Anpa: ""Siamo favorevoli alle liberalizzazioni""

di Maria Gualdini

di Maria Gualdini* Noi giovani legali dell'Anpa ci siamo pronunciati a favore delle novità contenute nel decreto Bersani, in particolare abbiamo avvalorato l'abolizione dei minimi tariffari per superare la posizione di svantaggio dei giovani avvocati perché è ovvio che, a parità di tariffe predeterminate ed inderogabili, i clienti siano indotti a rivolgersi agli avvocati già affermati. Alla obiezione di mercificazione dell'attività forense si rileva che l'inderogabilità di tariffe minime pare difendere uno status quo più che fungere da indicatore della qualità. Avremmo gradito nel predetto decreto la previsione dell'abolizione dei massimi tariffari perché crediamo che con ciò si ovvi alla errata convinzione che una specifica offerta professionale di un avvocato sia di qualità tale da meritare sempre quella determinata tariffa. Noi reputiamo invece che la tariffa debba correre di pari passo con la qualità della prestazione erogata, e pertanto che questa possa anzi debba crescere in modo direttamente proporzionale alla variabile qualità della prestazione. Condividiamo l'abolizione del divieto di patto quota lite per due ragioni la prima è che la prestazione di un avvocato, in un regime di libera concorrenza, non è uguale a quella di un altro e pertanto non vediamo perché l'avvocato più bravo e più preparato non possa chiedere una tariffa rapportata a quella che assume essere il grado di qualità prestato, accordandosi con il cliente per una parametrazione dell'onorario rapportata al raggiungimento degli obiettivi perseguiti, assumendosi contestualmente però il rischio di ricevere un onorario inferiore oppure di non guadagnare qualora non riuscisse a raggiungere il risultato voluto. Qualcuno ha mosso il rilievo che l'abbattimento del succitato divieto potrebbe portare a strumentalizzazioni negative quale quella di identificare l'avvocato alla stregua di una parte in causa, ravvisando quindi la necessità di ovviare a tali storture mediante la previsione di un tetto massimo percentuale o di un accordo scritto trattasi di correttivi che, in presenza di dialogo con la base, si possono concertare. Nessuno vuole come si è letto, in questi giorni, sui giornali tosare il malcapitato cliente anche se non ci nascondiamo che alcuni episodi negativi di tal genere si sono verificati proprio stante la vigenza di questo regime tariffario. La seconda motivazione è che tale sistema permetterebbe ai soggetti deboli, in possesso di una buona causa ma senza risorse economiche, di avvalersi anche di avvocati e di studi importanti anziché dover scegliere un nome su una lista del gratuito patrocinio, contribuendo nel contempo a ridurre le spese a carico dello Stato. Si puntualizza che l'abolizione di tale divieto non comporta un obbligo ad avvalersi del patto di quota lite bensì una mera facoltà. La rimozione del divieto di pubblicità garantirà ai giovani avvocati, più avvezzi all'utilizzo di strumenti informatici e di internet, di far conoscere meglio la propria formazione professionale corsi, master, conoscenza lingue straniere, specializzazioni ai potenziali clienti a cui rimangono ora pressoché sconosciuti. La possibilità infine di realizzare associazioni o società multidisciplinari tra professionisti permetterà agli iscritti di diverse categorie professionali di unire le proprie sinergie, ottimizzare i costi, fornire una risposta completa al cliente e di essere più competitivi di fronte agli studi internazionali dei colleghi europei e d'oltre manica. Alla luce di quanto sopra noi Giovani legali dell'Anpa abbiamo deciso di non aderire ai dodici giorni di astensione dalle udienze proclamati da determinati vertici dell'avvocatura perché oltre a non condividerne le motivazioni di fondo, riteniamo che lo sciopero sia illegittimo per il mancato rispetto dei termini di durata e di preavviso e ci dispiace che si dia all'esterno un immagine dequalificante dell'avvocatura che invece di rispettare le leggi è la prima a violarle. La stessa Commissione di Garanzia per lo sciopero presieduta da Antonio Martone ha contestato all'avvocatura l'illegittimità dello sciopero, rinviando al 19.u.s. la decisione circa l'apertura di un procedimento di valutazione sullo stesso. Si vuole ribadire a chi ha abilmente rimarcato in questi gironi la differenza semantica e giuridica intercorrente tra le parole astensione e sciopero che la stessa Corte Costituzionale, con sentenza 171/96, aveva dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 2, commi 1 e 5, della legge 146/90 norme sull'esercizio del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali e sulla salvaguardia dei diritti costituzionalmente tutelati laddove non prevedeva nel caso di astensione collettiva degli avvocati l'obbligo di un congruo preavviso e di un ragionevole termine temporale di durata, essendo pregiudicata una funzione costituzionalmente tutelata quale quella giurisdizionale. Attendiamo inoltre di conoscere i dati reali dello sciopero quando ci verranno forniti dalle autorità competenti onde essere edotti non su quante cause civili siano state rinviate bensì sul numero degli avvocati che hanno o non hanno aderito allo sciopero, posto che, per dovere deontologico, anche chi non si astiene è costretto obtorto collo stante l'astensione del collega avversario a chiedere il rinvio, con conseguenze ovvie a carico del cliente. I giornali, sia nazionali sia locali, nei giorni scorsi hanno dato ampio spazio alla nostra apertura in favore di uno slancio, per modelli e contenuti, più europeista della professione forense italiana, con titoli a volte provocatori evidenziando lo scontro generazionale in atto. Tutto questo però, al contrario di quello che potrebbero pensare alcuni, non può che rammaricarci perché un'avvocatura che su temi importanti, quali quelli riportati nel decreto Bersani, non si confronta con la propria base, dialogando con le posizioni avverse, è un'avvocatura che, a prescindere dal risultato forse positivo che otterrà, è debole ed ha già perso sulla sua funzione importante, quella di rappresentare tutti. Una buona riforma infatti la si valuta non dall'euforia dettata dalla vittoria del momento ma dagli effetti che essa produrrà nel lungo periodo, mentre una mancata riforma costituisce sempre una sconfitta per tutti. *Vice-Presidente Vicario Anpa - Giovani Legali Italiani 1