I legami familiari e l'infiltrazione mafiosa negli appalti pubblici. Da un caso della Campania il punto su norme e giurisprudenza

di Ilenia Filippetti

di Ilenia Filippetti * La fattispecie concreta della quale si è occupata la pronuncia 20487 depositata il 20 dicembre 2005 dal Tar Campania, Napoli, sezione I qui leggibile nei documenti correlati , ha tratto avvio dall'indizione di una procedura di gara finalizzata all'affidamento dei lavori per la realizzazione di una strada nel comune di S. Antimo la società ricorrente, avente forma giuridica di società in nome collettivo, era composta -tra l'altroda un socio la cui sposa è risultata, nel corso degli accertamenti antimafia resi dal locale Ufficio Territoriale del Governo, essere figlia di un imprenditore nonché sorella di tre soggetti, tutti tratti in arresto per associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata ed alla frode fiscale . 1. La pronuncia del Tar Campania Nell'informativa prefettizia e nella successiva nota resa dal Gruppo Investigativo Antimafia è stato affermato che il rapporto matrimoniale in corso tra il componente della s.n.c. esclusa dalla gara e la donna, appartenente a tale famiglia pesantemente collusa con la camorra locale, costituiva elemento sufficiente a rivelare, di per sé, la presenza dell'infiltrazione camorristica anche nelle attività economiche svolte dalla società. Da tale constatazione prefettizia è conseguito, pertanto, il provvedimento con il quale la stazione appaltante ha esclus[o] dalla gara d'appalto la società, con la conseguente proposizione -da parte di quest'ultimadel ricorso culminato con la sentenza in commento. 2. Il vincolo matrimoniale e l'attività d'impresa esercitata da uno dei coniugi Il Tribunale Amministrativo sottolinea, in primo luogo, come secondo il proprio consolidato orientamento, la sussistenza di un rapporto di parentela, coniugio o affinità non è sufficiente, da solo, a suffragare l'ipotesi della sussistenza di tentativi di infiltrazione mafiosa, dovendo tale circostanza accompagnarsi ad ulteriori elementi che inducano a sospettare che il vincolo assuma particolare significatività sotto il profilo della contiguità con ambienti malavitosi . Sul punto si può rilevare, nondimeno, come l'esistenza di vincoli parentali, specialmente se a carattere coniugale, costituisce sempre un elemento fortemente caratterizzante della vita, anche economica, dei singoli appartenenti alla famiglia. A corollario di quel generale principio di eguaglianza morale e giuridica dei coniugi riconosciuta all'articolo 29 della Costituzione, l'articolo 143 Cc prevede, infatti, l'obbligo reciproco dei coniugi all'assistenza morale e materiale, ed alla collaborazione attiva nell'interesse della famiglia su entrambi i coniugi incombe poi -ciascuno in relazione alle proprie sostanze ed alla propria capacità di lavoro, professionale o casalingoil dovere di contribuire ai bisogni correnti della famiglia. La disposizione codicistica evidenzia dunque, chiaramente, l'impegno reciproco assunto dai coniugi all'atto della contrazione del matrimonio per la soddisfazione delle esigenze economiche della famiglia, ed il dovere, ampiamente inteso, di stabilire tutte le condizioni più adeguate per l'unità e la continuità del gruppo familiare. Le sostanze di ciascun coniuge comprendono poi non soltanto il suo reddito, ma l'intero suo patrimonio, comprensivo degli aumenti di valore dei beni che ne costituiscono l'insieme. Sulla base di queste considerazioni ci si può dunque seriamente interrogare su quale sia, esattamente, l'influenza concreta che ciascuno dei coniugi può esercitare nell'ambito complessivo della vita familiare e, più in particolare, quale sia l'influenza muliebre rispetto all'attività economica gestita dal marito al di fuori della famiglia per il soddisfacimento dei bisogni del nucleo familiare. Se è vero che esulano dalla comunione legale le aziende gestite da uno solo dei coniugi mentre ne costituiscono parte, ancorché de residuo, i proventi