L'ingiunzione fiscale vale anche per la retta ospedaliera non pagata

Il credito dell'amministrazione può definirsi certo e liquido. Accolto il ricorso di una Asl veneziana. Ribaltata la sentenza del tribunale

L'amministrazione pubblica può pretendere, mediante un'ingiunzione fiscale, il pagamento di quanto fissato con un atto unilaterale per una prestazione quale, ad esempio, il ricovero nelle stanze private di un ospedale, per il quale ha chiesto una retta giornaliera. Opera anche in questi casi, ha precisato la Cassazione, l'ingiunzione fiscale anche se, in realtà, non si tratta di un vero e proprio contratto. Con la sentenza 19669/06 - depositata il 13 settembre e qui leggibile tra gli allegati - la prima sezione civile di piazza Cavour ha, infatti, accolto il ricorso di un'azienda ospedaliera e fissato un nuovo principio di diritto costituisce credito certo e liquido che l'amministrazione può pretendere con l'ingiunzione di cui al Rd 639/10, quello fissato con atto amministrativo meramente ricognitivo di tariffe prestabilite in conformità delle norme legislative statali e regionali . La vicenda nasce dal ricovero di un giovane veneziano presso le camere a pagamento di un ospedale della città. Dopo la degenza gli era stato presentato il conto che, a parer suo, era troppo salato. Così aveva deciso di non pagare. Per questo l'amministrazione sanitaria aveva emesso un decreto ingiuntivo. L'uomo aveva così presentato opposizione di fronte al giudice di pace che l'aveva respinta. Allora si era rivolto al Tribunale che, al contrario, aveva accolto la domanda. Ciò perché, si legge in più punti delle motivazioni, il credito vantato dall'azienda ospedaliera non era certo ed esigibile, come invece richiedono le norme sull'ingiunzione fiscale. Ma il processo è andato avanti. L'ospedale ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo che anche se la tariffa era predeterminata, peraltro sulla base di una legge regionale, il credito era comunque certo e poteva essere riscosso mediante il procedimento d'ingiunzione fiscale. I magistrati del Palazzaccio hanno abbracciato la tesi dell'azienda precisando, fra l'altro, che il credito di pronta e facile liquidazione, in base ai giorni di degenza e alle tariffe predeterminate, venne facilmente fissato nella fattispecie che quindi consentiva l'uso dello speciale procedimento ingiunzionale attuato . Non solo. L'atto di determinazione del credito è stato infatti meramente ricognitivo delle tariffe predisposte ed era indispensabile per liquidare il credito, che trovava la fonte certa nel fatto del ricovero in stanza privata in una struttura ospedaliera della Ulss e nella espressa richiesta del trattamento speciale sottoscritta da un familiare dell'ammalato . Quindi, per concludere, il giudice di merito può disapplicare eventuali provvedimenti amministrativi illegittimi della pubblica amministrazione nel caso di opposizione a ingiunzione fiscale ma non può, come ha fatto il Tribunale in questo caso, negare la liquidazione di quanto dovuto in applicazione di atti attuativi di provvedimenti normativi che di certo non sono determinazioni discrezionali dell'amministrazione creditrice.

