Sul rapporto di agenzia non decide il giudice del lavoro

Se prevale l'organizzazione aziendale la causa va all'ordinario

Ai sensi dell'articolo 409 n. 3 Cpc, il rapporto di agenzia, così come gli altri rapporti di parasubordinazione disciplinati dalla norma, sfugge alla competenza del Giudice del Lavoro, per rientrare in quella del Giudice ordinario, allorquando l'agente abbia organizzato la sua attività con criteri imprenditoriali. Tale imprenditorialità è acclarata non solo dalla prestazione del rapporto di agenzia con le forme societarie, ma anche, nel caso di svolgimento del rapporto agenziale in forma individuale, laddove vi sia prevalenza del momento organizzativo aziendale e del lavoro altrui, rispetto a quello dell'apporto direttamente e personalmente prestato dall'agente. 1

Tribunale di Ivrea - Sezione lavoro - sentenza 3 agosto 2005, n. 60/2005 Giudice Morlini Ricorrente Deioannes Svolgimento del processo Con ricorso depositato il 21 marzo 2003 e poi ritualmente notificato unitamente al decreto di fissazione d'udienza, Osvaldo Deioannes conveniva in giudizio la Milano assicurazioni s.p.a. divisione La Previdente di seguito, per brevità, Milano . Esponeva il ricorrente che aveva svolto mandato agenziale esclusivo a favore della Milano che da tale rapporto contrattuale la Milano era illegittimamente receduta che a fronte di tale illegittimo recesso, era dovuta dalla convenuta al Deioannes una somma a titolo risarcitorio pari ad 5.840.165,43, oltre interessi e rivalutazione. Con comparsa depositata il 31/5/2003, si costituiva in giudizio la Milano, resistendo alle domande ex adverso. In particolare, oltre a chiedere il rigetto nel merito del ricorso, preliminarmente si deduceva la sua improcedibilità ex articolo 412 bis Cpc e comunque si eccepiva l'incompetenza funzionale del Tribunale del Lavoro adito ex articolo 409 n. 3 Cpc, per essere esclusivamente competente il Tribunale di Milano in funzione di Giudice ordinario. In ogni caso, poi, veniva spiegata domanda riconvenzionale, in seguito alla quale veniva disposto lo spostamento della prima udienza. Nelle memorie successive, a propria volta parte ricorrente eccepiva la nullità della comparsa di risposta e della costituzione in giudizio, per omessa indicazione delle generalità del legale rappresentante della Milano, nonché per inesistenza di una valida procura ad litem dell'amministratore delegato. Esperito senza esito il tentativo di conciliazione, il precedente Istruttore differiva al momento della statuizione sul merito ogni decisione circa le questioni preliminari e pregiudiziali sollevate, procedendo all'assunzione delle prove testimoniali. Nominato nuovo Istruttore della causa all'udienza del 5/10/2004, questo Giudice dapprima escuteva i testi già indotti e presenti in aula, e successivamente, a seguito della reciproca rinuncia delle parti a sentire i rimanenti testimoni, fissava udienza di discussione onde statuire sulle questioni preliminari e pregiudiziali, astrattamente idonee a definire il giudizio, prima di decidere sulle molteplici richieste di CTU formulate da entrambe le parti. All'udienza del 3/8/2005, dopo discussione della causa ad opera dei procuratori delle parti, la controversia veniva decisa dando lettura del dispositivo che segue. Motivi della decisione a La prima questione che, sotto il profilo logico-giuridico, occorre affrontare, è quella posta dalla convenuta relativamente all'incompetenza funzionale del Giudice del Lavoro presso il Tribunale di Ivrea, per essere competente il Tribunale ordinario di Milano. Invero, l'eccezione di improcedibilità ex articolo 412 bis Cpc sollevata sempre dalla difesa di parte convenuta, presuppone in tutta evidenza che sia previamente acclarata la competenza del Giudice del Lavoro adito, atteso che il tentativo di conciliazione pregiudiziale davanti alla Direzione Provinciale del Lavoro previsto dall'articolo 410 Cpc è istituto caratteristico del rito lavoristico, e non trova cittadinanza alcuna nel rito ordinario e che, in ogni caso, la decisione su un'eccezione di improcedibilità deve comunque essere presa dal Giudice competente a decidere la causa nel merito. Parimenti, anche le due eccezioni sollevate dalla difesa della ricorrente e relative alla nullità della comparsa di risposta e della costituzione in giudizio della convenuta, devono essere scrutinate