dell'attività esercitata separatamente articoli 177-178 Cc , è comunque evidente che l'influenza che viene de facto esercitata da un partner sull'attività economica esercitata dall'altro non può essere esclusa a priori per il solo fatto che si tratta d'attività d'impresa gestita da un solo coniuge, e non da entrambi. Tale considerazione ha, probabilmente, un rilievo ancora più pregante se si considera che la sentenza in commento si riferisce ad una famiglia di un comune del Sud, contesto nel quale i vincoli coniugali e quelli parentali, in generale esplicano un'efficacia niente affatto sottovalutabile. Probabilmente non è possibile dimostrare compiutamente, in punto di diritto, l'esistenza dei precisi legami intercorrenti tra l'attività di un imprenditore e quella della famiglia della sua sposa, ma se si considera il contesto del quale si discute -in cui le donne hanno avuto, tradizionalmente, un ruolo di particolare rilievo nella gestione dei traffici di camorra, a differenza di quanto è accaduto per altre mafienon si può negare aprioristicamente la possibilità che un'influenza della donna si sia potuta efficacemente estendere, ancorché indirettamente, sull'attività economica gestita dal coniuge. Ciò ha tanto maggior rilievo se poi si considera come la veste giuridica dell'impresa ricorrente è quella di società in nome collettivo articolo 2291 e segg. Cc , caratterizzata quindi da un'accentuata prevalenza dell'elemento personale rispetto a quello patrimoniale, e connotata dall'attribuzione di poteri gestori -esercitabili disgiuntamentein capo a ciascuno dei singoli soci, fatto salvo il patto contrario combinato disposto articolo 2293 ed articolo 2295, comma 1, punto 3 Cc . Ciò conforta, dunque, il dubbio circa la possibilità che si sia, in effetti, verificata un'influenza indiretta da parte della famiglia di uno dei soci sull'esecuzione degli appalti aggiudicati alla s.n.c., includendo nella nozione di famiglia non soltanto la moglie ma anche -in un'accezione sociologica, più che prettamente giuridical'intero gruppo familiare del quale la sposa ha fatto parte prima di entrare nella famiglia secondaria. Tale dubbio, come si vedrà, è rimasto pervicacemente presente nel corso dell'iter logico argomentativo seguito dal Tar il quale, non a caso, ha confermato il principio per cui la sussistenza di un vincolo lato sensu familiare o affettivo costituisce ragionevole giustificazione e garanzia per operazioni commerciali di carattere fiduciario, quali sono quelle volte a favorire il reinvestimento o l'occultamento di risorse provento di attività illecite [di talché] sarà sufficiente per sostenere l'ipotesi di contiguità mafiosa anche la sussistenza del solo rapporto di parentela, coniugio o affinità, purché questo assuma i necessari tratti caratterizzanti di un rapporto di intermediazione fiduciaria, volto a mascherare l'impiego di risorse di provenienza illecita . Alla luce di tale principio, il Tar non ha dunque disposto l'annullamento tout court del provvedimento d'esclusione dalla gara ma, piuttosto, ha gravato le amministrazioni resistenti della necessità di compiere più approfondite indagini, evidenziando in tal modo come il dubbio circa la possibilità di una contiguità mafiosa tra la ditta ricorrente e la camorra non sia affatto svanito completamente. 3. L'accertamento delle infiltrazioni mafiose nell'affidamento degli appalti pubblici Dalla lettura delle motivazioni in diritto espresse nella sentenza emerge, letteralmente, che essa ha avuto ad oggetto il provvedimento mediante il quale una stazione appaltante ha disposto l'esclusione della società ricorrente dalla gara per la realizzazione di una strada. La disciplina dell'affidamento degli appalti finalizzati alla realizzazione di strade rientra nell'ambito della normativa generale vigente per l'esecuzione di appalti pubblici di lavori, disciplinata dalla legge 109/94, dal correlato Dpr 554/99 e dal Dpr 34/2000 sul tema si veda, in particolare, l'Allegato 1 di tale ultimo decreto, che comprende