Il ricorso per comportamento antisindacale non può essere presentato... alla memoria

Il procedimento presuppone l'attualità almeno degli effetti perché la pronuncia non è di semplice accertamento

Il procedimento ex articolo 28 legge 300/70 presuppone l'attualità del comportamento antisindacale, o quantomeno dei suoi effetti, atteso che il procedimento stesso è necessariamente diretto ad ottenere una pronuncia costitutiva e non di mero accertamento. Laddove, al momento della decisione, il comportamento antisindacale non sia più attuale, né siano attuali i suoi effetti, occorre pronunciare la cessazione della materia del contendere, disponendo sulle spese in base al principio della soccombenza virtuale. 1 1

Tribunale di Ivrea - Sezione lavoro - decreto 17-22 novembre 2005 Giudice Morlini Ricorrente Fiom-Cgil - Controricorrente Olivetti Rilevato che Promovendo la presente controversia con ricorso depositato il 14 settembre 2005, la Fiom-Cgil di seguito, Fiom conveniva in giudizio la Olivetti Spa di seguito, Olivetti . Esponeva la ricorrente che la convenuta, nell'ambito di una procedura per la richiesta di Cassa Integrazioni Guadagni Straordinaria di seguito, Cigs iniziata con comunicazione del 6 giugno 2005 e terminata con verbale di mancato accordo sindacale dell'1 luglio 2005, aveva disposto la sospensione di 210 lavoratori che, nella lettera d'inizio della procedura del 6 giugno 2005, quale criterio utile per individuare i 210 lavoratori da porre in Cigs, aveva indicato lo svolgimento di attività professionale ricollegato a produzioni che si intendevano dismettere ed ai servizi loro collegati che, in realtà, il numero di lavoratori addetti alle produzioni che Olivetti intendeva dismettere ed a servizi loro collegati, era superiore a quello di 210 che quindi, il criterio indicato dal datore non era idoneo a far comprendere all'organizzazione sindacale ricorrente quale fosse la modalità di scelta dei lavoratori da sospendere, in violazione del disposto di cui all'articolo 1 legge 223/91. Per tali motivi, si chiedeva di dichiarare l'antisindacalità del comportamento ex articolo 28 legge 300/70, con provvedimento da affiggere alle bacheche aziendali, disponendo nel merito la rimozione degli effetti tramite la declaratoria di nullità/inefficacia/illegittimità della procedura promossa con la lettera 6 giugno 2005 dalla Olivetti per richiedere l'intervento straordinario di integrazione salariale, ordinando, ove del caso, alla convenuta di rinnovare la stessa procedura nel rispetto degli obblighi di comunicazione nonché condannando Olivetti a riammettere immediatamente in servizio i lavoratori sospesi, corrispondendo loro la normale retribuzione a decorrere dalla data di sospensione costituendosi in giudizio, Olivetti argomentava che il criterio di scelta dei lavoratori era del tutto lineare e comprensibile, atteso che si era indicato nel numero di 210 i lavoratori da sospendere in relazione alla dismissione di alcune produzioni analiticamente indicate id est, PR2, PR4, PR6, registratori di cassa e ricambi per fotocopiatrici e dei servizi loro collegati e che i lavoratori addetti a tali produzioni ed ai servizi loro collegati erano proprio 210, e non un numero superiore come sostenuto ex adverso che quindi, il criterio adottato, perfettamente legittimo ed intelligibile, era quello di sospendere tutti i lavoratori direttamente od indirettamente occupati in linee produttive che venivano dimesse che infatti, il criterio della rotazione avrebbe comportato costosi appesantimenti di gestione aziendale, presupponendo la predisposizione di molteplici processi di formazione e riqualificazione di lavoratori per il passaggio da una produzione dimessa ad una mantenuta e viceversa questo Giudice iniziava l'istruzione della causa onde chiarire quanti effettivamente fossero i lavoratori addetti, direttamente od indirettamente, alle produzioni dimesse, ordinando alle parti il deposito in causa di documenti all'udienza del 17 novembre 2005, prima ancora dell'assunzione dei testi informatori, parte convenuta dava atto dell'avvenuta stipula, in data 15 novembre 2005, di un accordo sindacale, firmato da Fim/Cisl e da Uilm/Uil, pur se non anche dalla ricorrente, con il quale veniva sostanzialmente e profondamente modificato il provvedimento di Cigs iniziata con comunicazione del 6 giugno 2005 ed