Incompatibilità per Meocci. Maximulta alla Rai e al direttore generale

L'Authority condanna la Tv di Stato e il dirigente nonché ex commissario dell'Agcom che non avrebbe potuto accettare l'incarico perché una norma vieta agli ex componenti delle Autorità di avere rapporti lavorativi con le aziende controllate

Il Consiglio dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha accertato l'incompatibilità della posizione di Alfredo Meocci in qualità di direttore generale della Rai rispetto alla sua precedente posizione di commissario dell'Agcom. Il verdetto dell'Authority di ieri chiude il caso Meocci scoppiato nove mesi fa, sin dai primi giorni in cui il nome dell'ex commissario della stessa Agcom aveva iniziato a circolare per la carica di direttore generale della Rai. Il provvedimento è stato votato con cinque sì e tre no a favore dell'incompatibilità si sono espressi i quattro consiglieri del Cetrosinistra Lauria, Sortino, D'Angelo e Napoli e il presidente Corrado Calabrò, contrari i consiglieri di Centrodestra Mannoni, Innocenzi e Magri, mentre il quarto consigliere della Cdl, Enzo Savarese An ha lasciato la riunione prima che si procedesse al voto. Secondo i commissari è stato violato l'articolo 2, comma 9 della legge 481/95 che ha istituito l'Autorità e la pena pecuniaria ammonta a 14.379.307 euro a carico della Rai e 373.923 per Meocci. La norma vieta agli ex componenti degli organismi di garanzia, per quattro anni dalla cessazione dell'incarico, di intrattenere direttamente o indirettamente, rapporti di collaborazione o di impiego con le imprese operanti nei settori di competenza . Una osservazione dalla quale Meocci e l'azienda si sono sempre difesi affermando che il nuovo ruolo fosse da considerare come un reintegro dal momento che il diretto interessato era già dipendente dal 1982 al 1990 come caposervizio al Tg1, in aspettativa per entrare proprio all'Autorità. L'incompatibilità condizionò anche il voto del Cda il 5 agosto dello scorso anno, il via libera passò a maggioranza con il voto favorevole dei consiglieri Rai di Centrodestra e l'astensione del presidente Claudio Petruccioli. Quest'ultimo si rivolse subito all'organismo di garanzia che girò il quesito al Consiglio di Stato per chiedere un parere sulla propria competenza a procedere all'accertamento dell'incompatibilità. Palazzo Spada a novembre del 2005 ha dato il via libera all'Autorità che ha così aperto l'istruttoria vedi tra gli arretrati del 20 ottobre e 22 dicembre 2005 . Ma la vicenda, probabilmente, tornerà di nuovo davanti alla giustizia amministrativa, dal momento che di fronte alla decisione di ieri Meocci potrà avanzare ricorso al Tar.