La fiducia popolare ""dilata"" il contratto di formazione

Eletto sindaco, non può essere licenziato fino alla cessazione della carica. Illegittima la rescissione del rapporto alla scadenza. Il caso dell'ex primo cittadino di Mugnano in provincia di Napoli

Chi si mette in aspettativa per esercitare la funzione di sindaco ha diritto alla sospensione del contratto di formazione e lavoro per tutta la durata della carica. Lo ha chiarito la sezione lavoro della Cassazione nella sentenza 21396/06, depositata il 5 ottobre e qui integralmente leggibile tra i documenti allegati. La vicenda. Maurizio M., assunto dal Banco di Napoli con contratto di formazione e lavoro, circa sette settimane dopo l'inizio del rapporto, essendo stato eletto sindaco, ha chiesto la concessione dell'aspettativa non retribuita prevista dall'articolo 31 dello Statuto dei lavoratori per l'intero periodo di durata della carica. L'istituto di credito, dopo avere collocato il lavoratore in aspettativa, ha risolto il rapporto alla scadenza del contratto di formazione, prima cioè della cessazione della sua carica pubblica. A questo punto Maurizio si è rivolto al Pretore di Napoli per chiedere di accertare il suo diritto a restare in aspettativa per tutta la durata della carica di sindaco. Il Pretore ha respinto la domanda, ma la sua decisione è stata riformata dal Tribunale di Napoli che ha dichiarato il diritto del lavoratore alla sospensione del contratto di formazione e lavoro fino al termine dell'espletamento della carica. Contro il verdetto d'appello è stato proposto ricorso per cassazione da parte della San Paolo Imi Spa, succeduta al Banco di Napoli, per vizi di motivazione e violazione di legge. La sentenza 21396/06. Con la decisione in esame la Suprema corte ha rigettato il ricorso. A norma del combinato disposto degli articoli 1 e 2 della legge 816/85, recante norme in tema di Aspettative, permessi e indennità degli amministratori locali - ha osservato la Corte - possono essere collocati, a domanda, in aspettativa non retribuita per tutta la durata del mandato, anche se questa non è prevista dai rispettivi ordinamenti, i lavoratori dipendenti pubblici o dipendenti da imprese, aziende o enti, pubblici o privati, eletti alle cariche di cui alla presente lette fra le quali è compresa quella di sindaco di un comune . In pratica, la norma conferisce al lavoratore dipendente che sia stato eletto alla carica, fra l'altro, di sindaco, un diritto ad ottenere un'aspettativa non retribuita, alla sola condizione che ne faccia domanda. La ratio della norma in esame, che ribadisce un principio già affermato dall'articolo 31 della legge 300/70 è dunque evidente si tratta di rendere compatibile, per i lavoratori chiamati a funzioni pubbliche elettive, l'espletamento di tali funzioni con la condizione di prestatore di lavoro subordinato. In altre parole, essa costituisce una coerente applicazione del principio di cui all'articolo 51, comma terzo, Costituzione secondo cui chi è chiamato a funzioni pubbliche elettive ha il diritto di disporre del tempo necessario al loro adempimento e di conservare il suo posto di lavoro. Questa norma, ha concluso la Cassazione, si applica anche nel caso del contratto di formazione e lavoro il termine massimo di durata del contratto di formazione e lavoro può essere sospeso e differito in tutti i casi in cui si verifichino fatti - oggettivamente impeditivi della formazione professionale - che, mentre non producono un automatico effetto estintiti del rapporto, ne devono consentire la proroga per un periodo pari a quello di sospensione, ai fini del completamento della formazione .

