Necessaria l’azione surrogatoria del congiunto danneggiato per la responsabilità ultra-massimale dell’assicuratore da mala gestio

In tema di decesso per sinistro stradale, e quindi di assicurazione della responsabilità civile dei veicoli a motore, l’assicurato-danneggiante ha titolo per ottenere, previa domanda ad hoc , il ristoro del maggior danno a titolo di inadempimento contrattuale da mala gestio dell’assicuratore in caso di inerzia dell’assicurato, il congiunto-danneggiato del defunto è tenuto ad esperire l’azione surrogatoria.

E’, così, legittima la sentenza con cui, accertata la responsabilità penale del danneggiante, sia disposta e maggiorata la condanna, tra gli altri, dell’assicuratore anche se posta in liquidazione coatta amministrativa anche all’ulteriore maggior aggravio economico da ritardo oltre il massimale assicurativo. Il principio si argomenta dalla sentenza n. 6291/13, depositata il 13 marzo 2013. Il caso. A causa di un incidente tra un’autovettura condotta da un soggetto e di altrui proprietà ed un ciclomotore decedeva il passeggero minorenne di quest’ultimo mezzo. Così, dopo l’accertamento in sede penale della responsabilità del conducente dell’auto e dopo il pagamento del massimale assicurativo, in primo grado venivano condannati in solido il proprietario ed il conducente dell’autoveicolo e la società assicuratrice al risarcimento dei danni morali subìti dai genitori e dai due fratelli del deceduto tale somma veniva maggiorata, anche a carico dell’impresa designata in luogo della società assicuratrice posta in liquidazione coatta amministrativa, a titolo di mala gestio , lucro cessante, svalutazione monetaria ed in eccedenza al massimale. Il conducente dell’automobile ricorreva, quindi, in Cassazione. Quindi, sotto il profilo sostanziale, il caso verte su responsabilità del danneggiante e dell’assicurato, diritti del congiunto danneggiato ed obbligazioni dell’assicuratore. Per cui, va stabilito, sotto il duplice piano formale-sostanziale, se e quali limiti possano eventualmente sussistere in ambito di responsabilità solidale del danneggiante, dell’assicurato e dell’assicuratore, se trattasi di evento risarcibile ai congiunti del deceduto ed, in primis , valutare e qualificare la condotta dell’assicuratore ed individuare gli obblighi conseguenti in caso di dolo e/o colpa grave di quest’ultimo. Il tutto analizzando i concetti di diligenza, colpa, evento lesivo, inadempimento e danno contrattuale, aquiliano e non patrimoniale, risarcimento. Le obbligazioni dell’assicuratore e la mala gestio oneri processuali. Alla luce dell’ordinamento civilistico vigente, premesso che l’obbligazione dell’assicuratore art. 1917 c.c. è pecuniaria e non si trasforma in debito di valore, quale è invece l’obbligazione del danneggiante-assicurato, bisogna distinguere due tipologie di obbligazioni gravanti, in caso di sinistro stradale, sull’assicuratore Cass. n. 10725/2003, n. 16593/2005, n. 2276/2005 e n. 23819/2004 quella diretta verso il danneggiato mala gestio impropria ovvero responsabilità da colpevole ritardo e quella verso il danneggiante-assicurato mala gestio propria . Segnatamente, la fonte giuridica della responsabilità ultra-massimale dell’assicuratore verso il danneggiato è nella condotta, del primo, ingiustificatamente dilatoria, e quindi a titolo di responsabilità per inadempimento art. 1224 c.c. , nei riguardi della richiesta economica del danneggiato, formulata sull’ an e sul quantum , alla cui scadenza del termine art. 22 l. n. 990/1969, l. n. 39/1977, art. 145 d.lgs n. 209/2005 l’assicuratore è da considerarsi in mora debendi è da notare che non è necessaria una specifica domanda del danneggiato, essendo invece sufficiente la domanda di integrale risarcimento del nocumento