nella categoria OG 3 la realizzazione di strade, autostrade, ponti, viadotti, ferrovie, linee tranviarie, metropolitane, funicolari, e piste aeroportuali, e relative opere complementari . Al di là della disciplina settoriale -peraltro, in via di possibile superamento a seguito dell'approvazione del cosiddetto Codice De Lise da parte del Consiglio dei Ministri, avvenuta nella seduta del 13 gennaio 2006 al fine di dare compiuta attuazione alla direttiva 2004/18/CE del 31 marzo 2004 recante norme finalizzate al coordinamento delle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori, di forniture e di servizi - ciò che suscita qualche perplessità è l'accenno contenuto in sentenza circa l'adozione di un provvedimento di esclusione dalla gara disposto a carico della società ricorrente. In via generale, sulla normativa che disciplina i controlli antimafia il Consiglio di Stato Sezione quinta, sentenza 4408/05 chiamato ad esprimersi, si noti, a margine di una sentenza resa anch'essa dalla medesima Sezione prima del Tar Campania ha recentemente evidenziato la differenza intercorrente tra l'incapacità speciale ad essere destinatari di provvedimenti autorizzatori o concessori oppure ad essere contraenti con le amministrazioni o enti pubblici, comminata dall'articolo 10, della legge 575/65 ai soggetti nei cui confronti sia stata applicata con provvedimento definitivo una misura di prevenzione rispetto all' interdizione prevista dall'articolo 4 del D.Lgs 490/94 [che] riveste efficacia preventiva e cautelativa e vieta la costituzione del contratto in relazione al quale è richiesta ed emanata l'informativa del prefetto . Premesso che l'applicazione delle misure di prevenzione viene disposta sulla base di semplici indizi e non presuppone la commissione di reati ma ha lo scopo di prevenirli, impedendone la commissione , il Consiglio di Stato sottolinea bene come la differenza tra le due disposizioni sta proprio nelle diverse fasi procedimentali cui si riferiscono le due discipline la prima, contenuta all'articolo 10 della legge 575/65, comporta un' incapacità speciale , tale da rendere inidoneo il candidato alla partecipazione alla gara d'appalto la seconda, contenuta all'articolo 4 del D.Lgs 490/94, comporta invece l'inidoneità ad essere controparte contrattuale rispetto alla Pa, e quindi l'incapacità a stipulare il contratto d'appalto dopo l'aggiudicazione definitiva. A corollario di tale principio, il comma 6, parte seconda, della disposizione appena citata dispone inoltre che qualora gli elementi relativi a tentativi di infiltrazione mafiosa siano accertati successivamente alla stipula del contratto l'amministrazione interessata può revocare le autorizzazioni e le concessioni o recedere dai contratti, fatto salvo il pagamento del valore delle opere già eseguite e il rimborso delle spese sostenute per l'esecuzione del rimanente, nei limiti delle utilità conseguite . Sul tema è poi interessante rilevare come le situazioni relative ai tentativi di infiltrazione mafiosa sono desunte [tra l'altro] dagli accertamenti disposti dal prefetto anche avvalendosi dei poteri di accesso e di accertamento delegati dal ministro dell'Interno, ovvero richiesti ai prefetti competenti per quelli da effettuarsi in altra provincia. La prefettura competente estende gli accertamenti pure ai soggetti, residenti nel territorio dello Stato, che risultano poter determinare in qualsiasi modo le scelte o gli indirizzi dell'impresa articolo 10, comma 7 lettera c e comma 8 del Dpr 252/98 . Merita attenzione, a questo proposito, l'accento particolare posto dalla norma sui soggetti che possono determinare in qualsiasi modo le scelte o gli indirizzi dell'impresa, espressione che induce ad ipotizzare un accertamento complesso, nel quale il ventaglio dei soggetti sui quali è possibile disporre controlli antimafia è necessariamente ampio. A ben vedere, dunque, le fasi procedimentali durante le quali opera la normativa vigente in materia di controlli antimafia possono essere differenti