Cassazione - Sezione prima civile - sentenza 6 luglio-13 settembre 2006, n. 19669 Presidente Olla - Relatore Forte Pm Abbritti - conforme - Ricorrente Azienda Ulss 12 Veneziana - Controricorrente Tommasini Svolgimento del processo Con sentenza del 22 ottobre 2001, il Tribunale di Venezia ha accolto l'appello di Mario Tommasini contro la pronuncia del GdP di Mestre del 13 gennaio 2000, che aveva respinto l'opposizione dell'appellante alla ingiunzione emessa ai sensi del Rd 639/10 dalla Ulss n. 12 Veneziana, per il pagamento di lire 2.006.960, in corrispettivo di un ricovero ospedaliero fruito dall'opponente dal 28 giugno al 10 luglio 1996. Con l'opposizione era stata dedotta l'illegittimità dell'ingiunzione, per l'incertezza e il liquidità del credito, essendovi stato altro atto ingiuntivo non opposto in data 31 luglio 1996, per effetto del quale era iniziata procedura esecutiva mobiliare il cui ricavato era stato di lire 314.000 e non di lire 296.509, minor somma detratta dalla Unità locale socio sanitaria per liquidare la sua pretesa. Il Tommasini aveva proposto domanda riconvenzionale di risarcimento dei danni, nei limiti di competenza del giudice adito, data la natura scadente e modesta delle prestazioni ricevute dalla Ulss n. 12 Veneziana. Secondo il GdP la prova documentale del credito oggetto di ingiunzione relativo alla fornitura della stanza e alla degenza ospedaliera giustificava pienamente l'emissione dell'atto opposto, certamente legittimo e la tempestività dell'opposizione sanava la mancata indicazione in esso dell'autorità giudiziaria cui ricorrere e dei termini entro cui opporsi. Avverso la sentenza del GdP il Tommasini proponeva appello al Tribunale di Venezia, che ha accolto il secondo motivo di gravame che ha dedotto la illegittimità della ingiunzione fiscale, in mancanza di certezza e liquidità del credito preteso. Ad avviso del Tribunale di Venezia, il credito a fondamento dell'ingiunzione doveva essere infatti certo, liquido ed esigibile, sulla base di fonti e parametri oggettivi e predeterminati, dei quali la Pa che si serve dello strumento di esazione deve solo accertarsi per emettere l'ingiunzione. Mancando un accordo a base dell'atto opposto, nel caso, la delibera di applicazione delle tariffe massime per il ricovero presso l'Ospedale Umberto I, costituiva, secondo i giudice del Tribunale, una determinazione unilaterale dell'Amministrazione e comunque doveva escludersi che il procedimento potesse estendersi anche ai crediti risarcitori pretesi con gli interessi ultralegali fissati unilateralmente dell'Amministratore straordinario al tasso di sconto aumentato di tre punti invece che al tasso di legge. Doveva quindi accogliersi il gravame del Tommasini, del quale andavano invece rigettate le domande risarcitorie, per cui la Ulss appellata doveva condannarsi a pagare i due terzi delle spese dei due gradi di giudizio. Per la cassazione di questa sentenza ricorre, con tre motivi, la Ulss Veneziana e il Tommasini resiste con controricorso. Motivi della decisione 1. Il primo motivo del ricorso della Unità socio sanitaria n. 12 Veneziana denuncia violazione e falsa applicazione del Rd 639/10 e degli articoli 633 e ss Cpc, anche con riferimento agli articoli 2 e 3 Costituzione, oltre che della legge regionale del Veneto 56/1994 e dell'articolo 5 della legge 2248/1865, all. e, in relazione all'articolo 360, comma 1 n. 3 Cpc. La sentenza afferma che l'ingiunzione di cui al Rd 639/10 deve fondarsi su crediti certi, liquidi ed esigibili, che siano cioè liquidati in base a parametri oggettivi e predeterminati peraltro anche il decreto ingiuntivo può fondarsi su atti scritti unilaterali del creditore come le fatture, salvo la possibilità di accertare la validità e legittimità della pretesa in sede di giudizio di cognizione seguito all'opposizione. Nel caso, le tariffe regolanti i costi dei servizi di trattamento alberghiero erogati nelle strutture ospedaliere pubbliche ai pazienti che li hanno chiesti dalla Ulss n. 12 Veneziana, sono state adottate con delibera di quest'ultima attuativa di provvedimenti della Giunta regionale e ai sensi dell'articolo 33 della citata legge regionale 56/1994, previo parere favorevole del direttore amministrativo, si è provveduto alla liquidazione di quanto preteso con atto del direttore sanitario e del direttore dei servizi sociali articolo 33 e 14 e 15 della legge regionale 56/1994 . Il credito preteso si fonda su titoli legittimi emessi dagli organi competenti delibera Giunta regionale del Veneto 1704/95 e delibera Ulss 52/1994 , che hanno predeterminato le tariffe, in base alla legislazione statale e regionale nella materia con la legge regionale citata si richiamano il D.Lgs 502/92 e la legge 124/94 . Avendo