Esecutivo sordo alle richieste, penalisti e giudici di pace in sciopero

Proclamati dalla Giunta tre giorni di astensione dall'11 al 13 ottobre. Decreto Bersani, moratoria sulla giustizia, Dl intercettazioni deludente la linea del Governo che avrebbe dimostrato un plateale cedimento alle pretese sindacali dei magistrati

Scioperano anche i penalisti. Tre giorni di astensione dall'11 al 13 ottobre sono stati proclamati dalla Giunta dell'Unione delle camere penali con un lungo e dettagliato documento interamente leggibile tra i documenti correlati . Molti i punti contestati dagli avvocati penalisti al governo di Centrosinistra ai quali, oltre a quelli già conosciuti come il decreto Bersani, il Ddl di sospensione degli effetti della riforma dell'Ordinamento giudiziario, si aggiunte il decreto sulle intercettazioni approvato venerdì scorso dal Consiglio dei ministri. No alla moratoria sulla giustizia, rispetto alla quale l'esecutivo dimostra solo un plateale cedimento alle pretese sindacali dei magistrati in spregio alla legalità costituzionale ed alle esigenze dei cittadini no alle roboanti ed infondate prese di posizione in ordine al presunto interesse dei cittadini smentite dal taglio dei fondi alla giustizia costringendo l'amministrazione a mendicare da avvocati e parti processuali anche la carta per le fotocopie . Con il decreto intercettazioni, poi, la mancanza di coerenza ed identità, così come lo scadimento culturale e giuridico delle iniziative proposte sul tema di giustizia, si coniuga con la subordinazione demagogica alle emergenze della cronaca . Il provvedimento è stato redatto in maniera affrettata a scapito del diritto di difesa e i suggerimenti avanzati dalla parte più autoritaria della magistratura fanno presagire modifiche ancora più nefaste per tale principio costituzionale. L'esecutivo finora su tematiche che attengono ai profili essenziali dell'ordinamento giuridico ha mostrato assoluta sordità nei confronti dell'avvocatura penale , né ha tenuto un atteggiamento più disponibile nei confronti degli avvocati in generale per le questioni più specificamente attinenti alla professione forense. Rifiutando ogni accento corporativo, l'Ucpi ribadisce la necessità di una vigorosa riforma della professione forense , ma il rifiuto di una reale interlocuzione non offre nessun'altra via d'uscita se non lo sciopero. Protestano anche i Giudici di pace. Sciopereranno in contemporanea con i penalisti anche i giudici di pace per loro non ci saranno udienze dal 9 al 14 ottobre. Basta considerarci lavoratori in nero, vogliamo più certezza nella retribuzione e garanzie previdenziali riporta il comunicato dell'Unione nazionale dei giudici di pace che a causa del decreto Bersani che ha impedito l'anticipi delle spese di giustizia da parte delle Poste Spa sono senza stipendio da qualche mese. La categoria chiede il rinnovo del mandato a tempo indeterminato, come è già stato riconosciuto ai giudici onorari delle commissioni tributarie, il riconoscimento legale del diritto alla retribuzione periodica e obbligatoria e una tutela pensionistica. La categoria, spiega ancora il comunicato, ha bisogno di una riforma organica e per farla occorrerebbe innanzitutto far partire un tavolo tecnico. Oggi come oggi - dice Alberto Rossi dell'Unagipa - i giudici di pace pur svolgendo funzioni di responsabilità pari a quelle dei giudici togati, sono equiparati ai lavoratori in nero .

