentre l'onere di provare la riferibilità del debito cambiario per cui ere stata azionata la garanzia al rapporto garantito dalla fideiussione ora a carico della banca tenuto conto che la natura del rapporto sottostante le cambiali ora cosa nota ad essa ed agli emittenti, ma non poteva,essere conosciuta dal fideiussore. Inesattamente la sentenza impugnata avrebbe applicato al fideiussore l'articolo 1988 Cc, che invece dispensa dalla prova del rapporto fondamentale solo nei confronti del promettente e non del terzo. Viene quindi criticato il ragionamento presuntivo con cui la sentenza impugnata ha comunque ritenuto dimostrato il collegamento dell'operazione di sconto al rapporto di garanzia, in ragione del fatto che essa venne effettuata nel riguardi di un soggetto già affidato e con il proposito di pianificare un progressivo rientro dall'utilizzo del fido per elasticità di cassa. Si assume preliminarmente che solo dalla motivazione emergerebbe per la prima volta tale proposito, che invece sarebbe assente dal quadro probatorio esaminato dai giudici di merito, onde la motivazione sarebbe lacunosa, là dove ha fatto applicazione della prova presuntiva, atteso che la motivazione che si fondi su tale prova per essere appagante dovrebbe svolgere un ragionamento logico induttivo di una tale concludenza da non lasciar dubbi sulla verità del fatto accertato, mentre la Corte territoriale avrebbe desunto un fatto/contratto ignoto lo sconto bancario da un altro fatto parimenti non noto la appartenenza di una obbligazione cartolare sottoscritta da più persone al rapporto bancario del debitore principale che si pretendo di garantire giungendo a presumere persino il motivo di tale atto fine di pianificare etc. . Tale modus procedendi sarebbe tanto più grava, in quanto utilizzato nei confronti di un terzo estraneo sia al rapporto cartolare, ala a quello bancario. Inoltre si sarebbe fatta applicazione di una praesumptio de preasumptio con totale omissione di quella analitica ed esaustiva descrizione degli elementi assunto a fonte della presunzione utilizzata per fondarne un'altra, che invece sarebbe necessaria, ove la praesumptio si consideri ammissibile. Con il terzo motivo si denuncia violazione dei doveri di correttezza e buona fede di cui agli articoli 1175 e 1375 Cc , in relazione all'articolo 360 n. 3 cod. proc. civ, assumendo che l'applicazione dei principi di. correttezza e buona fede che erano stati invocati e che debbono ispirare il comportamento del creditore e del debitore sarebbe stata negata dalla Corte territoriale pur in presenza di emergenze probatorie da cosa stessa richiamate telegramma di rimostranze del B. . In particolare, il giudice d'appello avrebbe respinto il relativo motivo di appello affermando che con il suddetto telegramma, prodotto in giudizio, il B. si era limitato a chiedere informazioni ma non aveva espresso alcuna dichiarazione di revoca della garanzia a suo tempo prestata c/o dissenso sull'opportunità di ulteriore assistenza finanziaria in favore della socio garantita ed avrebbe erroneamente escluso la lezione di quei principi per il fatto che non era -stata fornita la prova della commissione di atti ispirati al proposito di recare pregiudizio al fidejussore e/o anche di comportamenti non ispirati a schiettezza e senso della solidarietà sociale. Peraltro, dopo tale assorto il motivo viene illustrato soltanto asserendo che conserverebbero validità le osservazioni contenute nel motivo di appello la violazione dell'obbligo di buona fede ed, in particolare, quelle relative agli orientamenti giurisprudenziali di legittimità che richiamavano, anche sotto il vigore della vecchia formulazione dell'articolo 1956 Cc, al rispetto del canoni di buona fede e correttezza contrattuali . Quindi, si richiamano una serie di precedenti di questa Corte in proposito, senza, però, in alcun modo indicare la loro pertinenza alla fattispecie oggetto di giudizio. 