Intercettazioni illegali, tutti d'accordo per distruggere ciò che non esiste

Entro 48 ore il Pm deve chiedere al Gip di eliminare i documenti in contraddittorio tra le parti. Ma Mastella ammette che fino a questo momento il decreto legge non è servito a nulla perché non è stato acquisito materiale illegale

L'intesa bipartisan sulla giustizia al Senato, già sperimentata in occasione della votazione del Ddl Mastella sulla sospensiva, ha tenuto anche per il decreto intercettazioni. Ieri sera infatti l'Aula ha approvato il decreto con le modifiche concordate in mattinata in commissione Giustizia il decreto come modificato è leggibile tra i documenti correlati . Le modifiche. Secondo il nuovo testo, il Pm dovrà chiedere entro 48 ore al Gip di disporre la distruzione dei documenti, che avverrà in contraddittorio tra le parti. Sarà vietato effettuare copia in qualunque forma e in qualunque fase del procedimento e il loro contenuto non potrà mai essere notizia criminis. Sostituito completamente anche l'articolo 4, relativo alla richiesta di danni della parte lesa, una richiesta che la norma rimanda alle procedure civili. Per tale richiesta farà fede il verbale previsto in sede di distruzione delle intercettazioni e la prescrizione dell'azione è portata a cinque anni mentre l'entità del risarcimento che la parte lesa potrà chiedere ai mezzi di informazione viene ridotta da ventimila a diecimila euro. La votazione degli emendamenti si è svolta per alzata di mano, tutti d'accordo sulle modifiche ma il Centrodestra ha voluto sottolineare che l'inutilità del provvedimento in senso stretto. Serviva un decreto sulle intercettazioni illegali? Stiamo discutendo di un provvedimento di cui non conosciamo i dati , ha detto in Aula l'ex Guardasigilli Roberto Castelli Lnp . Sappiamo che non ci sono indagini basate su intercettazioni illegittime - ha detto Castelli - forse ci sono indagini illegittime, forse coperte da segreto, ma gli scandali degli ultimi tempo sono nati da intercettazioni legali, con tanto di autorizzazione della magistratura solo che di queste si è fatto un uso illegittimo pubblicandole sui media. Ma sulla pubblicazione illegittima questo Dl non interviene minimamente . Alle dichiarazioni di Castelli si sono aggiunte quelle di Francesco Nitto Palma Fi e dell'ex presidente della commissione Giustizia Antonino Caruso An . Nel caso Telecom - ha detto Nitto Palma - non ci sono state intercettazioni telefoniche illegali dopo di che non sappiamo la vastità dello spionaggio nè le persone interessate, salvo il Presidente del Consiglio che ad un quotidiano spagnolo ha dichiarato di essere stato intercettato. Siamo quindi di fronte ad un Dl emesso dal governo in cui il Presidente si dichiara parte lesa . Al sottosegretario Li Gotti - ha detto Caruso - già in commissione abbiamo chiesto se il Decreto era stato attuato e il sottosegretario ci ha risposto che nulla sino a questo momento è stato distrutto, affermazione ripetuta anche oggi . In pratica, quante intercettazioni illegali sono state cancellate dopo l'entrata in vigore del provvedimento? Pare nessuna. Almeno a giudicare anche dalla risposta data dal ministro Mastella all'interrogazione presentata dalla responsabile Giustizia dell'Udc, Erminia Mazzoni alla Camera. Non risultano allo stato acquisite conversazioni telefoniche illegalmente raccolte ha detto Mastella alla Camera, aggiungendo anche di aver dato incarico al capo del dipartimento dell'Organizzazione giudiziaria di svolgere gli accertamenti amministrativi diretti a controllare se, nell'iter complessivo delle procedure che si seguono per effettuare intercettazioni telefoniche, erano riscontrabili anomalie. Accertamenti volti a verificare accessi non consentiti, dispersioni di informazioni, utilizzo irregolare di apparecchiature che facciano venire a conoscenza il risultato delle intercettazioni a persone estranee e che, secondo Mastella, saranno svolti nel più breve tempo possibile. Insomma un decreto urgente di cui ancora non si conosce però l'effettiva applicazione e quindi utilità. Alla fine però, l'esame degli emendamenti è scivolato via facilmente con l'approvazione delle modifiche predisposte dalla commissione in modo bipartisan. Il caso Manzione. Ma più che tra maggioranza e opposizione, è stato uno scontro tra Roberto Manzione e la sua coalizione di Centrosinistra. Ieri al Senato durante la discussione del decreto sulle intercettazioni illegali non si è consumato il consueto scontro tra maggioranza e opposizione, quanto una vivace dialettica tra l'esponente dell'Ulivo e vicepresidente della commissione Giustizia. Il dissenso tra Manzione e il resto dell'Ulivo è nato la scorsa settimana durante i lavori della Giunta per le elezioni, quando l'esponente di Centrosinistra ha avuto un acceso diverbio con il vicepresidente del suo stesso gruppo Luigi Zanda. Divergenza di vedute sui seggi contestati in applicazione della nuova legge elettorale che ha portato Manzione ad autosospendersi dal gruppo. Ieri si è sviluppato un vero e proprio braccio di ferro tra Manzione e tutto il resto dell'Aula che ha visto il vicepresidente della commissione Giustizia mantenere tutti i suoi emendamenti uno tra l'altro dichiarato inammissibile dalla presidenza perché presentato in ritardo nonostante il parere contrario di relatore e governo. p.a.

