Il Governo rampante e l'avvocatura inesistente

di Gennaro De Falco

di Gennaro De Falco * In questi giorni si è scritto tantissimo sulla stampa specializzata e no, delle riforme introdotte dal cd decreto Bersani e delle proteste che sono seguite e seguiranno da parte della categorie interessate ed in particolare dagli avvocati. Ebbene, occorre dire che mai come in questo caso l'informazione che è stata data si è dimostrata tanto erronea nei contenuti, quanto faziosa e fuorviante nei toni. Per mero esempio, come si fa a dire che gli avvocati con l'astensione dalle udienze fanno prescrivere i processi, quando anche l'ultimo dei praticanti avvocati sa che il rinvio per astensione determina la sospensione dei termini di prescrizione? Come si fa a dire che gli avvocati con l'astensione dalle udienze danneggiano solo i clienti quando gli avvocati che non vivono di indennità parlamentari e consulenze varie, con l'astensione dalle udienze non vengono pagati punto e basta? Come si fa a scrivere che l'eliminazione del divieto di pubblicità dà spazio ai giovani ed ai più bravi, trascurando il fatto che la pubblicità costa, e che quindi possono permettersela solo gli avvocati più ricchi che non sono necessariamente i più bravi né tantomeno i più giovani? E' vero che esistono delle forme di pubblicità surrettizia, ma è anche vero che esse sono legate alla notorietà derivante dalla partecipazione a processi eclatanti, in cui quindi l'aspetto professionale ha una sua rilevanza. E' vero che in America il divieto di pubblicità non esiste, che non esistono i minimi tariffari ecc. E' vero anche che in America ci sono strade ampie e parcheggi nel centro di tutte le città che vogliamo fare? per metterci al passo iniziamo ad abbattere il Colosseo ed al suo posto ci facciamo un bel parcheggio multipiano con annesso centro commerciale? Si è cercato a tutti i costi di dare l'immagine di un avvocatura divisa, dando il massimo spazio soprattutto sulla grande stampa, a soggetti del tutto isolati che di avvocato hanno solo il titolo, ma che certo di avvocatura non vivono e di avvocatura poco o niente sanno . Si è cercato di alimentare il contrasto tra le generazioni, facendo passare queste norme come un modo di aprire spazio alla concorrenza ed ai giovani, mentre questo è solo un modo per arrivare a forme di cannibalismo sociale ancora più esasperate di quelle che purtroppo si vedono ogni giorno. Mentre prima per un giovane occorrevano non meno di dieci anni dalla laurea per inserirsi ora ce ne vorranno almeno 15, una situazione del genere è giusta, possibile e socialmente sostenibile? Un giovane ricco solo della sua passione e della sua bravura come farà a pagarsi la pubblicità ed a munirsi degli strumenti tecnici ed organizzativi minimi? Si potrà dire che la stampa è tutta o quasi a favore del decreto Bersani ed anche l'opposizione appare piuttosto tiepida nei confronti della protesta degli avvocati, ebbene anche questo dato si spiega facilmente, in entrambi gli schieramenti le punte di diamante sono rappresentate dalla grande industria che ha tutto l'interesse ad abbattere ogni tutela nei confronti del lavoro dipendente prima e di quello autonomo poi, insomma si tratta del modello CO.CO.CO che si tenta di allargare anche al lavoro autonomo, solo che una cosa è precariato del giovane e tutt' altra cosa è quello dell'avvocato che necessariamente si affaccia alla professione non più giovanissimo, e poi siamo certi che quello del lavoro precario sia un modello da estendere. Un altro dei miti da sfatare in un contesto in cui la maggior parte delle società di capitali dichiara reddito zero è l'evasione fiscale degli avvocati. Anche un cieco capirebbe che molto dell'improbabile sfarzo che qualche volta si vede nelle aule di giustizia è fumo e basta, è sufficiente scorrere gli elenchi degli avvocati che chiedono assistenza ai consigli dell'Ordine per rendersene conto. Del resto, se in Italia gli avvocati sono 180.000, se le condizioni economiche del paese e soprattutto del sud sono quelle che sono, se nella sola città di Napoli gli avvocati iscritti all'albo sono sedicimila queste mirabolanti ricchezze sottratte al fisco da dove possono mai venire? E poi, è giusto e possibile dopo la normativa sulla privacy appesantire ancora l'attività degli studi professionali con altri adempimenti di natura fiscale tanto vessatori quanto impossibili da attuare come quelli che si leggono nel decreto Bersani? Lo avete mai visto un latitante che va a fare un bonifico sotto casa per pagare l'avvocato o uno spacciatore munito di un libretto di assegni e conto corrente? E inoltre, aspetto questo del tutto ignorato dalla stampa e dal legislatore, non è forse vero che con l'abolizione dei minimi tariffari sottofatturare i compensi sarà più facile? Si potrebbe dire che esistono gli studi di settore, ma se è così questi ulteriori adempimenti paranoici a che cosa servono? Un discorso da affrontare è anche quello previdenziale, che pure rischia di profilarsi, è vero che l' I.N.P.S affonda nei debiti, è vero anche che le casse degli Ordini sono solide e ricche ma è anche altrettanto vero che gli avvocati in pensione non ci vanno mai e che dietro le loro scrivanie ci muoiono, mentre l'INPS è oberata da una politica previdenziale dissennata che non può essere accollata alle categorie del lavoro autonomo. Ancor più allucinante ed al di fuori della costituzione e dei trattati internazionali è poi il sostanziale congelamento delle spese di giustizia, che di fatto impedisce la difesa di ufficio ed il patrocinio a spese dello stato, insomma come al solito guai ai poveri . Un fatto è certo, l'avvocatura libera non ha scelta, a questo punto di fronte ad un attacco come questo il problema non è più la concorrenza ma la sopravvivenza stessa. Insomma è evidente dopo la clamorosa manifestazione di Roma del 21 luglio che nel paese si è aperto un confronto assai duro che va ben al di là del Decreto Bersani, e di cui la classe politica sembra non aver compreso affatto la portata. * Avvocato