Il coniuge del militare trasferito può ricongiungersi solo in Italia

Lui ufficiale dell'Aeronautica spostato a Buenos Aires, lei insegnante basta il congedo di tanto in tanto. Sbaglia il Tar Lazio che applica norme non più valide

Trasferimenti d'autorità del personale militare, il diritto al ricongiungimento con il coniuge vale solo se la destinazione è nazionale. Altrimenti, se il partner è trasferito all'Estero al dipendente statale spetta solo una speciale aspettativa. A chiarirlo è stata la quarta sezione del Consiglio di Stato con la decisione 6706/05 depositata lo scorso 28 novembre e qui leggibile nei documenti correlati . Palazzo Spada ha accolto il ricorso proposto dal ministero dell'Istruzione che si era visto annullare dal Tar Lazio il provvedimento con il quale aveva negato ad un'insegnante di scuola media il ricongiungimento al coniuge, ufficiale dell'aeronautica, destinato a prestare servizio in qualità di addetto militare a Buenos Aires. Del resto, i giudici capitolini avevano riconosciuto alla docente il diritto ad essere impiegata in ruolo normale o in soprannumero e per comando presso la rispettiva amministrazione che si trovava nella sede di servizio del marito o, in mancanza, nella sede più vicina. Di diverso avviso Piazza Capo di Ferro. In effetti, il dipendente statale ha diritto al ricongiungimento al coniuge militare solo se il trasferimento d'autorità è nel territorio nazionale, ma non si applica all'ipotesi in cui la nuova sede sia all'Estero. cri.cap

Consiglio di Stato - Sezione quarta - decisione 21 giugno-28 novembre 2005, n. 6706 Presidente Patroni Griffi - Estensore Leoni Ricorrente ministero degli Affari esteri ed altri Fatto 1. Con ricorso proposto innanzi al Tar del Lazio la prof.ssa Gori Persico Loriana, insegnante di scuola media in aspettativa ex lege 26/1980, chiedeva l'annullamento del rigetto dell'istanza volta ad essere destinata a prestare servizio all'estero ai sensi dell'articolo 1, comma 5, della legge 100/87, al fine di ricongiungersi al coniuge, ufficiale dell'aeronautica, destinato a prestare servizio in qualità di addetto militare a Buenos Aires. Sosteneva, infatti, l'interessata la violazione dell'articolo 1, comma 5, della legge 100/87, dell'articolo 2 dell'O.M. n. 330 del 30 ottobre 1987, come modificato dall'O.M. n. 113 del 23/4/88, nonché l'eccesso di potere per difetto di motivazione, avendo l'Amministrazione affermato che la norma invocata trova applicazione solo nell'ambito del territorio metropolitano e che vi è un'apposita legge, la 26/1980, che si occupa con altri mezzi di tutelare l'unità della famiglia per tutti i dipendenti dello Stato, militari e civili, che siano in servizio all'estero. 2. Con la sentenza 1651/95 il Tribunale amministrativo accoglieva il ricorso, riconoscendo alla prof.ssa Gori il diritto previsto dall'articolo 1, comma 5, della legge 100/87 ad essere impiegata in ruolo normale o in soprannumero e per comando presso la rispettiva amministrazione sita nella nuova sede di servizio del coniuge o, in mancanza, nella sede più vicina. Ciò in quanto la disposizione di cui all'articolo 4, comma 4, della legge 498/92, che prevede che la disposizione in questione si applichi solo ai casi di trasferimento in ambito nazionale, non avrebbe alcun carattere interpretativo dell'articolo 1, comma 5, della legge 100/87 cit. e troverebbe, quindi, applicazione solo nelle situazioni insorte successivamente alla sua entrata in vigore. 3. Avverso tale sentenza veniva proposto appello da parte del ministero degli Affari esteri, che riteneva inapplicabile al caso di specie il disposto di cui all'articolo 1, comma 5, della legge 100/87, attesa la natura interpretativa dell'articolo 4 della legge 498/92 cit., avvalorata da intervenuta giurisprudenza amministrativa. Inoltre, sarebbe mancato anche il requisito del servizio prestato nella sede per meno di quattro anni, espressamente richiesto dalla norma di cui si invocava l'applicazione. 4. Il ricorso veniva inserito nel ruolo d'udienza del 21 giugno 2005 e trattenuto per la decisione. Diritto La questione relativa al riconoscimento del diritto del coniuge del dipendente statale trasferito all'estero ad essere destinato a prestare servizio all'estero ai sensi dell'articolo 1, comma 5, della legge 100/87, al fine di ricongiungersi al coniuge, è stata più volte esaminata dalla giurisprudenza di questo Consiglio. Peraltro, dopo un iniziale orientamento favorevole alla tesi accolta nella sentenza impugnata CdS, Sezione quarta, 330/91 , la giurisprudenza si è attestata, con orientamento ormai consolidato, nel senso che l'articolo 1, quinto comma, della legge 100/87, attribuendo il diritto al dipendente di ruolo dello Stato di ricongiungimento al coniuge dipendente militare, si applica esclusivamente ai trasferimenti d'autorità del personale militare nell'ambito del territorio nazionale, prima di aver trascorso quattro anni di permanenza nella propria sede cfr. CdS, Sezione quarta, 759/93 , mentre non è applicabile all'ipotesi di trasferimento di detto personale militare all'estero, potendo il coniuge in tal caso vantare solo il diritto alla speciale aspettativa previsto dalla legge 26/1980. cfr. CdS, Sezione quarta, 759/93 69/1996 1091/96 1115/96 1406/98 . Ciò sulla scorta della ritenuta natura interpretativa dell'articolo 4, comma 4, della legge 498/92 CdS, Sezione quarta 759/93 e della verificata legittimità costituzionale dell'articolo 1 della legge 26/1980 cfr. Corte costituzionale, sentenza 113/98 . Rientra, invero, nella discrezionalità del legislatore delimitare l'ambito dei possibili trasferimenti all'estero dei dipendenti dello Stato, tenendo conto sia della esigenza di salvaguardare per quanto possibile l'unità delle famiglie, sia del valore costituzionale del buon andamento della pubblica amministrazione, tutelato dall'articolo 97 della Costituzione cfr. dec, 759/93 cit. . Da tale orientamento il Collegio non ha motivo di discostarsi nel decidere la presente fattispecie, che, come evidenziato nel ricorso in appello dell'amministrazione, si colloca esattamente nel quadro delineato dalle ricordate decisioni. 2. Ne consegue la fondatezza dell'appello e, per l'effetto, in riforma della sentenza impugnata., la reiezione del ricorso di primo grado. Sussistono giusti motivi per compensare fra le parti le spese di entrambi i gradi di giudizio. PQM Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale - Sezione quarta - accoglie l'appello e, per l'effetto, in riforma della sentenza impugnata, respinge il ricorso di primo grado. Spese del doppio grado compensate. Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'autorità amministrativa. 1 - 2 - N.R.G. 516/1996 rl