Danno esistenziale, danno biologico: segreti e bugie

di Paolo Cendon

Anticipiamo il commento del prof. Paolo Cendon, di prossima pubblicazione sul bimestrale Respomsabilità civile e previdenza, edito da Giuffrè e sul sito www.personaedanno.it , sulla sentenza 15022/05 della Cassazione sezione terza , già pubblicata sul D& G 40/05, a pagina 48, con un commento del magistrato Marco Rossetti. di Paolo Cendon SOMMARIO 1. I difetti di Cass. 15022/05 - 2. Il nocciolo esistenziale - 3. Il focolare domestico - 4. Il linguaggio della 15022/05 - 5. Casistica eso ed endo-familiare - 6. Le attività realizzatrici della persona - 7. Vastità dei lemmi in famiglia - 8. L'insieme dei danni non patrimoniali - 9. L'ingiustizia nell'art. 2043 c.c. - 10. L'evoluzione della specie - 11. Nuove prerogative della persona - 12. Dai diritti soggettivi ai danni inediti - 13. L'inadempimento contrattuale - 14. Tranelli - 15. Riconoscimenti dovuti - 16. Doppi legami - 17. Il dovere di definire - 18. Comunicazioni rapide, fedeltà al consequenzialismo - 19. Né per eccesso, né per difetto - 20. I pregi dell'unità - 21. Essere e fare - 22. Costituzione, diritto vivente, quotidianità. 1. Tre gli aspetti sotto i quali la sentenza 15022/05 della Cassazione appare maldestra e infelice a la contraddittorietà tra il fatto di negare, in generale, l'ammissibilità di una categoria unitaria, relativa a voci di tipo esistenziale , nel nostro sistema del danno non patrimoniale e il fatto di censurare i giudici di merito, al tempo stesso, per non aver tutelato concretamente i soggetti lesi contro simili ripercussioni, nel caso loro affidato - respingendo così una lettura limitata ai soli passaggi del danno morale , nella gestione dei contraccolpi azionabili dai parenti dell'ucciso b la confusione che serpeggia a ogni passo, entro la motivazione, fra i due livelli statutari tenuti presenti dall'art. 2043 c.c. in coppia con l'art. 2059 rispetto all'elemento del danno da un canto il piano della sussistenza naturalistica di tale componente vista nei suoi risvolti non patrimoniali un pregiudizio è stato patito da qualcuno? dall'altro il piano della rilevanza - in punto di contrarietà all'ordinamento - della perdita stessa della meritevolezza cioè della posizione o dell'attività colpita dal fatto quel pregiudizio è formalmente contra ius ? c l'incongruità di un danno non patrimoniale prospettato, entro la motivazione, quale figura tipica del settore aquiliano, anzi dell'intera responsabilità civile e ciò dopo un cammino che in dottrina e in giurisprudenza ecco il senso di irrealtà per il lettore mostra di essersi dipanato, da trent'anni a questa parte, sotto il segno costante dell'espansività con l'approdo a un riferimento/filtro di cui sarebbe arduo immaginare qualcosa dotato di maggior respiro, nell' ambiente italiano, trattandosi dei valori della persona di rango costituzionale . 2. Quanto al primo punto allora. Se restiamo al lessico invalso nell'ultimo ventennio, è subito palese come il d.n.a. del danno esistenziale , nelle varie situazioni fin qui emerse, non diverga sotto alcuna sfumatura rispetto al motivo della compromissione delle attività realizzatrici - che è quanto la pronuncia esclude potersi non risarcire alle vittime. Ciò che non si riesce a capire, malgrado ogni sforzo, è a quale realtà giuridica/antropologica la 15022/05 pensa che l'indicata categoria che si dichiara a parole di non voler riconoscere corrisponderebbe. Sul come stiano oggi le cose, nella law in action, è difficile nutrire comunque seri dubbi. In particolare una volta compiuto, dalle sentenze gemelle del maggio 2003, il trasbordo disciplinare entro l'art. 2059 c.c., e una volta avvenuta la costituzionalizzazione in via ermenutica di quest'ultima disposizione, è palese come a contrassegnare il paradigma in esame a parte il riferimento a momenti della persona diversi dall'integrità psicofisica ciò che era importante, però, soprattutto prima della svolta del 2003, quando occorreva far capo all'art. 2043 c.c. per evitare le strettoie del reato altro non sia, oggigiorno, se non il dato consequenziale di cui sopra il tratto cioè della messa in crisi che avrà luogo, a seguito della commissione dell'illecito, per le attività realizzatrici di qualcuno. Proprio il versante, come s'è detto, la cui mancata neutralizzazione col mezzo del risarcimento è all'origine del biasimo pronunciato nei confronti dei giudici di merito, dalla decisione in oggetto - contrariata all'idea che possano trovar credito, dopo la 184/86, equazioni del tipo danno non patrimoniale = danno morale . 