La distinta responsabilità professionale del medico e dell'infermiere in caso di reato omissivo improprio colposo

di Giuseppe De Fusco, Francesco Capitani, Roberto Capitani, Mena Minafra

1 di Giuseppe De Fusco* Francesco Capitani** Roberto Capitani*** Mena Minafra**** DISEGNO GENERALE DELLO STUDIO. PREMESSE TEORICHE. Il rapporto di causalità consiste in un criterio di imputazione di un evento alla condotta di un soggetto, infatti, solo se l'evento può essere ritenuto ricollegabile alla condotta, l'agente potrà essere tenuto a rispondere. Tale concetto viene palesato dal codice penale nella formula usata dall'articolo 40 comma 1, ove è previsto che l'evento dannoso o pericoloso, da cui dipende l'esistenza del reato, debba essere conseguenza dell'azione o omissione del soggetto agente . Diverse sono state le interpretazioni proposte con lo scopo di definire il concetto di nesso di causalità. La teorie risultanti da tale interpretazione possono essere cos' riassunte a teoria della causalità naturale b teoria della causalità adeguata c teoria della causalità umana d teoria dell'imputazione obiettiva dell'evento e teoria della causalità scientificai. La problematica relativa allo studio del rapporto di causalità si pone in termini più complessi e articolati nel caso di causalità omissiva ex articolo 40 comma secondo Cp. Infatti essa è caratterizzata dalla mancanza di una influenza diretta dell'azione che non esiste di un soggetto sul decorso degli avvenimenti. L'imputabilità scaturisce dalla violazione di un obbligo di agire,, di impedire il verificarsi dell'evento, in violazione del c. d. obbligo di garanzia . Tale omissione può provocare l'evento di pericolo o di danno, in tal caso si perfezionano con la mera omissione della condotta dovuta. Relativamente ai reati omissivi impropri la maggiore complessità dei problemi in tema di causalità non è tanto ricollegata alla necessità di individuare se l'evento sia conseguenza dell'omissione accertata, né dalla né dalla ricostruzione in via meramente ipotetica dell'efficacia del trattamento omesso ma, bensì, nell'ulteriore necessità di individuare la condotta positiva che, se posta in essere, avrebbe evitato il prodursi dell'evento. Quindi la causalità è costruita su ipotesi e non su certezze si tratta di una causalità ipotetica, e ad essa si ricorre per costruire una sequenza degli eventi che non potrà mai avere una verifica fenomenica. Per tale motivo, gli eventi possono essere spiegati dalle c. d. leggi di copertura le quali hanno un'origine scientifica e la loro funzione è quella di attribuire un valore generalizzante a sequenze di accadimenti. LA RESPONSABILITÀ PROFESSIONALE. Il tema della responsabilità, di soggetti che esercitano professioni sanitarie, oggi riveste grande interesse legato al tipo di rapporti che si è stabilito tra medicina e giustizia, i cui numeri sono così preoccupanti da raggiungere la dimensione di un problema sociale dr. G. Grechi, Presidente della Corte d'Appello di Milano . In particolare, le nuove norme in tema di responsabilità professionale dell'infermiere obbligano a definire i criteri limite dell'esercizio della professione infermieristica e di quella medica. Se per la professione medica esiste una copiosa giurisprudenza e norme ben chiare, per l'infermiere ciò non avviene e, allo stato attuale, si è preferito analizzare le sue competenze in termini negativi ciò che non è esclusiva e diretta competenza del medico . In tal senso, una prima distinzione, almeno in linea di principio, è prevista con la legge 42/1999 che pone il confine delle altre professioni del ruolo sanitario per le quali è richiesto il possesso del diploma di laurea, nel rispetto reciproco delle specifiche competenze professionali . Il concetto di limite delle competenze ii coinvolge anche i responsabili di ogni organizzazione sanitaria per riformulare e rivedere le norme in tema di obblighi di comportamento, all'interno di una struttura sanitaria. Infatti, tale norma impone la verifica delle relazioni tra competenze professionali