Cassazione - Sezione lavoro - sentenza 3 maggio-5 ottobre 2006, n. 21396 Presidente Sciarelli - Relatore Di Cerbo Pm Finocchi Ghersi - conforme - Ricorrente San Paolo Imi Spa - Controricorrente Maturo Svolgimento del processo Il Pretore di Napoli decidendo sulla domanda proposta da Maurizio Maturo nei confronti della Spa Banco di Napoli, dalla quale era stato assunto con contratto di formazione lavoro, riteneva infondata la pretesa del ricorrente avente ad oggetto la concessione dell'aspettativa non retribuita a seguito dell'elezione a sindaco avvenuta dopo circa sette settimane dall'inizio dell'addestramento professionale. Riteneva quindi del tutto corretto l'operato -dell'istituto di credito che aveva risolto il rapporto alla scadenza del termine del contratto di formazione e lavoro senza riconoscere la sospensione del rapporto fino al termine del periodo di espletamento della carica di sindaco. Con sentenza depositata il 25 febbraio 2003 il Tribunale di Napoli, in accoglimento del gravame proposto dal lavoratore, dichiarava il diritto dello stesso alla sospensione del contratto di formazione lavoro fino al termine del periodo di aspettativa per l'espletamento della carica di sindaco. Per quanto ancora rileva in questa sede riteneva la sussistenza del diritto all'aspettativa non retribuita ai sensi dell'articolo 2 della legge 816/85, norma di carattere imperativo che si applica al rapporto di, lavoro pubblico e privato ogni qualvolta si verifica il suo presupposto e cioè l'elezione a sindaco. Riteneva inoltre non provate le allegazioni dell'istituto di credito circa la disponibilità dell'appellante a concludere il progetto formativo durante il mandato pubblico e circa il successivo inadempimento agli obblighi formativi. Per la cassazione di tale sentenza propone ricorso San Paolo Imi Spa già Banco di Napoli Spa affidato a tre motivi illustrati da memoria. Resiste con controricorso Maurizio Maturo. Motivi della decisione Col primo motivo istituto di credito denuncia violazione e falsa applicazione dell'articolo 2 della legge 816/85, dell'articolo 31 della legge 300/70 e dell'articolo 3 della legge 863/84, nonché omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia. Premesso che nessuna disposizione di natura legislativa o contrattuale stabilisce un diritto incondizionato dellavoratore di ottenere la sospensione. del rapporto per un periodo pari a quello dell'aspettativa non retribuita, e premesso altresì che tale diritto sarebbe desumibile, secondo la sentenza impugnata, in via di interpretazione. dalla pronuncia della Corte costituzionale 149/93, la società ricorrente deduce l'erroneità della decisione del Tribunale assumendo che, proprio in applicazione dei principi affermati dalla Corte costituzionale nella sentenza sopra richiamata, presupposto necessario per conseguire la sospensione del rapporto è l'esistenza di una causa sospensiva che derivi da fatti estranei alla volontà delle parti ed oggettivamente idonea ad impedire lo. svolgimento della prestazione e della formazione. Pertanto fra i fatti che danno luogo alla sospensione non può essere annoverata l'elezione a sindaco ovvero la richiesta, che è facoltativa, di un periodo di aspettativa non retribuita. L'aspettativa è infatti soltanto uno dei possibili strumenti normativi disposti dal legislatore per consentire agli incaricati di funzioni pubbliche elettive di disporre del tempo necessario per l'esercizio del mandato uno strumento alternativo, ai permessi retribuiti e non retribuiti che il lavoratore avrebbe potuto richiedere e che sono compatibili con l'esecuzione del contratto di lavoro. In sostanza l'aspettativa non retribuita non rappresenta l'effetto irrinunciabile dell'espletamento di cariche pubbliche elettive ma solo un'ulteriore tutela riconosciuta dal legislatore. Poiché pertanto l'assunzione di una carica pubblica elettiva e la conseguente richiesta di sospensione del rapporto, in quanto risultato di una valutazione discrezionale del lavoratore, non possono essere considerati fatti estranei alla volontà delle parti, oggettivamente impeditivi della prestazione, essi non legittimano la domanda di proroga del termine finale del contratto di formazione e lavoro. Col secondo motivo l'istituto ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione degli articoli 1362 e segg. Cc nonché omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia. Premesso che il rapporto di lavoro in esame è disciplinato da accordi sindacali, osserva che in tali norme non c'è alcun cenno all'obbligo di sospensione del rapporto di lavoro per lo svolgimento di cariche pubbliche elettive ovvero in relazione alla richiesta di aspettativa non retribuita prevista dall'articolo 2 della legge 316/85. Col terzo motivo l'istituto ricorrente denuncia omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione su un punto decisivo della causa. Osserva che all'atto del collocamento in aspettativa residuava al lavoratore soltanto una settimana di formazione e che lo stesso lavoratore aveva richiesto, in prossimità dalla scadenza del contratto, di riprendere servizio per completare la formazione dimostrando cosi che lo svolgimento del mandato di sindaco non veniva dallo stesso percepito come impeditivo della prestazione dedotta in contratto. Il primo motivo è infondato. A norma del combinato disposto degli articoli 1 e 2 della legge 816/85, recante norme in tema di Aspettative, permessi e indennità degli amministratori locali , possono essere collocati, a domanda, in aspettativa non retribuita per tutta la durata del mandato, anche se questa non è prevista dai rispettivi ordinamenti, i lavoratori dipendenti pubblici o dipendenti da imprese, aziende o enti, pubblici o privati, eletti alle cariche di cui alla presente legge fra le quali è compresa quella di sindaco di un comune , in sostanza la norma conferisce al lavoratore dipendente che sia stato eletto alla carica, fra l'altro, di sindaco, un diritto ad ottenere un'aspettativa non retribuita, alla sola condizione che ne faccia domanda. La ratio della