Cass. n. 1315/2006 , senza che necessiti altra prova del danno quanto agli interessi maturati sul massimale e legali, allegando e provando anche con presunzioni il maggior danno. La mala gestio propria ha, invece, fondamento nella violazione del dovere di comportarsi secondo buona fede o correttezza nell’esecuzione del contratto artt. 1175 e 1375 c.c. , configurabile quando l’assicuratore gestisca la lite, anche disinteressandosene o rifiutandosi senza un apprezzabile motivo, in modo da arrecare all’assicurato un pregiudizio, ravvisabile quando su quest’ultimo sia venuto a gravare il maggiore onere economico del danno provocato dal colpevole ritardo con cui l’assicuratore ha corrisposto l’indennizzo al danneggiato in tal caso, l’assicurato-danneggiante e non il conducente-non proprietario dell’auto poiché estraneo al rapporto assicurativo , onde ottenere il ristoro di tale nocumento, è legittimato e tenuto a formulare una specifica domanda nell’atto introduttivo del giudizio, allegando e provando i comportamenti dell’assicuratore. Diversamente, il danneggiato deve esperire l’azione surrogatoria, sostituendosi al danneggiante che non eserciti il proprio diritto al risarcimento di tale ulteriore danno verso l’assicuratore art. 2900 c.c. . Ai congiunti del deceduto spetta il risarcimento dei danni morali e della mala gestio dell’assicuratore, anche in via surrogatoria. In ambito di incidente stradale e conseguente morte, sussiste la responsabilità solidale del proprietario dell’automobile danneggiante e del conducente della medesima nonché dell’assicuratore Trib. Roma n. 27260/2003 al risarcimento dei danni civili e penali, compreso l’ulteriore danno, anche oltre il massimale assicurato, per mala gestio ovvero mala fede dell’assicuratore App. Roma n. 4586/2006 il massimale di polizza costituisce, infatti, il limite dell’obbligazione indennitaria esclusivamente verso il danneggiato, e per calcolare il danno da mora, e non per l’ulteriore diritto al risarcimento per il ritardato adempimento dell’obbligazione.

Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 11 gennaio 13 marzo 2013, n. 6291 Presidente Petti Relatore Ambrosio Svolgimento del processo La presente controversia trae origine da un sinistro stradale verificatosi in data OMISSIS in omissis , in cui vennero coinvolti una Wolkswagen Golf di proprietà di R G. e condotta da P.G. e un ciclomotore Piaggio SI condotto da A B. , sul quale viaggiava F F. che, nel sinistro, perse la vita. Nel giudizio promosso, in proprio e quali eredi, dai genitori di F F. , As Fi. e F.C. e dai fratelli, M.T F. e G F. , nei confronti di G P. , di R G. , della c.ia di assicurazione Tirrena Assicurazioni s.p.a. in l.c.a. di seguito brevemente Tirrena in l.c.a. e dell'Assitalia - Assicurazioni d'Italia s.p.a. di seguito, brevemente, Assitalia, ora INA Assitalia s.p.a. quale impresa designata dal F.G.V.S., l'adito Tribunale di Roma con sentenza n. 27260 in data 01.09.2003 - tenuto conto della limitazione della domanda nei limiti dei due terzi della responsabilità del P. , come accertata in sede penale e considerato, altresì, l'avvenuto pagamento, nel febbraio del 1997, della somma corrispondente al massimale assicurativo di L. 100.000.000 - condannava in solido R G. , P.G. e l'Assitalia, nella qualità di impresa designata e dichiarava tenuta la Tirrena in l.c.a. nei limiti di quanto dovuto sino all'instaurazione della procedura di liquidazione, al pagamento della complessiva somma di Euro 88.220,61, a titolo risarcimento dei danni morali subiti dai congiunti del F. oltre interessi legali successivi alla sentenza e alle spese. La decisione, gravata da impugnazione dei congiunti di F.F. e, in via incidentale, anche della Tirrena in l.c.a., era parzialmente