Senato della Repubblica Conversione in legge del decreto-legge 22 settembre 2006, n. 259, recante disposizioni urgenti per il riordino della normativa in tema di intercettazioni telefoniche Ddl 1013/S con le modifiche, in neretto approvate dall'Aula il 18 ottobre 2006 Articolo 1 1. L'articolo 240 del codice di procedura penale è sostituito dal seguente Art. 240. - Documenti anonimi ed atti relativi ad intercettazioni illegali . - 1. I documenti che contengono dichiarazioni anonime non possono essere acquisiti né in alcun modo utilizzati, salvo che costituiscano corpo del reato o provengano comunque dall'imputato. 2. Il pubblico ministero dispone l'immediata secretazione e la custodia in luogo protetto dei documenti, dei supporti e degli atti concernenti dati e contenuti di conversazioni o comunicazioni, relativi a traffico telefonico e telematico, illegalmente formati o acquisiti. Allo stesso modo provvede per i documenti formati attraverso la raccolta illegale di informazioni. Di essi è vietato effettuare copia in qualunque forma e in qualunque fase del procedimento ed il loro contenuto non può essere utilizzato. 3. Il pubblico ministero, acquisiti gli atti di cui al comma precedente, entro 48 ore, chiede al GIP giudice per le indagini preliminari di disporre la distruzione dei documenti, dei supporti e degli atti di cui al comma precedente. 4. Il GIP entro le successive 48 ore fissa l'udienza da tenersi entro 10 giorni, ai sensi dell'articolo 127 del codice di procedura penale, dando avviso a tutte le parti interessate, che potranno nominare un difensore di fiducia, almeno tre giorni prima della data dell'udienza. 5. Sentite le parti comparse, il GIP legge il provvedimento in udienza e, nel caso ritenga sussistenti i presupposti di cui al comma 2 dispone la distruzione dei documenti, dei supporti e degli atti di cui al comma 2, vi dà esecuzione subito dopo alla presenza del pubblico ministero e dei difensori delle parti. 6. Delle operazioni di distruzione è redatto apposito verbale, nel quale si dà atto dell'avvenuta intercettazione o detenzione o acquisizione illecita dei documenti di cui al comma 2 nonché delle modalità e dei mezzi usati oltre che dei soggetti interessati, senza alcun riferimento al contenuto degli stessi atti, dati e documenti. Articolo 2 1. All'articolo 512 del codice di procedura penale, dopo il comma 1 è aggiunto il seguente 1bis. È sempre consentita la lettura dei verbali relativi all'acquisizione ed alle operazioni di distruzione degli atti di cui all'articolo 240, . Articolo 3 1. Chiunque consapevolmente detiene gli atti, i supporti o i documenti di cui sia stata disposta la distruzione ai sensi dell'articolo 240 del codice di procedura penale è punito con la pena della reclusione da sei mesi a quattro anni. 2. Si applica la pena della reclusione da uno a cinque anni se il fatto di cui al comma 1 è commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di pubblico servizio. Articolo 4 1. A titolo di riparazione può essere richiesta all'autore della pubblicazione degli atti o dei documenti di cui al secondo comma dell'articolo 240 del codice di procedura penale, al direttore responsabile e all'editore, in solido fra loro, una somma di denaro determinata in ragione di cinquanta centesimi per ogni copia stampata, ovvero da cinquantamila a un milione di euro secondo l'entità del bacino di utenza ove la diffusione sia avvenuta con mezzo radiofonico, televisivo o telematico. In ogni caso, l'entità della riparazione non può essere inferiore a 10.000 euro. 2. L'azione può essere proposta da parte di coloro a cui i detti atti o documenti fanno riferimento. L'azione si prescrive nel termine di cinque anni dalla data della pubblicazione. Agli effetti della prova della corrispondenza degli atti o dei documenti pubblicati con quelli di cui al secondo comma dell'articolo 240 fa fede il verbale di cui al sesto comma dello stesso articolo. Si applicano, in quanto compatibili, le norme di cui al capo III del titolo I del libro IV del codice di procedura civile. 3. L'azione è esercitata senza pregiudizio di quanto il Garante per la protezione dei dati personali possa disporre ove accerti o inibisca l'illecita diffusione di dati o di documenti, anche a seguito dell'esercizio di diritti da parte dell'interessato. 4. Qualora sia promossa per i medesimi fatti di cui al primo comma anche l'azione per il risarcimento del danno, il giudice tiene conto, in sede di determinazione e liquidazione dello stesso, della somma corrisposta ai sensi del comma 1. Articolo 5 1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge.