Ex Cirielli, dubbi di costituzionalità sul nuovo affidamento in prova

Ordinanza di rimessione alla Consulta per la questione di legittimità sull'articolo 58quater comma 7bis dell'Ordinamento penitenziario

Ex Cirielli alla Consulta anche per la modifica relativa all'Ordinamento penitenziario. La Cassazione ha infatti rimesso alla Corte costituzionale, dichiarandola rilevante e non manifestamente infondata, la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 58quater, comma 7bis, Ordinamento penitenziario, inserito dall'articolo 7, comma 7, legge 251/05 in riferimento all'articolo 27 Costituzione, nella parte in cui prevede che l'affidamento in prova al servizio sociale nei casi previsti dall'articolo 47, la detenzione domiciliare e la semilibertà non possono essere concessi più di una volta al condannato al quale sia stata applicata la recidiva prevista dall'articolo 99, comma 4, del Codice penale , sotto il profilo della prospettata preclusione all'accesso alle misure alternative per i condannati che alla data di entrata in vigore della legge avevano già maturato le condizioni per poter beneficiare degli stessi. È quanto emerge dall'ordinanza 37276/06 della prima sezione penale di piazza Cavour, depositata lo scorso 9 novembre e qui integralmente leggibile tra gli allegati.

Cassazione - Sezione prima penale - ordinanza 19 ottobre-9 novembre 2006, n. 37276 Presidente Fazzioli - Relatore Gironi Ricorrente Ceccarelli La Corte Vista l'ordinanza indicata in epigrafe, con cui è stata dichiarata inammissibile l'istanza di affidamento in prova al servizio sociale di Ceccarelli Romano ai sensi della nuova formulazione dell'articolo 58quater, comma 7bis, legge 354/75 Norme sull'ordinamento penitenziario , aggiunto dall'articolo 7, comma 7, legge 251/05, che preclude la nuova concessione del predetto beneficio a coloro che, come l'istante, ne abbiano già fruito una volta ed ai quali sia stata applicata la recidiva di cui all'articolo 99, comma 4, Cp Visto il ricorso con cui il difensore denuncia violazione di legge in relazione agli articoli 25, comma 2, Costituzione e 2 Cp, sull'assunto che la nuova disposizione restrittiva invocata dal Tribunale di Sorveglianza non potrebbe retroattivamente applicarsi alle condanne per reati commessi anteriormente all'entrata in vigore della citata legge di modifica, dovendosi la pena considerare nella sua globalità, comprensiva anche delle possibile variabili esecutive, e propone, in subordine, questione di legittimità costituzionale della nuova disciplina restrittiva in riferimento agli articoli 3, 25, comma 2, e 27, comma 3, Costituzione Ritenuta l'infondatezza della tesi difensiva con cui si invoca l'applicabilità degli articoli 25, comma 2, Costituzione e 2 Cp, avendo la disposizione restrittiva in esame natura di norma processuale, seppure in connessione con una norma sostanziale come quella che regola la recidiva, ed essendo essa di conseguenza, per costante indirizzo giurispudenziale richiamato anche dal ricorrente, soggetta al principio tempus regit actum, come, in generale, le norme in tema di esecuzione penale e di ordinamento penitenziario vedi, ex plurimis, Cassazione, Sezione prima, 17 dicembre 2004, Goddi, in Diritto e Giustizia, 2005, fascomma , p. 37 Rilevato che proprio la previsione espressa, da parte del legislatore, dell'inapplicabilità, ai detenuti per taluni reati commessi prima dell'entrata in vigore della legge 279/02, delle restrizioni da questa introdotte vedi articolo 4 della legge citata mediante ampliamento del catalogo dei reati di cui all'articolo 4bis Op previsione richiamata dal ricorrente a sostegno del proprio assunto costituisce argomento idoneo a smentire la tesi difensiva, atteso che, ove si fossero ritenute operanti le previsioni dell'articolo 2 Cp, non vi sarebbe stato alcun bisogno di sancire l'irretroattività della nuova disciplina irretroattività derivata, dunque, solo dall'espressa previsione di inapplicabilità di quella nuova disposizione restrittiva ai condannati per reati anteriormente commessi Considerato che argomenti a favore della tesi qui disattesa non possono trarsi neppure dalla formulazione dell'articolo 10, comma 2, legge 251/05, pure invocato dal ricorrente per via del suo generico richiamo alle disposizioni dell'articolo 2 Cp quanto alle norme della medesima legge diverse dall'articolo 6 relativo alla prescrizione , dovendosi evidentemente tale richiamo intendere nel senso del rinvio alle disposizioni di detto articolo 2 solo in quanto applicabili secondo i principi generali nello stesso senso, Cassazione, sezione prima, 2321/06, Borromeo , tenuto, del resto, conto che la legge in questione disciplina diverse materie, talune delle quali suscettibili di applicazione delle richiamate disposizioni codicistiche aumenti di pene edittali, disciplina del concorso di circostanze di opposto segno, recidiva Rilevato che analoghi principi sono stati affermati recentemente da questa stessa sezione con la già citata sentenza 2321 in data 5 luglio 2006, Borromeo Ritenuta, per contro, la non manifesta infondatezza della proposta questione di legittimità costituzionale, seppure con riferimento limitato all'articolo 27, comma 3, Costituzione, iscrivendosi essa nel solco già reiteratamente percorso dal giudice delle leggi con sentenze 306/1993, 504/1995, 445/1997, 137/1999 - relative a limitazioni nella fruizione o concessione dei benefici penitenziari introdotte con Dl 306/92, convertito nella legge 356/92 - e significativamente ribadito, da ultimo, con sentenza 257/2006 concernente l'articolo 30quater legge 354/75, inserito dallo stesso articolo 7 legge 251/05 qui sindacato e concernente l'introduzione di una più rigorosa disciplina nei confronti dei recidivi , tutte snodantisi lungo un filo conduttore comune ed ispirate al principio secondo cui non si può ostacolare il raggiungimento della finalità rieducativa, prescritta dalla Costituzione nell'articolo 27, con il precludere l'accesso a determinati benefici o a determinate misure alternative in favore di chi, al momento in cui è entrata in vigore una legge restrittiva, abbia già realizzato tutte le condizioni per usufruire di quei benefici o di quelle misure Rilevato, infatti, che anche nel caso in esame la preclusione alla reiterazione del beneficio introdotta dal nuovo regime, se applicata ai condannati che abbiano già anteriormente raggiunto un grado di rieducazione adeguato alla concessione del beneficio richiesto, si risolverebbe in un irragionevole arresto del percorso rieducativo, segnandone una regressione pur in difetto di una regressione comportamentale da parte del detenuto Considerato che nella specie l'esecuzione concerne la pena di un anno di reclusione inflitta al Ceccarelli con sentenza del Tribunale di Perugia in data 28 luglio 2003 per un reato di ricettazione commesso nell'ormai lontano settembre 1996 Ritenuta la concreta rilevanza della questione di legittimità costituzionale ai fini della decisione sull'istanza proposta dal Ceccarelli, avendo il Tribunale di Sorveglianza di Perugia preliminarmente rilevato la preclusione introdotta dalla legge e dichiarato l'inammissibilità della richiesta senza poter procedere al vaglio del merito secondo i criteri di cui all'articolo 47, comma 3, legge 354/75 risultando il condannato in stato di libertà all'atto della proposizione dell'istanza Ritenuta, infine, l'impraticabilità di una diretta interpretazione in senso costituzionalmente orientato della nuova disposizione limitativa, in conformità ai principi desumibili dalla citata giurisprudenza del giudice delle leggi, attesa la drasticità ed anelasticità della formulazione normativa che - istituendo un divieto indiscriminato di reiterazione del beneficio per i condannati ai quali sia stata, come nella specie, applicata la recidiva di cui all'articolo 99, comma 4, Cp - non consente spazio ermeneutico alcuno al giudice e considerata, altresì, la serie di pronunce di illegittimità costituzionale intervenute, in casi similari, a conferma della necessità di puntuali e specifici interventi ablativi da parte della Corte Costituzionale Visto l'articolo 23 legge 87/53, PQM Dichiara rilevante e non manifestamente infondata, in riferimento all'articolo 27, comma 3, Costituzione, la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 58quater, comma 7bis, legge 354/75, inserito dall'articolo 7, comma 7, legge 251/05, secondo cui l'affidamento in prova al servizio sociale nei casi previsti dall'articolo 47, la detenzione domiciliare e la semilibertà non possono essere concessi più di una volta al condannato al quale sia stata applicata la recidiva prevista dall'articolo 99, comma 4, del Cp . Dispone l'immediata trasmissione degli atti del presente procedimento alla Corte costituzionale e sospende il giudizio in corso. Ordina che, a cura della cancelleria, la presente ordinanza sia notificata alla parte privata e al Procuratore Generale in sede nonché al Presidente del Consiglio dei Ministri e comunicata ai Presidenti delle due Camere del Parlamento.