riformata con sentenza in data 24.10.2006 della Corte di appello di Roma la quale determinava l'ulteriore somma dovuta agli appellanti principali, a titolo di risarcimento del danno morale subito, in Euro 124.747,04 di cui Euro 48.003,16 ciascuno per F.C. e As Fi. , Euro 18.603,86 per F.G. e Euro 10.103,86 per F.M.T. condannava in solido al pagamento delle predette somme a favore degli appellanti R G. , G P. , nei limiti della somma complessiva di Euro 78.724,00 oltre al lucro cessante e l'Assitalia, nella qualità di impresa designata, a titolo di responsabilità per mala gestio nei limiti della ulteriore somma dovuta, in eccedenza al massimale e a quant'altro già corrisposto in corso di causa, per danno da svalutazione monetaria e da lucro cessante sulla base dei criteri di calcolo specificati in motivazione, oltre interessi legali successivi alla sentenza rigettava l'appello della Tirrena Assicurazioni in l.c.a. condannava R G. , G P. e l'Assitalia al pagamento delle spese del grado in favore degli appellanti e interamente compensate le stesse spese tra gli appellanti e la Tirrena. Avverso detta sentenza ha proposto ricorso per cassazione P.G. , svolgendo due motivi. Si sono costituiti con controricorso, per aderire al primo motivo del ricorso del P. e resistere all'altro motivo, Fi.As. , G F. e M.T F. , in proprio e quali eredi di C F. gli stessi hanno anche formulato ricorso incidentale affidato ad un unico motivo. Si è costituita, inoltre, l'INA Assitalia, nella qualità di impresa designata, depositando controricorso e ricorso incidentale affidato ad unico motivo. Nessuna attività difensiva è stata svolta dagli altri intimati. È stata depositata memoria da parte dell'INA Assitalia per rappresentare che il ricorrente principale avrebbe perso interesse alla lite e chiedere di emettere il provvedimento ritenuto più opportuno in ordine alla cessata materia del contendere tra le parti . Motivi della decisione 1. Preliminarmente si da atto che i ricorsi proposti in via principale e incidentale avverso la stessa decisione sono riuniti ai sensi dell'art. 335 cod. proc. civ Gli stessi ricorsi - avuto riguardo alla data della pronuncia della sentenza impugnata successiva al 2 marzo 2006 e antecedente al 4 luglio 2009 - sono soggetti, in forza del combinato disposto di cui al d.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, art. 27, comma 2 e della L. 18 giugno 2009, n. 69, art. 58, alla disciplina di cui agli artt. 360 cod. proc. civ. e segg. come risultanti per effetto del cit. d.Lgs. n. 40 del 2006. 1.1. Sempre in via preliminare si precisa che la genericità delle allegazioni svolte nella memoria dell'Assitalia secondo cui la stessa compagnia di assicurazione avrebbe composto la lite con i danneggiati salvaguardando il ricorrente P.G. da ogni obbligazione per rinuncia degli eredi F.F. a qualsivoglia ulteriore pretesa nei confronti di chicchessia e l'assenza di riscontri documentali e/o allegazioni delle altre parti non consentono di ritenere cessata la materia del contendere. 2. Il ricorrente principale, G P. , formula due motivi, deducendo 2.1. violazione degli artt. 1917, 1175, 1223, 1224, 1226, 1227, 1335 cod. civ. e art. 18 legge 14.12.1969 numero sostituito dalla legge 26 febbraio 1977 n. 39 in relazione agli artt. 360 nn. 3 e 5 cod. proc. civ. ai sensi dell'ex art. 366 bis cod. proc. civ. si enuncia il seguente principio di diritto a seguito di incidente stradale, in caso di mala gestio dell'assicuratore accertata in giudizio, questi è tenuto a pagare tutte le somme anche eccedenti il massimale di polizza e ai sensi dell'art. 1917 cod. civ. è obbligato a tenere indenne l'assicurato di quanto questi, in conseguenza del fatto accaduto durante il tempo dell'assicurazione, deve pagare a un terzo in dipendenza della responsabilità dedotta nel contratto . 