Misure di prevenzione antimafia: dieci giorni per impugnare

Il termine decorre dall'ultima comunicazione notificata

Misure di prevenzione antimafia, per le impugnazione solo 10 giorni dall'ultimo avviso. O meglio, i termini di impugnazione relativi ai ricorsi in materia di misure di prevenzione, in mancanza di qualsiasi rinvio alle norme generali, sono fissati in dieci giorni, decorrenti, sia per il proposto che per il difensore, dall'ultima delle comunicazioni effettuate. È quanto emerge dalla sentenza 40773/05 - depositata lo scorso 9 novembre e qui integralmente leggibile tra i documenti allegati - con cui la Cassazione ha annullato il provvedimento della Corte d'appello di Reggio Calaboria, sezione misure di prevenzione, che aveva dichiarato inammissibile, perché intempestivo, il ricorso proposto dall'interessato contro il decreto di primo grado, solo a lui notificato, che aggravava le misure di prevenzione disposte nei suoi confronti. D'accordo con la tesi del ricorrente anche il sostituto procuratore generale di Piazza Cavour, che ha chiesto l'annullamento con rinvio del provvedimento impugnato nella considerazione che dopo l'entrata in vigore del nuovo codice di procedura penale, l'articolo 4 della legge 1423/56 doveva essere interpretato nel senso di ritenere applicabili gli articoli 666 e 571, comma 3, Cpp, con conseguente legittimazione autonoma del difensore ad impugnare nella specie, essendo mancata la notifica dell'avviso di deposito che non ammette equipollenti, il ricorso non poteva essere considerato intempestivo .