nel primo caso il concorrente viene generalmente invitato, ai fini della partecipazione alla gara, ad autodichiarare -ai sensi degli articoli 46 e 47 del Dpr 445/00- che nulla osta ai fini dell'articolo 10 della legge 575/65 solo successivamente all'aggiudicazione della gara, la stazione appaltante procederà poi all'attivazione delle procedure per la verifica dell'insussistenza delle ipotesi di cui all'articolo 10, comma 1, lettera a del Dpr 252/98 in caso di affidamenti il cui valore sia pari o superiore a quello determinato dalla legge in attuazione delle direttive comunitarie in materia di opere e lavori pubblici, servizi pubblici e pubbliche forniture . In caso, invece, di procedure per l'affidamento di appalti d'importo inferiore alla soglia di rilievo comunitario, le certificazioni delle camere di commercio sono equiparate alle comunicazioni qualora riportino in calce la seguente dicitura Nulla osta ai fini dell'articolo 10 della legge 3575/65, e successive modificazioni articolo 9, comma 1, prima parte del Dpr 252/98 . Una verifica, successiva all'aggiudicazione degli appalti di lavori, è poi disposta attraverso la compilazione del modello Gap che, timbrato e sottoscritto anche dal legale rappresentante dell'aggiudicatario, va inviato alla Prefettura competente. Ed ancora sul tema della disciplina dei lavori pubblici, è inoltre previsto che Il prefetto della provincia interessata all'esecuzione delle opere e dei lavori pubblici [il cui valore sia pari o superiore a quello determinato dalla legge in attuazione delle direttive comunitarie] è tempestivamente informato dalla stazione appaltante della pubblicazione del bando di gara e svolge gli accertamenti preliminari sulle imprese locali per le quali il rischio di tentativi di infiltrazione mafiosa, nel caso di partecipazione ai lavori, è ritenuto maggiore. L'accertamento di [situazioni relative ai tentativi di infiltrazione mafiosa] comporta il divieto dell'appalto o della concessione dell'opera pubblica, nonché del subappalto, degli altri subcontratti, delle cessioni o dei cottimi, comunque denominati, indipendentemente dal valore delle opere o dei lavori articolo 12, comma 4 del Dpr 252/98 . Si tratta, a ben vedere, di un penetrante controllo preliminare alla celebrazione della gara, ed idoneo a determinare -in presenza di possibili infiltrazioni mafioseil divieto ab ovo dell'indizione dell'appalto. Sembrerebbe che la società ricorrente al Tar sia stata esclusa dalla gara, ovverosia estromessa dalla procedura nel corso del suo svolgimento e, quindi, che essa sia stata esclusa prima del perfezionamento della procedura di gara con l'adozione del provvedimento di aggiudicazione. Durante la fase della gara, tuttavia, le amministrazioni pubbliche sono solite richiedere ai concorrenti la semplice autocertificazione circa l'insussistenza di cause ostative alla partecipazione alla procedura né, d'altro canto, le stazioni appaltanti potrebbero fare altrimenti, stante il divieto di aggravio del procedimento amministrativo che incombe in capo a tutte le Pa ed, in parallelo, considerato il principio di massima concorrenzialità che deve presiedere nello svolgimento delle procedure di gara a pubblica evidenza, e che deve pertanto indurre alla massima semplificazione degli adempimenti incombenti sulle imprese durante lo svolgimento della gara fatto salvo l'onere, per la Pa, di effettuare i debiti accertamenti dopo la conclusione della gara . La vera e propria verifica dell'insussistenza delle condizioni ostative all'affidamento dell'appalto viene, quindi, disposta dalla stazione appaltante subito dopo l'aggiudicazione, ovverosia dopo la declamazione del concorrente risultato vincitore. Nel caso di specie non sembra esservi, a ben vedere, una perfetta congruenza tra le fasi procedimentali appena descritte dalla lettura delle motivazioni in diritto espresse nella sentenza sembrerebbe, apparentemente, che l'informativa prefettizia sia stata chiesta durante lo svolgimento della gara, tanto che la società