Esami falsi? Impossibile annullare la laurea senza avviso del procedimento

Accolto il ricorso di un dottore in legge al quale l'università La Sapienza aveva revocato il titolo 14 anni dopo la condanna penale per aver alterato due esami

Falsità dei verbali d'esame, se l'Università decide di annullare le relative prove e quindi di invalidare il diploma di laurea lo studente ha tutto il diritto di essere informato del procedimento. Del resto, se la sanzione arriva a quattordici anni di distanza dalla denuncia e a cinque anni dalla sentenza di Cassazione che ha definito il processo penale la comunicazione dell'avvio del procedimento non può essere omessa. A chiarirlo è stata la sesta sezione del Consiglio di Stato con la decisione 6453/06 depositata ieri, 30 ottobre e qui leggibile nei documenti correlati . Palazzo Spada ha accolto il ricorso di un uomo contro la delibera con la quale l'Università degli studi di Roma La Sapienza aveva annullato gli esami di Psicologia e Filosofia morale, dichiarando l'invalidità del diploma di laurea conseguito. Tuttavia, hanno spiegato i giudici di piazza Capo di Ferro, sconfessando la sentenza del Tribunale laziale, l'Università aveva omesso di comunicare al cittadino l'avvio del procedimento. Per cui, non è vero, come ha sostenuto il mondo accademico che la comunicazione non era necessaria poiché l'uomo era già a conoscenza della denuncia inoltrata alla magistratura in ordine alla falsità dei verbali d'esami. In effetti, hanno continuato i magistrati, se si considera che il primo dei decreti risulta a adottato a distanza di quattordici anni dalla denuncia dell'Università alla Procura della Repubblica e di cinque anni dalla sentenza della Suprema corte che ha definito il giudizio penale, non si può ragionevolmente sostenere che l'interessato fosse a conoscenza del procedimento amministrativo . Per cui, hanno concluso i consiglieri di Stato, spettava all'amministrazione universitaria informare lo studente del procedimento amministrativo che intendeva avviare dopo la chiusura del giudizio penale. cri.cap

Consiglio di Stato - Sezione sesta - decisione 11 luglio-30 ottobre 2006, n. 6453 Presidente Giovannini - Estensore Balucani Ricorrente Tamburrini Fatto Nel corso dell'anno 1985 l'Università degli Studi di Roma La Sapienza denunciava alla Procura della Repubblica di Roma sospette irregolarità nel percorso accademico seguito da taluni studenti laureatisi negli anni precedenti presso la Facoltà di Giurisprudenza, compreso Tamburrini Mario laureatosi nel luglio 1983. Successivamente l'Università con distinti decreti rettorili del 27 maggio 1986 e del 20 dicembre 1990 inibiva al sig. Tamburrini l'uso del titolo accademico conseguito, ma entrambi i decreti venivano impugnati dinanzi al Tar Lazio, che li sospendeva in via cautelare. Intanto ad esito al procedimento penale avviato a carico degli studenti sospettati il Tribunale di Roma con sentenza del 21 giugno 1991 condannava il sig. Tamburrini per i reati di falso materiale ex articolo 476 Cp in relazione ai verbali di esame e falso ideologico ex articolo 479 Cp in relazione al diploma di laurea e dichiarava la falsità del titolo accademico, nonché dei verbali relativi agli esami di Psicologia e Filosofia morale da questi sostenuti. Sulla impugnazione del sig. Tamburrini la Corte di appello di Roma con sentenza del 19 maggio 1993 così statuiva - assolveva l'imputato perché il fatto non sussiste dal reato di falso ideologico in relazione al diploma di laurea - lo assolveva anche per intervenuta prescrizione dal reato di falso materiale - annullava le disposizioni circa la declaratoria di falsità del diploma di laurea, fatta salva ogni valutazione in altra sede della sua validità - confermava la statuizione in ordine alla falsità materiale dei verbali di esame in contestazione di Psicologia e Filosofia morale . La pronuncia della Corte d'appello veniva confermata dalla Corte di cassazione con sentenza del 15 marzo 1994. In data 2 novembre 1999, a distanza di altri cinque anni dalla conclusione del procedimento penale, l'Università con decreto rettorile 2 novembre 1999 annullava i due esami in contestazione, dichiarava l'invalidità del diploma di laurea in Giurisprudenza per difetto dei requisiti prescritti, annullava