Unione delle camere penali italiane Roma, 28 settembre 2006 La Giunta dell'Unione delle Camere Penali Italiane, viste le delibere del Consiglio delle Camere Penali Italiane, da ultimo in data 23 settembre 2006 premesso che, nell'incontro con il ministro di Giustizia all'indomani del suo insediamento, nel successivo colloquio con il Presidente della Camera dei Deputati, nel corso dell'audizione richiesta ed ottenuta avanti alla Commissione Giustizia del Senato, negli incontri con i responsabili giustizia di molti partiti, nelle delibere assunte in occasione delle astensioni proclamate nei mesi di giugno e di luglio, l'Ucpi ha con forza sottolineato che la sospensione delle norme dell'ordinamento giudiziario - peraltro senza alcuna distinzione tra le diverse materie toccate dal provvedimento - in particolare nei punti aventi ad oggetto la pur blanda distinzione delle funzioni tra giudici e Pm, si pone in contrasto con il principio costituzionale della terzietà del giudice, è del tutto ingiustificata anche alla luce del programma giustizia adottato dalla coalizione vincitrice, e si dimostra solo un plateale cedimento alle pretese sindacali dei magistrati in spregio alla legalità costituzionale ed alle esigenze dei cittadini che, nonostante gli appelli di autorevoli personalità del mondo della politica, dell'avvocatura, dell'accademia, del giornalismo, la posizione assunta dal governo per bocca del Guardasigilli, fino alle allarmistiche quanto infondate dichiarazioni rilasciate in occasione dell'apertura del dibattito parlamentare, ha proseguito ed aggravato una linea di totale appiattimento sui diktat sindacali della magistratura associata, contrabbandati strumentalmente e demagogicamente come un atteggiamento tenuto nell'interesse dei cittadini che, nello stesso periodo, le linee programmatiche sulla politica giudiziaria del Governo presentate ed illustrate in un documento di indirizzo di fonte ministeriale avanti alla Commissione Giustizia del Senato, hanno dimostrato una totale subordinazione politica e culturale dell'esecutivo rispetto alle richieste dei settori più conservatori del mondo della giustizia, tanto da far proprie misure illiberali in tema di prescrizione, di restaurazione dell'incostituzionale sistema delle impugnazioni previgente, di radicale epurazione del sistema delle nullità processuali, di restaurazione di un sistema neoinquisitorio attraverso il recupero degli atti per fasi processuali che le roboanti ed infondate prese di posizione in ordine al presunto interesse dei cittadini, che motiverebbe l'azione del governo nelle materie fin qui esaminate, sono smentite dalla draconiana riduzione dei fondi messi a disposizione per la giustizia, che costringono l'amministrazione a mendicare da avvocati e parti processuali finanche la carta per le fotocopie, nonché dalla imposizione di procedure giaculatorie tali da impedire, di fatto ed allo stato, la retribuzione di periti, consulenti, e difensori per coloro - i più disagiati dal punto di vista economico - che ricorrono al patrocinio a spese dello Stato che la mancanza di coerenza ed identità, così come lo scadimento culturale e giuridico delle iniziative proposte sul tema della giustizia, si coniuga con la subordinazione demagogica alle emergenze della cronaca tanto da portare ad iniziative affrettate, mal meditate e peggio coordinate come il DL sul tema delle intercettazioni appena varato, la cui prima vittima è ovviamente il diritto di difesa, neppure preso in considerazione, e delle quali semmai si propone l'imbarbarimento a seguito delle immediate richieste di aggravamento in senso inquisitorio al solito caldeggiate anche dalla parte più autoritaria della magistratura che, nonostante le iniziative già richiamate assunte dall'UCPI, in ordine al contrasto tra tali intendimenti ed i diversi principi costituzionali chiamati in causa, nessuna risposta è pervenuta dai rappresentanti dell'esecutivo evidenziato che l'atteggiamento di assoluta sordità fin qui tenuto nei confronti dell'avvocatura penale, su tematiche che attengono ai profili essenziali dell'ordinamento giuridico, non è stato diverso da quello riservato alle questioni più specificamente relative al ruolo ed alla funzione degli avvocati in generale che la legge Bersani mercifica una funzione espressamente contemplata dalla Costituzione senza neppure calcolare l'impatto delle singole norme sui beni in discussione, ciò nel dichiarato obiettivo di ridurre il ruolo dell'avvocato quando non di eliminarne la funzione che, in particolare, talune delle misure della legge Bersani finiscono per aggravare una situazione già precaria, come nel caso della tanto discussa libertà di pubblicizzare le prestazioni professionali la quale, in assenza di una normativa - ormai indifferibile - che riconosca e disciplini le singole specializzazioni, si risolverà in danno dei cittadini e del loro diritto a difendersi che nella dimensione contabile di tale approccio le condizioni già precarie della giustizia penale sono duramente aggravate da una straordinaria stretta finanziaria che mette in ginocchio proprio la fascia più debole dei cittadini, che si rivolge al patrocinio a spese dello Stato, e comunque impedisce nei fatti il funzionamento del giusto processo che la professione legale, massimamente in campo penale, deve essere assicurata con pienezza di impegno, competenza ed indipendenza, mentre la normativa appena licenziata e i propositi di riforma dell'ordinamento forense già preannunciati non tengono conto di tali requisiti che l'Ucpi rigetta qualsiasi approccio ai problemi della giustizia che non tenga conto della dimensione della funzione sociale della difesa, così come della autonomia e della indipendenza della avvocatura nel suo complesso che, in questo senso, le iniziative dell'Ucpi rifiutano accenti e riflessi corporativi anche nella vicenda riguardante la riforma delle leggi sulla professione legale ma comprendono la necessità di una vigorosa riforma dell'ordinamento forense e della professione che assicuri ai cittadini difensori preparati, deontologicamente corretti, costi sostenibili e trasparenti, nel quadro di un processo equo e corretto che la assoluta mancanza di considerazione per le istanze avanzate dalla avvocatura su tali temi, anche quelle la cui bontà era stata riconosciuta espressamente in sede parlamentare, ed anzi il rifiuto di una reale interlocuzione espresso in forme persino iattanti da alcuni esponenti del Governo, risalta ancor più nettamente a fronte dell'atteggiamento già più volte da noi definito, a questo punto benevolmente, ancillare rispetto alle istanze della magistratura proclama l'astensione dalle udienze e dalle attività giudiziarie per i giorni 11, 12 e 13 ottobre 2006, da tenersi con il rispetto della normativa di settore. ?? ?? ?? ?? 1