2.2. violazione dell'art. 24 della legge 24 dicembre 1969 n. 990 n. 360 nn. 3 e 5 cod. proc. civ. ai sensi dell' ex art. 366 bis cod. proc. civ. si enuncia il seguente principio di diritto in caso di liquidazione coatta amministrativa dell'assicuratore R.C.A. l'eventuale danno da mala gestio al cui risarcimento sia tenuta l'impresa cessionaria o designata va calcolato sulla base del massimale minimo legale di cui all'art. 21 legge 24 dicembre 1969 e non sul massimale eventualmente superiore previsto dalla polizza . 2. Con l'unico motivo di ricorso incidentale i F. -Fi. denunciano violazione degli artt. 1917, 1175, 1223, 1224 legge n. 990/1969 ora legge 26.02.1977 n. 39 in relazione all'art. 360 nnumero e 5. Con il quesito conclusivo ex art. 366 bis cod. proc. civ. si chiede a questa Corte a seguito di un sinistro stradale nel quale trova la morte un giovane di sedici anni lasciando i genitori e 2 fratelli, ed in presenza di un massimale di polizza che si rilevava immediatamente insufficiente qualora sussista la mala gestio dell'istituto assicuratore a seguito di un comportamento che configura l'esistenza della colpa grave e/o del dolo, l'istituto assicuratore è tenuto a versare ai danneggiati tutte le somme loro liquidate a titolo di sorte, interessi e rivalutazioni, senza che possa essere eccepito il limite del massimale di polizza . 3. Con l'unico motivo di ricorso incidentale l'INA-Assitalia denuncia insufficiente e/o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio. Al riguardo parte ricorrente lamenta una difficoltà di interpretazione della sentenza impugnata nel punto in cui determina l'obbligazione residua dell'impresa designata nei confronti dei F. -Fi. e chiede a questa Corte di integrare la motivazione della sentenza della corte territoriale . 4. Tutti i motivi di ricorso si incentrano, sotto vario profilo, sui limiti della responsabilità solidale del danneggiante e dell'assicuratore e, segnatamente, nella specie, dell'impresa designata dal F.G.V.S., in relazione alle questioni variamente agitate dalle parti della mala gestio propria e impropria. 5.1. Gli elementi di fatto e di diritto, assunti come rilevanti a tali effetti dalla decisione impugnata, sono i seguenti a il danno morale complessivamente spettante ai congiunti F. - con riferimento alle tabelle utilizzate nell'anno 2006 e quindi al momento della decisione e nella percentuale di 2/3 cui risultava delimitata la domanda risarcitoria - è stato quantificato nella complessiva somma di Euro 197.051,00 con una differenza in più rispetto a quanto riconosciuto in prime cure di Euro 124.747,04 su cui è stato riconosciuto il danno da lucro cessante calcolato al tasso del 5% annuo sulla somma devalutata al momento del sinistro e annualmente rivalutata b la somma ulteriore di Euro 124.747,04, oltre lucro cessante è stata posta a carico della G. e sino alla concorrenza di Euro 78.724,00, oltre al lucro cessante, a carico in solido del P. tanto in considerazione del fatto che l'importo sopra indicato di Euro 197.051,00, complessivamente spettante ai congiunti del F. a titolo di risarcimento del danno morale, devalutato alla data del sinistro settembre 1984 ammontava ad Euro 86.007,00, pari a L. 166.533.070 e pertanto, già a quella data, superava di L. 66.533.070 il massimale assicurativo di L. 100.000.000 tale circostanza - se riguardata, con riferimento alla posizione dei danneggiati, confermava l'inequivoca responsabilità per mala gestio originariamente della compagnia assicuratrice per la R.C.A. e, dopo che la stessa era stata posta in liquidazione, dell'impresa designata - valutata nei riguardi del P. , comportava che l'istanza dallo stesso formulata di esclusione