per lo stesso motivo l'esame di laurea sostenuto, inibiva al sig. Tamburrini di far uso del titolo accademico di dottore in Giurisprudenza. Anche detto decreto veniva impugnato dinanzi al Tar Lazio ed anch'esso veniva sospeso in via cautelare. Con successivo decreto rettorile 20 marzo 2000 l'Università confermava l'efficacia dei decreti del 1986 e 1990 e l'inibizione al sig. Tamburrini di fare uso del titolo accademico di dottore in Giurisprudenza. Il decreto stesso veniva impugnato davanti al Tar Lazio e da questo sospeso in via cautelare. Con la sentenza indicata in epigrafe il Tar Lazio, Sezione seconda bis, si è pronunciato sui quattro ricorsi proposti dal sig. Tamburrini avverso altrettanti decreti rettorili, così decidendo a ha dichiarato improcedibili i due ricorsi con cui erano stati impugnati i decreti del 1986 e del 1990 per sopravvenuta carenza di interesse b ha respinto i due ricorsi proposti contro i decreti del 1999 e del 2000 avendo ritenuto - che l'Amministrazione universitaria ha correttamente dichiarato l'invalidità del diploma di laurea del Tamburrini in quanto conseguito come accertato in sede penale sulla base di esami che sono risultati non essere mai stati sostenuti - che non occorreva la comunicazione dell'avvio del procedimento, ex articolo 7 legge 241/90, dal momento che l'interessato era già a conoscenza della denuncia inoltrata alla Magistratura circa la falsità dei verbali d'esame - che nemmeno era necessaria la comparazione tra l'interesse pubblico alla rimozione dell'atto invalido e l'interesse privato alla conservazione del medesimo. Nei confronti della anzidetta pronuncia il sig. Tamburrini ha interposto appello deducendo i seguenti motivi di gravame 1 in conseguenza dei limiti dell'accertamento effettuato in sede penale ove era stata accertata esclusivamente la falsità materiale dei verbali d'esame, ma non quella ideologica , l'Università era obbligata a verificare mediante una autonoma e approfondita istruttoria se effettivamente il sig. Tamburrini avesse sostenuto positivamente gli esami in contestazione e ciò attraverso un esame congiunto del verbale d'esame, dello statino d'esame e del libretto universitario la mancanza di una istruttoria di tal genere rende illegittimo l'annullamento del diploma di laurea 2 i decreti impugnati sono illegittimi per la omessa comunicazione dell'avvio del procedimento non potendo ritenersi valida la conoscenza che il Tamburrini aveva acquisito dal processo penale conclusosi cinque anni prima dell'adozione di detti decreti 3 è mancata ogni valutazione in ordine all'interesse pubblico all'annullamento, tanto più necessaria ove si consideri che l'annullamento è intervenuto a distanza di oltre sedici anni dal conseguimento della laurea. Si è costituita in giudizio l'Avvocatura dello Stato per il ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca e per l'Università degli Studi di Roma La Sapienza , la quale ha contestato diffusamente i motivi di gravame prospettati con l'atto di appello del quale ha chiesto la reiezione. Diritto Secondo quanto esposto nella narrativa del fatto, con i decreti rettoriali impugnati in primo grado recanti la data del 2.11.1999 e del 20.3.2000 l'Università degli Studi di Roma La Sapienza , richiamandosi agli esiti del procedimento penale avviato a carico del sig. Tamburrini nel 1985 con l'imputazione di avere falsificato i verbali relativi agli esami di Psicologia e Filosofia morale sostenuti dal medesimo, e conclusosi con la sentenza della Corte di cassazione in data 15 marzo 1994, ha annullato gli esami in contestazione, dichiarato conseguentemente la invalidità del diploma di laurea conseguito dal Tamburrini nel 1983, e inibito allo stesso l'uso del titolo di dottore in Giurisprudenza. L'appello in esame, con cui il Tamburrini chiede la riforma della sentenza di primo grado che ha respinto tutti i motivi di censura prospettati avverso gli anzidetti decreti rettorali, appare fondato in relazione alla dedotta violazione dell'articolo 7 legge 241/90. Secondo il primo giudice la comunicazione di avvio del procedimento sarebbe stata superflua poiché il ricorrente era già a conoscenza della denuncia presentata dagli organi dell'Università alla Magistratura penale circa la falsità dei verbali