ricorrente ne sarebbe stata poi esclusa. Nondimeno, considerato che all'informazione prefettizia -richiesta generalmente dopo l'aggiudicazione della procedura, ma prima della sottoscrizione del contrattosi è poi aggiunta anche l'informativa resa dal Gruppo Investigativo Antimafia, si può ragionevolmente dedurre che i controlli antimafia siano stati effettuati, come debitamente avviene di consueto, dopo l'aggiudicazione, nelle more della sottoscrizione del contratto, e che la stazione appaltante abbia consequenzialmente disposto la revoca dell'aggiudicazione e non già l'estromissione dalla procedura di gara propriamente intesa. 4. Il possibile ruolo di intermediazione fiduciaria svolto dalla donna Nel corso di un passaggio particolarmente significativo della pronuncia in commento, il Tar sottolinea come la contiguità mafiosa può realizzarsi in forme molteplici purché si sostanzi, concretamente, in un rapporto di intermediazione fiduciaria, volto a mascherare l'impiego di risorse di provenienza illecita . Sotto questo specifico aspetto, il Tribunale sottolinea come, pur partendo dalla sussistenza del vinculum personale, oggetto di accertamento dovrà essere la storia personale o economica del soggetto esterno , al fine di accertare se un eventuale miglioramento progressivo delle sue condizioni sociali, economiche e professionali possa essere in qualche modo fondatamente ricondotto o giustificato in base all'oggettiva relazione di parentela sussistente con il soggetto interno al mondo criminale, oppure se trovi la propria ragione in eventi da questo del tutto avulsi a tal fine sarà senza dubbio significativo confrontare la situazione personale ed economica dell'extraneus prima e dopo l'insorgenza del legame personale, nonché l'idoneità di questo a giustificare frequentazioni più o meno intense con l'intraneus, o comunque a non escluderle, oltre alla sua giovane età, da porre in relazione ad una situazione di reale disponibilità di risorse economiche considerevoli, così come ad un bagaglio di esperienze professionali inadeguate o non pertinenti con l'adibizione a compiti presupponenti una specifica professionalità e responsabilità all'interno dell'impresa sottoposta ad accertamento . Il Tar sembra ben evidenziare, dunque, come l'indagine rimessa alla competenza prefettizia eventualmente per il tramite della collaborazione delle strutture investigative organizzate su base territoriale sulla natura giuridica del Gia si veda, nuovamente, Consiglio di Stato, Sezione quinta, 4408/05 cit. deve essere ampia e penetrante, al fine di poter fondare -motivatamentel'opinione che tra l'attività economica ed i legami familiari esista un nesso eziologico unidirezionale. In altri termini, occorre che le indagini non si limitino all'accertamento della pura e semplice esistenza di una relazione parentale, ma che siano idonee ad evidenziare un rapporto di causalità tra le decisioni assunte in seno alla famiglia mafiosa e l'esplicarsi dell'attività economica da parte del familiare-imprenditore. Nel rilevare come, sul punto, il Tar sembra far riferimento al tema dell'apporto causale da parte dell'extraneus rispetto all'attività delinquenziale esercitata in forma associata si pensi all'ampia elaborazione giurisprudenziale emersa sul tema, a corollario dell'articolo 416bis e segg. Cp , è poi interessante notare come gli indici rivelatori della relazione causale tra mafie ed attività economica del componente della famiglia collusa sono stati indicati dal Tribunale, a titolo esemplificativo, nell'esistenza di una giovane età dell'imprenditore, oppure nella carenza di un suo sufficiente bagaglio di esperienze professionali, adeguate a rendere credibile l'esercizio dell'attività d'impresa in forma professionale. Nella fattispecie concreta rimessa al vaglio del Tar campano, a ben vedere, la relazione familiare era strutturata nel senso che componente della società concorrente alla gara era il marito, mentre il collegamento con la possibile fonte d'infiltrazione mafiosa