Appello inammissibile se non è depositato alla commissione che ha deciso

di Angelo Buscema

di Angelo Buscema * La sentenza n. 78 del 6 settembre 2006 della Commissione Tributaria Regionale di Roma Sezione quarta suscita interesse in quanto, in tema di nuove modalità per il deposito dell'appello vd. Angelo Buscema, il deposito dell'appello nel processo tributario come evitare l'inammissibilità in Diritto & Giustizia quotidiano del 8/12/2005 di cui all'articolo 3bis, comma 7, del Dl 203/05, ha statuito, in via pregiudiziale, l'inammissibilità dell'appello non depositato presso l'ufficio di segreteria della Commissione tributaria che ha pronunciato la sentenza impugnata. In particolare, l'iter logico giuridico adottato da tale pronuncia si è così sviluppato L'appello della contribuente è inammissibile. poiché manca il deposito del ricorso presso l'ufficio della segreteria della Commissione tributaria che ha pronunciato la sentenza impugnata. Al riguardo occorre evidenziare, che l'appellante. a pena di inammissibilità, deve depositare il ricorso in appello, anche alla segreteria della commissione tributaria provinciale, qualora lo stesso non sia stato notificato dall'ufficiale giudiziario. Vd la normativa in vigore dal 3 dicembre 2005, che ha modificato l'articolo 53 del D.Lgs 546/92 con Dl 203/05 convertito nella legge 248/05 Quanto precede in sostanza costituisce l'avviso che, ai sensi dell'articolo 123 delle disposizioni attuative e transitorie del Cpc è tenuto a dare l'ufficiale giudiziario dell'avvenuta presentazione. Pertanto essendo tale obbligo assorbente di tutte le altre motivazioni poste dalla contribuente, considerata la fattispecie, non si ritiene di condannare alle spese di giustizia la parte soccombente È evidente che la pronuncia in rassegna si pone in armonia con la circolare n. 10/E del 13 marzo 2006 dell'Agenzia delle Entrate che così recita Il comma 7 dell'articolo 3bis in commento ha modificato l'articolo 53, comma 2, del decreto n. 546, introducendo a carico dell'appellante, Ove il ricorso non sia stato notificato a mezzo di ufficiale giudiziario , un'ulteriore incombenza, consistente nell'obbligo di depositare copia dell'appello presso l'ufficio di segreteria della commissione tributaria provinciale che ha pronunciato la sentenza impugnata. Detto adempimento deve essere assolto dall'appellante a pena di inammissibilità. Esso sostanzialmente svolge - nei casi in cui l'appellante non si avvale per la notifica dell'intermediazione dell'ufficiale giudiziario - la stessa funzione di cui all'articolo 123 Avviso d'impugnazione alla cancelleria delle disposizioni per l'attuazione del codice di procedura civile, che così dispone L'ufficiale giudiziario che ha notificato un atto d'impugnazione deve darne immediatamente avviso scritto al cancelliere del giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata. Il cancelliere deve fare annotazione dell'impugnazione sull'originale della sentenza. RIFLESSIONI L'appellante contribuente che non ha effettuato la notifica del ricorso in appello a mezzo di ufficiale giudiziario, deve depositare a pena di inammissibilità, senza la specifica predeterminazione di un termine, copia dell'appello presso l'ufficio di segreteria della commissione tributaria che ha pronunciato la sentenza impugnata ovvero presso la Ctp b entro 30 giorni dalla proposizione del ricorso a pena di inammissibilità depositare nella segreteria della C.T. adita ovvero presso la segreteria della C.T. Regionale copia del ricorso consegnato o spedito per posta. Il puntuale rispetto degli adempimenti suindicati, che vuole assicurare sia la corretta instaurazione del rapporto processuale con il giudice tributario di gravame sia la conoscenza immediata del giudice di primo grado dell'interposto gravame, è assistito dalla sanzione dell'inammissibilità. Giova osservare, a tal riguardo, che ai sensi, dell'articolo 123 delle disposizioni per l'attuazione del Cpc Rd 1368/41 L'ufficiale giudiziario che ha notificato un atto d'impugnazione deve darne immediatamente avviso scritto al cancelliere del giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata. Il cancelliere deve fare annotazione dell'impugnazione sull'originale della