Cassazione - Sezione seconda penale - sentenza 9 novembre 2005, n. 40773 Presidente Rizzo - Relatore Monastero Ricorrente Paviglianiti Svolgimento del processo Con decreto in data 27 aprile 2000, il Tribunale di Reggia Calabria, sezione misure di prevenzione, a seguito di proposta formulata dal Questore di Reggio Calabria, disponeva l'aggravamento nei confronti di Paviglianiti Domenica, della misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno fino a cinque anni, reiterando le prescrizioni contenute nel decreto originario disponeva altresì la confisca di una quota societaria e di un libretto nominativo di deposito aperto presso l'ufficio postale di Chiodo di San Lorenzo. Il provvedimento veniva notificato al Paviglianiti in data 20 giugno 2000. In data 26 giugno 2000 la persona sottoposta alla misura di prevenzione proponeva appello avverso il citato provvedimento riservando ai propri legali di fiducia, Avv. Giuseppe Cucinotta e Avv. Alfredo Gaito, la proposizione dei motivi del ricorso. A seguito della citata dichiarazione di impugnazione, il Tribunale trasmetteva gli atti alla Corte dì appello che fissava per l'udienza del 30 maggio 2003 la trattazione del ricorso. L'avviso di fissazione di tale udienza veniva notificato ai difensori dell'interessato, rispettivamente in data 5 e 6 maggio 2003. All'udienza fissata per la trattazione del ricorso l'Avv. Cucinotta presentava una memoria con la quale, preliminarmente, eccepiva l'omessa notifica ai difensori dell' avviso di deposito del decreto del tribunale e, quindi, proponeva numerose censure sia di rito che di merito. Con riferimento all'eccezione dell'omessa notifica ai difensori dell'avviso di deposito del decreto del Tribunale, la Corte territoriale rilevava, in primo luogo, che il ricorso presentato personalmente dal Paviglianiti doveva ritenersi tardivo, e, quindi, inammissibile ai sensi dell'articolo 591, comma 1, lettera c Cpp, perché i motivi riservati ai difensori erano stati presentati per la prima volta solo con la memoria del 30 maggio 2003, dopo circa tre anni dalla presentazione del ricorso e, quindi, ben al di là del termine di dieci giorni previsto dall' articolo 4, comma 10 della legge 1423/56 e, secondariamente, che pur prescindendo dall'effettiva notifica dell' avviso di deposito del decreto di primo grado , ai difensori era stato comunque notificato, rispettivamente in data 5 e 6 maggio 2003, l'avviso di fissazione dell'udienza camerale di trattazione dell' appello proposta dal Paviglianiti. Poiché tale avviso doveva ritenersi atto equipollente all'avviso di deposito del decreto del Tribunale, i termini per impugnare il decreto per i difensori dovevano ritenersi ormai ampiamente decorsi al momento della presentazione della memoria del 30 maggio 2003. Avverso tale provvedimento propone ricorso per cassazione il difensore del Paviglianiti deducendo, con un unico motivo, violazione dell'articolo 606, comma 1, lettera b , Cpp, in relazione all'articolo 4 comma 9, legge 1423/56. Il ricorrente afferma che il provvedimento in data 28 aprile 2000 con il quale il Tribunale di Reggio Calabria aveva disposto l'aggravamento della misura personale e la confisca di alcuni beni del preposto, era stato notificato solo ed esclusivamente al Paviglianiti e non anche, come espressamente previsto, ai difensori che lo avevano assistito in primo grado e ciò aveva determinato la nullità del giudizio di appello. Il ricorrente censura altresì l'ulteriore considerazione della Corte territoriale che, presupponendo l'equipollenza dell' avviso di deposito del decreto non notificato con l'avviso di fissazione dell'udienza per la trattazione dell'impugnazione presso il giudice del gravame, era giunta alla conclusione che, in ogni caso, il termine di dieci giorni sarebbe decorso rispettivamente il quindici o il sedici dello stesso mese. Gli atti in questione, infatti, ad avviso del ricorrente, non ammetterebbero equipollenti attesa la tassatività della previsione normativa che stabilisce che l'avviso di deposito deve essere notificato anche al difensore in modo autonomo rispetto all' interessato. Il Pg presso questa Corte chiedeva l'annullamento con rinvio del provvedimento impugnato nella considerazione che, dopo l'entrata in vigore del nuovo codice di procedura penale, l'articolo 4 della legge 1423/56 doveva essere interpretato nel senso di ritenere applicabili gli articoli 666 e 571, comma 3, Cpp, con conseguente legittimazione autonoma del difensore ad impugnare nella specie, essendo mancata la notifica dell'avviso di deposito che non ammette equipollenti, il ricorso non poteva essere considerato intempestivo. In data 22 agosto 2005 venivano presentati motivi aggiunti deduceva il difensore che la misura di sorveglianza speciale era stata applicata illegittimamente per l'assenza della condizione di procedibilità costituita dall' estradizione. La disposizione dell'articolo 14 della ,Convenzione di estradizione principio di specialità stabilisce infatti che la persona estradata non può essere perseguita, giudicata o arrestata né sottoposta a qualunque altra restrizione della libertà personale per un qualsiasi atto anteriore alla consegna diverso da quello che ha dato luogo all'estradizione e la disposizione, ad avviso del ricorrente, deve trovare applicazione, alla luce della sicura afflittività dei provvedimenti di prevenzione, anche ai procedimenti concernenti tali misure, come recentemente riaffermato dal1a quinta sezione di questa Corte con la sentenza 23695/05. Motivi della decisione Il ricorso è fondato e va accolto. Risulta infatti pacificamente dagli atti processuali, che il decreto del Tribunale, sezione misure di prevenzione, con il quale era stato disposto l'aggravamento fino a cinque anni della misura di sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno già irrogata a Paviglianiti Domenico, ed era stata disposta la confisca di alcuni beni nella disponibilità del medesimo, non era stato notificato agli Avv.ti Giuseppe Cucinotta e Alfredo Gaito, che risultavano nominati dal Paviglianiti già nel procedimento davanti al tribunale. Il decreto è stato, infatti, notificato solo al soggetto sottoposto alla misura che, proponendo impugnazione nei termini, aveva riservato i motivi ai propri legali di fiducia. Ciò posto in punto di fatto, e premesso che il procedimento di prevenzione ha carattere giurisdizionale avendo ad oggetto interessi attinenti alla libertà personale, si che allo stesso, sono estensivamente applicabili le garanzie previste per il processo di cognizione a tutela dei diritti di difesa Cassazione, Sezione prima, 2907/85, De Cieco , va rilevato, in punto di diritto, che l'articolo 4 della legge 1423/56, stabilisce che il provvedimento del tribunale deve essere comunicato al Procuratore della Repubblica, al Procuratore generale presso la Corte di appello e all'interessato i quali hanno facoltà di proporre ricorso alla Corte di appello, anche per il merito. Già prima dell'entrata in vigore del nuovo codice di rito la giurisprudenza, pur nel silenzio della disposizione sul punto specifico della autonoma legittimazione del difensore a impugnare il provvedimento, aveva costantemente affermato che l'avviso di deposito in cancelleria del decreto conclusivo del procedimento di prevenzione spetta non solo al soggetto proposto per la misura ma anche al suo difensore Cassazione, Sezione prima, 1743/86, Miele e che il termine per proporre impugnazione decorre, per l'interessato e il suo difensore, dalle date delle rispettive notifiche del provvedimento cfr. ex plurimis, Cassazione, Sezione prima, 3061/90, Cinci . Dopo l'entrata in vigore del nuovo codice di rito, dovendo essere utilizzato il modello del procedimento in camera di consiglio disegnato dall'articolo 127 Cpp, il rinvio operato dall'articolo 4, comma 5, della legge 1423/56, agli articoli 636 e 637 del previgente codice deve intendersi riferito agli attuali articoli 678 e 666 in particolare, trattandosi di partecipazione necessaria del difensore, ex articolo 666, comma 4, Cpp, trova applicazione anche l'articolo 666, comma 6, stesso codice, che prevede la comunicazione o la notificazione del provvedimento alle parti e ai difensori che possono proporre impugnazione Cassazione, Sezione prima, 20933/03, Quartararo . Poiché tale notifica non ammette equipollenti, non può convenirsi con le conclusioni della Corte di appello di Reggia Calabria che, su tale erroneo presupposto, ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso dell'interessato per tardiva presentazione dei motivi. L'annullamento del provvedimento della Corte territoriale per mancata notificata ai difensori dell'interessato dell'avviso di deposito del decreto del Tribunale, assorbe i motivi aggiunti concernenti la ritenuta violazione dell'articolo 14 della Convenzione europea di estradizione, con riferimento all'articolo 606, comma 1, lettera b Cpp. PQM Annulla il provvedimento impugnato emesso dalla Corte di appello di Reggio Calabria, Sezione misure di prevenzione, in data 9 marzo 2005 e dispone la trasmissione degli atti al Tribunale della stessa città per quanto di competenza.