Inappellabilità, la Cassazione si blocca mentre si moltiplicano le eccezioni

Marvulli Duemila processi dovranno attendere da adesso alla fine dell'anno . Intanto, tra ordinanze di accoglimento e di inammissibilità, si prospetta un vero e proprio contenzioso legale tra procuratori e difensori

110 procedimenti iscritti nel ruolo delle sezioni penali della Cassazione rinviati, mentre si moltiplicano le eccezioni di incostituzionalità sulla legge 46/2006 che impedisce al Pm di appellarsi contro le sentenze di assoluzione. A darne notizia è stato venerdì il primo presidente della Corte di cassazione, Nicola Marvulli. Le mie previsioni si sono puntualmente realizzate ha detto Marvulli che più volte aveva lanciato l'allarme a legge ancora in Parlamento. Facendo una proiezione nel tempo, Marvulli ha parlato di almeno duemila processi decisi in meno da qui alla fine dell'anno per effetto della Pecorella. Il rinvio, ha spiegato ancora il primo presidente della Suprema corte, comporterà la necessità di nuovi avvisi per le parti e ulteriori spese per l'erario, un ulteriore aggravio di lavoro per le cancellerie e gli uffici amministrativi dobbiamo ringraziare chi ha votato questa legge . Il primo magistrato ha inoltre deciso di verificare personalmente l'impatto della legge sull'organizzazione degli uffici di piazza Cavour che in questa prima fase di entrata in vigore rischiano il blocco sul piano organizzativo. Questioni sul merito non sono ancora state poste davanti ai giudici della Suprema corte perché, come stabilisce la legge, le parti dovranno decidere se depositare o meno motivi nuovi ai ricorsi già pendenti. Sui ricorsi i singoli collegi decideranno in piena autonomia ha detto Marvulli e in caso di contrasto saranno le sezioni unite a chiarire le posizioni. Per quanto riguarda le eccezioni di incostituzionalità venerdì è stata la volta del sostituto procuratore generale di Milano, Isabella Pugliese, che ha sollevato l'incostituzionalità della legge Pecorella nel processo a carico di cinque islamici assolti in primo grado dall'accusa di terrorismo internazionale, mentre erano stati condannati per reati minori come il traffico di documenti falsi. Secondo il magistrato la legge violerebbe gli articoli 3 e 111 della Costituzione perché metterebbe l'accusa in condizioni di inferiorità rispetto alle parti i giudici della terza Corte d'Assise d'appello decideranno lunedì prossimo, 13 marzo. Rispetto alla pioggia di eccezioni caduta sulla legge, il Guardasigilli ha dichiarato di aspettarselo. Ogni nuova legge - ha detto Roberto Castelli - deve subire questo passaggio alle forche Caudine, vedremo cosa dirà la Consulta . Si apre adesso una vera e propria battaglia legale tra procuratori e avvocati penalisti. Giovedì scorso, giorno dell'entrata in vigore della legge, erano state presentate due eccezioni vedi tra gli arretrati del 10 marzo 2006 , una a Milano ed una a Firenze. La prima respinta l'ordinanza è leggibile tra i documenti correlati , la seconda accolta. Nel primo caso, un processo per tangenti, i giudici hanno accolto le obiezioni sollevate da uno degli avvocati difensori, Piermaria Corso, ordinario di procedura penale a Milano, nel secondo hanno accolto le motivazioni del sostituto procuratore Marcello Scialoja anche perché l'avvocato d'ufficio dell'extracomunitario, non aveva presentato alcuna memoria. L'avvocato si impegna per un interesse processuale ben preciso ha detto Corso che non conosce la situazione di Firenze. A chi interessa guadagnare un anno perché nel frattempo si sospende il decreto di espulsione può avere interesse ad aspettare la Consulta ha spiegato ancora il professore di procedura penale. Chi invece è interessato ad andare avanti nel processo, dovrà da adesso in poi attrezzarsi adeguatamente alle eccezioni che saranno sollevate verosimilmente in tutte le procure. Alla domanda se allora dipenderà tutto dalla capacità e dalla bravura del difensore, Corso risponde con un laconico purtroppo è come sempre . Non è un caso allora che il collegio della seconda sezione penale della Corte d'appello di Milano abbia recepito le osservazioni sollevate dal professore Corso. Rispetto all'interpretazione dell'articolo 10, commi 2 e 3, dalle legge in questione, i giudici hanno sottolineato come il requirente non ha speso, né nella memoria scritta né nell'illustrazione orale, alcuna parola in termini sia di rilevanza che di non manifesta infondatezza . Per quanto riguarda poi il riferimento all'articolo 3 e 112, 2 comma, della Costituzione i giudici ritengono che non ci sia alcuna violazione del