che non possono essere ignorate dal responsabile del contesto in cui il soggetto opera. Alcune indicazioni derivano da due concetti fondamentali definiti dall'O.M.S. la qualità e l'appropriatezza. La qualità tiene conto delle conoscenze professionali più avanzate del momento, mentre l'appropriatezza si riferisce agli aspetti diagnostici, terapeutici ed assistenziali della prestazione, per il miglior risultato possibile , rispetto a cittadini, operatori ed amministratori. In merito alcune regioni hanno adottato provvedimenti e linee guida per responsabilizzare i esercenti professioni sanitarie sull'accuratezza della prescrizione, sui percorsi assistenziali e sull'efficacia dei servizi sanitari. Ciò può offrire alcune indicazioni, ma certamente non ha risolto il problema della distinzione di responsabilità e competenze professionali, su cui si basa l'autonomia professionale, anzi, in molti casi è stato delegato il responsabile delle aziende sanitarie per adottare le norme regolamentari interne necessarieiii. Un primo problema è il riferimento agli articolo 361 e 362 c.p. che, in maniera categorica, impongono a tutti i Pubblici Ufficiali o agli incaricati di pubblico servizio, l'obbligo dell'immediata denuncia all'Autorità Giudiziaria o ad altra Autorità che a quella abbia l'obbligo di riferirne, di ogni reato di cui siano venuti a conoscenza nell'esercizio o a causa delle sue funzioni . Il bene giuridico tutelato dalle norme su richiamate è costituito dall'interesse ad acquisire la notitia criminis da parte dell'organo competente a promuovere l'azione penale. Da ciò deriva la nozione, in particolare, di reato omissivo come previsto dall'articolo331 cpp, il quale prevede l'obbligo giuridico di agire, inteso non solo in forma diffusa, erga omnes, ma anche come specifica competenza, e per la quale è più cogente l'obbligo di vigilanza e controllo. Ciò anche per la previsione ex 3 cpv della norma in analisi che restringe il suo ambito d'applicabilità ai soli reati procedibili d'ufficio. Volendo evidenziare, per migliore comprensione, l'evoluzione storica del concetto di reato omissivo, dobbiamo dire che tradizionalmente, negli orientamenti vetero-liberali, in coerenza con la predominante ideologia ottocentesca individualistico-liberale, si riconosce il principio della libertà di azione del cittadino, temperato dal solo obbligo di non aggredire le altrui posizioni d'interesse, per cui il modello tipico di illecito penale è costituito dal reato di azione, così la responsabilità per omissione costituisce l'eccezione.iv Il ruolo secondario assegnato al reato omissivo spiega così i sensibili ritardi dell'elaborazione di un'autonoma dogmatica da parte della dottrina. Soltanto con l'assunzione progressiva agli inizi del 900 da parte dello Stato di istanze interventistiche e solidaristiche, comincia a svilupparsi l'interesse verso la costruzione di un'autonoma dogmatica sia dal punto di vista dei requisiti strutturali, sia sotto il profilo politico criminale degli illeciti omissivi. Proprio in vista dell'assolvimento dei suddetti compiti positivi di tutela, diventa sempre più frequente, l'imposizione di obblighi di attivarsi penalmente sanzionati nei confronti di determinati soggetti. Una spinta ulteriore si ebbe con la legislazione sociale del secondo dopoguerra. La differenza fra diritto penale dell'azione e diritto penale dell'omissione è la stessa che passa fra norme di divieto e norme di comando. Le prime impongono dei divieti che vengono violati da azioni positive, le seconde dei comandi di agire che vengono violati dall'astensione del soggetto. Allo stato attuale, la responsabilità di un reato omissivo è qualificabile come tale quando, decorso un certo lasso di tempo, determinabile secondo le esigenze del caso, si verifica il reato. In tal caso, la distinzione delle responsabilità diventa argomento più complesso in quanto la determinazione precisa di tale lasso di tempo permette di configurare l'ipotesi di reato omissivo colposo, non come mero parametro di riferimento ai