2. Il primo motivo di ricorso è fondato ed il suo accoglimento assorbe gli altri. La sentenza impugnata dà atto che l'obbligazione, a garanzia della quale il dante causa iure hereditatis degli attuali ricorrenti - sulla base di una garanzia fideiussoria rilasciata il 14 febbraio 1001 e relativa a tutte le obbligazioni derivanti da operazioni di qualsiasi natura, compreso lo sconto o la negoziazione di titoli cambiari - venne convenuto per prestare la garanzia, è sorta in data 6 agosto 1992, allorché venne perfezionata un'operazione cambiaria per lire 250.000.000 In esecuzione di un piano di rientro concordato tra il cliente, cioè Il debitore garantito, e la banca qui, resistente. A quella data, in forza della disposizione dell'articolo 11 della legge 154/92, ora già divenuta efficace la norma dell'articolo 10 della stessa legge, che aveva disposto la sostituzione dell'articolo 1938 Cc e l'aggiunta di un secondo coma all'articolo 1956 Cc. Infatti, il citato articolo 11 aveva disposto che la norma dell'articolo 10 insieme ad altre della legge 154/92 divenisse efficace centoventi giorni dopo l'entrata in vigore della legge 154/92, che, in ragione della sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. il 24 febbraio 1992, avvenne l'11 marzo 1992, di modo che lo scadere del centoventesimo giorno ebbe luogo il 9 luglio 1992 e, quindi, prima della nascita della obbligazione riguardo alla quale venne azionata la garanzia fideiussoria. 2.1. Ora,. la sentenza impugnata, pur trovandosi a giudicate di una pretesa verso, il garante concernente un'obbligazione della società garantita sorta dopo l'entrata in vigore del comma 2 dell'articolo 1956, ha ritenuto di escluderne l'applicazione alla vicenda oggetto di lite invocata dal garante ed ora dai suoi eredi, assumendo l'irretroattività della modifica legislativa di cui all'articolo 10 citato e, quindi, l'inapplicabilità del principio espresso dal suddetto comma 2, nel senso della invalidità della preventiva rinunzia del fideiussore per obbligazione futura ad avvalersi della liberazione prevista dal comma 1 della norma. Nel motivare il suo assunto le sentenza impugnata ha invocato la irretroattività della legge 154/92, assumendo che essa sarebbe stata sancita da una pronuncia di questa Corte, la 9534/93, ma lo ha fatto erroneamente, come sostengono a giusta ragione i ricorrenti. Invero, Cassazione 9534/93 non è in alcun modo idonea a sorreggere il rifiuto della Corte territoriale di applicare il comma 2 dell'articolo 1956 alla fattispecie oggetto del presente giudizio. Infatti, nel sancire l'irreotroattività della legge 154/92 peraltro ribadendo quanto affermato da precedenti decisioni Cassazione 9839/92 3291/93 6897/93 4680/93 8291/93 . Detta decisione escluse che, in presenza di un rapporto fideiussorio ombibus per obbligazioni future stipulato anteriormente all'efficacia della disposizione dell'articolo 10 della legge e, quindi degli articoli 1938 e 1956 nei testi da esso novellati , questa disposizione, in quanto non assistita da previsione di retroattività e, d'altro canto, priva di natura di interpretazione autentica, potesse giustiziare una sorta di nullità sopravvenuta fin dall'origine delle clausole contrattuali difformi dai precetti sanciti dalle due disposizioni innovative contenute nei rapporti fideiussori insorti anteriormente al momento di quella efficacia, in modo da impedire che le pretese di garanzia già insorte in forza di dette clausole per effetto della nascita dell'obbligazione principale potessero continuare ad avere corso sulla base di esse. Questo e soltanto questo è il senso della decisione invocata dalla sentenza impugnata, che si trovò a scrutinare, come del resto numerose altre di questa Corte negli anni successivi così come quelle sopra citate precedenti , fattispecie nelle quali venivano all'attenzione controversie, nelle quali si discuteva di pretese di garanzia fondate su rapporti fideiussori esauritisi quanto alla durata prima dell'entrata in vigore delle innovative norme suindicate ancorché sub iudice, ovvero su pretese di garanzie fondate su rapporti fideiussori ancora in corso in quel momento, ma sorte prima si esso, nel senso di correlarsi ad obbligazioni del garantito già venute ad esistenza anteriormente. 2.2. Tali decisioni, viceversa, non affrontarono in alcun modo il problema della applicabilità delle due norme innovative a rapporti fideiussori pendenti al momento della loro efficacia, ma relativamente a pretese di garanzie corte successivamente, cioè riguardanti obbligazioni del garantito nate dopo quell'efficacia. Tale problema venne affrontato invece da Corte costituzionale 204/97, la quale, nello scrutinare, con riferimento agli articoli 3 e 47 comma 1, Costituzione, la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 1938 Cc, come sostituito dall'articolo 10 legge 154/92 Norme per la trasparenza delle operazioni e dei servizi bancari e finanziari là dove, disciplinando la fideiussione per obbligazioni future con previsione dell'importo massimo garantito, non