3. Colpa degli esistenzialisti il non aver sottolineato a sufficienza, nel corso del tempo, l'importanza dinamico/ aristotelica delle poste legate alla famiglia? Sarebbe un rimprovero poco meritato - almeno sul terreno delle occasioni e della consapevolezza. In una pagina non apocrifa di pochi anni orsono, ad esempio I riflessi sui figli allora chiamati a vivere di lì in poi senza il calore della madre, senza un costante tocco protettivo, avviati talvolta all'orfanotrofio, senza più baci della buonanotte. Oppure senza i sì e i no della figura paterna finiti i gesti di sostegno virile, i lanci in aria per gioco, le spiegazioni da uomo a uomo, il conforto dopo gli insuccessi. Dolore - certo - singhiozzi, commozione. Ma soprattutto ecco il danno esistenziale un'agenda diversa in tanti aspetti la caduta di ogni appoggio sicuro, un ronzio circostante d'altro genere, pieghe delle cose meno rosee, il dover farcela o cavarsela da soli . E in un altro passaggio, a proposito delle differenze tra danno morale e danno esistenziale Un bambino che perda la madre andrà incontro a due ordini di ripercussioni, ben distinte fra di loro da un lato rivangherà il passato, rimpiangerà, si tormenterà, singhiozzerà, paventerà il futuro dall'altro mangerà cibi meno buoni, sarà più solo a casa, balbetterà, si vestirà spesso disordinatamente, non saprà sempre di sapone, si ammalerà più spesso, non saprà con chi confidarsi, e così via . 4. Nulla di diverso, nella sostanza, se si guarda al linguaggio impiegato dalla 15022/05 - allorché l'estensore parla, usando una litote magari un po' evasiva, di profili di pregiudizio non limitato al mero dolore o quando la sentenza accenna, in termini forse un po' pomposi, alla libera e piena esplicazione delle attività realizzatrici della persona umana nell'ambito della peculiare formazione sociale costituita dalla famiglia . 5. Attività realizzatrici , peculiare formazione sociale , famiglia si stenta per un attimo a continuare la lettura. Qualcosa nell'insieme appare fuori tono. Con altri istituti del diritto privato - chissà - equilibrismi e riduzionismi traspositivi del genere potrebbero ancora funzionare. Nel nostro caso, una volta che l'attenzione vada alla giurisprudenza, alle decisioni che interessano il crinale esistenzialistico, quel combinarsi di parole entro la 15022/05 assume un suono innaturale, ai confini del paradosso. a A sconcertare il lettore basterebbe già il riscontro delle figure di responsabilità affermatesi entro il comparto eso-familiare l'uccisione di un parente, per l'appunto, e poi gli aborti traumatici, le sterilità indotte, gli errori giudiziari, la macro-invalidazione del familiare, la violazione del diritto della personalità di un congiunto stretto, e ancora gli stupri, le nascite non desiderate, le immissioni oltre misura, i torti commessi dal datore di lavoro, le avances non gradite e così via. Tipico un settore costellato da fenomenologie tanto affluenti, numerose? b Oppure gli esiti che segnala, sempre più densamente, il repertorio di natura endo-familiare la mancata assistenza domestica - poniamo - i mantenimenti negati, le segregazioni, i figli dimenticati, i diritti di visita calpestati, le assistenze bruciate, e poi i mobbing striscianti, una comunicazione a bigliettini, i tradimenti ostentati, la sobillazione del figlio affidato, e ancora gli inganni prematrimoniali sulla capacità sessuale, maltrattamenti e molestie di ogni tipo, i riconoscimenti negati o tradivi, tutte le altre fattispecie sbocciate dopo l'incontro non breve fra primo e quarto libro del c.c. Anche qui la varietà non è da poco, nelle ipotesi affrontate dalle corti. 