Se la posta non riesce a provare di aver notificato l'atto giudiziario deve pagare i danni (non solo l'indennizzo)

di Teodoro Elisino

di Teodoro Elisino La mancata prova della notifica a mezzo del servizio postale di un atto giudiziario determina responsabilita' delle poste italiane spa secondo le norme del codice civile. A stabilirlo è stato il giudice di pace di Caserta la sentenza è qui leggibile nei documenti correlati . Nonostante la limitata competenza in materia civile e penale dei Giudici di pace, alcune decisioni da questi assunte meritano di essere segnalate per il carattere della generalità che esse assumono, per i principii in esse contenuti, per la rilevanza delle questioni da cui hanno origine od, anche, per il rilievo nazionale che hanno i soggetti protagonisti della vicenda giudiziaria. Alcune delle peculiarità appena citate le ritrovano nella sentenza citata in epigrafe. Il Giudice di pace di Caserta ha ritenuto responsabile esclusivo le Poste Italiane Spa per l'inadempimento in ordine alla mancata attestazione idonea a provare l'avvenuto recapito della raccomandata in un'altra nazione, nello specifico, la Grecia. I fatti oggetto della vicenda hanno origine allorquando una Sas provvede alla notifica ad una società con sede in Atene di un decreto e relativo ricorso di rettifica di una precedente sentenza. Le procedure di notifica avvengono con raccomandata a/r per atto giudiziario, a mezzo del servizio postale. Non risultando pervenuto l'avviso di ricevimento della citata raccomandata, né avendo le Poste Italiane rilasciato un'attestazione idonea a provare l'avvenuto recapito della stessa, nonostante sollecitate in tal senso dalla parte interessata, il Giudice di pace decide per l'estinzione del giudizio. In risposta alla richiesta di rimborso delle spese, diritti ed onorari della fase giudiziaria, ammontanti ad euro 1.038,88, la convenuta provvede alla rimessa di euro 43,20, ritenuta verosimilmente congrua per la liquidazione della questione. La parte attrice chiede, quindi, la condanna delle Poste Spa al risarcimento o al rimborso della differenza di euro 995,68. In risposta alla richiesta della parte attrice, le Poste Italiane Spa, nel chiedere al Giudice il rigetto della domanda, e, quindi, dichiararsi non dovuto alcun altro indennizzo oltre quanto già corrisposto all'istante, argomentano principalmente nel modo che segue. 1 Il piego postale era stato inoltrato tramite le Poste Greche alle quali era stato chiesto di acquisire un documento comprovante l'avvenuta consegna a firma del destinatario, ma nessun riscontro era pervenuto 2 in assenza di tale riscontro, Poste Italiane si era assunta l'onere di provvedere all'indennizzo previsto dalla Convenzione di Pechino del '99, corrispondendo al mittente 30 Dts, pari ad euro 43,20 3 per le ricevute di ritorno non è possibile determinare i dati relativi alla spedizione, destinazione e consegna, poiché trattasi di posta ordinaria 4 in base alla normativa vigente articolo 2, comma 1, legge 71/1994 nessuna responsabilità contrattuale può essere ascritta della Soc. Poste nei confronti dei propri clienti 5 il regolamento postale non prevede alcun risarcimento per eventuali danni indiretti, limitandosi a disporre la misura dell'indennizzo spettante al mittente per ogni tipologia di disservizio all'articolo 1.9 6 non potendosi, dunque, configurare un inadempimento contrattuale soggetto all'ordinaria normativa civilistica, unica norma di riferimento è quella speciale. Le tesi del convenuto, ancorché puntuali e impostate su dati normativi, non hanno convinto il giudice casertano, che ha così motivato la condanna delle Poste Italiane Spa al risarcimento del danno. Nel caso in esame - sostiene il Giudice - non si tratta di una semplice raccomandata a/r ordinaria, spedita da privato