Anche i lavoratori autonomi hanno un figlio

Illegittimo il DLgs 151/01 che limita l'assegno di maternità alla madre libera professionista. E in caso di affidamento in preadozione la regola non cambia l'indennità va corrisposta in alternativa alla madre o al padre

Parità dei sessi sul terreno dell'assegno di maternità anche per il lavoratore autonomo. Infatti, il padre che svolge l'attività di libero professionista ed è affidatario in preadozione di un minore, avrà diritto all'indennità di maternità, in alternativa alla madre, in modo da potersi occupare del bambino nella fase delicata dell'inserimento in famiglia. Lo ha affermato la Consulta dichiarando l'incostituzionale degli articoli 70 e 71 del decreto legislativo 151/01, che riconoscono il beneficio alla sola madre libera professionista. Con la sentenza 385/05 - depositata il 14 ottobre e qui integralmente leggibile tra gli allegati - la Corte costituzionale ha, infatti, accolto la questione di legittimità sollevata il 17 maggio 2004 dal Tribunale di Sondrio, in funzione di giudice del lavoro, al quale si era rivolto un libero professionista che, dopo un provvedimento di affidamento preadottivo, si era visto negare dall'Ente di Previdenza dei Periti Industriali, al quale era iscritto, l'indennità di maternità per i primi tre mesi successivi all'arrivo in famiglia del bambino. In particolare, l'attenzione dei giudici costituzionali era stata richiamata anche sul fatto che l'articolo 31 del decreto che riconosce al padre lavoratore il diritto al congedo di maternità e il congedo di paternità è applicabile ai soli lavoratori dipendenti, mentre analogo diritto non viene riconosciuto ai padri liberi professionisti . La limitazione, prevista dagli articoli 70 e 72, alle sole madri libere professioniste , infatti, non consente di estendere l'interpretazione della norma anche ai liberi professionisti di sesso maschile . Nel ritenere fondata la questione la Consulta, da un lato, ha ricordato alcuni suoi precedenti diretti a tutelare la genitorialità , dall'altro, ha evidenziato come la discriminazione nei confronti dei padri liberi professionisti rappresenta un vulnus sia del principio di parità di trattamento tra le figure genitoriali e fra lavoratori autonomi e dipendenti, sia del valore della protezione della famiglia e della tutela del minore . In particolare modo, nei nuclei familiari in cui il padre esercita una libera professione verrebbe negata ai coniugi la delicata scelta di chi, assentandosi dal lavoro per assistere il bambino, possa meglio provvedere alle sue esigenze . Una violazione del principio di uguaglianza che appare ancora più evidente dal fatto che il legislatore ha riconosciuto tale facoltà solo al lavoratore dipendente.

Corte costituzionale - Sentenza 11-14 ottobre 2005, n. 385 Presidente Capotosti - Relatore Contri Ritenuto in fatto 1. Il Tribunale di Sondrio, in funzione di Giudice del lavoro, con ordinanza emessa il 17 maggio 2004, ha sollevato, in riferimento agli articoli 3, 29, comma 2, 30, comma 1, e 31 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale degli articoli 70 e 72 del D.Lgs 151/01 Tu delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell'articolo 15 della legge 53/2000 , nella parte in cui non consentono al padre libero professionista, affidatario in preadozione di un minore, di beneficiare - in alternativa alla madre - dell'indennità di maternità durante i primi tre mesi successivi all'ingresso del bambino nella famiglia. Il Tribunale premette in fatto di essere stato ad to da un libero professionista il quale, essendo affidatario di un minore, unitamente alla moglie, in forza di provvedimento di affidamento preadottivo emesso dal Tribunale di Milano, aveva chiesto all'Ente di previdenza dei Periti industriali, cui era iscritto, di beneficiare dell'indennità di maternità per i primi tre mesi successivi all'ingresso del bambino in famiglia, in alternativa alla madre, anch'ella libera professionista, vedendo respinta la propria istanza sul rilievo che il diritto a detta indennità era previsto dall'articolo 70 del D.Lgs n. 151 del 2001 a favore delle sole libere professioniste. Il giudice a quo evidenzia preliminarmente le numerose pronunce con cui questa Corte ha esteso al padre lavoratore l'applicabilità di norme a protezione della maternità e del minore in particolare, la sentenza 1/1987 che ha riconosciuto il diritto all'astensione obbligatoria e ai riposi giornalieri, la 341/91 relativa al diritto all'astensione nei primi tre mesi