6. E intorno a questo nucleo - beninteso - l'inventario delle tante ripercussioni esteriori relazionali, affettive, secolari, d'interfaccia che attendono al varco il familiare/vittima, nell' un emisfero o nell'altro. Tutto ciò che l'offeso è destinato a perdere, nella qualità della sua vita - mettiamo restando all'esempio di prima , a seguito di un lutto coniugale i piccoli riti della quotidianità, dentro e fuori casa la spesa al supermercato, il cinema alla sera, l'alternarsi alla guida della macchina, il bricolage domestico, andare in vacanza e poi gli oggetti pesanti da trasportare, le telefonate a metà pomeriggio, il caffè appena svegli, i regali inattesi, la casa vuota, la mancanza di rumore nell'altra stanza . Il conteggio, insomma, delle distinte e cangianti intersezioni del plaintiff, destinate a sfiorire per effetto dell'illecito ciò che non si potrà più attuare o che si perde la voglia di intraprendere - o che non si compirà comunque più, all'interno del focolare, o dopo un male patito in famiglia. 7. Ecco le perplessità allora, ed anzi le riserve, dinanzi al fraseggio perentorio fin troppo disinvolto della 5022/05 - con un sospetto, appena estemporaneo, che si insinua qua e là nella mente se sia il codice civile ad occuparsi, in qualcuno dei suoi libri, dell'universo domestico, a contenerlo al proprio interno o se non sia quest'ultimo ad abbracciare entro se stesso, per certi versi, tutto o buona parte del diritto privato anche al di là delle prime centinaia di articoli del c.c., o di qualche legge speciale . Esagerazioni, provocazioni certamente - ma i conti dall'altra parte sembrano tornare ancora meno. E d'ora in poi, comunque fino a che punto sarà lecito all'interprete, senza offese eccessive per il buon senso, pensare a quella miriade di torti in famiglia e di riflessi mondano/aredittuali per l'attore come a qualcosa di peculiare , come a una landa tipizzata del sistema? C'è una soglia generale - sul terreno qualitativo o quantitativo - oltre la quale il ricorso a locuzioni così anguste, restrittive, finisce per trasformarsi in un'opzione verbale poco a fuoco, impropria dogmaticamente? 8. Tanto più le forzature sono destinate a spiccare va aggiunto man mano che l'inventario dei materiali si completi - nell'alto della nomenclatura codicistica, e ancor più al banco dell'esperienza dei tribunali. Tanto più le insistenze tipicistiche sono destinate a rivelarsi cioè fuori luogo, inadeguate, quanto più all'archivio iniziale si aggiunga il campionario intero dei danni esistenziali extrafamiliari e magari, completando l'orizzonte, l'elenco di tutti i danni morali risarcibili oggi in Italia e, al limite, il catalogo di ogni possibile danno biologico fisico come psichico . Ove si consideri, insomma, la superficie complessiva del danno non patrimoniale a 360 gradi. Non sempre le cose, è vero, sono andate in questo modo. Qualificazioni diverse rispetto al testo della 15022/05 sarebbero state un tempo - allorché i casi determinati dalla legge si esaurivano nel ventaglio di cui all'art 185 c.p. - inappuntabili. Nessun dubbio però che quella stagione sia ormai finita per sempre, verosimilmente nel nostro sistema aquiliano - e le inclinazioni verbali o classificatorie per il tortman non potranno che adattarsi, anch'esse, alle trasformazioni in corso. 9. A voler fare il confronto, casomai è il capitolo del danno patrimoniale che si presenta, oggigiorno, come il più occluso, il meno atipico dei due - perlomeno ove si scenda al censimento delle posizioni che rilevano nell'area delittuale. Danno emergente e lucro cessante non sono cambiati in questi lustri anzi da qualche secolo in qua e, sotto la coltre generale dell'ingiustizia, il bilancio della figure assistite da un presidio risarcitorio appare fin troppo eloquente. Modesti gli spazi operativi accolti oltre la linea del diritto assoluto, le vecchie battaglie anni '60 lasciano trasparire, col senno di poi, non