Mastella e Anm, riparte il dialogo

In un clima di grande distensione il ministro si reca in visita nella sede del sindacato delle toghe. Oggi incontro col Cnf. Per la moratoria, allo studio la forma costituzionalmente corretta . Allarmati i penalisti

Tra caffè e pasticcini, siglata la pace tra ministro della Giustizia Clemente Mastella e magistrati. Ieri si è svolto l'incontro tra i vertici del sindacato delle toghe e il neo Guardasigilli presso la sede dell'Anm a piazza Cavour. Un evento storico, dal momento che negli ultimi cinque anni non si è mai verificato che il Guardasigilli si recasse a casa del sindacato delle toghe. Al termine dell'incontro a porte chiuse, durato più di un ora, grandi segnali di distensione sono arrivati da entrambe le parti. Accompagnato dal sottosegretario e magistrato Alberto Maritati Ds e dal capo di Gabinetto Ettore Ferrara, Mastella ha dichiarato che ci sarà una moratoria su alcuni aspetti della riforma dell'Ordinamento giudiziario. Proprio su questo punto, il Guardasigilli ha dichiarato di aver apprezzato l'atteggiamento della magistratura associata dal quale è emerso che nessuno si attende dal Governo una ars demolitoria. Mi sembrava corretto - ha detto Mastella - dal punto di vista istituzionale rompere questo muro di incomunicabilità tra poteri e istituzioni che si era creato. Ho aperto un dialogo che mi auguro sia corrisposto. Ci saranno momenti di convergenza e di diversità, l'importante è che si lavori tutti unitariamente. Ho chiesto un contributo e una giustizia più sciolta, più veloce, immagino una linea concertativa e triangolare tra ministro, magistrati e avvocatura. Negli ultimi anni non c'era stata una discussione ma una prevenzione ideologica che mi sembra aver eliminato . Anche i rappresentanti delle toghe hanno tenuto a precisare che nell'ambito di questa ritrovata concertazione sarà importante il coinvolgimento dell'Avvocatura, ma il richiamo non sembra aver placato il disagio dei penalisti. I segnali distensivi di ieri, infatti, non hanno impressionato più di tanto i penalisti italiani. Con una lettera inviata al ministro Mastella, il presidente dell'Unione delle camere penali italiane, Ettore Randazzo, ha espresso il disagio dei penalisti di fronte alle notizie che si sono susseguite in questi giorni come la visita a casa dell'Anm la lettera è leggibile tra i documenti correlati . Allarmante, secondo i penalisti, che il dialogo che si sta inaugurando consista in primo luogo nell'omaggio alle posizioni della magistratura associata, nel riconoscimento, finanche istituzionale, delle sue articolazioni interne e, soprattutto, nell'accettazione acritica delle posizioni della medesima . Rispetto al da farsi, comunque, l'Anm, ripresentando al ministro il documento approvato lo scorso 13 maggio vedi tra gli arretrati del 16 maggio ha spiegato che ad essere particolarmente devastanti saranno le norme di prossima entrata in vigore sul nuovo sistema disciplinare e l'ufficio del Pm 19 giugno e il cosiddetto concorsificio ossia il decreto sull'accesso e la progressione in carriera che entrerà in vigore il prossimo 27 luglio. Abbiamo spiegato al ministro, ha detto Gioacchino Natoli, le ripercussioni nefaste di questa riforma, che inciderà negativamente sui tempi dei procedimenti sia civili che penali. Un impatto devastante, ha continuato che prescinde dal fatto che a guidare il ministero ci sia Castelli o Mastella. Il problema, a questo punto, è proprio la forma che dovrà assumere il decreto di proroga che, secondo l'ex Guardasigilli, Roberto Castelli sarà incostituzionale. Napolitano non dovrebbe firmarlo - ha detto l'ex ministro, attualmente capogruppo della Lega al Senato - un decreto legge che modifichi la riforma della giustizia, in quanto manca totalmente ogni elemento di necessità e di urgenza. Ricordo che il presidente Ciampi si è sempre rifiutato di firmare decreti legge in materia di codici e di ordinamenti e sarebbe davvero uno strappo costituzionale, se il nuovo presidente della Repubblica non confermasse questa prassi, soprattutto in presenza di una legge che, come Ciampi nel suo messaggio di rinvio alle Camere ha definito, è preordinata a dare attuazione alla VII disposizione transitoria, primo comma, della Costituzione e rappresenta un atto normativo di grande rilievo costituzionale . Se il Capo dello Stato firmasse verrebbe meno, secondo Castelli, alla sua fondamentale funzione superpartes di garante della Costituzione. Il Governo e la maggioranza - ha concluso Castelli - hanno tutti i diritti di fare le modifiche, ma non possono ledere la Costituzione l'unica via costituzionale, è la strada maestra di un disegno di legge ordinario . Strada che l'esecutivo non può permettersi, dal momento che il nuovo sistema disciplinare entrerà in vigore tra tre settimane. A via Arenula i tecnici sono allo studio delle soluzioni possibili. Oggi, intanto, alle nove Mastella continuerà le sue consultazioni incontrando i rappresentanti del Consiglio nazionale forense. Si prevedono segnali di grande distensione. p.a.

