Penalisti, si allarga la protesta

Proclamati dall'Unione camere penali otto giorni di astensione dalle udienze dal 14 al 21 luglio. Sorpreso , si è detto il sottosegretario Li Gotti che auspicava un confronto

Se otto giorni di sciopero vi sembrano pochi sono senz'altro il segno di un profondo dissenso. Subito dopo la giornata di protesta attuata il 27 giugno scorso vedi tra gli arretrati del 28 giugno i penalisti hanno proclamato otto giorni di astensione dalle udienze da mettere in pratica dal 14 al 21 luglio prossimi la delibera è consultabile tra i correlati . Se infatti le linee programmatiche esposte dal ministro Clemente Mastella al Parlamento il giorno stesso davanti alla commissione Giustizia del Senato non erano piaciute troppo all'Avvocatura in generale vedi tra gli arretrati del 28 e 29 giugno ai penalisti non sono proprio andate giù, tanto da arrivare allo sciopero. Né è riuscito a calmare gli animi l'avvocato penalista e sottosegretario Luigi Li Gotti che durante la manifestazione del 27 aveva dichiarato la disponibilità del Governo a rivedere in alcuni punti il Ddl sulla sospensione dell'efficacia dei decreti delegati dell'ordinamento giudiziario. Lo stesso Li Gotti, però, alla notizia degli otto giorni di sciopero da parte dei colleghi non aveva reagito bene L'impegno con le Camere penali era di incontrarci all'inizio della prossima settimana, invece è stato proclamato lo sciopero. Una decisione che mi stupisce . Il presidente dell'Ucpi Ettore Randazzo ha risposto ringraziando innanzitutto per la disponibilità rispetto al Ddl sulla sospensione dell'ordinamento giudiziario Crediamo però che nemmeno il sottosegretario Li Gotti, all'epoca, conoscesse interamente la relazione pronunciata dal Guardasigilli poco dopo il suo intervento alla nostra manifestazione. In particolare il paragrafo della relazione ministeriale relativo alla separazione delle funzioni, dopo una serie di mitigazioni tali da lasciar rimpiangere persino la riforma Castelli, si concluda proprio con la eliminazione del divieto della possibilità di passaggio dall'una all'altra funzione, il tutto con l'avallo, direi quasi beffardo nel suo prevedibile automatismo, di un burocratico e complice nulla osta del Csm. La Giunta - ha concluso Randazzo - non ha avuto alcun dubbio sulla necessità di reagire con una forte protesta. Siamo disponibili a dialogare purchè nel frattempo, non sopravvenga la scure della sospensione .