era sua moglie e v'è da chiedersi, sul punto, quale sarebbe stata l'opinione maturata dal Tribunale Amministrativo a ruoli inversi, ovverosia nel caso in cui il componente della società fosse stata la sposa, il cui marito risultasse appartenere ad una famiglia pesantemente collusa con le mafie locali. Se, infatti, non esiste un'elencazione precisa degli indici rivelatori della presenza delle mafie, ci si potrebbe interrogare su quale sarebbe stato l'orientamento del Tar nel caso in cui l'impresa concorrente alla gara fosse stata amministrata da una donna, ed il legame rispetto alla famiglia camorrista fosse stato rappresentato dall'uomo. In questa luce, lungi dal seguire considerazioni puramente teoretiche, si può anche riflettere su quale sia stato il contributo delle donne nei diversi contesti mafiosi e, nell'ambito di ciascuno di essi, quale sia stata la differente valenza del ruolo femminile a seconda dei diversi tipi di mafia. In particolare, nel contesto camorristico la donna ha, sovente, avuto modo di assumere un ruolo attivo e di supplenza rispetto al coniuge -soprattutto durante i periodi di carcerazioneruolo che in altri contesti mafiosi ella non ha invece rivestito. Considerata pertanto l'elevata variabilità degli elementi e delle modalità che possono influire sulla capacità concreta delle diverse mafie di infiltrarsi nei settori dell'attività economica pubblica, è sempre indispensabile che l'istruttoria compiuta dagli apparati dello Stato sia completa ed esaustiva in questo senso va quindi condivisa l'opinione espressa dal Tar nella sentenza in commento, nella parte in cui il ricorso è considerato meritevole d'accoglimento non in quanto mancassero elementi per sospettare della possibile infiltrazione mafiosa nella procedura di gara ma, piuttosto, in quanto l'Ufficio Territoriale del Governo non aveva compiuto, nel rendere le informazioni previste dalla normativa antimafia, un'istruttoria fondata su una conoscenza capillare, dettagliata e ben motivata degli elementi che caratterizzavano quello specifico contesto mafioso. 5. Sintesi conclusiva Gli appalti pubblici costituiscono una delle attività più fiorenti per le associazioni mafiose accanto alle attività tradizionali tra cui possono essere ricordati, a titolo esemplificativo, lo sfruttamento della prostituzione, il traffico internazionale della droga e delle armi, o il business dei rifiuti , il prosperare delle mafie si regge infatti anche, in buona parte, sull'infiltrazione in settori apparentemente neutri, quali la commissione di illeciti edilizi o la partecipazione a procedure d'appalto mediante l'esercizio di una concorrenza falsata, non di rado, con dell'impiego di metodi caratterizzati dalla marcata impronta della sopraffazione. Non a caso, i più recenti studi sul settore hanno dimostrato l'elevata sensibilità delle mafie a tale genere di affari , considerata l'alta redditività che essi consentono, connessa tra l'altro al beneficio -parallelo, ma essenzialedi consentire il riciclaggio del denaro proveniente da altre forme d'illecito. Bloccare i vantaggi che le mafie possono trarre dall'infiltrazione nel settore degli appalti pubblici può comportare, dunque, un duro colpo all'organizzazione dei loro traffici malavitosi. Dalla sentenza appena commentata emerge il principio, certamente garantistico, per cui l'esistenza di legami parentali o di coniugio non deve essere considerata, di per sé, quale indice sintomatico della presenza attiva delle mafie rispetto all'attività esercitata da uno dei componenti della famiglia e sono celeberrimi gli esempi, tratti dalla cronaca, di singole donne che si sono ribellate al regime oscuro che dominava all'interno delle loro famiglie mafiose. Nella fattispecie concreta presa in esame dal Giudice Amministrativo campano, tuttavia, non si afferma la radicale insussistenza di elementi idonei a corroborare l'ipotesi che fossero presenti sottili legami di mafia tra il concorrente alla gara e la famiglia camorrista il ricorso è stato accolto, per