sentenza . Tale inammissibilità è rilevabile d'ufficio in ogni stato e grado del giudizio, anche se la parte resistente si costituisce in giudizio. La ratio dell'inammissibilità de qua è quella di avvicinare il processo tributario a quello civile. Il legislatore vuole, mediante l'inammissibilità de qua attuare non un formalismo inutile o vessatorio, nella fase della costituzione in giudizio del ricorrente, ma permettere al giudice di primo grado di conoscere gli sviluppi processuali successivi al deposito della pronuncia, prima della richiesta del fascicolo da parte della Ctr. Il nuovo adempimento del deposito in Ctp non assurge ad irragionevole imposizione di oneri e modalità di deposito tali da rendere estremamente difficoltoso, da parte dell'appellante, l'esercizio del diritto alla difesa e allo svolgimento delle attività processuali, costituzionalmente garantite, atteso che in tal modo la Ctp è messa in condizione di avere la piena e integrale conoscenza del contenuto effettivo del ricorso in appello ossia dell'ambito oggettivo dell'impugnativa anche al fine di trasmettere all'organo giurisdizionale di 2 grado il fascicolo del processo, che comunque dovrà essere richiesto da quest'ultimo. Solo per mera cautela processuale, nonostante la norma non operi un esplicito richiamo al termine previsto al comma 1 dell'articolo 22 del Dl 546/92, è opportuno depositare copia dell'appello in Commissione Provinciale entro il prescritto termine di 30 giorni dalla proposizione dell'appello. Il deposito dell'appello in provinciale e in regionale non realizza alcuna ipotesi di litispendenza ex articolo 39 del Cpc per l'individuazione del giudice successivamente adito, ex articolo 39 del Cpc, assume rilievo il momento del deposito del ricorso nella segreteria della C.T. Regionale. Non sussiste litispendenza in caso di deposito dell'atto di appello dinanzi al giudice tributario di primo e secondo grado Il giudice può dichiarare l'inammissibilità dell'appello anche d'ufficio, in ogni stato e grado del giudizio ciò, anche in ipotesi di costituzione della parte resistente, alla quale la legge, evidentemente, non riconosce alcuna efficacia sanante. Simile pronuncia può promanare tanto dal collegio quanto dal suo presidente .Il decreto presidenziale è impugnabile con il reclamo al collegio, mentre avverso la sentenza è ammesso il ricorso per cassazione .Nel contenzioso tributario è applicabile la regola, propria del rito civile, per cui, il principio di consumazione dell'impugnazione non esclude che, sino a quando non sia intervenuta declaratoria di inammissibilità dell'appello viziato, possa essere notificato un secondo appello, immune dai vizi del precedente e destinato a sostituirlo, sempreché non sia decorso il termine utile per l'impugnazione Sentenza Cassazione 18821/06 È ius recptum che la consumazione del potere di impugnazione non si verifica in relazione alla sola proposizione dell'impugnazione sulla quale incida una causa di inammissibilità o, in genere, un fatto estintivo del processo, bensì per effetto della dichiarazione giudiziale dell'inammissibilità o dell'improcedibilità dell'impugnazione stessa Cassazione, Su, sentenza 16162/02 Cassazione, sezione prima, sentenza 9475/99 . Fin quando tale dichiarazione non sia intervenuta, la pura e semplice pendenza della precedente impugnazione non preclude, sempre che il relativo termine non sia decorso, la valida rinnovazione dell'impugnazione. È stata costantemente ammessa dal giudice di legittimità la proponibilità di un secondo atto di appello, immune dai vizi del precedente e destinato a sostituirlo, purché tale impugnazione risulti tempestiva. Il termine di riferimento, tuttavia, è stato fissato con riferimento al termine breve decorrente dalla data di proposizione della prima impugnazione, equivalendo essa alla conoscenza legale della sentenza da parte dell'impugnante Cassazione, sezione prima, sentenza 643/98 Cassazione, sezione terza, sentenza 1162/98 .Potrebbe porsi il problema se la declaratoria di inammissibilità resa con decreto dal presidente di sezione in sede di esame preliminare articolo 27 richiamato dall'articolo 55 e tempestivamente impugnata articolo 28 richiamato dall'articolo 61 consenta