Giudice di pace, revocato l'incarico per leso prestigio

Per un prestito ottenuto da un'anziana signora conosciuta per motivi di servizio, un ex magistrato laico in servizio nel Torinese, è prosciolto da procedimento penale ma viene esonerato dal servizio

Se il giudice di pace prende soldi in contanti in prestito da una novantenne e senza alcun termine o accordo sulle modalità di rimborso è legittimo revocargli l'incarico. Del resto, lede il prestigio della funzione che svolge. A stabilirlo è stata la prima sezione del Tar Lazio con la sentenza 1539/06 depositata lo scorso 1 marzo e qui leggibile nei documenti correlati . I giudici capitolini hanno respinto il ricorso di un ex magistrato onorario in servizio presso la Corte di appello di Torino che si era visto revocare l'incarico dal ministero della Giustizia poiché aveva fruito di un prestito da parte di una novantenne che aveva conosciuto per ragioni di servizio. Ma non solo, la somma era stata erogata senza alcuna garanzia, in parte in contanti e senza alcun termine o accordo sulle modalità di rimborso. Il giudice di pace, inoltre, aveva restituito il prestito all'anziana signora solo dopo aver ricevuto un avviso di garanzia. La vicenda, tuttavia, era emersa a seguito di una denuncia che aveva provocato non poco clamore nella piccola località che era stata cornice inconsapevole dello scandalo. Quello che il magistrato onorario lamentava è che l'esito del processo penale era stato favorevole e quindi contestava le determinazioni assunte dal Consiglio superiore della magistratura. L'organo di autogoverno della magistratura ordinaria era, infatti, convinto che fosse venuto meno il necessario prestigio di cui necessariamente deve godere il giudice di pace. Per cui, almeno secondo il Csm e il Consiglio giudiziario, non restava che revocargli l'incarico. cri.cap

Tar Lazio - Sezione prima - sentenza 14 dicembre 2005-1 marzo 2006, n. 1539 Presidente de Lise - Relatore Savo Amodio Ricorrente Cascone Visto l'articolo 26 ultimo comma della legge 1034/71, come sostituito dall'articolo 9 della legge 205/00, il quale consente al giudice, nel caso in cui ravvisi, tra l'altro, la manifesta fondatezza o infondatezza del ricorso, di decidere con sentenza succintamente motivata Ritenuto che, nella specie, si versa nella situazione appena riferita, atteso che i motivi di doglianza risultano palesemente infondati in particolare - il provvedimento impugnato è stato emanato il 22 settembre 2004, quando il dott. Cascone era pleno iure nelle funzioni di giudice di pace pertanto, a nulla rileva, in punto di legittimità, la circostanza che il procedimento disciplinare fosse stato avviato quando ancora non era intervenuta la conferma nell'incarico per un ulteriore biennio - pur ammettendo che il Presidente della Corte d'appello di Torino, secondo quanto dichiarato dal ricorrente, avesse avuto notizia in data 22 settembre 2003 del fatto sanzionato, l'iscrizione nell'apposito registro, intervenuta il 1 ottobre 2003, deve ritenersi rispettosa della immediatezza richiesta dall'articolo 17 comma 2 del Dpr 198/00, tenuto conto anche che in quest'ultimo non compare alcun termine perentorio per l'effettuazione di tale adempimento nella specie risulta altresì osservato il termine annuale di estinzione del procedimento disciplinare, che l'articolo 17 ultimo comma del citato Dpr fa decorrere specificamente dalla data di iscrizione anzidetta - il fatto accertato in sede disciplinare la fruizione del prestito erogato dalla signora Magnone non è stato confutato dal ricorrente nella sua materialità e cioè a che la mutuante era stata da lui conosciuta per ragioni di servizio b che il rapporto era stato caratterizzato da una discreta consuetudine di incontri c che la somma era stata erogata senza alcuna garanzia, in parte in contanti e senza termine o accordo sulle modalità di rimborso d che la restituzione era avvenuta dopo la ricezione dell'avviso di garanzia da parte del dott. Cascone e che il fatto era emerso a seguito di una denuncia penale, ingenerando clamore nella piccola località in cui i fatti si erano verificati f che la signora Magnone aveva 90 anni Ritenuto che, a fronte di tale comportamento, risulta pienamente legittima la conclusione cui è pervenuto il Csm, su conforme parere del Consiglio giudiziario, circa il venire meno del necessario prestigio di cui deve godere il giudice di pace, valutazione che si ascrive nell'ambito dell'ampia discrezionalità di cui gode l'organo emanante, tant'è che il ricorrente si limita a contestarne le determinazioni appellandosi all'esito - a lui favorevole - del processo penale svoltosi sugli stessi fatti, non considerando in tal modo la diversità di presupposti e parametri valutativi intercorrente fra procedimento penale e procedimento disciplinare a maggior ragione, la discrezionalità valutativa legittima la sanzione irrogata con riguardo alla proporzionalità della stessa al comportamento accertato Ritenuto, in conclusione, che il ricorso in esame va respinto Ritenuto, peraltro, che sussistono giusti motivi per disporre l'integrale compensazione delle spese di giudizio fra le parti PQM Il Tar per il Lazio, Sezione Prima, respinge il ricorso in epigrafe indicato. Compensa integralmente le spese di giudizio fra le parti. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità amministrativa. ?? ?? ?? ?? 2