così dire, sub condicione o, meglio, incombendo sull'Ufficio Territoriale del Governo di Napoli e successivamente sulla stazione appaltante l'onere di rinnovazione del procedimento . Le conclusioni cui giunge il Tar appaiono, pertanto chiare e condivisibili nella misura in cui in esse si cerca di contemperare il principio della legalità dell'azione amministrativa, con il parallelo valore della garanzia per tutti gli imprenditori -non collusi con le mafiedi poter liberamente concorrere per l'affidamento degli appalti pubblici. In questa luce, un'istruttoria amministrativa completa e dettagliata costituisce, sempre, una garanzia di legalità dell'azione pubblica, e quindi di democrazia e di presenza attiva delle istituzioni sul territorio. In una fattispecie delicata come è quella in esame -in cui è rimasto intatto il dubbio della contiguità mafiosa, tanto che Quanto alla domanda risarcitoria [elevata dalla società ricorrente] la stessa deve essere respinta perché si deve attendere la rinnovazione del procedimento - è quindi essenziale coniugare la garanzia del buon andamento della Pa compiendo accertamenti non superficiali con il principio di legalità, volto ad impedire alla mafia di penetrare obliquamente nella gestione degli appalti pubblici. In questa prospettiva, una felice combinazione tra garanzia e legalità -possibile soltanto attraverso l'esercizio di un'azione amministrativa attenta, complessa e mai superficialepuò dunque costituire uno strumento efficace e concreto di lotta alla criminalità mafiosa. Perugia, 1 febbraio 2006 . 6

Tar Campania - Sezione prima - sentenza 16 gennaio-20 dicembre 2005, n. 20487 Presidente Coraggio - Relatore Corciulo Ricorrente A.C. Snc di Dam [Omissis] Motivi della decisione La Società A.C. Snc di Dam ha impugnato il provvedimento con cui il Comune di Sant'Antimo l'ha esclusa dalla gara di appalto per l'affidamento di lavori inerenti la realizzazione di una strada in Via del Garigliano , nonché i successivi atti della procedura conclusasi con l'aggiudicazione in favore della N. di C.L. & c. Sas. oggetto di gravame sono stati anche gli atti relativi agli accertamenti antimafia conclusisi con l'informativa n. 21559/GAB del 5.8.2004 dell'Utg di Napoli e la successiva nota del Gia del 16 marzo 2005. La ricorrente ha chiesto anche il risarcimento per i danni subiti. Ai fini della corretta individuazione dell'oggetto del giudizio e consequenzialmente del thema decidendum va evidenziato che l'informativa antimafia contestata è fondata unicamente sulla sussistenza di un legame parentale tra il socio D.M. e la signora M.T.P., quest'ultima figlia dell'imprenditore D.P., nonché sorella di F., B., D e G., tutti soggetti tratti in arresto per associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata ed alla frode fiscale resta invece estranea alla controversia ogni considerazione e documentazione depositata dalla difesa erariale in data 8.3.2005 relativamente non già alla A.C. di D.A.M. Snc, ma alla A. Srl, società del tutto distinta e che non risulta essere dimostrato né asserito avere collegamenti con l'attuale ricorrente. Tanto premesso, occorre esaminare il dedotto vizio di difetto di istruttoria relativamente all'insufficienza degli accertamenti antimafia svolti. Il motivo è fondato per le considerazioni che seguono. Costituisce orientamento costante di questa Sezione quello secondo cui la sussistenza di un rapporto di parentela, coniugio o affinità non è sufficiente, da solo, a suffragare l'ipotesi della sussistenza di tentativi di infiltrazione mafiosa, dovendo tale circostanza accompagnarsi ad ulteriori elementi che inducano a sospettare che il vincolo assuma particolare significatività sotto il profilo della contiguità con ambienti malavitosi. Al riguardo, tali ulteriori elementi non devono consistere necessariamente in aspetti esterni ed ulteriori rispetto all'esistenza del rapporto di parentela o di affinità, potendo anche limitarsi ad assumere una funzione specificativa e caratterizzante di quest'ultimo, nel