prevede tale limite anche per le fideiussioni prestate prima dell'entrata in vigore 9 luglio 1992 della legge di riforma, ne ritenne l'infondatezza, in quanto - posto che l'innovazione legislativa, che stabilisce la nullità delle fideiussioni per obbligazioni future senza limitazioni di importo, non tocca la garanzia per le obbligazioni principali già sorte, ma esclude che si producano ulteriori effetti e che la fideiussione possa assistere obbligazioni principali successive al divieto di garanzia senza limiti - la diversità di disciplina tra fideiussioni prestate prima o dopo l'entrata in vigore della legge 154/92 non configura alcuna ingiustificata disparità di trattamento di situazioni identiche, ma rispecchia, piuttosto, la diversa qualificazione degli atti, nel tempo, da parte del legislatore, il quale, nel dettare una nuova regola attinente ad un requisito del contratto, non travolge gli obblighi già sorti in base alla normativa precedente. In tal modo, il Giudice delle leggi, decidendo sulla portata della innovazione all'articolo 1938, ma affermando un principio estensibile certamente per eadem ratio a quella dell'articolo 1956, prospettò un'interpretazione di quella portata rispetto ai rapporti fideiussori esauriti ed ancora sub iudice o pendenti cioè in corso al momento della efficacia delle due norme del tutto conforme alla norma del comma 1 dell'articolo 11 delle preleggi al Cc, secondo cui la legge non dispone che per l'avvenire e non ha effetto retroattivo. 2.3. Infatti, la prescrizione di cui all'articolo 19565 sostituito, in punto di necessaria previsione dell'importo massimo garantito nel caso di prestazione di garanzia fideiussoria per un'obbligazione fugura, concentrandosi nella imposizione con norma imperativa di un contenuto necessario di siffatta specie di fideiussione, per essere intesa - in mancanza di una espressa previsione di retroattività - in modo conforme all'articolo 11 delle preleggi, cioè nel senso di disporre solo per l'avvenire, non poteva che trovare applicazione a questi due casi a in primo luogo, a rapporti contrattuali di fideiussione stipulati dopo la sua efficacia e che, quindi, ad essa dovevano conformarsi al momento dell'insorgenza del vincolo fideiussorio, venendo in tal modo il precetto della norma ad esplicare la sua efficacia di limite all'autonomia contrattuale delle parti al momento della sua realizzazione b in secondo luogo, con riferimento a rapporti contrattuali fideiussori già pendenti, ma esclusivamente in riferimento alla forza regolatrice del contratto diretta ad estrinsecarsi successivamente alla data di efficacia della nuova disposizione, cioè, essendo l'efficacia di una clausola, diretta ad escludere l'esistenza del massimo garantito ed inserita dalle parti all'atto della stipula di quelle fideiussioni, apprezzabile verso l'avvenire solo riguardo all'insorgenza a carico del garantito di obbligazioni dopo di essa, esclusivamente riguardo a tali obbligazioni. Relativamente al caso dei rapporti fideiussori in corso, infatti, ipotizzare che la forza regolatrice della clausola del contratto fideiussorio difforme dall'articolo 1956 Cc novellato per il periodo antecedente e, quindi, la loro idoneità a giustificare la nascita del vincolo fideiussorio in assenza di massimo garantito, potesse essere disciplinata dalla nuova norma, in relazione ad obbligazioni del garantito già sorte prima della sua entrata in vigore, implica automaticamente il far disporre alla norma per il passato, cioè in relazione ad una vicenda già verificatasi id est di avvenuta estensione dell'obbligazione fideiussoria per la nascita dell'obbligazione principale a nulla rilevando che i suoi effetti id est gli effetti della sua invocazione fossero ancora sub iudice al momento dell'entrata in vigore dell'articolo 1956 Cc o addirittura lo fossero divenuti dopo quel momento essendo state portate avanti al giudice dopo di esso . 