successivamente alla questione della competenza. Sul punto, si osserva infatti che la tematica dell'incompetenza funzionale del Giudice del Lavoro, attenendo ad una questione relativa all'incompetenza per materia, dev'essere verificata anche d'ufficio ex articolo 38 comma 1 Cpc. Conseguentemente, la verifica della propria competenza funzionale da parte del Giudice del Lavoro non presuppone necessariamente una rituale e tempestiva eccezione della parte convenuta, e va quindi effettuata anche laddove la comparsa di risposta della convenuta e la sua costituzione in giudizio fossero, in ipotesi, invalide. b Muovendo allora allo scrutinio della questione della competenza funzionale del Giudice del Lavoro, si osserva come, ai sensi dell'articolo 409 n. 3 Cpc, rientrino nella competenza lavoristica i rapporti di agenzia che si concretino in una prestazione di opera continuativa e coordinata, prevalentemente personale . Ciò posto sotto il profilo del dato normativo, è pacifico ed incontestato insegnamento giurisprudenziale quello secondo il quale il rapporto di agenzia, così come gli altri rapporti di parasubordinazione disciplinati dalla norma in parola, sfugge alla competenza del Giudice del Lavoro, per rientrare in quella del Giudice ordinario, allorquando l'agente abbia organizzato la sua attività con criteri imprenditoriali. Imprenditorialità che si ricava non solo dalla prestazione del rapporto di agenzia con le forme societarie, ma anche, nel caso di svolgimento del rapporto agenziale in forma individuale, laddove vi sia prevalenza del momento organizzativo aziendale e del lavoro altrui, rispetto a quello dell'apporto direttamente e personalmente prestato dall'agente per la costante giurisprudenza della Suprema Corte, consolidata ed immutata da anni, cfr., ex pluribus, Cassazione 14454/00, Cassazione 709/98, Cassazione 5434/97, Cassazione 2710/96, Cassazione 120/95, Cassazione 11945/92, Cassazione 2308/90, Cassazione 6119/87, Cassazione 2299/87, Cassazione 4204/86, Cassazione 2354/86, Cassazione 3375/83, Cassazione 2251/82, Cassazione 1613/82, Cassazione 5599/81, Cassazione 5395/81, Cassazione 1425/81, Cassazione 88/1979 , ciò che è ricavabile come indice anche dal personale, dalle strutture e dall'entità del capitale impiegato Cassazione 11945/02, Cassazione 2354/86 . c E' alla luce di tali principi che occorre quindi vagliare se la presente controversia possa o meno essere ricompresa nell'ambito dell'articolo 409 n. 3 Cpc, ed essere quindi riservata alla competenza funzionale del Giudice del Lavoro, tenendo presente in punto di fatto che è pacifico tra le parti, ed è comunque processualmente provato, che il Deioannes esercitava il proprio mandato in un ufficio di sua proprietà cfr. docomma fascicolo di parte ricorrente , aveva un giro d'affari di più di cinque miliardi di lire all'anno nel 1999 cfr. pag. 2 ricorso ed aveva alle sue dipendenze quattro impiegate, assunte tutte a tempo pieno ed indeterminato cfr. deposizione testi Aledda e Donna . Tali impiegate, oltre a svolgere attività amministrativa e contabile teste Donna , svolgevano certamente nell'ambito dell'agenzia anche attività di rilevanza esterna, atteso che si rapportavano, per ordine del Deioannes stesso, con gli ispettore inviati dalla Milano, fornendo le informazioni richieste dagli ispettori cfr. la deposizione dell'ispettore Delliri, secondo la quale l'impiegata mi forniva le informazioni che mi servivano per l'ispezione era la persona incaricata dal sig. Deioannes gestivano direttamente i rapporti con i clienti minori cfr. la deposizione dell'impiegata Donna, la quale chiarisce che il Deioannes intratteneva i rapporti solo con la clientela di maggior prestigio talvolta effettuavano anche le vendite al banco teste Donna solo molto raramente io e le mie colleghe abbiamo fatto vendite al banco . Ciò detto in linea di fatto, ritiene il Giudice, in linea di diritto, come la presente controversia non possa essere ricompresa nell'ambito dell'articolo 409 n. 3 Cpc, e fuorisesca quindi dalla competenza funzionale del Giudice del Lavoro. Invero, se è certamente compatibile con una struttura non imprenditoriale il solo fatto che il Deioannes esercitasse la propria attività in un ufficio di sua proprietà, e se rimane forse compatibile con una struttura non imprenditoriale il dato numerico di un fatturato di oltre cinque miliardi