dall'ingresso del bambino nella famiglia per il padre lavoratore affidatario di un minore, la 179/93 e la 104/03, che hanno rispettivamente esteso in via generale al padre lavoratore, in alternativa alla madre lavoratrice consenziente, il diritto ai riposi giornalieri per l'assistenza al figlio nel primo anno di vita e, in caso di adozione e affidamento, nel primo anno dall'ingresso del minore in famiglia , sottolineando come l'evoluzione degli istituti sia stata recepita dal legislatore con il D.Lgs 151/01, che ha coordinato e razionalizzato la disciplina della tutela della maternità e paternità dei figli naturali, adottivi e in affidamento. Il rimettente rileva, in particolare, che l'articolo 31 del menzionato D.Lgs, che riconosce al padre lavoratore il diritto al congedo di maternità ex articoli 26, comma 1, e 27 e il congedo di paternità ex articolo 28, è applicabile ai soli lavoratori dipendenti, mentre analogo diritto non viene riconosciuto ai padri liberi professionisti al riguardo, infatti, il combinato disposto degli articoli 70 e 72 fa espresso riferimento alle sole professioniste, non consentendo, così, un'interpretazione estensiva, tale da ricomprendere anche i liberi professionisti di sesso maschile. Secondo il giudice a quo, l'inequivocabile lettera di tali norme pone, pertanto, seri dubbi di legittimità costituzionale per contrasto con gli articoli 3, 29, comma 2, 30, primo comma, e 31 della Costituzione le disposizioni censurate, avendo riservato alla sola madre il diritto all'indennità, si scontrano con il principio di uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, determinando una ingiustificata disparità di trattamento tra gli stessi in relazione all'interesse del marito a partecipare alla fase più delicata dell'inserimento del minore in famiglia. Il rimettente richiama, a tal proposito, la sentenza 341/91, con cui la Corte ha evidenziato l'importanza del ruolo e della presenza dell'affidatario che potrebbe a volte essere in grado, in relazione alle variabili peculiarità delle situazioni concrete, di meglio seguire e assistere il minore in questa particolare fase del suo sviluppo e conclude affermando che il diritto della madre libera professionista a percepire l'indennità per i primi tre mesi dall'ingresso del minore in famiglia non può che essere riconosciuto anche al padre libero professionista in caso contrario, verrebbero violati i princip di cui agli articoli 29, secondo comma uguaglianza fra i coniugi anche in relazione ai compiti di cui all'articolo 30, primo comma , 31 tutela della famiglia e del minore come compito fondamentale dell'ordinamento e 3 della Costituzione, anche per l'ingiustificata disparità di trattamento tra liberi professionisti e lavoratori dipendenti che si determinerebbe. 2. Nel giudizio dinanzi a questa Corte non vi sono stati né costituzione di parti private né intervento del Presidente del Consiglio del ministri. Considerato in diritto 1. Il Tribunale di Sondrio, in funzione di Giudice del lavoro, dubita, in riferimento agli articoli 3, 29, comma 2, 30, comma 1, e 31 della Costituzione, della legittimità costituzionale degli articoli 70 e 72 del D.Lgs 151/01 Tu delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell'articolo 15 della legge 53/2000 , nella parte in cui non consentono al padre libero professionista, affidatario in preadozione di un minore, di beneficiare - in alternativa alla madre - dell'indennità di maternità durante i primi tre mesi successivi all'ingresso del bambino nella famiglia. Ad avviso del rimettente, le norme impugnate, riservando alla sola madre il diritto a percepire l'indennità, determinano un'ingiustificata disparità di trattamento fra i coniugi, in relazione all'interesse del marito a partecipare in egual misura rispetto alla moglie alla prima e più delicata fase dell'inserimento del minore in famiglia, nonché una disparità di trattamento tra liberi professionisti e lavoratori dipendenti per i quali il diritto è, viceversa, contemplato , non giustificata dalle differenze sussistenti fra le due categorie. 2. La questione è fondata. 