Il brigatista Morandi deve restare in regime di carcere duro

Giudicato inammissibile il ricorso del terrorista, condannato all'ergastolo in primo grado per gli omicidi D'Antona e Biagi, che ha chiesto la cessazione delle misure di rigore previste dal 41 bis

Ci sono giustificati motivi, tra i quali il rischio che mantenga ancora contatti con altri neobrigatisti, per tenere Roberto Morandi - condannato all'ergastolo in primo grado dalle Corti di assise di Roma e Bologna, per gli omicidi dei giuslavoristi Massimo D'Antona e Marco Biagi - in regime di carcere duro. Lo sottolinea la Prima sezione penale della Cassazione con la sentenza 19604 depositata l'8 giugno e integralmente leggibile tra i correlati. In particolare gli ermellini hanno giudicato inammissibile il ricorso del terrorista che chiedeva la cessazione delle misure di rigore previste dal 41 bis. In proposito la Suprema Corte ha sottolineato di condividere il rigore adottato nei confronti di Morandi in quanto si tratta di persona in posizione eminente, nell'associazione terroristica non ancora interamente smantellata denominata Brigate Rosse Partito comunista combattente . La Prima sezione aggiunge che Morandi ha avuto un radicato coinvolgimento sino ad epoca relativamente recente nel sodalizio criminale e che, dalle ultime informazioni , non è emerso alcun significativo elemento dal quale si possa desumere che la sua capacita' di mantenere collegamenti con l'organizzazione di appartenenza, verso la quale non vi è stata presa di distanza, sia venuta meno . In precedenza Morandi aveva ottenuto di poter vedere più spesso i suoi familiari, come fanno i detenuti comuni. Questa concessione non è stata modificata.

Cassazione - Sezione prima penale cc - sentenza 24 maggio-8 giugno 2006, n. 19604 Presidente Sossi - Relatore Giordano Pg Delehaye - Ricorrente Morandi Osserva Con Dm in data 30 settembre 2005 è stato applicato nei confronti di Morandi Roberto - detenuto nella casa circondariale di Terni in custodia cautelare per delitti aggravati dalla finalità di terrorismo concorso negli omicidi dell'avvocato D'Antona e del prof. Biagi per i quali è stato condannato in primo grado all'ergastolo dalle Corte di assise di Roma e di Bologna - il regime carcerario differenziato di cui all'articolo 41bis Op cui è sottoposto dal 2000. Il reclamo proposto dal prevenuto contro tale provvedimento è stato solo parzialmente accolto dal Tribunale di sorveglianza di Firenze con ordinanza in data 1 dicembre 2005 che ha dichiarato inefficace la disposizione limitativa dei colloqui con i familiari. Contro la parte sfavorevole di questa decisione l'interessato ha proposto ricorso per cassazione con il quale in sostanza deduce l'inesistenza dei presupposti giustificativi del provvedimento ministeriale. Il gravame deve essere dichiarato inammissibile, con le conseguenze previste dall'articolo 616 Cpp. Occorre ricordare che a norma del comma 2sexies dell'articolo 41bis Op in questa materia l'unico profilo deducibile con il ricorso per cassazione è la violazione di legge, mentre non può essere dedotto il vizio di motivazione a meno che questa non sia del tutto carente o presenti difetti da renderla meramente apparente e in realtà inesistente si da tradursi in violazione di legge per mancata osservanza da parte del giudice di merito dell'obbligo stabilito dall'articolo 125 comma 3 Cpp. Il che nel caso di specie non può dirsi, poiché il Tribunale di sorveglianza ha giustificato la propria decisione con esauriente e corretta motivazione, sorretta da apparato argomentativi basato su concreti elementi che in linea di fatto non possono essere messi in discussine in questa sede, con la quale le informazioni competenti organi poste a base del decreto sono state sottoposte ad autonomo e adeguato vaglio critico. Si è invero nell'ordinanza impugnata evidenziato l'inserimento del Morandi, in posizione preminente, nell'associazione terroristica non ancora interamente smantellata denominata Brigate Rosse - Partito Comunista Combattente e come, a fronte di questa situazione di radicato coinvolgimento sino ad epoca relativamente recente in un sodalizio criminale di particolare pericolosità, dalle ultime informazioni non fosse emerso alcun significativo elemento, che non sia il mero ancora limitato trascorrere del tempo, da cui si potesse desumere che la capacità del prevenuto di mantenere collegamenti con l'organizzazione di appartenenza, rispetto alla quale non vi era stata alcuna presa di distanza, fosse venuta meno. PQM Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 500 in favore della Cassa delle ammende.