oggetto della presente impugnazione ex articolo 28 legge 300/70. A seguito di tale accordo, infatti, si stabiliva di mantenere la produzione della famiglia di prodotto PR4, nonché delle fasi di punzonatura e resinatura della famiglia di prodotto registratori di cassa, delle quali si era in precedenza deciso invece la dismissione. Conseguentemente, i lavoratori da sospendere diminuivano da 210 a 155, essendo ad avviso di Olivetti proprio 155 i lavoratori addetti direttamente od indirettamente alle produzioni delle quali si confermava l'integrale dismissione PR2, PR6, ricambi per fotocopiatrici il periodo di Cigs scendeva da ventiquattro a dodici mesi, indicando comunque in nove mesi il termine massimo di sospensione per ogni singolo lavoratore veniva predisposto un dettagliato piano di ricollocazione dei lavoratori interessati ad aderire alle iniziative aziendali si dichiarava la disponibilità a sottoscrivere una transazione novativa con i lavoratori già sottoposti a Cigs, riconoscendo loro un determinato ammontare economico per ogni mese di sospensione Pertanto, sulla base di tale nuovo fatto, parte convenuta chiedeva dichiararsi la cessazione della materia del contendere relativamente al presente procedimento, proprio perché il comportamento asseritamente antisindacale posto in essere, id est la comunicazione di Cigs del 6 giugno 2005, non esisteva più, essendo il provvedimento impugnato stato sostituito da quello del 15 novembre 2005 alla medesima udienza del 17 novembre 2005, parte ricorrente chiedeva invece in via principale di ritenere come il nuovo accordo del 15 novembre 2005 non determinasse la cessazione della materia del contendere, e ribadiva quindi la richiesta di dichiarare l'antisindacalità del comportamento posto in essere. Solo in subordine, aderiva alla richiesta di declaratoria di cessazione della materia del contendere, con riconoscimento delle spese di lite in ragione del principio della soccombenza virtuale parte convenuta, infine, dava atto di non opporsi, in ragione della volontà aziendale di mantenere rapporti sindacali il più possibile corretti, al riconoscimento a favore di parte ricorrente delle spese di lite, in caso di pronuncia di cessazione della materia del contendere. Ritenuto che è pacifico insegnamento della Suprema corte, dal quale questo Giudice non ha motivo di discostarsi, quello a tenore del quale il procedimento ex articolo 28 legge 300/70 presuppone l'attualità del comportamento antisindacale, o quantomeno dei suoi effetti, atteso che il procedimento stesso è necessariamente diretto ad ottenere una pronuncia costitutiva e non di mero accertamento cfr., ex pluribus, Cassazione 2770/03, 5422/98, 10339/97, 8032/96, 3568/91, 1364/91, 3780/90, 6946/87, 441/84, 7181/83 . Ciò posto, ad avviso del Giudice il comportamento censurato come antisindacale nel presente ricorso, id est il provvedimento di richiesta di Cigs comunicato da Olivetti con la lettera 6 giugno 2005 di cui all'allegato 3 del fascicolo di parte ricorrente, non è più attuale, né sono più attuali i suoi effetti invero, con riferimento alla non attualità del comportamento antisindacale impugnato, si osserva che il provvedimento di richiesta di Cigs del 6 giugno 2005 è stato integralmente sostituito dall'accordo del 15 novembre 2005, che ha richiesto la sospensione di un numero di lavoratori inferiore 155 e non 210 , a seguito del mantenimento di produzioni inizialmente dimesse quali la famiglia di prodotto PR4, nonché le fasi di punzonatura e resinatura della famiglia di prodotto registratori di cassa . Consegue che il provvedimento di richiesta di Cigs del 6 giugno 2005 non è più esistente, e che pertanto, il comportamento antisindacale, così come dedotto, non è più attuale con riferimento poi alla non attualità degli effetti del comportamento antisindacale impugnato, ritiene il Giudice di non potere condividere la tesi, pur sostenuta con passione ed efficacia in sede di discussione dalla difesa della Fiom, secondo la quale l'attualità degli effetti deriverebbe dal fatto che già 147 lavoratori sono stati sospesi a seguito della comunicazione datoriale del 6 giugno 2005. Invero, ritiene il Giudice che, pur non essendo revocabile in dubbio il fatto storico dell'avvenuta sospensione di 147 lavoratori nella vigenza della comunicazione del 6 giugno 2005, tali sospensioni oggi non