fini sanzionatori, ma come vero e proprio criterio di imputazione della responsabilità. La responsabilità è l'elemento soggettivo della fattispecie il quale, per consolidata giurisprudenza, non va presunto, ma provato in concreto per l'inosservanza della specifica regola di condotta. Ne consegue che, qualora la condotta non dipenda da mera negligenza, imperizia od imprudenza, ma sia supportata da una precisa volontà e quindi dell'elemento psicologico del dolo, si avrà una normale corresponsabilità nel reato commessov. A questo punto, laddove la figura e il ruolo del medico e dell'infermiere sono state individuate per distinte responsabilità, con atto proprio dell'ente, ai sensi della legge. 44/1999 e legge 251/2000, delle relative norme, e della giurisprudenza in materiavi, è necessario definire il concetto di responsabilità dell'agire come comportamento, comunque rischioso, che deve essere comunque posto in essere a tutela del cittadino malato. Assume così rilievo particolare l'articolo 43 Cp che definisce doloso il delitto, previsto e voluto dall'agente, a prescindere se la condotta è di tipo commissivo o omissivo, per cui il reato omissivo improprio del soggetto che esercita una professione sanitaria postula una vera e propria decisione di non agire. Pertanto, non influisce la mera consapevolezza della situazione di pericolo e della possibilità di agire , come ritiene una autorevole opinione Fiandaca-Musco, Grasso per cui, prospettando una differenza ontologica tra azione ed omissione, si ipotizza anche un dolo sui generis del reato omissivo improprio, calibrato sulla sua particolare struttura. Altri autori Pagliaro, Eusebi ipotizzano che il dolo nel reato omissivo improprio va commisurato alla peculiare delicatezza del settore sanitario o, quando il professionista non agisce immediatamente a contrastare l'evoluzione dell'evento infausto, si può configurare l'ipotesi di colpa cosciente . Si deve osservare che si tratta di una responsabilità monosoggettiva che si esercita nell'ambito delle competenze formalmente attribuite, o a qualsiasi altro titolo da verificare caso per caso, rispetto alle tre tradizionali forme alternative del dolo intenzionale evento voluto e mirato , del dolo diretto evento certo o altamente probabile e del dolo eventuale evento accettato come ipotesi verificabile Cass. sez. III, 3 maggio 1996 ud. 7 febbraio 1996 , n. 4422. Pres. Tridico, rel. Rizzo, p.m. Carlucci diff. , imp. A. . L'ambito della responsabilità monosoggettiva per reato omissivo colposo impone di verificare la sua natura, se di azione o omissivo, di pura condotta o di evento, in quanto commesso da altri ovvero dovuto a cause accidentali. Questa seconda ipotesi merita particolare attenzione quando il comportamento colposo sembra concorrere col reato colposo commesso da altri, o si può prevedere il concorso sia di cause colpose indipendenti che di cooperazione colposavii. A tutto ciò deve essere rivolta particolare attenzione perché proprio in tema di reato colposo omissivo improprio la Corte di Cassazione con Sentenza del 23 gennaio-10 giugno 2002 n. 22568 ha costruito la c.d. Teoria della probabilità logica. Essa è caratterizzata da un giudizio complessivo dal quale una componente è la probabilità statistica. La suddetta teoria si fonda sull'applicazione di leggi di copertura di carattere universale o di leggi semplicemente statistiche e massime di esperienza comunemente condivise, tenendo conto che le stesse leggi presuppongono l'esistenza di determinate condizioni in mancanza delle quali le regole da esse previste non sono più valide. Si rileva, quindi, che il giudizio sulla causalità nel campo della responsabilità professionale medica per omissione deve fare i conti con le caratteristiche di larga approssimazione che qualificano i giudizi sulla probabilità di sopravvivenza del paziente. Tale problema è ancora più accentuato nel caso in cui si proceda ad un'interpretazione del nesso causale applicando le norme statistiche in quanto esse, come noto, sono dirette a rendere omogenee