Minori sottratti, niente arresto se il piccolo ha seguito il genitore (non affidatario) senza coercizione

Confermato l'annullamento del provvedimento restrittivo in quanto non configura il reato di sequestro di persona ma quello meno grave di sottrazione di persona incapace , delitto che non consente l'applicazione della misura cautelare

Il padre separato, non affidatario del figlio minore che vive con la madre, non può essere arrestato se porta via il ragazzino che lo segue senza costrizione in un Paese straniero. Lo sottolinea la Sesta sezione penale della Cassazione - con la sentenza 21401 depositata il 20 giugno e leggibile integralmente tra i correlati - che ha respinto il ricorso della Procura di Udine contro la scarcerazione, decisa dal Tribunale di Udine, di un papà che aveva portato in Messico per due anni la figlioletta che prima viveva in Friuli con la madre. L'uomo - Klaus N.- nel settembre 2003 era andato a trovare la piccola in vacanza con la mamma a Lignano Sabbiadoro. La bambina si era allontanata dall'albergo in tutta tranquillità e senza alcuna coartazione e aveva seguito il padre fino in Messico. Qui aveva regolarmente frequentato la scuola e condotto una vita assolutamente normale , fino a quando - su mandato della magistratura italiana - il padre, nel novembre 2005, dopo affannose ricerche venne arrestato dall'Interpol ed estradato nel Paese d'origine con l'accusa di sequestro di persona. Per l'uomo scattò la custodia cautelare, ma il provvedimento restrittivo fu presto annullato dai giudici dell'appello. Ora la Suprema Corte ha confermato la correttezza di quella decisione in quanto Klaus nel sottrarre la minore alla potestà della madre alla quale era affidata, non ha limitato la libertà personale della piccola ma ha soltanto leso il diritto dell'altro genitore esercente la potestà e quello della bambina a vivere nell'habitat naturale che le era stato assegnato . Ma tutto questo spiegano gli ermellini - stante la tranquillità con la quale la bambina aveva seguito Klaus - non configura il reato di sequestro di persona ma quello, meno grave, di sottrazione di persona incapace , delitto che non consente l'applicazione della misura cautelare . Di diverso parere era stato, invece, il sostituto procuratore generale della Cassazione, Antonio Mura, che aveva condiviso il ricorso del pm chiedendo l'annullamento con rinvio dell'ordinanza impugnata.

Cassazione - Sezione sesta penale cc - sentenza 17 maggio-20 giugno 2006, n. 21401 Presidente Oliva - Relatore Milo Pg Mura - Ricorrente Pg in proc. N. K. Fatto e diritto Il Tribunale di Trieste, con ordinanza 12 gennaio 2006, decidendo in sede di appello ex articolo 310 Cpp, in riforma del contrario provvedimento adottato, il precedente 9 dicembre, dal Tribunale dibattimentale di Udine, revocava la misura cautelare della custodia in carcere alla quale era stato sottoposto N. K., imputato del delitto di sequestro di persona, e ne disponeva l'immeditata liberazione. Va chiarito che il N., il 14 settembre 2003, in occasione di un incontro presso l'Hotel Bristol di Lignano Sabbiadoro con la sua ex moglie, P. M. B., e con la figlia minore V., nata dalla loro unione e affidata alle cure della madre, era riuscito a sottrarre la bimba e a portarla con sé in Messico, dove, dopo affannose ricerche, era stato rintracciato ed estradato in Italia, perché raggiunto dalla citata misure custodiale. Il N. era stato, quindi, tratto a giudizio dinanzi al Tribunale di Udine, per rispondere - tra l'altro - del delitto di sequestro di persona. Il giudice a quo riteneva che l'istruttoria dibattimentale sino a quel momento espletata aveva offerto elementi di maggiore chiarezza sulla vicenda e, in particolare, le testimonianze di L. R., dipendente dell'albergo, e del funzionario dell'Interpol, C. R., nonché la documentazione prodotta in giudizio avevano consentito di stabilire che la bimba si era allontanata in piena tranquillità dell'albergo, seguendo - senza alcuna coartazione - la sorella maggiore, e che in Messico aveva regolarmente frequentato la scuola e condotto un sistema di vita assolutamente normale, senza alcuna limitazione della sua libertà personale, intesa come libertà di locomozione, di movimento e non come diritto di vivere in un certo ambiente, sicché la condotta addebitata all'imputato andava ricondotta nel paradigma dell'articolo 574 Cp, che non consente l'applicazione della misura coercitiva. Ha proposto ricorso per cassazione il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Udine, lamentando l'inosservanza e l'erronea applicazione della legge penale, nonché il vizio di motivazione, sotto il profilo che non si era dato il giusto peso al fatto che la bimba era stata sottratta alla madre con inganno, era stata fatta sicuramente oggetto di pressioni psicologiche da parte del padre, era stata costretta a continui cambiamenti di abitazione e a usare false generalità, tanto che, una volta ritornata a vivere con la madre, era apparsa completamente trasformata nel carattere e nei comportamenti ha sottolineato, inoltre, il ricorrente che il giudice a quo non aveva preso in considerazione quanto emerso dall'esame neuropsichiatrico al quale la bimba era stata sottoposta e che aveva evidenziato aspetti particolarmente allarmanti della vicenda la piccola sarebbe stata costretta a subire insane esperienze sessuali col padre, indice ulteriore dello stato di soggezione fisica e psicologica al quale era stata ridotta. La difesa dell'imputato ha prodotto memoria datata 12 maggio 2006, con la quale ha sollecitato il rigetto del ricorso. Il ricorso non è fondato. Il sindacato di questa Sc in tema di provvedimenti cautelari deve limitarsi al riscontro dell'esistenza di una motivazione che rispetti i canoni logici, nel senso che sussista la coordinazione logica tra le varie proposizioni della motivazione e che siano e rispettate le norme del codice di rito in relazione alla sussistenza dei presupposti normativi per il mantenimento del provvedimento cautelare, essendo limitati i vizi denunciabili in sede di legittimità, quanto alla motivazione, alla mancanza o alla illogicità manifesta di questa. Ciò posto, osserva la Corte che il Tribunale distrettuale, facendo leva su una valutazione in fatto delle emergenze processuali sino ad ora acquisite, ha escluso, con motivazione immune da vizi logici, che l'imputato, nel sottrarre la minore alla potestà della madre alla quale era affidata, abbia limitato la libertà personale della medesima minore e ha ritenuto che abbia soltanto lesoli diritto dell'altro genitore esercente la potestà e quello della stessa figlia di vivere nell'habitat naturale che le era stato assegnato. Le modalità di sottrazione e di ritenzione della minore contro la volontà della madre, per come ricostruite, non consentono, allo stato, di ritenere configurabile il concorso tra il delitto di sequestro di persona e quello di sottrazione di persona incapace, apparendo realisticamente apprezzabile soltanto quest'ultima ipotesi criminosa. Il riferimento all'ipotesi di violenza sessuale di cui pure si sarebbe reso responsabile l'imputato e che è tutta da verificare nulla ha a che vedere con il fatto oggetto di contestazione e non può suggestivamente influenzare la valutazione di questo. Il ricorso va, pertanto, rigettato. PQM Rigetta il ricorso.