pochi dei loro risvolti di accademicità. Diritti di credito da far valere contro i terzi offensori che si contano sulla punta delle dita asfittiche le pronunce sulle aspettative protette o sulle chances men che occasionali gli episodi di udienza extracontrattuale concessa alla detenzione qualificata, al possesso di buona fede, ai diritti personali di godimento. L'ambiente che è come se non esistesse per il diritto privato, quantomeno per la responsabilità civile. Gli interessi legittimi pur essi deludenti - stilemi che non hanno prodotto il boom che da loro ci si aspettava, e che appaiono comunque settori degli appalti pubblici o dei concorsi a parte rigogliosi soprattutto lungo il versante non patrimoniale. E così avanti. Scarsi i fuochi applicativi che il ceppo patrimoniale ha saputo, nell'insieme, accendere pressoché intatte le colonne d'Ercole della tradizione. Se le tipologie formali possono essersi moltiplicate, nei manuali di diritto privato, i trend che contano per la prassi forense sono più o meno quelli di sempre - o il loro incremento, col trascorrere degli anni, si palesa comunque assai modesto. 10. Opposto il consuntivo nel settore non patrimoniale - ove si guardi, nuovamente, al versante delle situazioni che assicurano margini di giustiziabilità all'offeso. Una volta che la persona umana raggiunga il centro della scena sotto ogni aspetto, esterno come interno , tutto il contorno è destinato a lievitare. E - con il danno che sempre più vede giuridificare i suoi sub-lemmi con l'articolazione progressiva della modellistica, col rifinirsi continuo degli statuti - l'intera lex Aquilia muta il proprio volto. Così già a partire dagli anni settanta debutto del danno biologico , poi di seguito lungo gli anni ottanta la 184, il danno psichico, la fuga dal 2059 , poi durante gli anni novanta l'esordio del danno esistenziale , poi ancora dal 2000 in avanti le sentenze gemelle, la 233/2003, la stella costituzionale che trionfa . Si è perso nella nomenclatura ufficiale - con l'affrancamento dell'art. 2059 da certe secche ricostruttive what a fall was that - anche il marchio intro-verso di partenza il treno della salvaguardia risarcitoria non è più fermo alle vecchie stazioni. 11. Una riprova è offerta dalla fertilità che accompagna, da qualche tempo, il gioco di emersione dei nuovi diritti soggettivi. Basta sfogliare ancora un volta le riviste. Mai come in questi decenni è vivo il meccanismo per cui la celebrazione dei processi, in campo aquiliano, tende a mettere a nudo i particolari delle storie, svelando misteri e patimenti dai quali dipende l'an e il quantum del ristoro, con pronunce nel cui seno si decantano - per sedimentarsi poi in pronunce consimili, nel prosieguo degli episodi - inedite prerogative per l'individuo. Ed è spesso il bacino esistenziale aggiungiamo il protagonista delle vicende in giudizio - come documentano, complice qua e là l'approvazione di qualche legge, le parabole ascendenti che hanno contrassegnato ultimamente la privacy, l' identità personale, in parte la salubrità ambientale. 12. La stessa messa a punto di un neo-diritto della persona si atteggia, frequentemente, come un semplice anello della catena - un passaggio intermedio destinato a far sbocciare, in talune circostanze, occasioni risarcitorie prima sconosciute. E' quanto mostra di accadere, ultimamente, su terreni quali quelli del diritto all'autodeterminazione, del diritto alla dignità, del diritto alla realizzazione personale. Ed è quanto già si annuncia, possiamo aggiungere, nei confronti del neonato diritto al sostegno, in materia di salvaguardia civilistica delle persone prive di autonomia funzionale - se è vero che il fatto di aiutare gestionalmente un soggetto debole, affiancandogli un vicario il quale seguirà alcuni affari per conto dell'interessato, non comporta certo una licenza di mortificazione in spregio a quest'ultimo sicché non è da escludere, come è stato sottolineato, una possibile responsabilità per inflizione di danno esistenziale a carico dello Stato, e nell'ipotesi di colpa grave anche dei servizi o del giudice, laddove siano stati calpestati noncurantemente i segni psichico/antropologici che nel frangente sconsigliavano, per il benessere emotivo dell'assistito, l'approdo all'istituto dell'interdizione, e si sia evitato di ricorrere all'assai meno stigmatizzante modello dell'amministrazione di sostegno . 