situazioni che in realtà tali non sono. Ciò detto il giudice deve abbandonare quindi l'illusione di poter ricavare deduttivamente la conclusione sull'esistenza del rapporto di causalità da una legge scientifica che riproduca in laboratorio la sua ipotesi di ricostruzione dell'evento e dovrà fare ricorso, sempre, alla ricerca induttiva verificando l'applicabilità delle leggi scientifiche eventualmente esistenti alle caratteristiche del caso concreto portato al suo esame, tenendo in considerazione tutti i fattori specifici presenti e quelli interagenti e pervenendo quindi ad un giudizio di elevata credibilità razionale, secondo i criteri di valutazione della prova previsti da tutti gli elementi costitutive del reato viii. Quindi il Giudice dovrà utilizzare quale punto di partenza le leggi statistiche e le leggi di copertura ma dovrà andare oltre, verificando se tali leggi siano adattabili al caso esaminato e dovrà fare ciò prendendo in esame tutte le caratteristiche specifiche che potrebbero contrastarle. Dovrà essere svolta pertanto un'opera di comparazione tra le leggi di copertura ed elementi quale, l'età ,il sesso, le condizioni generali di salute del paziente, la sensibilità individuale ad un determinato trattamento farmacologico es. allergia e di tutte le altre condizioni che appaiono idonee ad influenzare il giudizio di probabilità logica. Tale interpretazione è stata ulteriormente espressa nella successiva sentenza della Corte di Cassazione, sez. Unite penali, 11 settembre 2002 n. 30328 nella quale si legge nel reato colposo omissivo improprio il rapporto di causalità tra omissione ed evento non può ritenersi sussistente sulla base del solo coefficiente di probabilità statistica, ma deve essere verificato alla stregua di un giudizio di alta probabilità logica . Il principio enunciato dalle Sezioni Unite penali è stato attuato, peraltro anche dall'ultimo intervento giurisprudenziale.Infatti la Sez. IV penale della Corte di Cassazione con la sentenza 10 novembre 2002 n. 38334 ha ripreso in motivazione il concetto dell probabilità logica precisando che per affermare l'esistenza della responsabilità del medico occorra l'individuazione del nesso di causalità in termini di certezza oggettiva storica o scientifica , risultante da elementi probatori di per sé altrettanto confutabili sul piano dell'oggettività . Quindi la certezza indicata dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 30328 dell'11 settembre 2002 si riferisce ad una certezza di natura processuale, che viene desunta dal giudice in seguito all'analisi di tutte le circostanze del caso concreto, seguendo un procedimento logico che consenta di ricollegare un evento ad una condotta omissiva al di là di ogni ragionevole dubbio , ossia con un alto livello di probabilità logica . MATERIALI E METODI. Lo studio cerca di rappresentare, nella materia de qua, le condizioni di un evento rilevante per i suoi aspetti penali, e tiene anche conto di la complessità e la interorganicità delle discipline giuridiche e tecniche messe in campo per chiarire le condizioni dell'evento, ed il significato oggettivo della probabilità logica e della probabilità statistica ad esso correlate, ad esempio, i confini ed i margini di incertezza di campi strictu sensu giuridici, le condizioni per cui è necessario il sostegno delle conoscenze consolidate in campi non di natura strettamente giuridica. Infatti, la stessa giurisprudenza ha riservato particolare attenzione, anche a soli fini epistemologici, alle tematiche proprie di discipline extragiuridiche o metagiuridiche per comprendere appieno, e ridurre al massimo, l'incidenza di fattori soggettivi nella valutazione del rapporto causale. Ciò arricchisce i temi di studio previsti dalla metodologia di indagine, e pone in evidenza ulteriori elementi critici, creando un mosaico molto articolato di ipotesi in tema di accertamento e incidenza causale dell'omissione che rende giustizia a quei riferimenti giurisprudenziali che prevedono la rivisitazione dei nessi strutturali del fenomeno