Processo penale, il codice nel cassetto

Castelli nomina una commissione di studio e poi ne ignora il lavoro. Numerosi sono invece i provvedimenti di iniziativa parlamentare, molti dei quali ad personam

Rivedere il codice di procedura penale questo uno dei punti qualificanti del programma della Cdl per Berlusconi presidente nel 2001. Così come per il Codice penale vedi articoli sull'argomento tra gli arretrati del 18 febbaio 2006 , anche per la procedura penale, nelle intenzioni del Centrodestra c'era quella di rivedere completamente il Codice progetto però che in Parlamento non è mai arrivato. La rivisitazione del processo penale non è mai stata probabilmente una delle urgenze di questa maggioranza, dal momento che la commissione di studio, presieduta dal professore Andrea Antonio Dalia, ordinario di diritto processuale, incaricata di rivedere la materia si è insediata solo il 29 luglio del 2004 vedi tra gli arretrati del 31 luglio 2004 . Vista la ristrettezza dei tempi alla fine della legislatura mancava solo un anno e mezzo , i commissari decisero subito di procedere con un disegno di legge e non tramite legge delega. Le tre sottocommissioni lavorarono a ritmi serrati, fino a giugno del 2005, quando i progetto fu presentato al Guardasigilli vedi tra gli arretrati del 16 giugno 2005 . Ma l'articolato non è mai stato pubblicato, nè il ministro ne ha fatto una presentazione ufficiale. Se ne parlò in via ufficiosa al Convegno di novembre a Catania, durante il quale il prodotto scientifico fu analizzato dal mondo accademico pochi giorni dopo, dalle pagine di questo quotidiano, il presidente Dalia parlava di presentazione imminente. A tre mesi di distanza e a Parlamento ormai chiuso, rimane agli atti che il progetto non è mai uscito dal cassetto del ministro. Nel corso di questi cinque anni modifiche al Codice di procedura penale sono state fatte, ma solo su iniziativa parlamentare. Il primo e contestatissimo provvedimento fu presentato dal senatore Udc Melchiorre Cirami il 9 luglio del 2002 e approvato definitivamente il 5 novembre dello stesso anno. Il provvedimento mirava ad introdurre lo spostamento del luogo del giudizio sulla base del legittimo sospetto, quando cioè la sicurezza o l'incolumità pubblica sono pregiudicate da situazioni locali tali da turbare lo svolgimento del processo . Ma non era la prima norma definita ad personam, perché in precedenza era stata approvata quella sulle rogatorie vedi articolo di Paolo Ferrua a fianco . La Cirami, secondo l'opposizione, era finalizzata a far spostare i processi importanti da Milano che vedevano tra gli imputati Previti e Berlusconi. Non a caso a legge approvata i legali di Previti chiesero immediatamente lo spostamento che la Corte di cassazione però rifiutò. Subito dopo la Cirami arrivavano le disposizioni per l'attuazione dell'articolo 68 della Costituzione. Una iniziativa parlamentare presentata da Marco Boato Verdi sulla quale fu innestato dalla maggioranza il cosiddetto Lodo Maccanico, ossia tramite emendamento si riversò sul disegno di legge una vecchia proposta dell'esponente della Margherita volto a ripristinare l'immunità parlamentare. Nel corso del dibattito parlamentare il Lodo Maccanico divenne Lodo Schifani, dal nome del capogruppo forzista al Senato che presentò una modifica diretta a garantire l'immunità per le più alte cariche dello Stato sospendendo per tutti i processi in corso. La parte inserita con il Lodo Schifani fu poi bocciata dalla Corte costituzionale, ma servì al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ad evitare che il Tribunale di Milano arrivasse a sentenza nel processo Sme durante il semestre italiano di presidenza del Consiglio Ue. La legge sull'immunità fu approvata a giugno del 2003 e il procedimento a carico di Silvio Berlusconi si fermò, mentre il 22 novembre dello stesso anno il Tribunale di Milano condannò Cesare Previti a sette anni di reclusione. A gennaio del 2004 arrivò la bocciatura della Consulta che dichiarò l'illegittimità dell'articolo 1 del provvedimento, perché in contrasto con gli