3. Il D.Lgs 151/01 rappresenta l'esito di un'evoluzione legislativa che ha modificato profondamente la disciplina della tutela della maternità, estendendo al padre lavoratore ed ai genitori adottivi i diritti in precedenza spettanti alla sola madre, a protezione del preminente interesse della prole. In particolare, il riconoscimento in capo ai genitori adottivi o affidatari dei medesimi diritti già attribuiti ai genitori biologici è passato attraverso alcune tappe, riconducibili alla legge 903/77 Parità di trattamento tra uomini e donne in materia di lavoro , i cui articoli 6 e 7 hanno rispettivamente esteso alla lavoratrice madre adottiva o affidataria il diritto all'astensione obbligatoria post partum e all'astensione facoltativa di cui agli articoli 4, lettera c , e 7 della legge 1204/71 e al padre lavoratore, anche adottivo o affidatario, la possibilità di usufruire dell'astensione facoltativa alla legge 184/83 Diritto del minore ad una famiglia , che all'articolo 80 ha ammesso l'applicabilità degli articoli 6 e 7 summenzionati alle ipotesi di affidamento provvisorio alla legge 476/98 Ratifica ed esecuzione della Convenzione per la tutela dei minori e la cooperazione in materia di adozione internazionale, fatta a L'Aja il 29 maggio 1993. Modifiche alla legge 184/83, in tema di adozione di minori stranieri , che all'articolo 39quater ha esteso i diritti di cui ai citati articoli 6 e 7 ai genitori adottivi e a quelli che hanno un minore in affidamento preadottivo alle leggi 546/87 Indennità di maternità per le lavoratrici autonome e 379/90 Indennità di maternità per le libere professioniste , che hanno riconosciuto alle lavoratrici autonome ed alle libere professioniste l'indennità di maternità anche in caso di adozione o affidamento preadottivo. 4. A tale evoluzione ha fornito un contributo sostanziale la giurisprudenza di questa Corte, chiamata più volte a decidere in merito alla legittimità costituzionale di norme a tutela della genitorialità. In particolare debbono essere ricordate le seguenti pronunce di accoglimento la sentenza 1/1987, che ha esteso al padre lavoratore il diritto all'astensione obbligatoria ed ai riposi giornalieri, ove l'assistenza della madre sia divenuta impossibile per decesso o grave infermità la sentenza 332/88, che ha riconosciuto alle lavoratrici il diritto all'astensione facoltativa per il primo anno dall'ingresso del bambino in famiglia, nell'ipotesi di affidamento provvisorio, e il diritto all'astensione obbligatoria nei primi tre mesi successivi all'ingresso del bambino in famiglia, in caso di affidamento preadottivo la sentenza 341/91, che ha riconosciuto al padre lavoratore, in alternativa alla madre lavoratrice, il diritto all'astensione obbligatoria in caso di affidamento provvisorio la sentenza 179/93, che ha esteso, in via generale, al padre lavoratore, in alternativa alla madre lavoratrice consenziente, il diritto ai riposi giornalieri per l'assistenza al figlio nel primo anno di vita infine, la sentenza 104/03, che ha riconosciuto il diritto ai riposi giornalieri, in caso di adozione e affidamento, entro il primo anno dall'ingresso del minore in famiglia anziché entro il primo anno di vita del bambino. 5. Tale evoluzione è espressa dal D.Lgs 151/01 che, nel provvedere alla ricognizione organica della materia, pone su un piano di parità ed uguaglianza i genitori che svolgono attività lavorativa e sancisce definitivamente l'equiparazione dei genitori adottivi o affidatari a quelli biologici. La tutela offerta dalla normativa in esame non è, peraltro, completa. Per il caso di adozione o affidamento, l'articolo 31 stabilisce che il congedo di maternità di cui ai precedenti articoli 26, comma 1, e 27, comma 1, nonché il congedo di paternità di cui all'articolo 28 spettano, a determinate condizioni, anche al padre lavoratore. Le espressioni lavoratore e lavoratrice che compaiono in tale norma devono essere interpretate alla luce del disposto dell'articolo 2, comma 1, lettera e , secondo cui per lavoratrice o lavoratore , salvo che non sia altrimenti specificato, si intendono i dipendenti [ ] di amministrazioni pubbliche, di privati datori di lavoro nonché i soci lavoratori di cooperative la lettera della legge è, pertanto, esplicita nell'escludere che in detta nozione possano essere fatti rientrare coloro che esercitano una libera professione, con la conseguenza che agli stessi l'articolo 31 non può essere applicato. Alle madri libere professioniste è dedicato il Capo XII del D.Lgs 151/01 in particolare, l'articolo 70, primo comma, riconosce alle libere professioniste, iscritte ad un ente che gestisce forme obbligatorie di previdenza [ ] un'indennità di maternità [ ] , che l'articolo 72, primo comma, estende, poi, all'ipotesi di adozione o affidamento. Anche in questo caso, la lettera della legge è di chiara interpretazione e, nel fare esclusivo riferimento alle libere professioniste, esclude in linea di principio i padri liberi professionisti dal godimento del detto beneficio. 