norma in esame, che ribadisce un principio già affermato dall'articolo 31 della legge 300/70, è evidente si tratta di rendere compatibile, per i lavoratori chiamati a funzioni pubbliche elettive, l'espletamento di tali funzioni con la condizione di prestatore di lavoro subordinato. Essa costituisce una coerente applicazione del principio di cui all'articolo 51, comma 3, Costituzione secondo cui chi è chiamato a funzioni pubbliche elettive ha il diritto di disporre del tempo necessario al loro adempimento e di conservare il suo posto di lavoro. Data la sostanziale identità della formulazione della normativa in esame rispetto a quella contenuta nel citato articolo 31, devono ritenersi applicabili alla prima i principi elaborati dalla giurisprudenza con riferimento alla seconda ed in particolare quello secondo cui la norma pone un vero e proprio diritto potestativo all'aspettativa con la conseguenza che il datore di lavoro viene a trovarsi, nei confronti dell'esercizio di tale diritto, in una situazione di immediata ed incondizionata soggezione Cassazione 953/85 da ciò consegue altresì che deve escludersi che rientri nel potere discrezionale del datore di lavoro lo stabilire se il dipendente che richiede l'aspettativa possa o meno continuare a rendere la prestazione lavorativa durante l'adempimento dell'incarico elettivo Cassazione 1454/84 . L'istituto ricorrente contesta la sussistenza del suddetto diritto all'aspettativa nel caso in cui il lavoratore eletto nella specie, alla carica di sindaco di un comune stia prestando la propria attività sulla base di un contratto di formazione e lavoro. La tesi dell'istituto non appare peraltro condivisibile alla luce! dei principi fissati dalla Corte costituzionale cfr. Corte costituzionale 149/93 nella decisione che è stata correttamente richiamata dalla sentenza impugnata. Secondo la Corte delle leggi, nel contratto di formazione e lavoro lo schema causale, rispetto al tipico contratto di lavoro subordinato il risultando arricchito dall'elemento della formazione che s'intreccia col momento lavorativo, assume una connotazione del tutto peculiare. In tale logica l'apposizione del termine appare funzionale alle finalità negoziali proprio in quanto la mera prestazione lavorativa non esaurisce i contenuti sinallagmatici del contratto. Questi ultimi, infatti, si completano attraverso l'acquisizione di un bagaglio tecnico che postula un necessario periodo di apprendimento. Pertanto, qualora fatti estranei alla volontà delle parti impediscano di conseguire nel termine previsto la suddetta finalità, non deve considerarsi esaurita la funzione del contratto. Da ciò consegue che il termine massimo di durata del contratto di formazione e lavoro possa essere sospeso e differito in tutti i casi in cui si verifichino fatti oggettivamente impeditivi della formazione professionale che, mentre non producono un automatico effetto estintivo del rapporto, ne devono consentire la proroga per un periodo pari a quello di sospensione, ai fini del completamento della formazione. La società convenuta insiste, per contestare la correttezza della conclusione raggiunta dal giudice del merito, sul fatto che nella sentenza della Corte costituzionale sopra citata si faccia riferimento a fatti estranei alla volontà delle parti ed oggettivamente impeditivi della formazione professionale, laddove nel caso in esame l'aspettativa prevista a favore del lavoratore eletto alla carica di sindaco è uno dei possibili strumenti che l'ordinamento pone a disposizione dello stesso per consentirgli l'espletamento dell'incarico elettivo. Tale argomento non appare convincente ove si tenga conto del fatto che, come si è prima ricordato, la ratio della normativa sull'aspettativa è quella di rendere compatibile, per i lavoratori chiamati a funzioni pubbliche, elettive, l'espletamento di tali funzioni con la condizione di prestatore di lavoro subordinato, e che essa costituisce applicazione, di un diritto del chiamato a funzioni pubbliche elettive di disporre del tempo necessario al loro adempimento e di conservare il suo posto di lavoro che è previsto dalla Costituzione. In tale contesto il fatto che l'aspettativa costituisca uno dei possibili strumenti posti a disposizione del lavoratore per realizzare tale diritto non costituisce un valido argomento per negare il diritto alla sospensione del rapporto per tutto il periodo della carica elettiva anche nell'ipotesi di contratto di formazione e lavoro. Ed infatti con l'esercizio del diritto potestativo di richiedere l'aspettativa si viene a determinare un impedimento al conseguimento nel termine previsto di tutti i contenuti sinallagmatici del contratto, ed in particolare l'elemento della formazione, impedimento che, seguendo i principi enunciati dalla Corte delle leggi, giustifica la sospensione a conferma di tale conclusione va considerato altresì che, anche nel caso in esame, il fatto impeditivo rileva, per usare un'espressione usata dalla stessa Corte, ai fini di specifiche garanzie accordate nell'ambIto del rapporto di lavoro da normative di ampia e mirata tutela. In relazione alla soluzione accolta nel primo motivo il secondo deve essere considerato sostanzialmente superato in quanto, trattandosi di diritti conferiti da norme imperative, la normativa contrattuale non può incidere sulla loro sussistenza. Il terzo motivo è inammissibile. Il Tribunale ha, infatti, affermato che le allegazioni dell'Istituto di credito relative ad un presunto inadempimento del lavoratore agli obblighi formativi non sono state provate. Tale affermazione, che ha carattere decisivo, non è stata oggetto di censura. Il ricorso deve essere in definitiva rigettato. In applicazione del criterio della soccombenza l'istituto ricorrente deve essere condannato al pagamento delle spese del giudizio di cassazione liquidate come in dispositivo. PQM La Corte rigetta il ricorso condanna la società ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione liquidate in euro 12, oltre euro 2000 per onorari e spese generali e accessori di legge.