articoli 3 principio di uguaglianza e 24 diritto di difesa della Costituzione vedi tra gli arretrati del 14 gennaio 2004 . Il processo a carico di Silvio Berlusconi riprese, ma nel frattempo era cambiato il collegio, da ricordare la vicenda del giudice del collegio Guido Brambilla, spostato al tribunale di sorveglianza gli atti vennero tutti rinnovati di fronte al nuovo collegio presieduto da Francesco Castellano e il 10 dicembre 2004 arrivò per il premier la sentenza di assoluzione per non aver commesso il fatto dall'accusa di aver comprato la sentenza Sme, e assolto e prescritto, dopo le attenuanti generiche, per altri episodi di corruzione che gli erano stati contestati dalla procura. A pochi giorni dal Lodo Schifani fu la volta del patteggiamento allargato, sempre tramite iniziativa parlamentare un ddl presentato da Giuliano Pisapia Rifondazione comunista ma che finì per essere attaccato dall'opposizione perché emendato su misura per i procedimenti di Milano. Abbiamo positivamente contribuito all'estensione del patteggiamento della pena sino a cinque anni, ritenendo tale misura un mezzo utile per l'efficienza della giustizia penale, conforme ai principi del rito accusatorio - diceva l'esponente della Margherita Pierluigi Mantini - tuttavia non possiamo accettare gli stravolgimenti di sistema inseriti dalla maggioranza al solo scopo di favorire imputati eccellenti . Il meccanismo della sospensione automatica di 45 giorniper poter valutare se accedere o meno al patteggiamento, secondo Mantini mirava esclusivamente a guadagnare tempo per i futuri provvedimenti legislativi tipo l'immunità parlamentare, ndr utili al salvataggio di Previti e di altri imputati nei processi milanesi . Nello stesso periodo, infatti vedi tra gli arretrati del 16 maggio 2003 si stava ancora discutendo se inserire tra i beneficiari dell'articolo 68 della Costituzione immunità e sospensione dei processi anche ministri, sottosegretari e persino i semplici coimputati. Tutte iniziative che furono però stroncate sul nascere dal Quirinale. Nel frattempo Previti usufruisce dei quarantacinque giorni per il patteggiamento, al termine rifiuta. La legge arriva davanti alla Consulta, proprio per il termine di tempo dato agli imputati per la decisione. Troppo lungo e contro il principio della ragionevole durata secondo i magistrati remittenti, congruo invece per la Consulta. Scorrendo ancora tra i provvedimenti troviamo, nel luglio del 2003, l'approvazione della legge che cambiò la sede da Palermo a Roma per eventuali procedimenti penali a carico dei magistrati cagliaritani. Una mera questione organizzativa più frequenti infatti i voli Roma Cagliari che Palermo Cagliari che fu appoggiata da tutti gli schieramenti politici. Si arriva così a maggio del 2004, quando viene convertito in legge il famoso decreto salva-Carnevale, ossia il provvedimento volto a reinserire nella pubblica amministrazione tutti i dipendenti sospesi a causa di un procedimento penale conclusosi con proscioglimento, compreso appunto il giudice passato alla storia come l'ammazza-sentenze . Segue una modifica all'articolo 188 delle norme di attuazione del Codice di procedura penale per coordinarle al nuovo patteggiamento, dopo di che si arriva direttamente ad oggi, con una modifica all'articolo 656 Cpc in materia di sospensione dell'esecuzione contenuta nella ex Cirielli e poi alla recentissima legge sull'inappellabilità delle sentenze di cui il professor Ferrua fa un ampia disamina. Provvedimenti di iniziativa parlamentare e molto frammentari quindi, quelli approvati durante questa legislatura in materia di processo penale, ben lontani dalle promesse originarie di rivedere e riformare completamente il Codice. Alcune servite per cambiare direttamente il corso di alcuni processi, altre per aggiustare le modifiche in corso d'opera, mentre il progetto di riforma elaborato dalla commissione ministeriale presieduta da Andrea Antonio Dalia è rimasto chiuso in un cassetto e il professore è andato ad integrare il collegio difensivo di Cesare Previti. 3.continua Paola Alunni