13. Non meno importanti - allorquando si discorra di riflessi non patrimoniali e del danno esistenziale in special modo - i segnali che offre la galassia dell' inadempimento contrattuale. Dacchè è diventato chiaro a tutti - anche in forza delle indicazioni di cui all'art. 1174 c.c., sempre più riletto nel segno dei tempi - come il fatto di aver subito un inadempimento ex art. 1218 c.c. non intacchi in nulla le chances risarcitorie del creditore, vittima in seguito a ciò di un danno non patrimoniale, le ambizioni della cifra tipicistica per quest'ultima voce posto che dell'atipicità del contratto sarebbe difficile dubitare sono venute calando ulteriormente. Non manca in effetti chi a preso atto come il principio dell'autonomia privata sia destinato a incontrare, pur qui, niente più che i limiti generali del sistema norme imperative, ordine pubblico, buon costume, meritevolezza degli interessi b osservato come entro quei confini nulla impedisca alle parti, volendo, di assumere e disciplinare anche momenti non strettamente riconducili ai valori costituzionali , precostituendo magari sub-lemmi ripercussionali per un futuro giudizio di danni, e in qualche modo predeterminando rispetto ai vari nodi soglie ragionevoli di risalto e di quantificazione c sottolinea quanto significativa, sul piano sistematico, appaia la corona dei materiali che si aggiungono così, per le obbligazioni negoziali, alla cerchia di cui alla clausola costituzionale dell' 2059. c.c. versione post 8828/03 . E ancora una volta - superfluo rilevarlo - appare quella esistenziale la banda destinata a fare, nella maggioranza dei casi, la parte del leone. Gli esempi sono quelli, ben noti, del lavoro subordinato, della locazione immobiliare, della prestazione medica, dei contratti d'istruzione, della cattiva sorveglianza per le sculture trasportate, della vendita di protesi sanitarie, della vacanza rovinata e magari del contratto costitutivo di servitù, dei ritardi aerei di un giorno, della mancata attivazione del telefonino, del parrucchiere per la sposa, dell'appalto eseguito troppo lentamente in casa, degli errori del veterinario, dei rullini fotografici dimenticati o distrutti, e così via. L'interprete sensibile ai motivi generali della libertà, della pretesa al rispetto per i gusti leciti di ognuno, della sovranità individuale per i cittadini - e che riconosca nel contratto lo strumento ideale per il governo delle proprie frange idiosincratiche - non potrà non mettere al centro dei riflettori, parlando di danni, proprio il tema dell'attenzione per le micro e macro attività realizzatrici che ciascun partner si premurava, volta a volta, di sviluppare. 14. Il cammino del danno esistenziale è iniziato da pochi lustri. Molti ancora gli approfondimenti da compiere, nell'immediato, varie le messe a punto cui provvedere, sul terreno applicativo ad esempio con riguardo alla prova e alla commisurazione , in dottrina come in giurisprudenza - meno forse a livello dello ius condendum, salvo che per rimediare a goffaggini commesse eventualmente dal legislatore. Non è difficile scorgere sin d'ora, tuttavia, quali saranno - per l'interprete - i tranelli teorico-pratici da evitare con maggior cura. E non v'è dubbio che alcuni fra i no più importanti da pronunciare, come avverte la stessa lettura di Cass. 15022/05, si pongano sul terreno del metodo. 