Estensione del rito del lavoro agli incidenti stradali? Servono correttivi al più presto

di Claudio Viazzi

di Claudio Viazzi * Il recente inaspettato varo della miniriforma, a Camere sciolte, in materia di incidenti stradali induce ad alcune riflessioni a caldo che meritano di essere segnalate con urgenza non solo agli operatori del settore ma auspicabilmente anche ai conditores affinché provvedano al più presto alla introduzione dei correttivi necessari prima che l'improvvida ed improvvisata riforma entri in vigore creando guasti ben maggiori ai benefici che si intendevano apportare al settore. Non intendo qui riferirmi alla già di per sé grave omissione di prescrizioni in materia di diritto transitorio che comporta il drammatico dilemma se il nuovo rito trovi applicazione immediata anche alle cause pendenti in relazione alla fase in cui si trovano , oppure alla totale mancanza di norme sugli aspetti organizzativi e logistici della riforma ci siamo scordati conche corredo di norme di tal fatta fu varata la riforma del processo del lavoro? già questo aspetto del tutto trascurato dovrebbe portare ad una sospensione, quanto meno, dell'entrata in vigore della norma , ovvero al mancato coordinamento tra le norme del rito del lavoro così semplicisticamente estese alla Rca e la peculiarità del settore es. il tentativo di conciliazione ex articolo 410 e ss Cpc si farà davanti agli ispettorati del lavoro?! intendo invece affrontare solo una questione per così dire pregiudiziale che potrebbe clamorosamente svuotare di contenutola riforma ancor prima che inizi ad operare mi riferisco al mancato coordinamento tra l'articolo 3 della legge senza numero al momento contenente le nuove disposizioni processuali e le norme generali del CPC in cui si inserisce, e segnatamente l'articolo 40 III comma CPC sulla connessione tra cause assoggettate a diversi riti. Premesso infatti che l'oggetto della estensione del rito del lavoro appare,ad una prima lettura testuale, circoscritto dalla nuova norma alle cause relative al risarcimento dei danni per morte o lesioni, conseguenti ad incidenti stradali e che quindi all'eventuale domanda di risarcimento danni a cose continua ad applicarsi il rito ordinario, in caso di cumulo oggettivo tra domande risarcitorie per danni non patrimoniali e materiali afferenti dunque alla persona ed a una cosa occorrerebbe applicare la norma di ritosopra richiamata che attribuisce preferenza, di regola, al rito ordinario salva l'applicazione del solo rito speciale quando una di tali cause rientri fra quelle indicate negli articoli 409 e 442 . Orbene, essendo il concetto di cause indicate negli articoli. vale a dire controversie di lavoro e previdenziali , cosa ben diversa da cause disciplinate dal rito del lavoro , la conclusione dovrebbe essere inevitabilmente quella della preferenza del rito ordinario, non potendo applicarsi nel caso di specie la preferenza attribuita dalla Novella del 90a tale rito speciale, in quanto tale preferenza opera soltanto se una delle cause connesse rientra tra le materie di cui agli articolo 409 e 442 Cpc. Il rinvio della norma è chiaramente diretto alla materia contenendo invero gli articoli 409 e 442 null'altro che l'elenco delle controversie sostanziali assoggettate al rito speciale e non al rito, per cui solo un'interpretazione a dir poco correttiva del chiaro testo della legge in contrasto con l'articolo 12 preleggi potrebbe portare a ritenere che la scelta preferenziale per il rito speciale non operi soltanto quando una delle cause connesse verta in materia di lavoro o previdenza, ma tutte le volte in cui tra le cause connesse una sia regolata dal rito speciale del lavoro che è conclusione ben diversa . E siccome si tratta dell'esperienza quotidiana di tutti nella stragrande maggioranza delle controversie per incidenti stradali, o per effetto delle domande cumulativamente proposte dall'attore o per effetto della frequente domanda riconvenzionale del convenuto, si intrecciano domande risarcitorie per danni alla persona vittima dell'incidente, danni non patrimoniali e patrimoniali in capo ai superstiti della vittima primaria e danni materiali alle cose, ecco che l'applicazione dell'articolo 40 comma 3 Cpc potrebbe svuotare di effetti pratici