Diminuisce nel mondo il numero dei bambini costretti a lavorare

È il dato più significativo riferito all'ultimo quadriennio preso in esame che emerge dal secondo rapporto mondiale sul lavoro minorile realizzato dall'Ilo. I risultati migliori sono quelli registrati in America Latina e nei Caraibi

Lo sfruttamento lavorativo dei minori può essere sconfitto. È la previsione, forse ottimistica, dell'Organizzazione internazionale del lavoro Ilo, International Labour Organisation che ha intitolato proprio così The End of Child Labour. Within reach, Porre fine al lavoro minorile oggi è possibile il proprio rapporto mondiale sull'argomento. L'analisi - che fa seguito al primo rapporto mondiale pubblicato quattro anni fa e proponeva strategie di intervento per la riduzione del fenomeno - è stata realizzata dal Programma dell'Ilo per la promozione della Dichiarazione sui principi e i diritti fondamentali nel lavoro e dal Programma internazionale dell'Ilo per l'eliminazione del lavoro minorile Ipec . Il dato principale che emerge dal rapporto la cui versione in lingua inglese, in formato Pdf, è qui leggibile come documento correlato è la progressiva e graduale diminuzione del lavoro minorile in tutto il mondo, sia pure con tendenze differenti a seconda delle aree territoriali prese in esame. Il dato numerico, in ogni caso, segna una contrazione molto significativa nel periodo considerato, tra il 2000 e il 2004, il numero dei lavoratori minorenni è calato di circa l'11 per cento, passando da circa 246 milioni a 218 milioni. Ancor più rilevante è la diminuzione nell'ambito dei lavori qualificati dall'Ilo come pericolosi nei quali viene segnalata una diminuzione pari al 26 per cento nella fascia di età tra i 5 e i 17 anni. In cifre, i ragazzi costretti ad attività a rischio, sono passati da 171 a 126 milioni ancora migliore il dato riferito alla sottoclasse di età compresa dai 5 ai 14 anni nella quale la flessione rispetto al precedente rilevamento ha raggiunto il 33 per cento. Secondo l'Ilo, nel breve periodo, ovvero entro il 2016, è ragionevole ipotizzare almeno l'eliminazione delle forme più pericolose di lavoro minorile. L'Organizzazione internazionale del lavoro reputa che il risultato positivo raggiunto nel quadriennio preso in esame sia in massima parte frutto di una mobilitazione che ha prodotto maggiore impegno politico, maggiore consapevolezza civile sul fenomeno dello sfruttamento e anche, come positiva concausa, le azioni intraprese per combattere la povertà e per diffondere livelli più elevati di istruzione soprattutto nei Paesi terzi. Il trend segnalato - la diminuzione del lavoro minorile - dovrebbe proseguire e anzi trovare una nuova accelerazione, secondo l'Ilo, se non si verificherà un calo di attenzione da parte dei Governi e delle maggiori agenzie internazionali ma anche delle organizzazioni sociali sindacati, Ong, volontariato attive nei singoli Paesi. Quanto ai risultati presentati nel rapporto, l' Organizzazione internazionale del lavoro tiene a evidenziare che il proprio Programma Ipec, che ha ricevuto fondi per 350 milioni di dollari, ha raggiunto il considerevole obiettivo di sottrarre al lavoro circa 5 milioni di minori. Tuttavia la situazione non è omogenea nel mondo i progressi più significativi, infatti, si sono registrati in America Latina in particolare Brasile e Messico e nei Caraibi, mentre in Africa, soprattutto nella regione subsahariana, i risultati sono apparsi assai minori. Positivo anche il trend nell'area asiatica dove la riduzione dei minori costretti al lavoro assume minor peso in coincidenza con una diminuzione della popolazione infantile. L'Asia, tuttavia, resta la regione con il più elevato numero di lavoratori oltre 120 milioni nella fascia di età tra i 5 e i 14 anni. m.c.m.

Rapporto 2006 sul lavoro minorile nel mondo