della solidarietà per la somma eccedente il massimale di polizza non poteva trovare accoglimento relativamente alla somma di L. 66.533.070 pari a Euro 34.361,00 corrispondente al momento della decisione, per l'appunto, a Euro 78.724,00 mentre la G. rimasta contumace, non aveva formulato alcuna domanda nei confronti dell'assicuratore cfr. pagg. 8 e 9 della sentenza impugnata per cui era tenuta al pagamento dell'importo globale come sopra determinato c quanto all'Assitalia, quale impresa designata, si è tenuto conto del fatto che - pur rivalutando al momento della decisione le somme corrisposte in corso di causa massimale assicurativo di L. 100.000.000, pari a Euro 51.426,00 versato nel febbraio 1997 e l'ulteriore somma di Euro 82.220,61 corrisposta nell'ottobre 2003 in esecuzione della sentenza di primo grado - si perveniva ad un importo complessivo di Euro 147.559,00 di cui Euro 61.886,00 per massimale rivalutato ed Euro 85.673,00, pari all'importo rivalutato di quanto versato in esecuzione della sentenza di primo grado che era comunque inferiore a quello risultante dalla rivalutazione del massimale Euro 117.822,00 e dal lucro cessante come innanzi determinato sub a di conseguenza la stessa è stata ritenuta obbligata, a titolo di responsabilità per mala gestio , al pagamento della rivalutazione e del lucro cessante sull'importo contenuto nei limiti del massimale assicurativo di L. 100.000.000, pari a Euro 51.426,00. 5.2. In punto di diritto si rammenta che a partire dal noto arresto delle Sezioni Unite 8 luglio 2003 n. 10725 che ha riconsiderato ex novo la problematica, questa Corte ha costantemente ribadito ex plurimis cfr. sentenze 5 agosto 2005, n. 16598 4 febbraio 2005, numero 22 dicembre 2004, n. 23819 che in tema di assicurazione della responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore, va distinta l'obbligazione diretta dell'assicuratore nei confronti del danneggiato da quella dell'assicuratore stesso nei confronti del danneggiante-assicurato e va, conseguentemente, distinta l'eventuale ipotesi di cosiddetta mala gestio relativa ai rapporti assicuratore/danneggiato mala gestio c.d. impropria da quella dalla mala gestio propria riconducibile ai rapporti assicuratore/assicurato. 5.2.1. In particolare la responsabilità ultra-massimale dell'assicuratore nei confronti della parte danneggiata che solo con formula tralaticia si continua a definire mala gestio , trattandosi propriamente di responsabilità da colpevole ritardo trova titolo in un comportamento dell'assicuratore ingiustificatamente dilatorio, a fronte della richiesta di liquidazione avanzata dal danneggiato, trascorso il termine di cui all'art. 22 della legge n. 990 del 1969 e, attualmente, i termini di cui all'art. 145 d.lgs. n. 209 del 2005 , alla cui scadenza l'assicuratore è da considerarsi in mora, sempreché sia stato posto in grado con la detta richiesta di determinarsi in ordine all'an e al quantum della somma dovuta a titolo di risarcimento. Invero l'assicuratore, in linea di principio, è obbligato verso il danneggiato non oltre il limite del massimale tuttavia l'assicuratore stesso, se nell'adempiere la sua obbligazione che resta un'obbligazione pecuniaria e non si trasforma in debito di valore, qual è l'obbligazione del danneggiante-assicurato cade in mora, si può trovare ad essere obbligato oltre il limite del massimale, a titolo di responsabilità per inadempimento ex art. 1224 cod. civ., senza necessità, quindi, di altra prova del danno, quanto agli interessi maturati sul massimale per il tempo della mora ed al saggio degli interessi legali e, oltre questo livello, in presenza di allegazione e prova se del caso, mediante ricorso a presunzioni del maggior danno di cui al comma 2 del cit. art. 1224. Inoltre