L'accertamento di valore che rettifica una compravendita deve essere specificatamente motivato

di Benito Fuoco

di Benito Fuoco L'ACCERTAMENTO DI VALORE CHE RETTIFICA UNA COMPRAVENDITA DEVE ESSERE SPECIFICATAMENTE MOTIVATO In tema di imposta di registro, quando l'Ufficio emette un accertamento rettificando il valore dichiarato dal contribuente, deve fornire la precisa indicazione dei trasferimenti che abbiano avuto per oggetto cessioni similari, ovvero indicare i precisi elementi di valutazione utilizzati. Sono queste le motivazioni della sentenza emessa dalla sezione seconda della Commissione Tributaria Regionale del Lazio nella Sentenza 156/2/05 depositata il 13 gennaio 2006, e qui leggibile tra gli allegati. Con la citata sentenza, la Commissione Tributaria Regionale laziale, in seguito ad un rinvio disposto dalla sezione tributaria Suprema Corte di Cassazione, ha indicato quali debbano essere i precisi riferimenti che gli uffici finanziari devono indicare negli atti di accertamento riferimenti che, qualora omessi, comportano l'annullamento dell'atto per carenza di motivazione. IL FATTO Con una accertamento di valore, l'Agenzia delle Entrate di Velletri rettificava il valore dichiarato nell'atto di compravendita con cui il contribuente aveva trasferito un immobile. La rettifica era scaturita in seguito alla segnalazione dell'Ufficio Atti Pubblici di Roma, che dal confronto con atti similari, riferendo al prezzo indicato per vano nella vendita di abitazioni aventi le stesse caratteristiche, aveva comunicato che il valore accertato riferito alla zona era mediamente superiore. Il contribuente ritenendo l'atto ricevuto illegittimo, ricorreva rivolgendosi alla commissione tributaria provinciale di Roma che rigettava il ricorso la decisione appellata, veniva confermata dalla Commissione Tributaria Regionale del Lazio. Avverso tale decisione il contribuente proponeva ricorso per Cassazione che, sulla base della eccepita specifica carenza di motivazione, accoglieva il ricorso. LA SENTENZA La riassunzione del procedimento richiesta dal contribuente è stata accolta dalla Commissione Tributaria Regionale del Lazio che ha definitivamente annullato l'accertamento di valore opposto. Dalla documentazione in atti, citano i giudici regionali, non risulta che l'Ufficio Finanziario abbia dato precisa indicazione dei trasferimenti presi a base per rettificare i redditi dichiarati nell'atto di compravendita l'Agenzia delle Entrate di Velletri, nelle contro deduzioni al ricorso in riassunzione, ribadisce solo che la rettifica si fonda sopra la segnalazione dell'Ufficio atti Pubblici di Roma e, senza indicare presupposti di fatto concreti, quantifica accerta e determina un valore superiore a quello dichiarato, conseguentemente, conclude il collegio giudicante, poiché l'accertamento non risulta adeguatamente motivato, deve essere definitivamente annullato. IL PRINCIPIO Gli accertamenti di valore si devono necessariamente riferire a trasferimenti che abbiano avuto per oggetto gli stessi immobili o altri di analoghe caratteristiche e condizioni ovvero indicare i precisi elementi di valutazione utilizzati articolo 51 Dpr 131/86 . L'Ufficio che pretende di avere diritto ad una maggiore imposta, ha l'onere di dimostrare il proprio assunto basandosi su presupposti concreti, e non su pareri astratti.

Commissione tributaria regionale di Roma - Sezione seconda - sentenza 9 dicembre 2005-13 gennaio 2006, n. 156 Presidente Mazzillo - Relatore Belloni Ricorrente Agenzia Entrate Velletri - Controricorrente Mantova Con atto del notaio Siniscalchi 92/IV/594 registrato a Velletri il 16 marzo 1992, la signora Mantova Concetta vendeva alla società Centro Sanitario Parioli Srl un appartamento sito in Roma per un prezzo dichiarato di lire 390 milioni. L'Ufficio delle entrate di Velletri, dopo avere sottoposto l'atto a giudizio di congruità, inviava l'avviso di accertamento 921 V 594, con il quale veniva elevato il valore finale dell'immobile compravenduto a lire 532 milioni contro i 390 milioni dichiarati. La rettifica ha avuto riguardo agli elementi forniti dall'ufficio del Registro di Roma atti pubblici sulla scorta dei trasferimenti che hanno avuto per oggetto gli stessi immobili o altri con caratteristiche e condizioni similari valutando a 71 milioni a vano l'immobile compravenduto. La Contribuente avverso tale atto proponeva ricorso alla Ctp che lo rigettava con decisine 151 del 12 maggio 1994. Tale decisione veniva appellata dalla contribuente alla Ctr che con sentenza 116/10/98 confermava la sentenza di primo grado compensando le spese. Avverso tale decisione la contribuente proponeva ricorso per Cassazione che con sentenza 17766/02 accoglieva il ricorso perché l'Ufficio non ha provato le circostanze di fatto sulle quali si fondava l'accertamento. Il giudice di legittimità ha ritenuto la doglianza della ricorrente fondata perché la Ctr, più che valutare le prove offerte dalla Pa a sostegno della pretesa tributaria, ha errato nel richiedere alla contribuente un riferimento reddituale, invertendo così l'onere della prova che vuole che sia l'Amministrazione finanziaria, che pretende di avere diritto ad una maggiore imposta, a dimostrare il proprio assunto. Con ricorso in riassunzione, la contribuente chiede che venga dichiarato nullo l'accertamento impugnato, la restituzione della somma versta pari a 2/3 del deciso in seguito all'emissione dell'avviso di liquidazione dell'Ufficio e la condanna alle spese di giustizia della Pa. Questa commissione ritiene dovere accogliere il ricorso in riassunzione proposto dalla contribuente. Dalla documentazione versata in atti, non risulta che l'Ufficio del Registro di Velletri abbia dato indicazione dei trasferimenti che hanno avuto per oggetto gli stessi immobili o altri con caratteristiche e condizioni similari come stabilito dalla Corte di cassazione nel giudizio di rinvio. Le motivazioni dell'accertamento, del bene compravenduto, sono semplici valutazioni che no si basano su presupposti di fatto concreti. Nelle controdeduzioni al ricorso in riassunzione, l'Agenzia delle entrate di Velletri non fa altro che ribadire che la rettifica si fonda sul parere espresso dall'Ufficio del registro di Roma - atti pubblici - che quantificava il valore dell'appartamento in lire 71 milioni a vano, nulla aggiungendo. Si ravvisano giusti motivi per condannare l'ufficio alle spese di giustizia. PQM La commissione accoglie l'appello del contribuente e condanna l'ufficio al pagamento delle spese di giustizia che liquida forfetariamente in complessivi euro 500.