possono più dirsi un effetto di tale comunicazione, ma sono invece completamente disciplinate con riferimento alle produzioni che vengono comunque dismesse e che quindi giustificano in ogni caso la sospensione del lavoratore, nonché con riferimento alla possibilità di una transazione novativa per il periodo di Cigs passata tramite il riconoscimento di un determinato ammontare economico per ogni mese di sospensione , dal successivo accordo del 15 novembre 2005. Consegue che neppure di attualità degli effetti può parlarsi con riferimento alla comunicazione del 6 giugno 2005, posto che gli effetti delle sospensioni in seguito effettuate sono integralmente ora disciplinati dall'accordo del 15 novembre 2005 né potrebbe essere in questa sede verificata l'eventuale antisindacalità dell'accordo del 15 novembre 2005, censurato in discussione dalla difesa di parte ricorrente con il medesimo iter argomentativo utilizzato verso la comunicazione del 6 giugno 2005, sul presupposto che i lavoratori addetti direttamente od indirettamente alle produzioni che anche dopo l'accordo verrebbero soppresse, sono più dei 155 che si chiede di sospendere e che, pertanto, persiste l'impossibilità per il sindacato di capire quali siano i criteri per individuare i 155 lavoratori da sospendere. In realtà, fermo restando che Olivetti contesta tale assunto, sostenendo che i lavoratori addetti alle produzioni dismesse sono proprio 155, ritiene il Giudice che non possa nel presente procedimento essere valutata l'eventuale antisindacalità dell'accordo 6 giugno 2005, per l'assorbente rilievo che tale accordo integra un comportamento successivo e diverso rispetto a quello originariamente impugnato che la valutazione dell'eventuale antisindacalità di tale comportamento presupporrebbe un'indagine probatoria su fatti diversi da quelli sui quali questo Giudice aveva indirizzato l'istruttoria, richiedendosi di capire non già se sono 210 gli addetti alle produzioni che dovevano essere dimesse secondo la comunicazione del 6 giugno 2005, bensì se sono 155 gli addetti alle produzioni che debbono essere dimesse secondo l'accordo del 15 novembre 2005 che quindi, l'eventuale antisindacalità dell'accordo del 15 novembre 2005non può che essere accertata alla stregua di un successivo e diverso giudizio alla luce di tutto quanto sopra, in accoglimento della domanda principale formulata da parte convenuta e della domanda subordinata comunque formulata da parte ricorrente, deve essere dichiarata la cessazione della materia del contendere relativamente alla richiesta di dichiarare l'antisindacalità del comportamento posto in essere dal datore con la comunicazione del 6 giugno 2005, atteso che, a seguito dell'avvenuta stipula dell'accordo sindacale del 15 novembre 2005, non vi è più attualità né del comportamento, né dei suoi effetti tale conclusione, ad avviso di questo Giudice, non si pone in contrasto con le sentenze di App. Torino 163/05 e App. Torino 164/05, prodotte agli allegati 17 e 18 dalla difesa di parte ricorrente e più volte richiamate in sede di discussione. Invero, solo apparentemente i casi trattai in tali pronunce, che hanno censurato come antisindacale un comportamento datoriale di sospensione dei lavoratori in Cigs pur se tale comportamento era stato seguito dalla stipula di un successivo accordo sindacale, sono sovrapponibili alla questione oggetto del presente giudizio. Invero, da quello che emerge dalla lettura di tali sentenze, sotto un primo profilo di carattere squisitamente procedurale, la Corte ha ritenuto che il successivo accordo sindacale non dovesse nemmeno essere esaminato dal Giudice di secondo grado, atteso che esso era stato stipulato dopo la decisione di primo grado e quindi su di esso non si è potuto formare il contraddittorio pag. 20 sentenza App. Torino 163/05, pag. 21 sentenza App. Torino 164/05 . Non vi è chi non veda la distonia con il caso qui in esame, ove l'accordo sindacale è intervenuto prima ancora della presente pronuncia con decreto nella fase cautelare del procedimento ex articolo 28 legge 300/70, e non si pone quindi nessun profilo di non esaminabilità per la tutela del contraddittorio. Anche da altra e diversa angolazione, sotto il profilo del merito, pare comunque a questo Giudice che le citate pronunce della Corte d'appello di Torino non possano dirsi in contrasto con le conclusioni