proprio perché la responsabilità da colpevole ritardo, nell'ambito del rapporto tra assicuratore e danneggiato, è fondata sulla costituzione in mora del primo ex art. 22 l. n. 990/1969 - per ottenere la corresponsione degli interessi e rivalutazione oltre il limite del massimale, non è necessario che il danneggiato formuli una specifica domanda, essendo sufficiente che abbia formulato la domanda di integrale risarcimento del danno, che è comprensiva sia della somma rappresentata dal massimale di polizza, sia delle altre somme che possono essere aggiunte per interessi moratori, rivalutazione e spese Cass. 24 gennaio 2006, n. 1315 ovvero, anche, che abbia richiesto il pagamento degli interessi. 5.2.2. La seconda fattispecie di responsabilità da mala gestio propriamente detta relativa al rapporto assicuratore/assicurato trova fondamento nella violazione dell'obbligo dell'assicuratore di comportarsi secondo buona fede o correttezza nell'esecuzione del contratto ai sensi degli artt. 1175 - 1375 cod. civ. ed è configurabile non solo nel caso in cui l'assicuratore, avvalendosi del patto di gestione della lite, la gestisca in modo da arrecare pregiudizio all'assicurato, ma anche nell'ipotesi in cui, senza un apprezzabile motivo, rifiuti di gestire la lite e se ne disinteressi in modo da recare pregiudizio allo stesso assicurato. In tale seconda ipotesi, all'obbligazione nei confronti del danneggiato può aggiungersi, sempre a carico dell'assicuratore, un'ulteriore e diversa obbligazione nei confronti del danneggiante-assicurato, sul quale sia, in definitiva, venuto a gravare l'onere economico del danno provocato dal colpevole ritardo con cui è stato corrisposto l'indennizzo al danneggiato. E poiché tale maggior onere deriva dal comportamento tenuto dal suo assicuratore in violazione dei principi di correttezza e buona fede, il danneggiante-assicurato ben può pretendere il ristoro di tale danno, facendo a sua volta valere quella forma di responsabilità contrattuale, comunemente definita da mala gestio , che si differenzia, peraltro, dalle conseguenze della predetta mala gestio impropria che l'assicuratore subisce nei suoi rapporti diretti con il danneggiato, venendo in questione, nel rapporto con il danneggiante-assicurato, l'ammontare di quanto quest'ultimo si veda costretto a pagare in più rispetto a quello cui sarebbe stato tenuto se l'assicuratore si fosse comportato in buona fede nella gestione del rapporto contrattuale assicurativo, non tralasciando occasioni di pagare per tempo il dovuto. Peraltro in quest'ultima ipotesi - proprio perché trattasi di inadempimento contrattuale - l'affermazione della responsabilità dell'assicuratore verso il danneggiante-assicurato a differenza di quanto si è detto per l'affermazione di responsabilità verso il danneggiato richiede da parte dell'assicurato una specifica domanda nell'atto introduttivo del giudizio per responsabilità per mala gestio , con allegazione e conseguente prova dei comportamenti che la sostanziano. 6. Ciò posto in via di principio si osserva che il ricorso principale, al limite dell'inammissibilità, non merita accoglimento. 6.1. Invero - premesso che entrambi i motivi di ricorso, pur lamentando congiuntamente la violazione dei nn. 3 e 5 dell'art. 360 cod. proc. civ., pongono essenzialmente delle questioni di diritto e non sono comunque, corredati dalla chiara indicazione richiesta dall'art. 366 bis cod. proc. civ. in relazione al vizio motivazionale - si osserva che il quesito di diritto, a corredo del primo motivo, muove da una premessa assertiva, qual è l'avvenuto accertamento in giudizio della mala gestio dell'assicuratore, che, se riferita al rapporto assicurato/assicuratore c.d. mala gestio propria non trova riscontro nella decisione