di lire all'anno in moneta del 1999, non pare possa dubitarsi dell'esistenza di una struttura oggettivamente imprenditoriale laddove si abbia alle proprie dipendenze, con contratto a tempo pieno ed indeterminato, quattro lavoratori che svolgono le mansioni sopra indicate. Infatti, già sotto il prillo qualitativo, la presenza a tempo pieno di quattro dipendenti che seguono l'intera attività amministrativa e contabile, gestiscono i rapporti con tutti i clienti che non rientrano nella fascia di quelli di maggior prestigio e quindi, presumibilmente, gestiscono i rapporti con la netta maggioranza dei clienti stessi, atteso che i clienti di maggior prestigio sono presumibilmente una minoranza , sono delegati a svolgere la delicata funzione di rispondere ai rilievi degli ispettori inviati dello stesso preponente Milano e talvolta effettuano anche le vendite al banco, integrano circostanze che attestano come l'attività dell'agente Deioannes non possa che essere prevalentemente di organizzazione della struttura aziendale e del lavoro altrui, rispetto all'apporto direttamente posto in essere nello svolgimento dell'attività di agenzia. Anche sotto un profilo strettamente quantitativo, poi, pare essere un ossimoro il sostenere che il lavoro di una persona il Deioannes sia prevalente rispetto al lavoro di quattro persone le dipendenti a tempo pieno ed indeterminato . Riassume convincentemente il teste Donna, impiegata del Deioannes, che il suo titolare gestiva il personale e coordinava le risorse commerciali , id est svolgeva attività imprenditoriale così come intesa dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione, emergendo una chiara prevalenza del momento organizzativo dell'opera altrui rispetto a quello della collaborazione direttamente e personalmente prestata ai fini dell'espletamento dell'attività dell'agenzia. Oltre che dall'aspetto del personale impiegato, la struttura imprenditoriale utilizzata dal Deioannes per lo svolgimento del suo compito di agente emerge anche da un secondo indice valorizzato dalla giurisprudenza in questa materia e per la verità strettamente collegato a quello già analizzato, cioè quello del capitale investito. E' facile infatti osservare che la presenza di quattro dipendenti assunti a tempo pieno ed indeterminato, oltre che sotto il profilo dell'esistenza di un'organizzazione aziendale da coordinare, rileva anche sotto il concettualmente diverso profilo dell'esistenza di una significativa quantità di capitale impiegato, essendo intuibile l'onerosità del mantenimento e del costo aziendale di quattro dipendenti oltre che un immobile nel quale esercitare l'attività. d Alla luce di tutto quanto sopra, deve concludersi nel senso dell'inesistenza di un rapporto di agenzia che si concreti in una prestazione di opera continuativa e coordinata, prevalentemente personale ex articolo 409 n. 3 Cpc. Ne discende che dev'essere dichiarata l'incompetenza funzionale del Giudice del Lavoro adito, e va allora statuita la competenza del Tribunale di Milano, in funzione di giudice ordinario, in ragione della condizione generale di contratto cfr. articoli 22 docomma , articolo 20 docomma ed articolo 22 docomma del fascicolo di parte convenuta , espressamente accettata ex articolo 1341 comma 2 Cpc cfr. docomma fascicolo di parte convenuta e perfettamente valida ex articolo 28 Cpc, in quanto non attinente ad un rapporto rientrante nella giurisdizione lavoristica ex articolo 413 ultimo comma Cpc. Quanto alle spese di lite, il fatto che la presente pronuncia riguardi solo una delle molteplici questioni pregiudiziali sollevate e comunque non attenga in alcun modo al merito della vicenda, ancora non analizzato, integra, ad avviso del Giudicante, uno dei giusti motivi previsti dall'articolo 92 comma 2 Cpc per procedere all'integrale compensazione delle spese stesse. PQM il Tribunale di Ivrea in funzione di Giudice del Lavoro, definitivamente pronunciando nella causa proposta da Deioannes Osvaldo nei confronti di Milano Assicurazioni s.p.a. divisione La Previdente, tramite ricorso depositato il 21/3/2003 nel contraddittorio tra le parti, respinta ogni altra domanda dichiara l'incompetenza del Tribunale di Ivrea in funzione di Giudice del Lavoro, per essere competente il Tribunale di Milano in funzione di Giudice ordinario compensa integralmente tra le parti le spese di lite. 4