la volontà legislativa di accelerare la trattazione delle cause in questione con l'estensione del rito del lavoro, o comunque creare conflitti interpretativi non di poco conto a seconda di come si interpreta l'articolo 40 comma 3 Cpc. La questione non sembra, a questo punto, affatto peregrina o frutto di causidiche interpretazioni per cui occorrerebbe al più presto un intervento normativo chiarificatore teso a superare le incertezze applicative che si verranno altrimenti inevitabilmente a verificare. L'alternativa più ragionevole a tale conclusione che presupporrebbe comunque un intervento chiarificatore del legislatore , sul piano ermeneutico sembra essere, come minimo, quella di interpretare in senso ampio il concetto di cui all'articolo 3 della legge di cause relative a risarcimento dei danni per morte o lesioni conseguenti ad incidenti stradali , nel senso di ricomprendere in esso tutte le cause aventi domande risarcitorie anche per danni a cose purché collegate agli incidenti più gravi implicanti morte o lesioni personali. Se è vero infatti che restano certamente fuori dalla riforma le cause aventi ad oggetto richieste di danni soltanto materiali non essendo in esse implicata la morte o la lesione personale di chicchessia , appare ragionevole ritenere che quando in un incidente si siano verificati tali eventi più gravi il rito del lavoro attragga anche le eventuali domande risarcitorie minori o accessorie da esso dipendenti riguardanti danni materiali. Questa conclusione a favore di un'interpretazione ampia e non restrittiva dell'articolo 3 della legge la si ricava certamente dai lavori preparatori della stessa in cui mai qualcuno ha affermato il contrario ed anzi tutti gli intervenuti hanno sempre genericamente fatto riferimento ai risarcimenti dei danni conseguenti ad incidenti stradali più gravi sen. Zancan, comm.Senato ,ovvero alle controversie di natura civile in materia di infortunistica stradale laddove seguite alla morte o lesioni on. Bonito,seduta commissione Camera 9.3.2005 come tipologia di controversie meritevoli della sottoposizione al rito più accelerato del lavoro.Ne consegue che una interpretazione restrittiva dell'area di controversie cui si applichi il nuovo rito, vale a dire un'interpretazione che, in caso di domande risarcitorie per danni a cose cumulate con richieste di danni per morte o lesione personale, ritenga loro applicabili riti diversi, finisce inevitabilmente con l'impattare nell'articolo 40 comma 3 Cpc prima esaminato che porta inesorabilmente all'applicazione del rito ordinario come rito attraente con conseguente svuotamento delle finalità della riforma, ma anche in contrasto con l'articolo 12 preleggi secondo cui il senso da attribuire ad una legge discende non solo da quello fatto palese dal significato proprio delle parole secondo la connessione di esse ma anche dall'intenzione del legislatore che, nel caso specifico, sembra proprio essere solo quella di applicare il rito del lavoro a tutte le cause risarcitorie collegate agli incidenti stradali più gravi con morte e/o lesioni personali , senza alcuna distinzione all'interno delle relative cause delle molteplici eventuali e diverse voci di danno reclamate.La conclusione che offro alla riflessione, pertanto, vuole essere conservativa e non demolitoria della scelta legislativa, ma non appare tale, comunque, da metterci completamente al riparo da possibili complicazioni la scelta adottata dal legislatore in scadenza di mandato resta ,infatti, aspramente criticabile laddove ha semplicisticamente ritagliato, all'interno di un processo civile parallelamente oggetto di altre significative riforme in funzione acceleratoria, e senza alcun coordinamento con esse, una nuova nicchia od oasi di applicazione del rito speciale del lavoro, in assenza di qualsiasi misura di tipo organizzatorio e senza alcuna attenzione rivolta alla realtà e problemi degli uffici del Giudice di Pace in cui la riforma troverà non facile attuazione non fosse altro perché un rito impegnativo com'è quello del lavoro viene messo in mano ad un giudice onorario, ed è la prima volta che accade che un giudice onorario gestisca un rito da sempre affidato dal legislatore a giudici professionali e, nel caso delle controversie di