15. No allora, in primo luogo, agli affreschi sulla responsabilità civile cui difetti un minimo di coerenza ricompositiva, o che manchino di nitore logico/sistematico no, in particolare, al vezzo di fare le cose senza dirlo, oppure, il che è lo stesso, alla tentazione di dire in via di principio cose differenti da quelle che si fanno all'atto pratico . In concreto qualora una certa gamma differenziale esista nel diritto vivente, e sia al centro di svariate decisioni, non soltanto di merito, non sarà possibile al tortman non riconoscerla apertamente - soltanto in forza di un'ostilità culturale inconfessata, o per l'oscuro timore di abusi incombenti, o per segrete sfiducie negli antidoti dell'ordinamento. Salvo che non si sia disposti, al tempo stesso, a pronunciarsi contro il rilievo tecnico/compromissorio dei filamenti - in punto di negatività, inciviltà, sofferenzialità, odiosità, intollerabilità, etc. - cui il registro in questione fa capo. Le due cose di pari passo, insomma e ciò tanto più ove il livello al quale si interviene sia quello di massima autorevolezza, ovvero in sede di giudizio di legittimità altrimenti succede come nel film di Mike Leigh, che offre il titolo al presente scritto segreti e bugie , per l'appunto, una madre la quale rifiuta inizialmente di accettare la figlia che ignorava di avere, e che più tardi scoprirà la gioia di abbandonarsi invece a quel rapporto, tanto più dolce in quanto con una creatura di colore - ma le infelicità patite prima di quel risultato, si domanda lo spettatore, erano proprio necessarie? . 16. No, in secondo luogo, al gusto del dire e contemporaneamente non dire - magari alla propensione ad affermare le cose a metà, all'interno di una motivazione giudiziale. No soprattutto all'abitudine di proferire, entro una stessa frase, una certa cosa e il suo contrario - no cioè alla scelta di lanciare messaggi contorti, istruzioni impossibili per chi ascolta come accade, ricordando il celebre saggio Toward a Theory of Schizophrenia del 1956, alla madre che incalza il figlioletto Sii spontaneo! al cartello stradale sul viadotto californiano Ignorate questo messaggio alla moglie che tranquillizza il marito Caro, esci pure anche stasera e non preoccuparti se rimango qui da sola a casa a piangere . No insomma ai doppi legami nella comunicazione umana e giuridica - agli avvertimenti che costringano i destinatari ad affrontare, in ogni caso, qualcosa di arduo e di sgradevole dovendo scegliere se comportarsi alfine come tartufi, facendo le cose senza dirle o dicendole senza farle, o se reagire invece come degli eroi, facendo e chiamando le cose col loro nome anche là dove questo sia proibito dalla curia col rischio, magari, di una riprovazione in alto e degli intralci alla carriera . La dissociazione appunto. 17. No in terzo luogo agli approcci di chi, chiamato a esprimersi circa il merito di certe alterazioni, sotto il profilo sostanziale, risponda unicamente con perifrasi di tipo derivativistico - arroccandosi magari dietro locuzioni quali poniamo riflessi non patrimoniali da lesione di un rapporto parentale, danno da turbativa dell'ambiente o della tranquillità domestica o dietro formule come pregiudizio da licenziamento illegittimo, da violazione della libertà o dell'integrità fisica, da errore giudiziario e così di seguito. Varie le ragioni che impongono, specie a chi le parole le maneggia per professione, di non arrestarsi a soglie di rendiconto dietrologico - di non puntare su formule storico/sequenziali e basta. La più importante, in generale, è un tutt'uno col principio per cui le definizioni debbono offrire al lettore, sia pur in forma sintetica, l'essenza di ciò che ci si aspetta di ricevere che cosa una certa realtà è effettivamente . E non v'è dubbio trattarsi di un obbligo che investe anche il livello attributivo dei fenomeni - comunque, per quanto qui importa, l'enunciazione dei vari predicati che attengono al danno civile tanto più su terreni fluenti come quello dell'art. 2059 c.c. . Indipendentemente da considerazioni sull'unicità o pluralità dei derivati possibili quale dei tanti, il liquido paglierino che sta colando da quella bottiglia lontana e senza etichetta? , calpesta i suoi impegni dogmatici chi tralasci, come nel caso in esame, di fornire sub-qualifiche a materiali i quali stentano a reggersi in piedi da soli - o a sostantivi i quali, per la loro ampiezza di respiro, potrebbero accusare al banco di prova dei giudizi qualche margine di vuoto o inefficienza. 