Unione delle Camere penali italiane Lettera aperta al ministro della Giustizia Clemente Mastella 24 maggio 2006 Onorevole Ministro, all'indomani della Sua designazione al dicastero della Giustizia, l'Unione delle Camere Penali Italiane ha espresso l'augurio che ciò fosse il segno tangibile di una rinnovata stagione di dialogo sui temi della giustizia. Un dialogo scevro da tentazioni egemoniche da parte di ognuna delle componenti del mondo giudiziario, come si addice ad una materia che trova nella Costituzione regole e principi ispiratori. Gli oltre ottomila avvocati penalisti associati all'Unione delle Camere Penali Italiane, del resto, hanno sempre posto alla base della propria attività associativa il metodo del dialogo nelle battaglie che, da oltre venti anni e talvolta con significativi risultati, hanno compiuto in difesa del Giusto Processo. Battaglie, Onorevole Ministro, che l'avvocatura penale italiana ha combattuto talvolta in solitudine e che mai hanno avuto ad oggetto interessi di categoria ma solo ed esclusivamente il rispetto dei diritti, dei singoli e della collettività. Ed allora, con la stessa franchezza e con lo stesso rispetto già espresso per la Sua persona e per l'alto ministero da Lei ricoperto, l'avvocatura penale non può che esternare disagio di fronte alle notizie che si susseguono in questi giorni dalle quali si trae l'impressione, certamente errata rispetto alle Sue intenzioni ma non meno allarmante per chi sappia leggere le cose della politica, che il dialogo che si sta inaugurando consista in primo luogo nell'omaggio alle posizioni della magistratura associata, nel riconoscimento - finanche istituzionale - delle sue articolazioni interne e, soprattutto, nell'accettazione acritica delle posizioni della medesima. Negli anni scorsi l'avvocatura italiana ha condotto una dura battaglia in difesa dello spirito e della lettera della Costituzione, che inascoltata invoca una terzietà del giudice ancora inattuata, così come in difesa della libertà della giurisdizione, e per tale motivo non può essere certamente confusa tra gli acritici difensori della riforma dell'ordinamento giudiziario recentemente approvata. Altro è, tuttavia, ragionare sul da farsi, altro recepire istanze, in taluni casi soltanto corporative. Altro è il rispetto per la libertà di associazione, altro è il privilegio, negli incarichi istituzionali, dell'articolazione correntizie. Altro è il confronto dialettico, altro l'appiattimento culturale e politico ad una idea del processo come strumento di difesa sociale che, purtroppo, larga parte della magistratura associata coltiva. La materia della Giustizia non appartiene a nessuno, se non al popolo in nome del quale essa viene amministrata. Così come fummo acerrimi avversari delle clave agitate contro la magistratura saremo sulla stessa trincea in difesa dell'autonomia della funzione legislativa. Se con un tratto di penna si cancellassero quelle parti della riforma dell'ordinamento giudiziario che, sia pure in forma insufficiente, sottolineano la distinzione delle funzioni tra giudici e Pm, ovvero sanciscono una potestà disciplinare fino ad oggi del tutto virtuale, il messaggio che se ne trarrebbe sarebbe fin troppo chiaro, ed inaccettabile. Se, per le pulsioni solo corporative della magistratura, il percorso appena abbozzato verso la conquista di una posizione realmente equidistante del giudice rispetto alle ragioni dell'accusa e della difesa venisse sacrificato, l'avvocatura dovrebbe prendere atto che persino i propositi programmatici della coalizione di Governo - che certo non contemplavano draconiane idee di azzeramenti legislativi - sono rinunciabili in nome di una politica priva di principi. Se, in omaggio a diktat esternati in forma preventiva da alti vertici della magistratura, venissero cancellati principi validi, come quelli introdotti dalla riforma delle impugnazioni recentemente varata, il mondo dei giuristi comprenderebbe che il dibattito sulle cose della giustizia sarebbe degradato a questione di apparati burocratici più blanditi che rispettati dalla politica. Non sono questi i segnali di dialogo di cui si avverte la necessità, non è questo il metodo per cambiare con il contributo e con il consenso di chi nel mondo della giustizia opera. Si parta dai principi, Signor Ministro, si scelga in base a quelli, e il dialogo, quello vero e profondo di una società matura, arriverà con chi è disposto a dialogare sul serio. L'avvocatura penale, a questo fine, è pronta a rappresentarLe le istanze di cambiamento e ammodernamento del sistema che da anni discute. Al tempo stesso l'Unione delle Camere Penali è pronta a illustrarLe anche gli attacchi, che da qualche tempo si ripetono con preoccupante frequenza, alle garanzie ed alla libertà della difesa. Attacchi che talvolta colpiscono gli avvocati, talvolta si rivolgono alla giurisdizione, ma sempre finiscono per travolgere i principi della Carta Fondamentale. Siamo certi, signor Ministro, che la franchezza delle nostre idee faciliterà la possibilità del dialogo, in mancanza del quale l'avvocatura penale non potrà che tornare sulla trincea della difesa della legalità costituzionale, con la forza e la chiarezza che già ebbe a dimostrare sia nella scorsa legislatura, sia negli anni novanta di fronte agli attacchi ai principi del giusto processo. Ettore Randazzo Via Margutta, 17 - 00187 Roma Tel. 06/32500588 Fax. 06/3207040 www.camerepenali.it - camerepenali@libero.it