qui raggiunte e sopra illustrate. Infatti, da quello che emerge dalla lettura del provvedimento, il Giudice di secondo grado ha disatteso le argomentazioni del datore di lavoro, che sosteneva come il secondo provvedimento avesse efficacia sanante dei vizi che rendevano il primo provvedimento antisindacale, e chiedeva quindi il rigetto della domanda formulata ex articolo 28 legge 300/70 cfr. pag. 21 ss. sentenze App. Torino 163/05 e 164/05 nel caso che qui occupa, invece, parte datoriale non deduce che il comportamento asseritamente antisindacale sia stato sanato e non chiede quindi il rigetto della domanda, ma si limita ad evidenziare che il comportamento antisindacale censurato non è più esistente e chiede quindi dichiararsi la cessazione della materia del contendere. Per tale motivo, ad avviso di questo Giudice, le due fattispecie sono tra loro sensibilmente diverse, e nessun contrasto può ravvisarsi tra la presente pronuncia e quelle della Corte d'Appello sopra indicate. Considerato che cessata la materia del contendere relativamente alla domanda di dichiarare l'antisindacalità del comportamento posto in essere dal datore, disponendo la rimozione degli effetti tramite la declaratoria di nullità/inefficacia/illegittimità della procedura promossa con la lettera 6 giugno 2005 dalla Olivetti per richiedere l'intervento straordinario di integrazione salariale , valutazione diversa deve invece essere fatta circa l'ulteriore domanda di riammettere immediatamente in servizio i lavoratori sospesi, corrispondendo loro la normale retribuzione a decorrere dalla data di sospensione . Invero, anche laddove risultasse fondata la domanda di dichiarare l'antisindacalità del comportamento datoriale di richiesta di Cigs, in ogni caso non potrebbe essere accolta la domanda del sindacato di riammissione in servizio dei lavoratori sospesi e di condanna del datore a pagare la piena retribuzione hanno infatti spiegato le Su della Cassazione, con la pronuncia 302/00, che scopo dell'articolo 1 legge 223/91 è quello di rendere trasparente e verificabile la scelta di sospensione in Cigs del datore di lavoro in funzione di tutela di quei lavoratori che, subendo la scelta suddetta, si trovano in una situazione di mera soggezione. Sulla base di queste considerazioni, si deve ritenere che la comunicazione sia stata prevista per assolvere ad una duplice funzione, essendo diretta, per un verso, a porre le organizzazioni sindacali in grado di concordare la scelta dei lavoratori da sospendere e, per un altro verso, ad assicurare la tutela degli interessi dei lavoratori in relazione alla crisi dell'impresa. Tenuto conto della duplice funzione sopra delineata, la violazione dell'obbligo di comunicazione, da un lato integra una vera e propria ipotesi di condotta antisindacale, che può formare oggetto dell'azione prevista dall'articolo 28 legge 300/70. Dall'altro lato, investendo un elemento essenziale della complessa fattispecie, è causa diretta di illegittimità del provvedimento finale, perché preclude la mancata verifica del corretto esercizio del potere del datore di lavoro e impedisce il perseguimento dello scopo previsto dalla legge, id est la suddetta tutela della posizione dei singoli lavoratori coinvolti nella procedura consegue che i lavoratori che ne subiscono gli effetti, possono convenire il datore di lavoro davanti al giudice ordinario, allo scopo di conseguire, previo accertamento in via incidentale dell'illegittimità del decreto ministeriale con conseguente disapplicazione del medesimo ex articolo 5 legge 2248/1865 all. E, il pagamento della retribuzione piena e non integrata. Da tale insegnamento della Suprema Corte, discende che l'organizzazione sindacale può tutelare esclusivamente l'interesse collettivo di cui è portatrice, ma non può certo agire per tutelare i diritti individuali dei lavoratori, quali certamente sono la riassunzione ed il pagamento dell'intera retribuzione cfr. anche rispettivamente pagg. 24 e 25 delle stesse sentenze di App. Torino 163/05 e 164/05 prodotte da parte ricorrente, sul punto perfettamente in termini per tali motivi, la domanda della ricorrente di riammettere immediatamente in servizio i lavoratori sospesi, corrispondendo loro la normale retribuzione a decorrere dalla data di sospensione deve essere dichiarata inammissibile, per carenza di legittimazione