Transazione da 20mila euro, l’avvocato ne trattiene per sé 4.800, senza alcun titolo: troppo tardi consegnarli un anno dopo

Nel reato di appropriazione indebita non può essere fatto valere il principio della compensazione con credito preesistente, allorchè si tratti di crediti non certi nel loro ammontare, né liquidi.

Con la sentenza n. 9757, depositata il 1 marzo 2013, la Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito. Si occupa della transazione in secondo grado, ma tiene per sé le spese del primo. Due coniugi sono in causa contro una signora. Il Tribunale gli dà ragione. La signora appella però la sentenza. I coniugi si affidano ad un nuovo avvocato. Il giudizio di appello si conclude con una transazione di 20mila euro a favore dei coniugi. L’avvocato, ricevuto l’assegno dall’avvocato della controparte, consegna ai suoi clienti solo 12mila euro, trattenendo per sé anche la somma che era da imputarsi alle spese del primo grado di giudizio, certamente da lui non sostenute. Sollecitato dall’avvocato nel frattempo nominato dai coniugi, che era venuto a sapere di come i 20mila euro fossero tutti nelle sue mani, un anno dopo riconsegna quanto dovuto. Sostiene di aver trattenuto quei 4.800 euro di troppo a compensazione dei suoi crediti nei confronti dei coniugi e che comunque li ha restituiti. Ha abusato della propria posizione, trattenendo illecitamente il denaro della transazione. In primo e secondo grado viene condannato per appropriazione indebita, ex art. 646 c.p., con l’aggravante n. 11 dell’art. 61 c.p., per aver commesso il fatto con abuso di autorità o di relazioni domestiche, ovvero con abuso di relazioni d’ufficio, di prestazione d’opera . L’avvocato era pienamente consapevole. La Suprema Corte, chiamata a decidere su ricorso dell’avvocato condannato, rileva che l’elemento soggettivo e la consumazione del reato emergono chiaramente dalla condotta dell’avvocato, che ha redatto consapevolmente un assegno di un importo minore rispetto a quello della transazione. I giudici di merito hanno correttamente valutato il materiale istruttorio a loro disposizione. Nessuna compensazione se i crediti non sono certi. Il ricorrente non ha in alcun modo dimostrato che potesse configurarsi una compensazione, visto che i presunti crediti non erano né liquidi né esigibili e che non è stato provato il consenso dei coniugi a tale compensazione. La Cassazione ha già in precedenza affermato che nel reato di appropriazione indebita non può essere fatto valere il principio della compensazione con credito preesistente, allorchè si tratti di crediti non certi nel loro ammontare, né liquidi . Per questi motivi la Corte rigetta il ricorso.

