Intercettazioni illecite. Di Pietro insiste: sia il giudice a deciderne l'uso

Il ministro ho contribuito alla stesura del testo ma l'urgenza ha imposto l'approvazione in poche ore. Amato annuncia nuovi interventi per proteggere le banche-dati

Distruggere le intercettazioni illecite il decreto è in vigore e le polemiche sono solo all'inizio. La conversione del provvedimento inizierà da Palazzo Madama dove già il presidente della commissione Giustizia, Cesare Salvi Ds-Ulivo , si è dichiarato a favore della sua decadenza prevedendo problemi di incostituzionalità, mentre il vicepresidente Roberto Manzione Margherita-Ulivo si è detto disponibile a qualche modifica. Lo scorso fine settimana, a decreto approdato in Gazzetta il testo è leggibile tra i documenti correlati , si sono scatenate le richieste di modifica, a partire dal ministro delle Infrastrutture, nonché ex Pm Antonio Di Pietro. Se dalle intercettazioni illegali scaturisse una notizia di reato, lasciare al magistrato la possibilità di indagare e quindi non distruggerne il contenuto, questa la richiesta del ministro e di diversi magistrati. Niente da fare invece per il Presidente del Consiglio Prodi che ha ribadito l'ampio consenso registrato sul provvedimento sia dal Centrosinistra che dal Centrodestra. A dichiararsi assolutamente a favore della distruzione delle registrazioni illecite è stato ad esempio l'ex presidente della commissione Giustizia della Camera e avvocato di Silvio Berlusconi, Gaetano Pecorella. Secondo il noto penalista il decreto è pienamente condivisibile perché si deve evitare che attraverso l'attività illecita e criminosa si possano fare ricatti, intervenire sulla vita economica e politica . Nonostante l'intervento del Presidente del Consiglio, il ministro Di Pietro ieri ha rilanciato, chiedendo in sede di conversione alcune modifiche volte a ribadire due principi Che sia il giudice a decidere la distruzione dei materiali e non il Pm, altrimenti è incostituzionale e inoltre che si rimetta al giudice la facoltà di differire la distruzione dei dossier a tempi più idonei per assicurare i colpevoli alla giustizia . Ribadisco - ha continuato - che io stesso ho concorso e contribuito alla sua stesura e approvazione, per cui non rinnego nulla, ricordo però che l'urgenza della situazione ha imposto che il provvedimento fosse concepito discusso e approvato nel giro di poche ore, senza l'approfondita riflessione necessaria, soprattutto per ciò che ha a che vedere con i dettagli tecnici . Sempre ieri il ministro dell'Interno Giuliano Amato ha precisato che il decreto approvato venerdì è solo un rimedio tampone perché seguiranno nuovi interventi legislativi volti a proteggere le banche dati e assicurare una delle libertà fondamentali garantite dalla Costituzione. Il presidente dell'Autorità Garante per la privacy, Francesco Pizzetti ieri è stato ricevuto dal Guardasigilli Clemente Mastella, al quale ha consegnato copia del provvedimento, comunicato ai gestori telefonici, con cui si dispone un ulteriore ed ultimativo termine di 90 giorni per completare l'attuazione delle misure di sicurezza già indicate il 15 dicembre 2005. Pizzetti ha fatto presente al ministro la necessità che anche gli uffici giudiziari, interessati al flusso delle informazioni trattate nelle attività di intercettazione, adottino con la massima tempestività adeguate misure di sicurezza. Proprio per coordinare e organizzare l'attività che gli uffici giudiziari dovranno affrontare, è stata decisa l'istituzione di un tavolo tecnico tra il ministero della Giustizia e il Consiglio superiore della magistratura ma, ferme restando le rispettive competenze, anche l'Autorità garante è stata chiamata a dare il suo contributo.

Presidenza del Consiglio dei ministri Dl 22 settembre 2006, n. 259 Disposizioni urgenti per il riordino della normativa in tema di intercettazioni telefoniche Approvato il 22 settembre 2006 e pubblicato sulla GU n. 221 del 22 settembre Articolo 1 1. L'articolo 240 del codice di procedura penale è sostituito dal seguente Articolo 240. Documenti anonimi ed atti relativi ad intercettazioni illegali . - 1. I documenti che contengono dichiarazioni anonime non possono essere acquisiti né in alcun modo utilizzati, salvo che costituiscano corpo del reato o provengano comunque dall'imputato. 2. L'autorità giudiziaria dispone l'immediata distruzione dei documenti, dei supporti e degli atti concernenti dati e contenuti di conversazioni e comunicazioni, relativi al traffico telefonico e telematico, illegalmente formati o acquisiti. Allo stesso modo si provvede per i documenti formati attraverso la raccolta illegale di informazioni. Di essi è vietato eseguire copia in qualunque forma. Il loro contenuto non costituisce in alcun modo notizia di reato, né può essere utilizzato a fini processuali o investigativi. 3. Delle operazioni di distruzione è redatto apposito verbale, nel quale si dà atto dell'avvenuta intercettazione o detenzione e dell'acquisizione, delle sue modalità e dei soggetti interessati, senza alcun riferimento al contenuto delle stesse. . Articolo 2 1. All'articolo 512 del codice di procedura penale, dopo il comma 1 è aggiunto il seguente 1bis. È sempre consentita la lettura dei verbali relativi all'acquisizione ed alle operazioni di distruzione degli atti di cui all'articolo 240, comma 2. . Articolo 3 1. Chiunque illecitamente detiene gli atti o i documenti di cui all'articolo 240, comma 2, del codice di procedura penale, è punito con la pena della reclusione da sei mesi a sei anni. 2. Si applica la pena della reclusione da uno a sette anni se il fatto di cui al comma 1 è commesso da un pubblico ufficiale o da incaricato di pubblico servizio. Articolo 4 1. A titolo di riparazione, ciascun interessato può chiedere all'autore della divulgazione degli atti o dei documenti di cui all'articolo 240, comma 2, del codice di procedura penale, così come modificato dall'articolo 1 del presente decreto, al direttore o vice-direttore responsabile e all'editore, in solido fra loro, una somma di denaro determinata in ragione di cinquanta centesimi per ogni copia stampata, ovvero da cinquantamila a un milione di euro secondo l'entità del bacino di utenza ove la diffusione sia avvenuta con mezzo radiofonico, televisivo o telematico. In ogni caso, l'entità della riparazione non può essere inferiore a ventimila euro. 2. L'azione va proposta nel termine di un anno dalla data della divulgazione, salvo che il soggetto interessato non dimostri di averne avuto conoscenza successivamente. La causa è decisa nelle forme di cui agli articoli 737 e seguenti del codice di procedura civile. In caso di giudizio ordinario, ai fini della liquidazione del danno risarcibile si tiene conto della somma corrisposta ai sensi del presente articolo. 3. L'azione è esercitata senza pregiudizio di quanto il Garante per la protezione dei dati personali o l'autorità giudiziaria possano disporre ove accertino o inibiscano l'illecita diffusione di dati o di documenti, anche a seguito dell'esercizio di diritti da parte dell'interessato. Articolo 5 1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge. Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale dagli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.