6. Pertanto, il D.Lgs 151/01 ha testualmente riconosciuto il diritto all'indennità al padre adottivo o affidatario che sia lavoratore dipendente, escludendo, viceversa, coloro che esercitino una libera professione, i quali non hanno, perciò, la facoltà di avvalersi del congedo, e dell'indennità, in alternativa alla madre. Tale discriminazione rappresenta un vulnus sia del principio di parità di trattamento tra le figure genitoriali e fra lavoratori autonomi e dipendenti, sia del valore della protezione della famiglia e della tutela del minore. Come si evince dalla ratio sottesa agli interventi normativi sopra ricordati nonché dalla lettura delle motivazioni dei precedenti di questa Corte, gli istituti nati a salvaguardia della maternità, in particolare i congedi ed i riposi giornalieri, non hanno più, come in passato, il fine precipuo ed esclusivo di protezione della donna, ma sono destinati alla difesa del preminente interesse del bambino che va tutelato non solo per ciò che attiene ai bisogni più propriamente fisiologici, ma anche in riferimento alle esigenze di carattere relazionale ed affettivo che sono collegate allo sviluppo della sua personalità sentenza 179/93 . Ciò è tanto più vero nell'ipotesi di affidamento e di adozione, ove l'astensione dal lavoro non è finalizzata alla tutela della salute della madre ma mira in via esclusiva ad agevolare il processo di formazione e crescita del bambino, creando le condizioni di una più intensa presenza della coppia, i cui componenti sono entrambi affidatari, e come tali entrambi protagonisti, nell'esercizio dei loro doveri e diritti, della buona riuscita del delicato compito loro attribuito sentenza 341/91 . Pertanto, se il fine precipuo dell'istituto, in caso di adozione e affidamento, è rappresentato dalla garanzia di una completa assistenza al bambino nella delicata fase del suo inserimento nella famiglia, il non riconoscere l'eventuale diritto del padre all'indennità costituisce un ostacolo alla presenza di entrambe le figure genitoriali. Occorre garantire un'effettiva parità di trattamento fra i genitori ? nel preminente interesse del minore ? che risulterebbe gravemente compromessa ed incompleta se essi non avessero la possibilità di accordarsi per un'organizzazione familiare e lavorativa meglio rispondente alle esigenze di tutela della prole, ammettendo anche il padre ad usufruire dell'indennità di cui all'articolo 70 del D.Lgs 151/01 in alternativa alla madre. In caso contrario, nei nuclei familiari in cui il padre esercita una libera professione verrebbe negata ai coniugi la delicata scelta di chi, assentandosi dal lavoro per assistere il bambino, possa meglio provvedere alle sue esigenze, scelta che, secondo la giurisprudenza menzionata di questa Corte, non può che essere rimessa in via esclusiva all'accordo dei genitori, in spirito di leale collaborazione e nell'esclusivo interesse del figlio sentenza 179/93 . La violazione del principio di uguaglianza appare ancor più evidente se si considera che il legislatore ha riconosciuto tale facoltà ai padri che svolgano un'attività di lavoro dipendente il non aver esteso analoga facoltà ai liberi professionisti determina una disparità di trattamento fra lavoratori che non appare giustificata dalle differenze, pur sussistenti, fra le diverse figure differenze che non riguardano, certo, il diritto a partecipare alla vita familiare in egual misura rispetto alla madre , e non consente a questa categoria di padri-lavoratori di godere, alla pari delle altre, di quella protezione che l'ordinamento assicura in occasione della genitorialità, anche adottiva. Appare discriminatoria l'assenza di tutela che si realizza nel momento in cui, in presenza di una identica situazione e di un medesimo evento, alcuni soggetti si vedono privati di provvidenze riconosciute, invece, in capo ad altri che si trovano nelle medesime condizioni. Nel rispetto dei princip sanciti da questa Corte, rimane comunque riservato al legislatore il compito di approntare un meccanismo attuativo che consenta anche al lavoratore padre un'adeguata tutela. PQM La Corte costituzionale l'illegittimità costituzionale degli articoli 70 e 72 del D.Lgs 151/01 Tu delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell'articolo 15 della legge 53/2000 , nella parte in cui non prevedono il principio che al padre spetti di percepire in alternativa alla madre l'indennità di maternità, attribuita solo a quest'ultima.