senso di rafforzarne la significatività e la pregnanza in termini di sospetto. Del resto, proprio la sussistenza di un vincolo lato sensu familiare o affettivo costituisce ragionevole giustificazione e garanzia per operazioni commerciali di carattere fiduciario, quali sono quelle volte a favorire il reinvestimento o l'occultamento di risorse provento di attività illecite pertanto, sarà sufficiente per sostenere l'ipotesi di contiguità mafiosa anche la sussistenza del solo rapporto di parentela, coniugio o affinità, purché questo assuma i necessari tratti caratterizzanti di un rapporto di intermediazione fiduciaria, volto a mascherare l'impiego di risorse di provenienza illecita. Ne consegue che i risultati dell'indagine potranno senz'altro insistere fondamentalmente sul vinculum esistente tra soggetti operanti nell'impresa e personaggi orbitanti in ambienti malavitosi, ma questo dovrà necessariamente assumere connotati specifici intrinseci, tali da deporre nel senso dell'esistenza di un collegamento tra impresa ed ambiente criminale. Partendo così dalla sussistenza del vinculum personale, oggetto di accertamento dovrà essere la storia personale o economica del soggetto esterno , al fine di accertare se un eventuale miglioramento progressivo delle sue condizioni sociali, economiche e professionali possa essere in qualche modo fondatamente ricondotto o giustificato in base all'oggettiva relazione di parentela sussistente con il soggetto interno al mondo criminale, oppure se trovi la propria ragione in eventi da questo del tutto avulsi a tal fine sarà senza dubbio significativo confrontare la situazione personale ed economica dell'extraneus prima e dopo l'insorgenza del legame personale, nonché l'idoneità di questo a giustificare frequentazioni più o meno intense con l'intraneus, o comunque a non escluderle, oltre alla sua giovane età, da porre in relazione ad una situazione di reale disponibilità di risorse economiche considerevoli, così come ad un bagaglio di esperienze professionali inadeguate o non pertinenti con l'adibizione a compiti presupponenti una specifica professionalità e responsabilità all'interno dell'impresa sottoposta ad accertamento. Passando al caso in esame, l'istruttoria compiuta dall'Ufficio Territoriale del Governo deve ritenersi parziale e comunque non esaustiva, in quanto si è limitata all'accertamento, ritenuto sufficiente, della sussistenza del solo legame coniugale tra D.A.M. e M.T.P., senza che fossero acquisiti elementi che deponessero nel senso della significatività mafiosa di tale rapporto quest'ultimo, da solo, ben avrebbe potuto sorreggere un'ipotesi di tentativo di infiltrazione mafiosa, ma avrebbe dovuto a tal fine essere caratterizzato da connotati idonei ad affrancarlo dalla sua naturale neutralità si pensi ad una verifica dell'evoluzione delle vicende personali, professionali e economiche di D.A.M. con riferimento all'insorgenza del vincolo coniugale, accertamento che nemmeno all'esito dell'istruttoria disposta da questo Tribunale risulta essere stata compiutamente ed esaurientemente eseguita. Ne consegue che, per le ragioni finora esposte, il ricorso deve essere accolto, con annullamento in parte qua dell'informativa antimafia impugnata, nonché del provvedimento di esclusione e di tutti i successivi atti del procedimento di gara con assorbimento di ogni altra censura proposta, incombendo sull'Ufficio Territoriale del Governo di Napoli e successivamente sulla stazione appaltante l'onere di rinnovazione del procedimento. Quanto alla domanda risarcitoria, la stessa deve essere respinta, sia perché si deve attendere la rinnovazione del procedimento, sia perché la ricorrente non ha comunque fornito alcuna prova di un danno risarcibile. Sussistono giusti motivi per compensare tra le parti le spese processuali. PQM Il Tar per la Campania - Sezione prima sezione accoglie il ricorso e per l'effetto annulla gli atti impugnati nei sensi di cui in motivazione respinge la domanda risarcitoria spese compensate