d'esame. Ma ove si consideri che il primo dei decreti all'esame del Collegio il decreto 2.11.1999 risulta adottato a distanza di quattordici anni dalla denuncia dell'Università alla Procura della Repubblica che risale al 6.11.1985 , e di cinque anni e nove mesi dalla sentenza della Cassazione del 15.3.1994 che ha definito il procedimento penale, non si può ragionevolmente sostenere che il sig. Tamburrini fosse a conoscenza - in conseguenza della vicenda penale che lo aveva riguardato - del procedimento amministrativo sfociato nel decreto del 2 novembre 1999. Va altresì osservato che l'anzidetto decreto, così come il successivo del 28 marzo 2000 che confermava le statuizioni del precedente , rappresentano l'esito di un procedimento del tutto autonomo rispetto alla presupposta pronuncia penale, culminato con la determinazione di annullamento degli esami di Psicologia e Filosofia morale e di declaratoria di invalidità del diploma di laurea. In definitiva, stante la assoluta autonomia tra la vicenda amministrativa e quella penale, e considerato altresì il notevole lasso di tempo trascorso dalla conclusione di quest'ultima, non può essere attribuita alcuna valenza informativa, ai fini dell'articolo 7 legge 241/90, alla conoscenza da parte del Tamburrini del pregresso processo penale. Sotto altro profilo deve osservarsi che l'avvio del procedimento relativo al decreto 2 novembre 1999 non può essere ravvisato - secondo altra prospettazione della difesa dell'Avvocatura erariale - nel momento in cui, nell'anno 1986, è stato notificato al Tamburrini il decreto 27 maggio 1986 che gli inibiva di usare il titolo accademico stante le indagini penali in corso in ordine alla regolarità degli esami sostenuti dal medesimo. È infatti palese che ai fini dell'osservanza dell'obbligo di informazione posto dall'articolo 7 legge cit., i procedimenti culminati nell'adozione dei due decreti del 1999 e del 2000 vanno considerati separatamente e distintamente da quelli adottati in precedenza quando l'indagine penale promossa dalla stessa Università non aveva ancora trovato il suo epilogo nella pronuncia finale della Cassazione. Ritiene dunque il Collegio che la trascorsa vicenda penale, e le determinazioni adottate dall'Università nel corso della stessa, non facevano venir meno l'obbligo di comunicare l'avvio del procedimento quando, a distanza di anni, si è inteso disporre l'annullamento degli esami in contestazione e adottare le conseguenti statuizioni. A simile conclusione la Sezione è pervenuta con decisione 2913/01 in una vicenda per molti aspetti analoga a quella in esame, nella quale era stato impugnato il decreto della stessa Università degli Studi di Roma in data 10 novembre 1998 che dichiarava la nullità di taluni esami sostenuti dal ricorrente nonché l'esame di laurea, dopo che il GIP presso il Tribunale di Roma con sentenza del 1992 aveva accertato la falsità dei verbali d'esame. Orbene anche nella anzidetta fattispecie la Sezione ha ritenuto che fosse onere dell'Amministrazione universitaria informare l'interessato del procedimento amministrativo che si intendeva avviare dopo la chiusura della parentesi penale, non potendosi attribuire valenza informativa alla suindicata sentenza del GIP, né tantomeno al provvedimento cautelare del 1989 con il quale il Rettore, avuta notizia della presunta irregolarità degli esami sostenuti dal ricorrente, aveva inibito allo stesso l'uso del titolo accademico. In linea con la decisione resa nel caso ora richiamato, deve pertanto considerarsi fondato il motivo di gravame con il quale l'odierno appellante ha riproposto la censura di omessa comunicazione dell'avvio del procedimento. Per tale assorbente motivo l'appello in esame deve essere accolto e per l'effetto, in riforma della sentenza di primo grado debbono essere annullati i decreti rettoriali del 1999 e del 2000, oggetto di impugnativa. Sussistono giusti motivi per compensare le spese processuali dei due gradi di giudizio tra le parti in causa. PQM Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione sesta, accoglie il ricorso in appello di cui in epigrafe nei sensi e per gli effetti di cui in motivazione. Spese compensate. Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'Autorità amministrativa. 3 N.R.G. 11227/2003 FF