Cure all'estero, lecite (e rimborsabili) se tempestive e tecnologicamente avanzate

Non è corretto valutare l'adeguatezza della terapia rispetto alle possibilità di guarigione. Respinto il ricorso di una Asl di Genova che non aveva autorizzato un paziente a recarsi in un centro stratunitense

Cure all'estero, possono essere erogate dal Servizio sanitario nazionale anche quelle prestazioni che richiedono tecniche o attrezzature di avanzata tecnologia e che non sono ottenibili in modo tempestivo e adeguato presso i presidi e i servizi di alta specialità italiani. Lo ha chiarito la quinta sezione del Consiglio di Stato con la decisione 1902/06 depositata lo scorso 7 aprile e qui leggibile nei documenti correlati . Palazzo Spada ha respinto il ricorso di una Asl di Genova che si era vista annullare i provvedimenti con cui aveva respinto l'istanza di un malato diretta a ottenere l'autorizzazione a sottoporsi a una terapia di radiochirurgia stereotassica presso un istituto specializzato statunitense. L'Azienda sanitaria, del resto, aveva sostenuto che la terapia consigliata al paziente era priva di qualsiasi validità scientifica. I giudici di piazza Capo di Ferro, nel confermare la sentenza dei colleghi liguri, hanno ritenuto che il paziente ha diritto a vedersi riconosciuto il trattamento sanitario che il medico curante gli ha consigliato anche se, come nel caso in esame, non è assicurato da strutture ospedaliere nazionali. Inoltre, quanto alla possibilità di ricevere le medesime terapie in via sperimentale dall'ospedale Bellaria di Bologna, i consiglieri di Stato hanno ritenuto che una fase sperimentale non può dare le stesse garanzie di riuscita rispetto al trattamento che il malato può ricevere negli istituti specializzati. Infine, il Consiglio di Stato ha sostenuto che non appare corretto valutare l'adeguatezza della cura riguardo agli effetti certi o probabili di guarigione, almeno per tutte quelle patologie che comportano una possibilità minima di successo pieno della terapia e per le quali è rilevante anche la sola eventualità di un certo grado di miglioramento, sia pur temporaneo, delle condizioni del paziente. cri.cap