2 4. Allo stesso modo, per ciò che attiene alla introduzione della norma imperativa sancente l'invalidità della preventiva rinuncia al beneficio della liberazione, di cui all'articolo 1956, comma 1 Cc, l'applicazione dell'articolo 11 preleggi, oltre a comportare l'applicabilità della norma, come precetto imposto in sede di conclusione della fideiussione, alle fideiussioni stipulate successivamente alla sua efficacia, in relazione alle fideiussioni in corso, nelle quali fosse stata convenuta all'atto della loro stipulazione la preventiva rinuncia, mentre non poteva comportare la invalidità di quelle clausole ab origine, ove esse avessero già operato, escludendo quindi la liberazione del fideiussore per fatti specie di concessione di credito al debitore da parte del creditore non rispettose del precetto di cui al comma 1 succitato, che si fossero verificate prima dell'efficacia del nuovo comma 2 fossero esse già sub iudice o lo fossero di venute dopo quel momento , poteva e doveva, comportare, invece, quella invalidità. e, quindi, la loro inoperatività, relativamente a fatti specie di concessione di credito successive al verificarsi di quella efficacia. Infatti, l'applicazione del comma 2 nella prima delle ultime due ipotesi sarebbe dovuta avvenire in violazione dell'articolo 11 citato, cioè riguardo ad un fatto verificatosi prima dell'entrata in vigore del comma 2 dell'articolo 1956, tale essendo l'insorgenza di un'obbligazione del debitore senza preventiva autorizzazione del garante ai sensi del comma 1 di tale norma, legittimata da una clausola di rinuncia preventiva ad avvalersi della liberazione, sanzionata di invalidità invece innovativamente dal suddetto comma 2. L'effetto concreto della clausola convenzionale cioè di rendere legittima la rinunzia preventiva , infatti, in tal caso si è già verificato, in ragione dell'insorgenza dell'obbligazione garantita prima dell'entrata in vigore della nuova norma e, postulare la sostituzione di detta clausola con la previsione del comma 2 citato e far dispiegare a quest'ultima effetti riguardo a quell'effetto concreto avrebbe comportato l'applicazione di detta norma ad un fatto già verificatosi e, quindi, retroattivamente. Viceversa, l'applicazione del comma 2 dell'articolo 1956, una volta divenuto efficace, all'insorgenza di un'obbligazione del debitore senza la detta autorizzazione in relazione ad un contratto fideiussorio pendente al momento di quella efficacia e contenente clausola di rinunzia preventiva ad avvalersi della liberazione, era ed è rispettosa dell'articolo 11, perché comporta l'applicazione della norma ad un fatto costituito dall'insorgere dell'obbligazione e dal possibile dispiegare in relazione ad esso dell'efficacia della clausola di rinunzia , che si verifica successivamente alla sua vigenza. In questo caso l'efficacia regolatrice della clausola la forza di legge fra le parti, cui allude l'articolo 1372 comma 1 Cc si deve estrinsecare con riferimento ad una vicenda concreta riconducibile sotto il regolamento contrattuale che accade dopo l'entrata in vigore della nuova norma del comma 2 dell'articolo 1956 e, quindi, l'apprezzamento della conformità di detta efficacia a tale norma è pienamente consentanea al disporre della norma solo per l'avvenire in ossequio all'articolo 11. L'applicazione della norma dell'articolo 1956, comma 2 come dell'articolo 1938 Cc novellato in questo caso determina la sopravvenuta nullità della clausola difforme, in quanto, in generale, relativamente ad un rapporto contrattuale di durata, l'intervento nel corso di essa, di una nuova disposizione di legge diretta a porre, rispetto al possibile contenuto del regolamento contrattuale, una nuova norma imperativa condizionante l'autonomia contrattuale delle parti nel regolamento del contratto, in assenza di una norma transitoria che preveda l'ultrattività della previdente disciplina normativa non contenente la norma imperativa nuova, comporta che la contrarietà a quest'ultima del regolamento contrattuale non consente più alla clausola di operare, nel senso di giustificare effetti del regolamento contrattuale che non si siano già prodotti, in quanto, ai sensi dell'articolo 1339 Cc, il contratto, per quanto concerne la sua efficacia normativa successiva all'entrata in vigore della norma nuova, deve ritenersi assoggettato all'efficacia della clausola imperativa da detta norma imposta, che sostituisce per l'avvenire cioè per la residua durata del contratto la clausola difforme, relativamente agli effetti che il contratto dovrà produrre e non ha ancora prodotto ovvero - ed il caso della sostituzione dell'articolo 1938 con la previsione del massimo garantito - integra il contratto non prevedente la clausola imperativa . 