principio di uguaglianza tra Pm e imputato dal momento che il principio di parità tra accusa e difesa non comporta necessariamente l'identità dei poteri processuali potendo una disparità di trattamento risultare più che giustificata dalla peculiare posizione istituzionale del pubblico ministero e dalla funzione allo stesso affidata, ovvero da esigenze connesse all'amministrazione della giustizia . Al contrario, si legge ancora nell'ordinanza, il Codice di procedura penale è ricco di casi in cui è il pubblico ministero a vantare diritti e facoltà viceversa non riconosciuti all'imputato affermare oggi l'incostituzionalità dell'articolo 593 Cpp significherebbe vulnerare anche tali opposte situazioni. Il che il collegio non si sente di affermare . Non solo. Non è condivisibile, secondo il collegio giudicante, individuare l'interesse processuale del Pm esclusivamente nel conseguimento di una pronunzia di condanna che significherebbe dimenticare che lo stesso deve svolgere accertamenti su fatti e circostanze a favore della persona sottoposta alle indagini articolo 358 Cpp , a vegliare sull'osservanza delle leggi e alla pronta e regolare amministrazione della giustizia articolo 73 ordinamento giudiziario . E ancora, in merito all'articolo 576 Cpp, i giudici osservano che la parte civile non è titolare, dopo la novella legislativa, di poteri diversi e più incisivi del pubblico ministero in tema di impugnazione della sentenza di primo grado, essendo vero piuttosto il contrario . La parte civile, infatti, dopo la Pecorella, ha come l'accusa solo il potere di ricorrere per Cassazione, sia in caso di condanna che di assoluzione. Pur avendo sollevato le stesse eccezioni di incostituzionalità di Firenze, il procuratore milanese si è visto respingere la richiesta di remissione alla Consulta. Resterà adesso da leggere le successive ordinanze con le quali le diverse Corti, sparse in tutta Italia, accoglieranno o respingeranno le richieste delle procure. Fermo restando, ovviamente, che l'ultima parola sarà della Corte costituzionale. p.a.

Corte di appello di Milano - Sezione seconda penale cc - ordinanza 9 marzo 2006 Ricorrente Guarischi Osserva L'eccezione della difesa Guarisci Gian Luca Massimo è priva di fondamento per l'assorbente ragione che all'udienza del 24 febbraio 2006 questa Corte si è limitata, con ordinanza, ad esaminare congiuntamente sia la sussistenza di un legittimo impedimento a comparire dello stesso imputato sia le tematiche che l'entrata in vigore della sopra menzionata legge 46/2006 avrebbe, una volta entrata in vigore nella giornata odierna, posto, e quindi a rinviare il processo. L'ordinanza in questione è stata poi ritualmente notificata come è stato oggi dichiarato dalla stessa difesa, al medesimo Guarisci Gian Luca Massimo. Passando all'esame delle proposte questioni di legittimità costituzionale, la Corte ritiene che, per ragioni logico-giuridiche, si debba iniziare da quella inerente l'articolo 10 commi 2 e 3, della legge 46/2006, posto che essa indica il regime transitorio che il giudice è tenuto ad applicare nell'ipotesi, qui ricorrente, dei procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della novella. Orbene, il Collegio reputa di dover preliminarmente, ed alla stregua delle argomentazioni oggi proposte dalle parti all'atto della trattazione delle varie eccezioni di legittimità costituzionale, rimeditare le conclusioni attinte nella sua precedente ordinanza 24 febbraio 2006. In buona sostanza, la Corte allora ritenne, tra l'altro, che non fossero applicabili, in ipotesi di reati oggetto di proscioglimento connessi a reati oggetto di condanna, le regole di cui al secondo declaratoria di inammissibilità e terzo termine di 45 giorni per proporre ricorso comma dello stesso articolo 10 il tutto sulla scorta di un dato sia letterale, e cioè il riferimento all' appello proposto contro il capo di proscioglimento della sentenza , che sistematico, ovverosia la mancata indicazione di un qualsivoglia riferimento all'articolo 580 Cpp. Orbene, come è stato correttamente osservato, i due argomenti provano, per così dire, troppo, in quanto potrebbe agevolmente rilevarsi che se il legislatore avesse voluto derogare, per le cosiddette sentenze miste o cumulative condanna e proscioglimento al descritto regime transitorio, avrebbe dovuto inserire tra le parole sentenza di e proscioglimento l'avverbio solo . Pertanto, ed a modifica della precedente decisione, il Collegio ritiene, entrata in vigore la legge 46/2006, che nel presente processo, in cui si sommano decisioni di condanna e di proscioglimento, debba