Corte di Cassazione, sez. II Penale, sentenza 22 gennaio 1 marzo 2013, n. 9757 Presidente Petti Relatore Gentile Ritenuto in fatto S.G. . I.1 - ricorre per cassazione avverso la sentenza della Corte di appello di Torino in data 07.02.2012 confermativa della decisione del Tribunale della stessa città del 18.06.2010 che lo aveva condannato per il reato di appropriazione indebita ex artt. 646, 61 n. 11 CP, perché, nella qualità di legale difensore di B.A. e Se.Id. nella causa d'appello promossa contro M.N. , avendo ricevuto dal legale della controparte la somma complessiva di Euro 20.000 a titolo di transazione, tratteneva la somma di Euro 4.800 pari alle spese della lite di primo grado per la quale non aveva svolto prestazioni, appropriandosi indebitamente di tale somma fatti del 10.02.2006 Il Difensore deduce 2.0 - MOTIVI ex art. 606, 1 co, lett. b e c.p.p 2.1 - Nullità della sentenza per mancanza o manifesta illogicità della motivazione riguardo all'elemento soggettivo del reato, avendo ritenuto la penale responsabilità del ricorrente con motivazione priva di analisi delle deduzioni difensive, giacché aveva ritenuto di individuare la prova dell'elemento soggettivo dell'appropriazione nel comportamento dell'imputato si era determinato a restituire la somma in questione solo dopo l'intervento di altro legale, Avv. Scalenghe, che le persone offese avevano successivamente incaricato - il ricorrente deduce l'erroneità ed illogicità di tale deduzione atteso che, al contrario, dagli atti e precisamente dal fax inviato all'Avv. Scalenghe in data 21 maggio 2007 dall'Avv. Della Corte difensore della soccombente sig.ra M. emergeva che il ricorrente Avv. S. aveva già restituito tale somma in data 20 febbraio 2007, cioè in una data antecedente all'intervento del predetto Avvocato Scalenghe 2.2 - la sentenza andava censurata anche riguardo all'elemento oggettivo del reato, atteso che aveva trascurato di considerare che la materialità dell'appropriazione non esisteva atteso che l'Avv. S. aveva trattenuto la somma di Euro 4.800 in compensazione di suoi ulteriori crediti, come da intesa con la signora Se. CHIEDE l'annullamento della sentenza impugnata. Considerato in diritto Il ricorso è infondato. 3.1 - Il ricorrente propone interpretazioni alternative delle prove, richiamando una diversa valutazione dei fatti che risultano vagliati dalla Corte di appello con una sequenza motivazionale congrua e coerente con i principi della logica, sicché non risulta possibile in questa sede procedere ad una rivalutazione di tali elementi probatori senza scadere nel terzo grado di giudizio di merito. 3.2 -Contrariamente a quanto sostenuto nei motivi di ricorso, la Corte territoriale ha congruamente motivato sulle ragioni per le quali ha ritenuto provata la penale responsabilità dell'imputato in ordine al reato ascritto, richiamando le argomentazioni del Tribunale e sottolineando - che l'avv. S. , difensore dei coniugi B. -Se. , ha redatto consapevolmente per i suoi clienti un assegno Euro 12.000 di importo inferiore a quanto Euro 20.000 ricevuto dalla soccombente sig.ra M. dopo la chiusura della controversia che aveva patrocinato per il giudizio di secondo grado pag. 9 - che solo dopo alcuni mesi e dopo l'intervento del figlio dei coniugi B. -Se. , l'imputato ha posto a diposizione l'assegno in questione, spiegando che si trattava di un anticipo - che nonostante i solleciti non veniva versata la restante parte sicché i coniugi B. si decidevano ad incaricare un altro legale, nella persona dell'avv. Scalenghe che, a sua volta, prendeva contatti con l'Avv. Della Corte, difensore di controparte sig.ra M. , dal quale apprendevano che l'intera somma di Euro 20.000 era stata versata a mani dell'Avv. S. - che dopo l'intervento dell'avv. Della Corte presso l'avv. S. per una liberatoria in favore della sig.ra M. , l'avv. S. aveva rilasciato un assegno con l'importo di Euro 4.800 indebitamente trattenuto 3.3 - La Corte di appello sottolinea come la prova dell'elemento soggettivo e della consumazione del reato emerge dalla condotta dell'avv. S. che, una volta ricevuto l'intero importo di Euro 20.000 dalla controparte, in data 20.02.2006 redigeva consapevolmente per i coniugi B. -Se. un assegno di importo minore, trattenendo per sé l'importo di Euro 4.800 per il quale non aveva alcun diritto pag. 9 - si tratta di una motivazione e di una valutazione in fatto del tutto congrua perché indica con precisione, sia la prova dell'elemento soggettivo che la prova del momento consumativo del reato - ne deriva che la tesi difensiva, fondata sull'emissione in data 20 febbraio 2007 dell'assegno poi offerto in restituzione, perde di rilevo in quanto largamente successiva alla data del 20.02.2006 individuata dalla Corte di appello come consumativa del reato pag. 7 e, soprattutto, perché prende in considerazione una data largamente successiva alla messa in mora operata dall'Avv. Della Corte con la richiesta di liberatoria. 3.4 - A fronte di tale precisa motivazione le deduzioni difensive risultano inammissibili in quanto fondate su interpretazioni alternative delle medesime prove già analizzate dai giudici del merito, interpretazioni che, ove ben motivate come nella specie risultano non censurabili in questa sede, ove il giudice di legittimità non è chiamato a sovrapporre la propria valutazione a quella compiuta dai giudici di merito in ordine alla affidabilità delle fonti di prova, essendo piuttosto suo compito stabilire - nell'ambito di un controllo da condurre direttamente sul testo del provvedimento impugnato - se questi ultimi abbiano esaminato tutti gli elementi a loro disposizione, se ne abbiano fornito una corretta interpretazione, dando esaustiva e convincente risposta alle deduzioni delle parti, se abbiano analizzato il materiale istruttorio facendo corretta applicazione delle regole della logica, delle massime di comune esperienza e dei criteri legali dettati in tema di valutazione delle prove, in modo da fornire la giustificazione razionale della scelta di determinate conclusioni a preferenza di altre. Cassazione penale. sez. IV. 29 gennaio 2007. n. 12255. 3.5 - Ugualmente infondate sono le censure riguardo all'elemento materiale del reato fondate sulla deduzione della liceità della condotta dell'imputato che in tal modo aveva inteso compensare il debito in oggetto con crediti per altri procedimenti in corso - al riguardo, il ricorrente trascura del tutto la motivazione impugnata che del tutto congruamente ha osservato che la compensazione non poteva utilmente essere compiuta - in primo luogo perché i presunti crediti non erano né liquidati né esigibili per come verificato attraverso gli accertamenti di PG, ed anche perché l'imputato non è stato in grado di dimostrare l'esistenza di un consenso della sig.ra Se. per la dedotta compensazione. pag. 9 . - si tratta di una motivazione congrua sul piano della valutazione in fatto ed aderente ai principi espressi in questa sede di legittimità ove si è affermato che nel reato di appropriazione indebita non può essere fatto valere il principio della compensazione con credito preesistente, allorché si tratti di crediti non certi nel loro ammontare né liquidi. Cass. Pen. Sez. II, 06.07.1988 . 3.6 - Segue il rigetto del ricorso atteso che i motivi proposti, pur se non manifestamente inammissibili, risultano infondati per le ragioni sin qui esposte 3.7 - Ai sensi degli artt. 592/co. 1, e 616 c.p.p. il ricorrente va condannato al pagamento delle spese del procedimento, nonché delle spese sostenute in questo grado dalla parte civile, liquidate come da dispositivo. P.Q.M. Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali, nonché alla rifusione di quelle sostenute in questo grado dalla Parte civile B.G. liquidate in Euro3.000 oltre IVA e CPA.