impugnata, laddove, anzi, si pone in evidenza che la proprietaria del veicolo non aveva formulato alcuna specifica istanza in ordine ad eventuali limitazione della propria responsabilità solidale e, se riferita, invece, alla posizione dei danneggiati c.d. mala gestio impropria , risulta, comunque, inconferente nella prospettiva del ricorrente, che è il conducente del veicolo. Per altro verso lo stesso quesito e, prima ancora, il motivo ignorano la ratio decidendi laddove si pone in evidenza che la somma liquidata, devalutata al momento del sinistro, era comunque, superiore al massimale di polizza ed è, per l'appunto, questa differenza per eccesso che è stata posta in solido con l'assicurata a carico del danneggiante. Del resto l'ambiguità del quesito - che lo rende inadeguato a risolvere il caso concreto - non è altro che il riflesso dell'equivoco di fondo sotteso al motivo, consistente nell'erronea sovrapposizione delle diverse ipotesi mala gestio propria e impropria, evidenziata dal contemporaneo richiamo in rubrica delle norme a presidio della correttezza contrattuale e in materia di mora debendi . Ciò posto e ribadito che, per quanto emerge dalla decisione impugnata, nel caso in esame non vi è stato esercizio dell'azione di mala gestio propria , il motivo risulta anche manifestamente infondato alla luce del fatto che il P. , quale conducente del mezzo, risulta estraneo al rapporto assicurativo e, quindi, neppure legittimato a far valere diritti che - a seconda della prospettiva di volta in volta assunta - appaiono riferibili ora all'assicurata, proprietaria del mezzo, ora ai danneggiati. 6.2. Il secondo motivo è corredato da un quesito che si risolve nell'astratta enunciazione di un principio di diritto che, per un verso, appare inconducente in considerazione del fatto che, nella specie, non risulta esservi differenza tra massimale di legge e massimale convenzionale e, per altro verso, prospetta una questione nuova, rivelandosi il motivo, anche sotto questo versante, inammissibile. Invero i motivi di ricorso per cassazione devono investire, a pena d'inammissibilità, questioni che abbiano già formato oggetto del thema decidendum nel giudizio di merito, essendo consentito dedurre nuovi tesi giuridiche e nuovi profili di difesa solo quando esse si fondano su elementi di fatto già dedotti dinanzi al giudice di merito e per i quali non sia perciò necessario procedere ad un nuovo accertamento Cass. 16 dicembre 2010, n. 25510 2000/5845 2000/14848 2004/22154 2005/19350 . 7. Anche il ricorso incidentale dei Fi. -F. - pur denunciando congiuntamente violazione di legge e vizio motivazionale - propone essenzialmente una questione di diritto ed è, comunque, privo della chiara indicazione c.d. quesito di fatto richiesto dall'art. 366 bis cod. proc. civ. in relazione al numero dell'art. 360 cod. proc. civ Peraltro il quesito di diritto, al pari del motivo, prescinde dalla ratio decidendi e dalle conclusioni cui è pervenuta la sentenza impugnata, la quale - come evidenziato dalla sintesi sopra riportata - non ha affatto contenuto la responsabilità dell'assicuratore entro il limite del massimale di polizza, avendo, anzi, riconosciuto la mala gestio impropria dell'assicuratore per la R.C.A. prima e dell'impresa designata dopo, ponendo a carico di quest'ultima l'ulteriore danno da ritardo. La decisione è in linea con la giurisprudenza di questa Corte, secondo cui il massimale di polizza costituisce il limite dell'obbligazione indennitaria, gravante sull'assicuratore nei confronti del danneggiato e non anche del ulteriore diritto al risarcimento per il ritardato adempimento di siffatta obbligazione, sebbene il danno da mora non possa che essere calcolato sull'ammontare del massimale. Merita puntualizzare - dal