lavoro, specializzato . L'idea secondo cui basta estendere il rito del lavoro per accelerare la trattazione di un settore di controversie , come se ciò avvenisse per un tocco di bacchetta magica, rappresenta una ricorrente illusione del legislatore di questi ultimi anni, abbagliato tra l'altro dalla fallace idea della possibilità di effettuare nel settore giudiziario riforme a costo zero , operando solo sulle norme processuali e non sull'organizzazione e sulle risorse occorrenti per renderle efficaci. Infine, a proposito di coerenze nelle scelte legislative, non può non rimarcarsi il fatto che l'inaspettata estensione del rito del lavoro appare scelta processuale in assoluta controtendenza non solo con la recente riforma del processo societario, a conferma di una clamorosa contraddizione,nelle scelte di fondo effettuate in materia di processo civile, in cui è caduta la stessa maggioranza parlamentare autrice delle due riforme ma in controtendenza anche con l'assetto raggiunto con la Novella del Cpc del 1990proprio in materia di rapporti tra riti speciali e rito ordinario.La scelta effettuata nel 1990 con il citato articolo 40 Cpc novellato nella disciplina dei rapporti tra rito ordinario e rito speciale del lavoro, fu infatti quella di assegnare prevalenza alla materia e non al rito di per se stesso, come s'è visto prima esaminando il comma 3 di tale norma. Il che significò una svolta importante rispetto alla logica processuale della emergenza che contrassegnò la proliferazione di leggi e leggine che negli anni 70e 80 estesero via via il rito del lavoro alle materie e controversie più disparate senza alcuna logica d'insieme. Come rilevò giustamente B. Capponi a suo tempo Commento all'articolo 40 Cpc novellato in Il Corriere giuridico 1991, pag. 28 se la scelta attuale fatta con l'articolo 40 3 comma fosse stata operata nel senso di attribuire prevalenza al rito, la regola di esclusione dall'applicazione del rito ordinario avrebbe certamente conosciuto un ambito più vasto non resta quindi che avanzare la considerazione per cui la nuova norma sul simultaneus processus comporta una implicita negazione di quelle ragioni ,valutate dal legislatore in tutti i casi di estensione del rito del lavoro relativamente a controversie diverse da quelle di cui agli articoli 409 e 442 Cpc ed anche in ciò può riconoscersi un segnale di chiusura dell' emergenza che in anni trascorsi ha fatto legittimamente de resto guardare al processo ordinario come ad un modello fortemente negativo ed inadeguato quale occorreva necessariamente distaccarsi per assicurare un minimo di efficienza e celerità processuale . La conclusione di queste prime riflessioni a caldo non può che incentrarsi, quindi, sulle più vistose complicazioni cui rischia,paradossalmente, di dar luogo la riforma, al di là della chiara intenzione di semplificare ed accelerare il contenzioso in materia di Rca a profondamente sbagliata, in primo luogo, appare la tecnica adottata non di assoggettare l'intera materia degli incidenti stradali al nuovo rito processuale ma di ritagliare al suo interno la sub-materia degli incidenti con morte o lesioni, facendo così rifluire ineluttabilmente la materia stessa nelle complicazioni processuali della connessione tra domande soggette a riti diversi la stessa scelta infelice fatta a proposito del contenzioso delle locazioni urbane con la legge 392/78 non ha evidentemente insegnato nulla essendo riservato il nuovo rito soltanto ad una parte del contenzioso b egualmente fonte di sicuri conflitti e pasticci è, in secondo luogo,l'estensione del rito del lavoro ad una parte del contenzioso davanti al Giudice di Pace, dove maggiore tra l'altro è la quota di controversie che continueranno ad essere assoggettate al rito ordinario perché aventi ad oggetto solo danni a cose. Occorre quindi al più presto che ai massimi livelli istituzionali ed associativi ANM, CNF , nonché a livello della dottrina più attenta alle implicazioni e ricadute di sistema di riforme processuali estemporanee, si prenda contezza delle tante problematiche qui solo tratteggiate perché si adottino le misure indispensabili atte almeno a procrastinare subito l'entrata in vigore ed a correggere poi una norma così sgangherata com'è quella in esame. * Magistrato