condizionale omissivo e che è, sin dai caratteri primi ed essenziali, fisiologicamente diverso dall'impianto giurisprudenziale accreditato fino a non molto fa. Rientra a pieno titolo nella casistica giurisprudenziale, l'ipotesi di Tizio e delle complicazioni insorte a seguito della condotta presumibilmente o, molto probabilmente colposa del sanitario senza tenere conto della volontà, che pare esclusa, di Tizio , analizzata alla luce dei più recenti e significativi arresti della giurisprudenza di legittimità Cass. Sez. Un., 10 Luglio 2002, n. 3328. Cass. IV, 16 Gennaio 2002, n. 1585. Cass. IV, 13 Febbraio 2002, n. 1652. Cass. IV, 28 Settembre 2000, n. 1688. Cass. IV, 29 Novembre 2000, n. 2139. Cass. IV, 28 Novembre 2000, n. 2123 . Partendo da tale analisi, si è osservato un radicale e significativo rovesciamento di prospettive nel percorso logico interpretativo dei fatti, partendo dalle premesse di fondo che motivano il comportamento dei soggetti che esercitano professioni sanitario e gli effetti che ne derivano. Ciò porta ad una più consapevole ed aggiornata attenzione all'antico brocardo in dubio pro reo, che impone di rivisitare con particolare attenzione la dicotomia strutturale, sul piano logico e comportamentale allo stesso tempo, fra fattispecie di tipo commissivo e di tipo omissivo. In passato, tale differenza aveva previsto per il Giudice percorsi analitici, a fini sistematici o di pratica ricerca, nel verificare la configurazione del reato, addirittura ideologicamente diversificati c.d. argomento ideologico . Per appurare le responsabilità del medico si ricorreva ad argomentare, come infra si vedrà, scelte meno rigoriste e certe che fondavano l'accertamento del nesso di causalità su presupposti di effettività di tutela dei beni primari della Costituzione, quale vita ed incolumità. Oggi, l'ipotesi di una distinta responsabilità del medico e dell'infermiere durante tutto il percorso assistenziale richiede ancora più precisione, per cui ammettere, come l'appena citata giurisprudenza ha fatto, la natura reale della causalità omissiva anche se coinvolge processi reali di tipo statico travolge la natura quasi esclusivamente metafisica ad essa tradizionalmente attribuita e ne erode, per lo stesso motivo, il concetto di reale potenzialità condizionante l'evento. Ne deriva che l'iter logico tradizionale ha sempre più bisogno di una compiuta puntualizzazione, evidenziando i criteri d'accertamento adottati, come è stato maturato e consolidato nella prassi di indagine e di valutazione nel campo commissivo. Tale puntualizzazione ha consentito di superare i tratti patologici che, nel caso di omissione colposa si erano prodotti in precedenza nell'iter logico giudiziale - accertativo degli elementi tipici della fattispecie. Infatti, era avvenuta una confusione, data l'ipertrofia di elementi normativi, tra verifica dell'obbligo posizione di garanzia e l'accertamento della violazione del dovere di diligenza, volatilizzando le dovute attenzioni all'ormai latitante nesso di causalità, con evidenti ricadute negative sulla condizione sostanziale e processuale dell'omittente. Tale reazione, dettata dai percorsi epistemologici di noti autori in dottrina, è stata realizzata dalla indicata giurisprudenza di legittimità, che ha contestato i metodi di verifica predominanti in tema di causalità omissiva o, per l'incidenza di condizioni negative, della causalità commissiva colposa che avevano portato a recepire come validi, almeno come ipotesi, nessi causali distanti dal reale c.d. aumento del rischio nell'accezione e ad apprezzare comportamenti alternativi leciti in quanto caratterizzati da seria ed apprezzabile possibilità di successo , come spesso menzionato. Nel caso di colpa medica, per siffatto orientamento, è stata anche prevista una fattispecie più propriamente detta di pericolo , in quanto la sua natura ipotetica permette di superare molte particolari difficoltà accertative. Inoltre il concetto stesso di pericolo permette di verificare un maggior numero di nessi causali in base al