l'amministrazione esercitato i suoi poteri nei limiti della legge, in attuazione della riserva di cui all'articolo 23 della Costituzione che consente prestazioni in base alla legge e non solo dovute per legge, il titolo dell'ingiunzione fiscale sussisteva ed erroneamente è stato denegato dal Tribunale. La sentenza impugnata ha confuso la unilateralità della determinazione delle tariffe , cioè il corretto esercizio dei poteri autoritativi della Regione per la formazione del titolo in materia, con la legittimità del procedimento di ingiunzione, ai sensi del Rd 639/10, correttamente applicato nel caso. Il Tribunale ha ritenuto che il procedimento di determinazione delle tariffe di ricovero, sfociato nei citati atti amministrativi, non possa costituire il titolo per l'emissione della ingiunzione fiscale. Secondo il controricorrente, l'esistenza di una precedente ingiunzione che aveva dato luogo ad una esecuzione mobiliare, il cui ricavato era stato oggetto di contestazione, rendeva palese la incertezza sull'entità del credito e la inapplicabilità della procedura ingiunzionale di cui al Rd 639/10. A seguito della prima ingiunzione non opposta e solo in parte eseguita, nessun rilievo aveva l'originario accordo che aveva dato luogo al ricovero, e di conseguenza esattamente si è ritenuto insussistente un credito certo e liquido nel caso. 2. Con il secondo motivo di ricorso, si denuncia violazione del D.Lgs 502/92, della legge regionale del Veneto 56/1994, anche per insufficiente illogica e contraddittoria motivazione del provvedimento impugnato, in rapporto agli articoli 1321 e 13222 Cc, 1326 e 1336 Cc, pure per omessa decisione su un punto decisivo della controversia. L'affermazione della sentenza della necessità di un accordo convenzionale tra le parti sul prezzo del ricovero viola l'articolo 4, commi 10 e 11, del D.Lgs 502/92, che assegna alle aziende ospedaliere e ai presidi il poter di stabilire la retta giornaliera , in applicazione di criteri normativamente determinati. In tal modo, negando la determinazione convenzionale e il protocollo tariffario, si perviene in sostanza a escludere per ogni profilo la stessa obbligazione di pagamento del paziente delle prestazioni ricevute. In effetti vi è in atti un documento sottoscritto dalla moglie del Tommasini, che costituisce anche contratto a base della ingiunzione non avere tenuto conto di tale documento, costituisce palese difetto di motivazione su un atto rilevante a dar luogo ad una soluzione diversa della controversia. La violazione degli articoli 1326 e 1336 Cc sussiste, perché nel caso che il ricoverato ha scelto il trattamento differenziato della camera singola, in luogo di quello gratuito della corsia comune, e quindi vi è stato un accordo contrattuale su tale scelta confermata anche dal pagamento di un acconto di lire 600.000. La sentenza viola l'articolo 4 comma 10 del D.Lgs 502/92 per il quale il ricovero in camere a pagamento comporta l'esborso da parte del ricoverato di una retta giornaliera stabilita in relazione al livello di qualità alberghiera delle stesse e ha consentito al Tommasini di fruire di una camera speciale con bagno e uso telefonico, senza pagarne i corrispettivi fissati con la tariffa. 3. Con il terzo motivo di ricorso si deduce la violazione e falsa applicazione degli articoli 1224, 1218 Cc e 58 legge regionale del Veneto 18/1980 e dell'articolo 653 Cpc anche per omessa motivazione in rapporto all'articolo 360 comma 1 n. 3 e 5 Cpc. Secondo la sentenza gli interessi al tasso ufficiale di sconto maggiorato di tre punti costituirebbero risarcimento dei danni per il quale non sarebbe ammissibile la procedura ingiunzionale adottata. L'articolo 58 della legge regionale del Veneto 18/1980 prevede che possono essere corrisposti interessi risarcitori nella misura del tasso di sconto maggiorato di tre punti calcolati pro die a decorrere dal 31mo giorno successivo alla scadenza . La richiesta risarcitoria trova la sua fonte nella legge e la certezza e liquidità del credito per interessi è garantita dalla semplicità di computo di essi, dovendosi comunque ritenere che l'inadempimento costituisca un illecito con conseguente natura di debito di valore delle somme dovute a titolo di maggior danno subito. In ogni caso, ove si fosse ritenuto il tasso previsto illegittimo, doveva accogliersi parzialmente la opposizione ai sensi dell'articolo 653 Cpc pronunciando condanna per la minor somma comunque dovuta. 