dichiarasi inammissibile l'appello del Pm procedersi alla notifica allo stesso Pm di tale decisione e quindi concedere allo stesso il termine di 45 giorni per proporre ricorso per cassazione. Più precisamente, l'ordinanza di inammissibilità andrà notificata al solo Procuratore della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Milano, posto che l'appello è stato a suo tempo proposto esclusivamente da quell'ufficio e non dalla Procura generale presso questa Corte. Non sarà poi possibile ordinare la mera sospensione del dibattimento in attesa dello spirare del detto termine di 45 giorni, in quanto sia in ipotesi di presentazione del ricorso che in quella, opposta, di mancata presentazione si modificherà comunque il thema decidendum devoluto a questa Corte pertanto, dovendosi emettere una nuova citazione a giudizio che dia contro della situazione venutasi a creare, il processo non può che essere rinviato a tempo indeterminato. Così delineati i termini interpretativi dell'articolo 10 commi 2 e 3, della più volte menzionata legge 46/2006, può ora passarsi alla questione di legittimità costituzionale di tale normativa sollevata dal Pg, rispetto alla quale è sufficiente osservare che il requirente non ha speso, né nella memoria scritta, né nell'illustrazione orale, alcuna parole in termini sia di rilevanza che di non manifesta infondatezza. Tanto basta per concludere per l'inaccoglibilità dell'eccezione, solo aggiungendo che, da quanto si dirà appresso con riguardo alle ulteriori analoghe questioni attinenti gli articoli 593, 573 e 580 Cpp, emergerà motivo di conferma di tale approdo. Con riferimento al tema della costituzionale del nuovo testo dell'articolo 593 Cpp, e, stante l'identità argomentativi, anche dell'articolo 576 Cpp, il Collegio ritiene che la questione sia manifestamente infondata. Il Pg ha fatto richiamo sia all'articolo 3 che all'articolo 112, comma 2 della Costituzione, il primo enunciante il principio di eguaglianza ed il secondo quello della parità delle parti nel processo. Orbene, premesso che il riferimento all'articolo 3 appare in conferente posto che, secondo il requirente, si tratterebbe di violazione dell'eguaglianza tra Pm ed imputato, per cui in realtà la censura si appunta esclusivamente sull'articolo 112, comma 2, la Corte ritiene in linea generale che il p principio di parità tra accusa e difesa non comporta necessariamente l'identità dei poteri processuali del Pm e dell'imputato, potendo una disparità di trattamento risultare più che giustificata dalla peculiare posizione istituzionale del Pm e dalla funzione allo stesso affidata ovvero da esigenze connesse all'amministrazione della giustizia. Il Cpp è, come è stato acutamente oggi osservato, ricco di casi in cui, all'inverso della situazione di cui oggi si discute, è il Pm a vantare diritti e facoltà viceversa non riconosciuti all'imputato affermare oggi l'incostituzionalità dell'articolo 593 Cpp significherebbe vulnerare anche tali opposte situazioni. Il che il Collegio non si sente di affermare. Ma vi è di più. Proprio con riferimento alla fattispecie che qui interessa, e cioè la pretesa disparità di trattamento tra Pm ed imputato, l'eccezione prende le mosse da una non condivisibile interpretazione del ruolo del primo nel processo penale, individuando l'interesse processuale dello stesso Pm esclusivamente nel conseguimento di una pronunzia di condanna il che equivale a dimenticare, tanto per esemplificare ed ancora una volta facendo richiamo ad argomentazioni difensive, che il Pm deve svolgere accertamenti su fatti e circostanze a favore della persona sottoposta alle indagini articolo 358 Cpp ovvero è deputato a vegliare all'osservanza delle leggi nonché alla pronta e regolare amministrazione della giustizia articolo 73 dell'ordinamento giudiziario , funzioni affatto diverse dall'ottenere sempre e comunque l'affermazione di responsabilità dell'imputato. Queste conclusioni non sono, come preannunziato, invalidate dall'ulteriore eccezione di legittimità costituzionale avente ad oggetto l'articolo 576 Cpp, in quanto differentemente dall'opinione del Pg, la parte civile non è titolare, dopo la novella legislativa, di potersi diversi e più incisivi del Pm in tema di impugnazione della sentenza di primo grado, essendo piuttosto vero il contrario. È, infatti, da ritenere che detta parte processuale abbia ora, al pari dell'accusa pubblica, solo il potere di ricorrere per cassazione sia che la decisione di prime cure abbia contenuto di proscioglimento sia che si condanna tanto è dato dedurre, alla luce del principio di