concetto di probabilità logica , anche quando la verifica del sub stantibus rebus diventa, di fatto, molto più difficoltosa, rispetto all'ipotesi di condotta omissiva. Infatti, tale verifica permetteva di accogliere certezze meno rigorose , secondo la logica dell'id quod plerumque accidit, anche se, come detto, ha posto problemi di portata notevole in tema di quantificazione probabilistica-possibilistica. Avveniva, pertanto, che si sovrapponevano problematiche complesse e di non facile soluzione sull'iter logico deduttivo che il Giudice adottava per verificare la concatenazione fra competenze ed elementi della fattispecie tipica c.d. dissolvimento della causalità e per filtrare i significati effettivi da attribuire al concetto di responsabilità. Pertanto, nel caso dall'accusa ex 590 Cod. Pen., era necessario negare una diversità strutturale del percorso logico-accertativo probabilità logica e della verifica su base probabilistica probabilità statistica per affermare l'omogeneità dell'impianto criteriologico a fronte di una commissione-omissione delittuosa. Ad esempio, il medico de qua, nell'aver in alcun modo influito sul decorso patologico di Tizio, per non avere rispettato il condizionamento di Ippocrate, può aver posto in essere una condotta comunque rilevante, omissiva o commissiva, per l'evento hic et nunc alla luce della clausola d'equivalenza ex articolo 40 Cod. Pen In tale quadro non sembrano incidere sul piano della causalità giuridica la contestuale condotta di Tizio nel porre in essere le prescrizioni indicate da Ippocrate la radiografia da effettuare dopo un mese , nel prevenire i possibili antecedenti eziologici dell'evento e l'eventuale responsabilità di altri trattasi di concause ex articolo 41 Cod.Pen., e come tali irrilevanti. Diverso è il caso in cui concorrono all'evento professionalità diverse, del medico e dell'infermiere, per ognuna delle quali è riconosciuto un diverso modello comportamentale e tipo di responsabilità. In altri termini, può essere necessario verificare se l'omissione riguarda il campo diagnostico-terapeutico medico o il campo assistenziale infermiere in quanto il riconoscimento dell'autonomia professionale di quest'ultimo ha spostato le sue competenze da un ruolo ancillare , secondario, ad uno paritario con le competenze del medico, pur con le specificazioni in precedenza sommariamente descritte. Infatti, gli operatori di una struttura sanitaria, medici e paramedici, sono tutti ex lege portatori di una posizione di garanzia, espressione dell'obbligo di solidarietà costituzionalmente imposte ex articolo 2 e 32 cost., nei confronti dei pazienti, la cui salute essi devono tutelare contro qualsivoglia pericolo che ne minacci l'integrità e l'obbligo di protezione perdura per l'intero tempo del turno di lavoro Cassazione penale, sez. IV, 2 marzo 2000, n. 9638, Troiano . In entrambi i casi, infatti, la rilevanza solo eziologia del comportamento professionalmente qualificato, e non anche logico-causale, obbliga ad onorare appieno la diversa condizione professionale che è, in rem propriam, fonte della posizione di garanzia e, ad abundantiam, a porre in essere decisioni idonee per vigilare sul decorso patologico di Tizio, anche nel caso di difficile individuazione diagnostica Cassazione Penale, , sezione IV, numero /2005 G. Coco , in quanto la rispettiva funzione di garanzia, specificata per ambiti disciplinari, non può essere trasferita ad altri. Ne deriva che gli estremi per un'iniziativa penale ex articolo 590 Cod. Pen. et altera similia, ad esempio, vanno analizzati in ogni specifica situazione, in quanto motivati da fattori causali in grado di integrarsi. Ciò richiede una più approfondita conoscenza dei dati e delle informazioni necessarie ad inquadrare il caso, e di avanzare tutte le possibili considerazioni che permettono sintesi ulteriori di natura medico-legale. In sostanza va indagato, in termini distinti, se la condotta omissiva posta in essere da Ippocrate è stata tale da aumentare in modo considerevole, vicino alla certezza, la