e destinata a privato la cui mancata prova di ricevimento può, comunque, produrre conseguenze dannose , ma di notificazione a mezzo del servizio postale di un atto giudiziario il cui perfezionamento non si esaurisce con la spedizione dell'atto, ma si concreta con la consegna del relativo plico al destinatario, e l'avviso di ricevimento, prescritto dall'articolo 149 del Cpc, è parte integrante della relazione di notificazione e ha natura di atto pubblico, costituente la piena prova, sino a querela di falso, delle dichiarazioni in esso contenute. Tale avviso, dunque, a norma dell'articolo 4, comma 3, della legge 890/82, è il solo documento idoneo a provare sia l'intervenuta consegna, sia la data di essa, sia l'identità della persona a mani della quale è stata eseguita e che ha sottoscritto l'atto. Con la trasformazione dell'amministrazione postale da ente pubblico economico in Poste Italiane Spa, - continua il giudice - la gestione del servizio è disciplinata secondo l'ordinaria normativa civilistica, con la conseguenza che a fronte dell'inadempimento, ricorrente nel caso di specie, si applicano le norme del codice civile in materia di responsabilità contrattuale, che va dichiarata, sia nell'an che nel quantum, essendo ormai superata la disciplina di favore per l'ente, di cui al codice postale, ai regolamenti e alle istruzioni interne relative alla gestione del servizio quando trattavasi di Pa. D'altro canto - rileva, ancora, il magistrato - il comma 1, dell'articolo 22 del D.Lgs 14/1999, dispone che Ai servizi postali, per quanto non stabilito dal presente provvedimento o da disposizioni speciali, si applicano le norme del codice civile e le altre norme di carattere generale inerenti alle prestazioni di servizi al pubblico . È significativo ed assorbente - leggiamo, infine, nella motivazione - che l'articolo 6 del codice postale e delle telecomunicazioni, approvato con Dpr 156/73, in materia di Esclusione o limitazione di responsabilità, dove era previsto che L'Ente poste italiane non incontra alcuna responsabilità per i servizi postali, di bancoposta e delle telecomunicazioni fuori dei casi e dei limiti espressamente, stabiliti dalla legge è stato dichiarato illegittimo dalla Corte costituzionale, con sentenza 303/88, nella parte in cui dispone che l'Amministrazione delle Poste e delle Telecomunicazioni ora Ente poste italiane a sua volta trasformato in Spa con Delib. Cipe 18.12.1997 non è tenuta al risarcimento dei danni, oltre all'indennità di cui l'articolo 28. Il citato articolo 6, del Dpr 156/73, è stato poi abrogato dall'articolo 218, D.Lgs 259/03. Su tali motivazioni, quindi, il Giudice di Pace di Caserta, pronunciando, secondo equità, sulla domanda attorea, dichiara la responsabilità esclusiva della convenuta Poste Italiane Spa in ordine all'inadempimento per cui è causa, condannandola al pagamento, in favore dell'attore della somma di euro 636,80, oltre gli interessi legali dalla data di deposito della presente sentenza alla data di effettivo soddisfo ed oltre le spese di giudizio. La sentenza in esame ha, senza dubbio, il merito di aver chiarito, si spera definitivamente, uno dei tanti aspetti di un settore con cui tutti noi, quotidianamente, ci confrontiamo. L'insieme di norme, norme speciali, regolamenti, norme abrogate e dichiarate incostituzionali rende alcune materie incomprensibili, oltre che al comune cittadino che, come nel caso specifico, pur potrebbe subire conseguenze senza saper reagire, agli stessi addetti ai lavori. Con la chiara argomentazione del Giudice casertano cambieranno, probabilmente, non poco, i rapporti tra cittadino e Poste italiane, con l'unico rischio di un aumento del contenzioso su regole non ben conosciute ai più, ma che, adesso, si rivelano nella loro, ci si augura, giusta interpretazione.