2.5. Ora, la giurisprudenza di questa Corte, successivamente alla citata sentenza della. .corte Costituzionale e, peraltro, in una situazione che non l'aveva portata ad affrontare il problema da essa esaminato , si è conformata in tutta una serie di pronunce sia pure al principio da essa prospettato ed agli svolgimenti che sopra se ne sono tratti, affermando, dopo avere ribadito l'irretroattività delle innovazioni legislative più volte citate e l'esclusione del loro carattere di interpretazione autentica, che le norme degli articoli 1938 e 1956, comma 2, quali risultanti per effetto delle modifiche di cui all'articolo 10 della legge 154/92, sono applicabili ai rapporti fideiussori in corso al momento dell'entrata in vigore di tale legge relativamente alle obbligazioni principali garantite che siano sorte dopo di essa, imponendo la detta irretroattività ed insussistenza del carattere di interpretazione autentica soltanto l'esclusione dell'applicazione delle due novità normative alle obbligazioni di garanzia correlate ad obbligazioni principali sorte prima della vigenza delle stesse, ancorché i loro effetti o le vicende del loro svolgimento e di quello della stessa obbligazione di garanzia non si siano ancora esauriti e fossero ancora sub iudice al momento di quella vigenza ed anche se fossero state introdotte dopo. Si vedano, a partire da Cassazione 15024/00, che per prima si fece carico della citata sentenza della Corte costituzionale le seguenti ulteriori decisioni Cassazione 6258/02 12140/02 611/03 se si riferisce proprio alla norma del comma 2 dell'articolo 1956 Cc 6171/03 16705/03 18234/03, che si riferisce sia all'articolo 1938 che all'articolo 1956 4092/05 4093/05 . La sentenza impugnata, invece, là dove ha escluso l'applicabilità al rapporto oggetto di giudizio del comma 2 al rapporto oggetto di giudizio del comma 2 dell'articolo 1956 Cc nel presupposto della irretroattività della legge 154/92, espressamente dando rilievo alla disciplina normativa vigente al momento del rilascio della fideiussione e non a quello del perfezionamento dello sconto cambiario da cui sorse l'obbligazione principale riguardo alla quale venne fatta valere la garanzia fideiussoria e, quindi, al momento della nascita dell'obbligazione principale garantita , ha fatto erronea applicazione della disciplina della irretroattività di una disposizione impositiva di una norma imperativa rispetto ai contratti di durata, in quanto l'irretroattività comportava esclusivamente che la garanzia fideiussoria potesse essere invocata, nonostante l'inosservanza del comma 1 della norma dell'articolo 1956 Cc ed in forza della clausola di esonero dall'acquisizione del preventivo con senso ad operazioni di concessione di credito ai sensi di quella norma, esclusivamente riguardo ad obbligazioni principali sorte prima dell'efficacia del comma 2 dell'articolo 1956 9 luglio 1992 e non invece ad un'operazione determinativa dell'insorgere di un'obbligazione principale, come quella di cui è causa, pacificamente verificatasi dopo quell'efficacia. 2.6. La sentenza. impugnata va, dunque, cassata con rinvio ad altra Sezione della Corte meneghina. Il giudice di rinvio riesaminerà la controversia conformandosi al seguente principio di diritto Relativamente ai rapporti di fideiussione per obbligazioni future la cui durata era in corso alla data di efficacia della norma del comma 2 dell'articolo 1956 Cc, aggiunta dall'articolo 10 della legge 154/92, in virtù della corretta applicazione dell'articolo 11, comma 1 delle preleggi, detta norma, mentre non comporta la nullità sopravvenuta fin dalla nascita del rapporto contrattuale della clausola di rinuncia del fideiussore ad avvalersi della liberazione della garanzia ai sensi del comma 1 dell'articolo 1956, ove ne ricorrano i presupposti, con la conseguenza che la clausola, dovendo ritenersi valida ed efficace fino al momento dell'entrata in vigore del suddetto comma 2, è idonea ad escludere la liberazione del fideiussore riguardo alle obbligazioni principali sorte prima di quel momento, viceversa, determina la nullità sopravvenuta, con effetto da quel momento ed in forza dell'applicazione dell'articolo 1339 Cc, della clausola convenzionale stessa, con la conseguenza che l'esclusione della liberazione del fideiussore da tale clausola disposta, ove ricorrano i presupposti del citato comma 1, non può trovare giustificazione in essa, riguardo ad obbligazioni principali che siano sorte soltanto dopo quel momento . Come si è detto restano assorbiti gli altri motivi. Il giudice di rinvio regolerà le spese del giudizio di cassazione. PQM La corte accoglie il primo motivo di ricorso. Assorbiti gli altri motivi. Cassa e rinvia ad altra sezione della Corte di appello di Milano, anche per le spese del giudizio di cassazione.