Unione delle camere penali italiane Roma, 28 giugno 2006 La Giunta dell'Unione delle Camere Penali, premesso che dopo la presentazione, da parte del governo, di un disegno di legge diretto a sospendere l'entrata in vigore dei decreti delegati attuativi della riforma dell'ordinamento giudiziario, aventi ad oggetto, tra l'altro, la nuova regolamentazione dell'azione disciplinare, la separazione delle funzioni requirenti da quelle giudicanti e l'organizzazione degli uffici delle procure, l'UCPI aveva immediatamente denunciato come tale iniziativa, soprattutto per le modalità e tempi attraverso i quali veniva posta in essere, lasciasse trasparire una evidente subordinazione della politica governativa alle richieste del sindacato dei magistrati considerato che, nel convocare una manifestazione nazionale per il 27 giugno scorso, l'UCPI aveva fatto appello a tutte le forze politiche e ai singoli parlamentari, affinché fosse respinto tale indirizzo, affinché il dibattito parlamentare non scadesse a mera finzione, affinché - in particolare - non venissero approvati provvedimenti brutalmente ablativi e venisse respinta la pretesa di liquidare il percorso verso l'affermazione della reale autonomia della giurisdizione che solo la terzietà del giudice può garantire che, nello stesso contesto, l'UCPI aveva chiesto che non fosse mortificato il dibattito su di una materia di grande rilievo costituzionale e che si desse concreto seguito ai reiterati inviti al dialogo sulla giustizia, evitando di scadere in atteggiamenti talmente ancillari nei confronti della magistratura associata da portare alla negazione degli stessi propositi programmatici della coalizione al governo, tanto sulla distinzione delle funzioni tra giudici e Pm quanto sulla necessità di un'effettiva regolamentazione dell'azione disciplinare che nel corso della manifestazione tenuta a Roma, il proposito del governo di arrivare ad una rapida approvazione del disegno di legge è stata ribadito dal ministro di Giustizia che, trattando la materia alla stregua di una controversia sindacale, ha sottolineato come la moratoria sull'ordinamento giudiziario corrisponderebbe ad un indirizzo programmatico del governo non negoziabile che, nel medesimo contesto, sia pur contraddittoriamente rispetto alla premessa posta, il Guardasigilli ha comunque ribadito l'impegno di salvaguardare la distinzione delle funzioni tra giudici e Pm sottolineato che, nella relazione ministeriale successivamente svolta avanti alla commissione giustizia del Senato, è viceversa emerso un totale appiattimento sui desiderata della magistratura associata con il preannuncio, sempre sul tema dell'ordinamento giudiziario, dell'ulteriore diluizione delle misure a difesa della già insufficiente distinzione di funzioni tra giudici e Pm - ormai ridotta a percentuale per così dire omeopatica - nonché di edulcorazione del già virtuale sistema disciplinare, e di riaffermazione del ferreo controllo del CSM persino sulla scuola della magistratura che, a maggior dimostrazione di un cambiamento di linea rispetto agli stessi programmi preannunciati prima delle elezioni, dalla lettura dello stesso testo si ricava che i diktat dell'ANM sono stati recepiti al punto da portare al preannuncio di illiberali misure in tema di prescrizione di restaurazione dell'incostituzionale sistema di impugnazioni previgente di radicale epurazione delle nullità processuali di cedimento, attraverso un indefinito sistema di recupero degli atti per fasi del processo , alle mai sopite tentazioni neo inquisitorie della parte più conservatrice della magistratura ed infine di totale accettazione della mistica repressiva in tema di cooperazione giudiziaria internazionale evidenziato che l'avvocatura, da sempre critica sulla riforma per la mancata affermazione della terzietà del giudice invocata dall'articolo 111 della Costituzione, non può che ribadire lo sconcerto al ripetersi di un copione già visto, secondo il quale i punti fondamentali di leggi che riguardano la generalità dei cittadini, la fondamentale garanzia di un giudice realmente equidistante tra la difesa e l'accusa, ed oggi finanche le stesse caratteristiche della giurisdizione penale, vengano ridotti a merce di scambio per una pace sindacale con la magistratura associata che la sospensione della entrata in vigore dei punti della riforma relativi alla pur insufficiente separazione delle funzioni tra giudici e pm, assolutamente ingiustificata persino alla luce dei pretestuosi argomenti che in queste ore vengono agitati per giustificare il provvedimento, assumerebbe in prospettiva il significato di una definitiva rinuncia al principio di terzietà, imprescindibile per un processo che si voglia definire giusto ed equo, la cui necessità venne a suo tempo sottoscritta da milioni di elettori referendari che le scelte di sistema sulla giustizia non possono essere sottratte alle loro sedi, per ritornare appannaggio di ristrette elite ministeriali o di vertice della magistratura come avvenuto per decenni, con i risultati che in termini di efficienza ed equità del sistema sono sotto gli occhi di tutti confermato che, è comunque inaccettabile, sulla materia della giustizia, continuare a parti invertite la pratica della contrapposizione frontale, dell'azzeramento legislativo, del sacrificio dei diritti di tutti sugli altari di interessi particolari senza occuparsi dei principi fondamentali dell'ordinamento costituzionale fa appello a tutte le forze politiche e ai singoli parlamentari, affinché venga respinto tale indirizzo, affinché il dibattito parlamentare non scada a mera finzione, affinché - in particolare - non vengano approvati provvedimenti radicalmente regressivi e venga respinta la pretesa di liquidare il percorso verso l'affermazione della reale autonomia della giurisdizione che solo la terzietà del giudice può garantire, perché vengano respinte le tentazioni neo inquisitorie e gli arretramenti legislativi preannunciati proclama al momento l'astensione dalle udienze e dalle attività giudiziarie nel periodo 14 luglio 21 luglio 2006 e specificamente nei giorni 14, 15, 17, 18, 19, 20, 21 da tenersi con il rispetto della normativa di settore. ?? ?? ?? ?? 2