probabilità per Tizio di subire una recrudescenza del proprio quadro clinico, dopo avere appurato, de plano, il concreto dovere di diligenza violato. Rectius va indagata, in termini pur sempre congetturali, l'eventuale condotta alternativa lecita che Ippocrate ha omesso, come ulteriori esami, prescrizioni, terapie e corrette comunicazioni, queste ultime particolarmente rilevanti nel caso dell'infermiere. Ciò richiede un giudizio, solitamente peritale, comunque connotato da considerazioni logiche e sintesi valutative rispetto al decorso patologico assistito o comunque all'evento lesivo hic et nunc inteso. RISULTATI E CONSIDERAZIONI. Data la rigorosità dei parametri insiti nel concetto di probabilità vicina alla certezza , la verifica di tutto il percorso logico di un piano di assistenza presenta difficoltà, maggiori rispetto al passato, per influire sul libero convincimento giudiziale, inteso come l'obiettivo della razionale rappresentazione dei fatti e della logica concatenazione delle informazioni e dei dati istruttori, quali che siano i parametri o le soglie di certezza richiesti. Gli aspetti condizionali si pensi alla difficoltà di costruire parametri quantitativi di condizionamento e quelli che riguardano la natura colposa dell'omissione si pensi alla discrezionalità medica sulle terapie da adottare , rappresentano un riferimento importante, data la notevole casistica e l'imponente letteratura prodotta sul punto, ma affrontano problematiche complesse, per cui è sempre da ritenersi indispensabile costruire un metodo di analisi in grado di risolvere problemi che riguardano la possibilità di adottare un giudizio sintetico unitario, almeno nel suo impianto logico-deduttivo. Da ciò risulta che il tema delle competenze, di fatto o formalmente attribuite, diventa un punto particolarmente delicato e riguarda non solo l'obbligo dell'agire, nei confronti del cittadino-paziente, ma anche del comunicare al professionista che concorre, comunque. Al risultato finale. Ciò significa che l'humus della teoria condizionalistica deve riservare una maggiore attenzione alle scienze sperimentali, agli obblighi di comunicazione ed al grado di aggiornamento delle conoscenze praticamente messe in campo, per chiarire i significati e lo scopo del concetto di traducibilità statistica dell'evento in esame spesso è la stessa sperimentalità a mancare , anche per affrontare il problema del continuo raffronto critico fra conoscenze generali e dati empirici, indagando la spiegazione dell'evento hic et nunc inteso, ossia nella sua irripetibilità ed unicità. La sfida sul campo che pone il criterio giurisprudenziale dell' unum rectius quasi certezza , oltre ogni ragionevole dubbio o elevato grado di credibilità razionale , riproducendo le espressioni giurisprudenziali deve essere affrontata nello specifico rispetto alla concreta consistenza pratica del giudizio. Il nuovo orientamento giurisprudenziale ha precisato che il relazionamento non è deduttivo salvo soccorra una legge universale , né meramente statistico, ma induttivo e, in particolare, riguarda classi di proposizioni e non di eventi a cui le prime sono legate da verosimiglianza . Quindi, così arricchita, di causalità più propriamente giuridica si discute e riemerge l'incidenza del libero convincimento giudiziale prima accennato , e del corposo dibattito che ne segue sulla significatività da attribuire all'espressione. Quindi, alla luce di tali considerazioni, se il comportamento omesso realmente esula dalla diligenza richiesta al professionista esercente professione sanitaria per la quale è controverso se ammettere l'esclusione della colpa lieve ex articolo 2236 Cod. Civ. sembra potersi escludere, in particolare, la non colpevolezza di soggetti di per sè provvisti delle più opportune conoscenze circa l'incidenza salvifica del comportamento omesso e si deve comporre un giudizio di adeguatezza, giuridica e processuale, all'intenzione di Tizio di agire contro Ippocrate. *ufficio di coordinamento delle direzioni sanitarie ospedaliere ASL. Ce1 ** consulente