Giudice di pace di Caserta - sentenza 20 luglio 2005 Giudice Bello - Ricorrente Sempronia Sas Svolgimento del processo Con atto di citazione, ritualmente notificato, la Sempronia Sas, in persona del loro rappresentante legale pro tempore, rappresentata e difesa come in epigrafe, conveniva la Poste Italiane Spa, in persona del loro rappresentante legale pro tempore, innanzi a questa Giustizia per ivi sentir A. Dichiararsi l'inadempimento della convenuta Poste Italiane Spa e, per l'effetto, la si condanni al pagamento della somma di euro 995,88, come risultante dalla specifica della Tariffa Forense '94. Il tutto nei limiti di valore di euro 1.033,00. B. Vinte le spese, diritti ed onora-ri di giudizio. A fondamento della domanda, la Soc. istante esponeva 1 dovendo procedere alla correzione, ex articolo 287 Cpc, della sentenza 1712/02, resa dal GdP di Caserta, provvedeva alla notifica del decreto e relativo ricorso di rettifica, alle altre parti in causa, tra le quali l'ispettore di liquidazione della Themis S.A., in l.c.a., sedente in Atene, con raccomandata a/r per atto giudiziario, a mezzo del servizio postale 2 non risultando pervenuto l'avviso di ricevimento della citata racc., in data 4 gennaio 2003, proponeva reclamo con il quale sollecitava l'avviso di ricevimento o, comunque, un'attestazione idonea a provare l'avvenuto recapito della raccomandata in parola, senza alcun esito 3 mancando l'allegazione dell'avvenuta notifica, il GdP, dopo un rinvio dell'udienza di comparizione in attesa dell'esibizione dell'avviso di ricevimento , decideva per l'estinzione del giudizio 4 dopo vari solle-citi alle Poste Italiane Spa e da ultima la richiesta di rimborso delle spese, diritti ed onorari della fase giudiziaria, ammontanti ad euro 1.038,88, la convenuta provvedeva alla rimessa di euro 43,20, ritenuta verosimilmente congrua per la liquidazione della questione 5 la Poste Italiane Spa é, dunque, te-nuta al risarcimento o al rimborso della differenza di euro 995,68. Si costituiva la convenuta Poste Italiane Spa, in persona del loro rappresentante legale pro tempore, rappresentata e difesa come in epigrafe, che resisteva alla domanda attrice e chiedeva a rigettarsi la domanda perché del tutto infondata b nella denegata ipotesi di accoglimento, dichiararsi non dovuto alcun altro indennizzo oltre quanto già corrisposto all'istante c vinte le spese ed onorari. A sostegno della propria tesi, essa comparente deduceva, tra l'altro 1 il piego postale era stato inoltrato tramite le Poste Greche alle quali era stato chiesto di acquisire un documento comprovante l'avvenuta consegna a firma del destinatario, ma nessun riscontro era pervenuto 2 in assenza di tale riscontro, Poste Italiane si era assunta l'onere di provvedere all'indennizzo previsto dalla Convenzione di Pechino del '99, corrispondendo al mittente 30 Dts, pari ad euro 43,20 3 per le ricevute di ritorno non è possibile determinare i dati relativi alla spedizione, destinazione e consegna, poiché trattasi di posta ordinaria 4 in base alla normativa vigente articolo 2, comma 1, legge 71/1994 nessuna responsabilità contrattuale può essere ascritta della Soc. Poste nei confronti dei propri clienti 5 il regolamento po-stale non prevede alcun risarcimento per eventuali danni indiretti, limitandosi a disporre la misura dell'indennizzo spettante al mittente per ogni tipologia di disservizio all'articolo 1.9 6 non potendosi, dunque, configurare un inadempimento contrattuale soggetto all'ordinaria normativa civilistica, unica norma di riferimento è quella speciale. Nessun mezzo istruttorio veniva espletato e la causa veniva introitata in decisione sulla scorta della documentazione in atti, delle conclusioni rassegnate e delle note di discussione depositate nel termi-ne concesso. Motivi della decisione La domanda attrice è fondata e va accolta per quanto di ragione. In primis, va rilevato che il disservizio oggetto del presente giudizio è incontestato. Poste Italiane Spa, infatti, non solo riconosce il mancato recapito dell'avviso di ricevimento dell'atto giudiziario inoltrato per raccomandata a/r, ma ha anche provveduto al c.d. indennizzo di euro 43,20 in favore del mittente. Nel caso in esame non si tratta di una semplice raccomandata a/r ordinaria, spedita da privato e destinata a privato la cui mancata prova di ricevimento può, comunque, produrre conseguenze dannose , ma di notificazione a mezzo del servizio postale di un atto giudiziario il cui perfezionamento non si esaurisce con la spedizione dell'atto, ma si concreta con la consegna del relativo plico al destinatario e l'avviso di ricevimento, prescritto dall'articolo 149 del Cpc, è parte integrante della relazione di notificazione e ha natura di atto pubblico, costituente la piena prova, sino a querela di falso, delle dichiarazioni in esso contenute. Tale avviso, dunque, a