la riproposizione dell'appello prima della pronuncia del collegio. La risposta non può che essere negativa, in primo luogo, perché l'articolo 27 prevede che il presidente di sezione adotti il provvedimento scaduti i termini per la costituzione in giudizio delle parti e, quindi, sicuramente in epoca successiva alla scadenza del termine decadenziale per l'impugnativa della sentenza di primo grado, e, comunque, perché, fino a quando non è sostituito dalla successiva pronuncia del collegio, il decreto presidenziale conserva la sua piena efficacia di provvedimento decisorio preclusivo della riproposizione. L'effetto discendente dal divieto di riproporre il gravame dichiarato inammissibile è di regola il passaggio in giudicato della sentenza di prime cure. *Dirigente Ufficio contenzioso tributario, direzione regionale delle Entrate del Lazio

Commissione tributaria regionale di Roma - Sezione quarta - sentenza 8 giugno-6 settembre 2006, n. 78 Presidente Fancelli - Relatore Di Maio Ricorrente Pazzarelli Svolgimento La contribuente Alessia Pazzarelli ha proposto ricorso in appello avverso la sentenza 455/53/04 pronunciata in data 30 novembre 2004, e depositata il 14 dicembre 2004 dalla Ctp di Roma sezione 53. La sentenza aveva respinto il ricorso proposto dalla signora Pazzarelli contro l'avviso di accertamento n. rcc00002431, notificatole l'8 settembre 2000, con il quale l'ufficio richiedeva un maggiore reddito per l'anno di imposta 1993, scaturente dalla partecipazione della stessa nella società in accomandita semplice Chittaro Rosa di Pazzarelli Pasquale Alessia & C. Al riguardo si deve precisare che la citata società aveva aderito alla proposta di accertamento con adesione, prevista dalla legge 656/94, per cui aveva contrattato un maggiore reddito dichiarato, che aveva determinato un maggiore dividendo di lire 733.000 a carico della ricorrente, al quale si devono aggiungere lire 823.000 per sanzioni e lire 180.000 di Cssn. I primi giudici hanno ritenuto di respingere il ricorso, perché mancante della prova, in quanto l'appellante non aveva allegato al ricorso il mod. 740/94, per cui sarebbe risultato impossibile una qualsiasi valutazione. L'appellante insiste, in riforma della sentenza, per l'annullamento dell'atto in virtù delle seguenti argomentazioni. In primo luogo il ricorrente non contesta la veridicità dei dati esposti nell'accertamento dall'Agenzia delle entrate - ufficio di Roma 2, ma la causa di imputazione del maggior reddito accertato in capo alla contribuente, ritenendola illegittima. Al riguardo sostiene l'appellante, che l'accertamento previsto dall'articolo 41bis del Dpr 600/73, secondo la circolare 197/97 della stessa amministrazione, in applicazione della legge 140/97, riguarda solo ed esclusivamente gli accertamenti chiusi dopo il 30 maggio 1997, e pertanto non concerne l'accertamento impugnato, essendo lo stesso chiuso nell'anno 1995. Infine l'appellante eccepisce l'irretroattività delle disposizioni tributarie, che risulterebbe confermata sia dalla circolare 197/97, che dall'articolo 3 della legge 212/00. In data 12 aprile 2004 l'ufficio controdeduce, ribadendo il proprio operato, e chiedendo la conferma della sentenza emessa dai giudici di prime cure. Motivazioni L'appello della contribuente è inammissibile, poiché manca il deposito del ricorso presso l'ufficio della segreteria della Ct che l'ha pronunciato. Al riguardo occorre evidenziare che l'appellante, a pena di inammissibilità, deve depositare il ricorso in appello, anche alla segreteria della Ctp, qualora lo stesso non sia stato notificato dall'ufficiale giudiziario. Normativa in vigore dal 3 dicembre 2005 che ha modificato l'articolo 53 del D.Lgs 546/92 con Dl 30 settembre 2005, convertito nella legge 248/05. Quanto precede in sostanza costituisce l'avviso che, ai sensi dell'articolo 123 delle disposizioni attuative e transitorie Cpc è tenuto a dare l'ufficiale giudiziario dell'avvenuta presentazione. Pertanto essendo tale obbligo assorbente di tutte le altre motivazioni poste dalla contribuente, considerata la fattispecie, non si ritiene di condannare alle spese di giustizia la parte soccombente. PQM La Commissione dichiara inammissibile l'appello, spese compensate.