18. Si rende possibile così, tra gli astanti, un'effettiva comunicazione disciplinare - comunque uno scambio ragionevolmente veloce necessario anche per le nozioni civilistiche - e si suggella al tempo stesso un'istanza di carattere tecnico, la fedeltà alle conclusioni raggiunte in punto di natura generale del danno. Impossibile in effetti, nel momento in cui sia maturata al riguardo un'opzione consequenzialistica , pensare di trarne benefici soltanto sul versante probatorio - dicendo che, poiché si sta parlando di una conseguenza, non è possibile che se ne presuma automaticamente l'esistenza salvo che per le ripercussioni ordinarie , e che se ne dovrà invece offrire una prova specifica tanto più severa quanto più estemporanei e singolari siano i riflessi che di fatto si lamentano . Anche i cimenti di ordine lessicale, una volta consumate le preferenze ricostruttive a favore del crinale non eventistico , dovranno svolgersi in maniera coerente puntando, cioè, su un'aggettivazione che sia in grado di coprire adeguatamente quel vuoto semantico/operativo - al livello in cui l'utente sta attendendo. 19. Diminuisce così, agli effetti della liquidazione, la possibilità di errori in entrambi i sensi - sia per eccesso, sia per difetto. Nessun dubbio in effetti, secondo quanto opina la maggioranza degli autori e la stessa Cass. 5500/5, come s'è visto , circa l'inaccettabilità delle posizioni di chi non crede, per principio, alla diversità tra il polo del fare e quello del sentire , in ambito non patrimoniale o di chi esprime dissensi, sempre qui, circa l'opportunità di distinguere fra questa e quella sottovoce lesiva o di chi propugna addirittura, per l'illecito, una nozione del male a-economico come entità forzatamente compatta, indivisibile. Nessun dubbio, in particolare, circa l'impossibilità di scordare come, parlando di danno da violazione di un valore della persona di rango costituzionale , si affermi certo qualcosa di utile in punto di antigiuridicità un risarcimento dovrà aver luogo nel frangente e ben poco si dica riguardo a ciò che andrà risarcito, di fatto, alla parte lesa - se è vero che quest'ultima potrebbe accusare a valle chissà il patimento di un danno biologico, e/o magari di un danno morale, oltre che di un danno esistenziale. Così appunto nei processi che si tengono è ben raro che il conteggio dell'id quod interest avvenga lungo un'unica casella, quand'è in gioco la realtà della persona. E ogni volta le combinazioni differiscono. Soltanto mantenendo uno stesso piano di nomenclatura - rispetto ai singoli inconvenienti che minaccia poniamo un lutto, un sopruso della p.a., un'immissione intollerabile, un demansionamento ingiusto, una diffamazione, etc. - si scongiurerà il pericolo che possano restare senza ascolto, nella pratica, sofferenze e contraccolpi effettivamente patiti dall'attore o che al contrario si finisca, ignorando il tribunale di cosa sta parlando, per risarcire due volte la medesima partita. 20. L'ultimo no da pronunciare, il più importante, è quello nei confronti di ogni ipotesi di scomposizione a tavolino dell'universo esistenziale - di un suo frammentarsi scolastico in una pluralità di spicchi diversi. Sono note le ragioni che inducono a respingere, in proposito, ogni accusa di indeterminatezza concettuale e/o disciplinare - che hanno spinto cioè, fin dall'inizio, a far confluire le varie faglie mondane dell' homo faber, quali affioranti in tante applicazioni giurisprudenziali sul terreno della famiglia, del lavoro, della giustizia, della creatività, dello svago, e così via , sotto l'egida di una categoria unitaria a la costante palpabilità delle poste esistenziali, anzitutto, corrispondenti per definizione all'appannarsi di qualcosa di esteriore nella sfera dell'offeso - ben più rilevabile, anche in istruttoria, rispetto ad ombre puramente interne dell'individuo b l'inconsistenza, poi, degli allarmi circa pretesi collassi prossimi futuri della r.c., oppure circa la