2. Il ricorso è fondato per quanto di ragione. Questa Corte ha più volte esattamente affermato che l'ingiunzione di cui al Rd 639/10 presuppone un credito che sorga da fatti oggettivi e sia liquidata su parametri normativi o amministrativi predeterminati che consentano, quando la somma pretesa sia esigibile, la immediata riscossione di essa con il detto atto ingiunzionale, costituente contestualmente precetto e titolo esecutivo cfr. Cassazione 15 giugno 2000 citata dalla sentenza impugnata, Cassazione 16855/04 e 13587/92 . Nel caso di specie, è indubitabile che le tariffe di ricovero in camera singola in luogo della corsia comune, costituiscono la cosiddetta retta giornaliera dovuta dal paziente, che ha richiesto un trattamento speciale, avendo la moglie sottoscritto per suo conto la relativa impugnativa e avendo pagato pure un anticipo del dovuto. Tali tariffe, determinate con atti regolamentari della Giunta regionale e della Unità socio sanitaria sono il presupposto della facile determinabilità del credito preteso con la ingiunzione, e in base ad esse non vi è dubbio sussista la certezza, liquidità e esigibilità delle somme di cui si è ingiunto il pagamento. Inoltre nel caso il credito ingiunto, secondo quanto rileva lo stesso opponente, è stato contestato solo nella misura modesta di una differenza che sarebbe stata già riscossa erroneamente calcolata dalla creditrice, e non in rapporto alla illegittimità della sua determinazione già divenuta definitiva con un precedente atto ingiuntivo non impugnato. Il Tribunale affermando nella sostanza che la delibera n. 52/94 della Ulss n. 12 Veneziana e quella della Giunta regionale del Veneto 1704/95, altro non erano che determinazioni unilaterali discrezionali della Pa, in realtà disapplica tali atti amministrativi senza neppure indicare le violazioni di legge che avrebbero consentito al giudice di n on tenerne conto ai fini di cui al Rd 639/10. Affermare che sono determinazioni discrezionali unilaterali le liquidazioni operate in base a provvedimenti regionali di carattere generale costituenti la base della predisposizione delle tariffe applicabili per le rette di ricovero in camera singola, è certamente errato. L'atto di determinazione del credito è stato infatti meramente ricognitivo delle tariffe predisposte ed era indispensabile per liquidare il credito, che trovava la fonte certa nel fatto del ricovero in stanza in una struttura ospedaliera della Ulss ricorrente e nella espressa richiesta del trattamento speciale sottoscritta da un familiare dell'ammalato. Pur potendo il giudice ordinario disapplicare eventuali provvedimenti amministrativi illegittimi della Pa nel caso di opposizione e ingiunzione fiscale cfr. Su 5064/78 , nel caso il Tribunale ha negato potesse liquidarsi il dovuto in applicazione di atti amministrativi attuativi di provvedimenti normativi che di certo non costituivano determinazioni discrezionali e costitutive della Ulss creditrice. Nessun cenno vi è nella sentenza impugnata alla incontestata esistenza di una precedente ingiunzione costituente altro titolo esecutivo per lo stesso credito, la cui esecuzione avrebbe dovuto comunque solo ridurre le somme dovute, con accoglimento parziale dell'opposizione di cui all'articolo 4 del Rd 639/10 oltre che dell'articolo 653 Cpc, richiamato nel terzo motivo del ricorso, anche esso per tale profilo certamente fondato. In sostanza il credito di pronta e facile liquidazione, in base ai giorni di degenza e alle tariffe predeterminate, venne facilmente fissato nella fattispecie che quindi consentiva l'uso dello speciale procedimento ingiunzione attuato. La mancata valutazione della richiesta di ricovero a firma della moglie del Tommasini prodotta dall'opposta amministrazione comporta inoltre il vizio motivazionale denunciato. In conclusione il ricorso deve accogliersi per quanto di ragione in ordine alle violazioni di legge e ai vizi motivazionali denunciati in rapporto al disconoscimento dal Tribunale del credito preteso con l'ingiunzione, con assorbimento di ogni questione sugli interessi accessori a questo. La sentenza impugnata deve quindi cassarsi con rinvio della causa ad altra sezione del Tribunale di Venezia, che, liquidando anche le spese della presente fase del giudizio, dovrà uniformarsi al seguente principio di diritto Costituisce credito certo e liquido che la Amministrazione può pretendere con la ingiunzione di cui al Rd 639/10, quello fissato con atto amministrativo meramente ricognitivo di tariffe prestabilite in conformità alle norme legislative statali e regionali e a quelle regolamentari vigenti. L'eventuale accoglimento e a quelle regolamentari vigenti. L'eventuale accogliem3ento parziale dell'opposizione, se comporta l'annullamento dell'ingiunzione, non esclude la condanna dell'opponente al pagamento, in favore dell'Amministrazione opposta, di quanto risulti comunque dovuto . PQM La Corte accoglie il ricorso per quanto di ragione cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa, anche per le spese, ad altra sezione del Tribunale di Venezia.