ASLIO ***ufficio di coordinamento delle direzioni sanitarie ospedaliere ASL. Ce1 ****dottoranda di ricerca SUN - Napoli 1 i F. Mantovani, Diritto penale, Cedam, Padova. Pag. 173 e segg. ii Non si tratta più solo di attribuzione di competenze ma anche di definizione dei limiti da imporre all'esercizio del potere decisionale del professionista. iii Articolo 7, 1 , l. 251 /2000 iv M.L. Balzarotti , Manuale pratico del diritto penale, Cedan Padova v Corte di Cassazione, sez. IV, 1.2.2000 n. 1126 In tema di responsabilità per colpa professionale del medico, nella ricerca del nesso di causalità tra la condotta dell'imputato e l'evento, al criterio della certezza degli effetti della condotta, si può sostituire quello della probabilità di tali effetti e dell'idoneità della condotta a produrli, probabilità che deve essere seria ed apprezzabile e avere alto grado di possibilità di successo. segue nota precedente Corte di Cassazione, sez. un. penali, 11.9.2002 n. 30328 In tema di reato colposo omissivo improprio, con particolare riguardo alla materia della responsabilità professionale del medico chirurgo, il nesso causale può essere ravvisato quando, alla stregua del giudizio controfattuale condotto sulla base di una generalizzata regola di esperienza o di una legge scientifica - universale o statistica -, si accerti che, ipotizzandosi come realizzata dal medico la condotta doverosa impeditiva dell'evento hic et nunc, questo non si sarebbe verificato, ovvero si sarebbe verificato ma in epoca significativamente posteriore o con minore intensità lesiva. Non é consentito dedurre automaticamente dal coefficiente di probabilità espresso dalla legge statistica la conferma, o meno, dell'ipotesi accusatoria sull'esistenza del nesso causale, poiché il giudice deve verificarne la validità nel caso concreto, sulla base delle circostanze del fatto e dell'evidenza disponibile, così che, all'esito del ragionamento probatorio che abbia altresì escluso l'interferenza di fattori alternativi, risulti giustificata e processualmente certa la conclusione che la condotta omissiva del medico è stata condizione necessaria dell'evento lesivo con 'alto o elevato grado di credibilità razionale' o 'probabilità logica'.L'insufficienza, la contraddittorietà e l'incertezza del riscontro probatorio sulla ricostruzione del nesso causale, quindi il ragionevole dubbio, in base all'evidenza disponibile, sulla reale efficacia condizionante della condotta omissiva del medico rispetto ad altri fattori interagenti nella produzione dell'evento lesivo, comportano la neutralizzazione dell'ipotesi prospettata dall'accusa e l'esito assolutorio del giudizio . vi Corte di Cassazione, sez. IV, 9.3.2001 n. 9780 In tema di causalità omissiva, è possibile ravvisare in nesso causale se l'azione doverosa omessa avrebbe impedito l'evento con alto grado di probabilità logica ovvero con elevata credibilità razionale, cioè con probabilità vicina alla certezza che può ritenersi raggiunta quando, sulla base di una legge universale o di una legge di statistica sia possibile effettuare il giudizio controfattuale con una percentuale vicino a cento. Corte di Cassazione sez. IV penale, 15.11. 2002 n. 38334 In tema di responsabilità per colpa professionale omissiva del sanitario, per poter affermare sussistente il nesso causale, è necessaria al riguardo la %& lt %& lt certezza processuale& gt & gt , che deve essere desunta dal giudice valorizzando tutte le circostanze del caso concreto, secondo un procedimento logico che consenta di poter ricollegare un evento a una condotta omissiva %& lt %& lt al di là di ogni ragionevole dubbio & gt & gt . vii Il concorso colposo è configurabile anche rispetto al delitto doloso, non ostandovi la previsione di cui all'articolo 42, comma secondo, cod. pen. che, riferendosi soltanto alla parte speciale del codice, non interessa le disposizioni di cui agli articoli 110 e 113 cod. pen. Corte Cass., Sez. IV, Sent. n. 39680 del 22.11.2002 . viii Sentenza Corte di Cassazione Sez. IV 10-06-2002 n. 22568 ?? ?? 1