attiva. Osservato che in ragione di tutto quanto sopra esposto, va dichiarata la cessazione della materia del contendere relativamente alla domanda di dichiarare l'antisindacalità del comportamento posto in essere dal datore, disponendo la rimozione degli effetti tramite la declaratoria di nullità/inefficacia/illegittimità della procedura promossa con la lettera 6 giugno 2005 dalla Olivetti per richiedere l'intervento straordinario di integrazione salariale nonché l'inammissibilità della domanda di riammettere immediatamente in servizio i lavoratori sospesi, corrispondendo loro la normale retribuzione a decorrere dalla data di sospensione per quanto attiene poi alle spese di lite, alla stregua dei pacifici principi generali processualcivilistici, esse dovrebbero essere poste, in base all'istituto della soccombenza virtuale, a carico della parte rimasta soccombente laddove non si fosse verificata la cessazione della materia del contendere per la non contrastata giurisprudenza di legittimità, cfr., ex pluribus e solo tra le più recenti, Cassazione 12365/04, 11494/04, 10478/04, 6393/04, 6391/04, 14023/02, 15062/01, 7687/00, 4442/01, 489/00 . Peraltro, tenuto conto della particolare complessità e del grande dispendio di tempo che richiede tale accertamento, il quale presuppone di acclarare le concrete mansioni di almeno 210 persone, per verificare quanti fossero i lavoratori addetti direttamente od indirettamente alle produzioni che la Olivetti inizialmente aveva inteso dimettere e tenuto altresì conto che la difesa di parte convenuta non si è opposta, in ragione della ricerca di rapporti sindacali il più possibile corretti, alla rifusione delle spese di lite a favore della ricorrente, in caso di declaratoria di cessazione della materia del contendere per tali motivi, l'accertamento sulla soccombenza virtuale può essere evitato, ponendo le spese di lite a carico della convenuta pur non essendo la questione stata trattata in sede di discussione e pur non avendo la difesa di parte ricorrente formulato la relativa eccezione, va evidenziato che a tale conclusione non potrebbe opporsi parte ricorrente stessa, sul presupposto di un interesse a comunque verificare se la domanda ex articolo 28 legge 300/70 sulla quale si è verificata la cessazione della materia del contendere fosse ab origine fondata. Sul punto, è appena il caso di accennare che la pronuncia sulla soccombenza virtuale ha il solo fine di rendere possibile la decisione sul governo delle spese di lite, e pertanto non può essere pretesa da una parte laddove le spese di lite vengono comunque posta a carico dell'altra parte. Da altra angolazione, poi, diversamente opinando verrebbe imposta una pronuncia di mero accertamento su di un comportamento antisindacale non più in essere, ad onta del pacifico orientamento giurisprudenziale supra ricordato ed a tenore del quale il procedimento ex articolo 28 legge 300/70, presupponendo l'attualità del comportamento antisindacale o quantomeno dei suoi effetti, è necessariamente e strutturalmente diretto ad ottenere una pronuncia costitutiva per quanto concerne infine l'entità delle spese di lite, esse sono liquidate, in assenza di apposita nota, così come da dispositivo, in euro 10.000,00 oltre accessori, tenendo presente, da un lato, la particolare complessità della controversia ed il particolare rilievo dell'opera professionale prestata dalla difesa della ricorrente dall'altro lato, la durata di sole tre udienze e comunque la soccombenza reale, non virtuale, della Fiom sulla parte della domanda dichiarata inammissibile. PQM visto l'articolo 28 legge 300/70 dichiara la cessazione della materia del contendere sulla domanda di accertare l'antisindacalità del comportamento posto in essere da Olivetti Spa, disponendo la rimozione degli effetti tramite la declaratoria di nullità/inefficacia/illegittimità della procedura promossa con la lettera 6 giugno 2005 dalla Olivetti per richiedere l'intervento straordinario di integrazione salariale dichiara inammissibile la domanda di riammettere immediatamente in servizio i lavoratori sospesi, corrispondendo loro la normale retribuzione a decorrere dalla data di sospensione . dichiara tenuta e condanna Olivetti Spa a rifondere a Fiom-Cgil le spese di lite del presente giudizio, che liquida in euro 10.000,00 per diritti ed onorari, oltre Iva e Cpa. 1 6