supposta frivolezza di troppe lamentele la tendenziale esiguità pecuniaria della maggior parte dei risarcimenti in materia imparagonabili, nel quantum, rispetto a quelli ammessi in altri campi l'eccezionalità di pronunce fatue o strampalate, da parte di questo o quel giudice di pace, all'interno dei repertori c l'impresentabilità infine - ovi si parli di genericità per questo o quell'insieme di vissuti - di un ricorso a metri valutati diversi da quelli che, da sempre, si impiegano sul terreno del danno biologico quante le affinità fra il gruppo delle lesioni all'integrità fisica e quello, rispettivamente, dei turbamenti alla salute mentale? , su quello del danno psichico quanti i punti di contatto tra le migliaia di sindromi catalogate all'interno del DSM americano? , su quello del danno morale quante le somiglianze tra il dolore che arreca una diffamazione o un insulto, lo strazio per l'uccisione di una persona cara, la sofferenza per una violenza sessuale, la vergogna per uno sfregio alla guancia? . 21. Si tratta di indicazioni tanto più salde - è appena il caso di aggiungere - dopo la svolta operata nel 2003 con le sentenze nn. 8828 e 8827 della Cassazione, nonché con la sentenza 233/2003 della Corte costituzionale ossia dopo la scelta di riprendere e rilanciare con forza, muovendo dagli insegnamenti di Cass. 184/1986, il Leitmotiv delle attività realizzatrici della persona quale denominatore comune nei discorsi sulla risarcibilità per la cerchia dei danni ultronei al tronco morale/sofferenziale. Superfluo osservare - alzando lo sguardo oltre l'illecito - come non vi sia nulla in tutto ciò di realmente innovativo. Più volte è stato rimarcato quanto radicato sia nella nostra cultura - a partire dal Rinascimento affari e mercanti ma soprattutto poesia, amicizia, pittura, architettura, politica, saggistica, bellezza , proseguendo poi con il Seicento scienza, musica, esplorazioni, lirica, studio, castelli, avventura, cimenti politici , con il Settecento ragione, enciclopedismo, sapere, psichiatria, socialità, artigianato, mondanità , con l'Ottocento romanticismo, battaglie per gli ideali, risorgimenti, città, scoperte, tecnologie, giornali, sindacati , con il Novecento politica, viaggi, tecnologia, scienza, volontariato, democrazia, movimenti, partecipazione - l'orizzonte che ravvisa nel fare umano, rigoglioso ma non per questo venale, profittevole ma non necessariamente meschino o opportunistico, il momento chiave dell'esperienza di ciascuno, nonché il trait d'union per tutto quanto si metta in campo nella vita. 22. Nessun dubbio che, con il ponte gettato verso l'universo della Costituzione, nei passaggi giurisdizionali di cui sopra, l'accezione di quel fare/essere sia divenuta ancor più solida per l'illecito extracontrattuale se è vero che proprio i tratti della florealità e del dinamismo - gli stessi che la r.c. ha assunto come cuore pulsante del danno esistenziale, in vista del risarcimento integrale per la vittima - rappresentano il filo conduttore tra le grandi dichiarazioni di principio di cui alla Costituzione artt. 2 e 3 , la lista delle situazioni direttamente nominate dalla carta fondamentale salute, famiglia, lavoro, libertà, istruzione, riunione, associazione, etc. , l'insieme delle falserighe comunitarie e internazionalistiche Diritti dell'uomo, Conv. di New York sui bambini, Costituzione europea, etc. , le indicazioni legislative più immediatamente ricollegabili allo spirito della Costituzione handicap, maternità, associazionismo, adozione, tutela dei deboli, beni culturali, e così via . Riappare così sotto i vessilli emergenti della realizzazione e del progetto il motivo di quell'unità leonardesca che corrisponde davvero all'esperienza quotidiana - nel trascorrere che ognuno vive senza sbalzi, durante il suo tempo, fra interstizi professionali e gioie del sesso e della case, fra momenti della cultura o della scienza e rimbalzi dello svago, fra iniziative sportive e intraprese artistiche, fra pratiche del volontariato e viaggi in questa o in quella parte del mondo.