momento che il ricorso incidentale incorre nello stesso equivoco di fondo già evidenziato in relazione al primo motivo di ricorso del P. - che il ristoro del danno subito dal danneggiato, trovando fondamento della mora, si differenzia dalle conseguenze della mala gestio propria, venendo in questione, nei rapporti con l'assicurato, l'ammontare di quanto quest'ultimo si veda costretto a pagare in più rispetto a quello cui sarebbe stato tenuto se l'assicuratore si fosse comportato in buona fede nella gestione del rapporto contrattuale assicurativo. Ne deriva che il danneggiato non può far valere contro l'assicuratore come diritto proprio, il diritto al risarcimento del danno che, nel rapporto contrattuale di assicurazione, deriva all'assicurato dal pregiudizio che l'assicuratore gli cagiona non eseguendo la sua obbligazione in buona fede mala gestio c.d. propria . Per farlo il danneggiato deve agire con l'azione surrogatoria, sostituendosi al proprio debitore che trascura di esercitare quel diritto verso l'assicuratore ex art. 2900 cod. civ. solo in tal caso egli può ottenere in suo favore la condanna dell'assicuratore, nei limiti in cui, a seconda dei casi, l'avrebbe potuta ottenere l'assicurato in termini Cass. 8 luglio 2003 n. 10725, in motivazione . Senonché - come si è già avuto modo di evidenziare - nella specie non risulta che sia stata esercitata, né in via diretta, né, in via surrogatoria, da parte dei danneggiati, l'azione contrattuale spettante all'assicurata. Anche il ricorso incidentale dei Fi. -F. va, dunque, rigettato. 8. Va, infine, dichiarato inammissibile il ricorso incidentale dell'INA-Assitalia. Invero - prima ancora della mancanza del necessario momento di sintesi necessario, ai sensi dell'art. 366 bis cod. proc. civ., a individuare non solo il fatto controverso , ma anche e soprattutto le ragioni per cui la motivazione è conseguentemente inidonea sorreggere la decisione Cass., ord. 13 luglio 2007, n. 16002 - rileva la non riconducibilità del motivo all'ambito normativo dell'art. 360 cod. proc. civ Il vizio di omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione è, infatti, una doglianza che investe la ricostruzione della fattispecie concreta addebitando a questa ricostruzione di essere stata effettuata in una massima, la cui incongruità emerge dalla insufficiente, contraddittoria o omessa motivazione della sentenza impugnata e il controllo della Cassazione sulla motivazione si riferisce alla sola giustificazione del giudizio di fatto, perché quello sul giudizio di diritto rientra nel n. 3 dell'art. 360 cod. proc. civ Per altro verso la correzione e/o integrazione della decisione ai sensi dell'art. 384 dello stesso codice può aversi unicamente ove il vizio investa la motivazione di diritto. Nel caso di specie non viene censurato un giudizio di fatto e neppure si deduce la violazione di legge, tentandosi surrettiziamente di affidare a questa Corte un'attività di interpretazione dei contenuti della sentenza impugnata che doveva essere svolta in primis dalla parte e, se del caso, tradursi nella proposizione di una censura riconducibile all'art. 360 cod. proc. civ. ovvero in motivo di opposizione all'eventuale esecuzione. In conclusione il ricorso principale e quello incidentale dei Fi. -F. vanno rigettati, mentre va dichiarato inammissibile quello dell'INA Assitalia. L'esito del giudizio di legittimità impone la compensazione delle relative spese. P.Q.M. La Corte riunisce i ricorsi, rigetta il ricorso principale proposto da G P. e quello incidentale proposto da Fi.As. , G F. e M.T F. , in proprio e quali eredi di C F. dichiara inammissibile il ricorso incidentale proposto dall'INA Assitalia s.p.a. compensa interamente tra le parti le spese del giudizio di legittimità.