norma dell'articolo 4, comma 3, della legge 890/82, è il solo documento idoneo a provare sia l'intervenuta consegna, sia la data di essa, sia l'identità della persona a mani della quale è stata eseguita e che ha sottoscritto l'atto. A parere del decidente, rispetto all'importanza dell'avviso in questione, peraltro nota agli ufficiali postali, sussiste a carico di Poste Italiane l'ipotesi di grave inadempimento, né rileva che le Poste Greche non abbiano riscontrato la richiesta ad esse inoltrata dalla Soc. Poste Italiane. In concreto, con la trasformazione dell'amministrazione postale da ente pubblico economico in Poste Italiane Spa, la gestione del servizio è disciplinata secondo l'ordinaria normativa civilistica con la conseguenza che a fronte dell'inadempimento, ricorrente nel caso di specie, si applicano le norme del codice civile in materia di responsabilità contrattuale, che va dichiarata, sia nell'an che nel quantum, essendo ormai superata la disciplina di favore per l'ente, di cui al codice postale, ai regolamenti e alle istruzioni interne relative alla gestione del servizio quando trattavasi di Pa. Sul punto, è appena il caso di ricordare che, da un lato, l'articolo 17 del Dm 9 aprile 2001, statuisce che Il mittente di invii di posta raccomandata o assicurata può chiedere che gli venga inviata conferma dell'avvenuto recapito, con avviso di ricevimento ordinario o prioritario o altro strumento, anche telematico, dietro pagamento della tariffa corrispondente allo strumento prescelto . D'altro canto, il comma 1, dell'articolo 22 del D.Lgs 14/1999, dispone che Ai servizi postali, per quanto non stabilito dal presente provvedimento o da disposizioni speciali, si applicano le norme del codice civile e le altre norme di carattere generale inerenti alle prestazioni di servizi al pubblico . Per altro verso, é significativo ed assorbente che l'articolo 6 del codice postale e delle telecomunicazioni, approvato con Dpr 156/73, in materia di Esclusione o limitazione di responsabilità, dove era previsto che L'Ente poste italiane non incontra alcuna responsabilità per i servizi postali, di bancoposta e delle telecomunicazioni fuori dei casi e dei limiti espressamente, stabiliti dalla legge e stato dichiarato illegittimo dalla Corte costituzionale, con sentenza 303/88, nella parte in cui dispone che l'Amministrazione delle Poste e delle Telecomunicazioni ora Ente poste italiane a sua volta trasformato in Spa con Delib. Cipe 18.12.1997 non è tenuta al risarcimento dei danni, oltre all'indennità di cui l'articolo 28. Il prefato articolo 6, del Dpr 156/73, è stato poi abrogato dall'articolo 218, D.Lgs 259/03. In ordine all'an debeatur, dunque, va dichiarata la responsabilità di Poste Italiane Spa per l'inadempimento lamentato da parte attrice. Per quanto attiene all'an debeatur, tenuto conto della procedura di rettifica posta in essere, rappresentata nell'atto introduttivo, le spese e competenze giudiziali, quantificate in euro 1.038,88, peraltro prive della congruità del Consiglio dell'Ordine Forense, si dimostrano eccessive. Per tali ragioni, tenuto conto delle Tariffe Forensi '94, nonché della procedura in parola ed anche del valore di essa, il decidente ritiene congrua la quantificazione delle spese e competenze di che trattasi, in complessivi euro 680,00, comprensivi di Cpa ed Iva. Consegue che la Poste Italiane S.p.A., in persona del loro rappresentante legale pro tempore, va condannata al pagamento, in favore della Soc. attrice, della somma di euro 636,80, ottenuta per differenza rispetto alla somma di euro 43,20, già versata alla soc. istante. Gli interessi legali, neppure chiesti nell'atto introduttivo, decorrono dalla data di deposito della presente sentenza. Le spese di giudizio seguono la soccombenza e vanno liquidate come da dispositivo. PQM Il Giudice di Pace di Caserta, letti gli atti, definitivamente pronunciando, secondo equità, sulla domanda proposta dalla Sempronia Sas, in persona del loro rappresentante legale pro tempore, contro la Poste Italiane Spa, in persona del loro rappresentante legale pro tempore, con atto di citazione notificato in data 29 ottobre 2004, disattesa ogni contraria istanza ed eccezione, così provvede 1 Dichiara la responsabilità esclusiva della convenuta Poste Italiane Spa in ordine all'inadempimento per cui è causa 2 Condanna la medesima Poste Italiane Spa, in persona del loro rappresentante legale pro tempore, al pagamento, in favore della Sempronia Sas, in persona del loro rappresentante legale pro tempore, della somma di euro 636,80, oltre gli interessi legali dalla data di deposito della presente sentenza alla data di effettivo soddisfo ed oltre le spese di giudizio che liquida in complessivi euro di cui euro per diritti, euro per onorari ed il resto per spese e 12,50 %, oltre Cpa ed Iva. Si esegua nonostante gravame. 3