tassatività dei mezzi di impugnazione, da un canto dall'abrogazione delle parole con il mezzo previsto dal Pm e dall'altro dalla presenza nella Costituzione dell'articolo 111, comma 7, a termini del quale contro le sentenze pronunziate dagli organi giurisdizionali ordinari è sempre ammesso ricorso per cassazione per violazione di legge . Resta da dire della questione di costituzionalità dell'articolo 580 Cpp, questione per la verità sollevata oltre che dal Pg anche da alcune difese degli imputati. In buona sostanza, il primo si duole, nuovamente, di un'asserita disparità di trattamento rispetto all'imputato, praticamente rinnovando le censure ora esposte e trattate pertanto, è sufficiente rifarsi alle argomentazioni e conclusioni prese. Le altre, invece, rinnovano, a ben vedere, richieste fatte in occasione della trascorsa udienza, quando appunto ed in previsione dell'entrata in vigore della nuova legge si sollecitò la Corte a dichiarare l'inammissibilità dell'appello del Pm, ad attendere la nuova impugnazione, e cioè il ricorso per cassazione, a separare il processo nei confronti degli imputati destinatari dello stesso ed a trasmettere gli atti alla Corte di cassazione. Questa, sempre secondo la tesi difensiva, sarebbe l'unica competente a pronunziarsi in punto ammissibilità del detto nuovo ricorso, cui sarebbe quindi devoluto il compito, una volta verificata l'inesistenza di causa di inammissibilità ed operata la conversione dello stesso in appello ai sensi dell'articolo 580 Cpp, di rimettere gli atti alla Corte di appello per l'ulteriore corso. La tesi appare destituita di qualsiasi fondamento. È sufficiente al riguardo richiamare le argomentazioni e conclusioni di cui alla precedente ordinanza di questa Corte 24 febbraio 2006, dalla quale questa volta il Collegio non ha alcun motivo di discostarsi, in punto di interpretazione dell'articolo 580 Cpp e segnalare, ad ulteriore conforto, l'aberrante situazione processuale cui si vorrebbe dare luogo, con il processo contro gli imputati appellanti in attesa delle determinazioni della Corte di cassazione nei riguardi degli imputati destinatari del ricorso del Pm. La difesa di Bertani Milena ha diversamente articolato la sua eccezione di legittimità costituzionale sia dell'articolo 580 che dell'articolo 593 Cpp. Assume, dunque, il difensore che il diritto di impugnazione del Pm anche se limitato all'interno del ricorso per cassazione, peraltro nella fattispecie destinato alla conversine in appello, configgerebbe con l'articolo 24, comma 2 Costituzione, in quanto l'imputato vedrebbe compresso il proprio diritto a riproporre questioni procedurali inerenti le fasi e gradi precedenti all'appello perché così facendo vedrebbe travolto quel giudizio al termine del quale era stato assolto. La questione, peraltro prospettata in termini generici, è comunque in concreto irrilevante perché postula una limitazione dei poteri dell'imputato che questa Corte non ravvisa. Invero, non è precluso all'imputato, destinatario di ricorso per cassazione del Pm, proporre nel giudizio di impugnazione, per l'ipotesi che l'impugnazione dell'accusa sia accolta, le questioni di nullità con il solo limite, per quelle relative, dell'averle già eccepite in termini , come anche di inutilizzabilità ed inammissibilità e non è dubbio che il giudice di appello dovrà esaminarle e deciderle prima di affrontare il merito del gravame. Da ultimo, va trattato il richiamo che il Pg ha inteso fare, a supporto della sua eccezione di incostituzionalità di tutte le norme considerate, all'articolo 111 comma 3 della Costituzione, che impone al legislatore di assicurare la ragionevole durata del processo . Ora, non occorre spendere soverchie parole per dimostrare come un rinvio del processo per un tempo all'incirca determinabile in non più di tre mesi possa solo con un certo sforzo inquadrarsi in termini di contrasto con il principio costituzionale. Quanto alla richiesta del Pg di procedere a correzione dell'errore materiale, non vi è ragione per decidere nell'immediatezza. PQM Visto l'articolo 23 lettera a legge costituzionale 87/1953 dichiara manifestamente infondate ovvero inammissibili le eccezioni di legittimità costituzionale così come proposte visto l'articolo 580 Cpp come modificato dall'articolo 7 della legge 46/2006 rigetta la richiesta di separazione del processo nei confronti degli imputati appellati visto l'articolo 10 comma 2 e 3 legge 46/2006 dichiara inammissibile l'appello proposto dal Procuratore della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Milano avverso la sentenza 10 novembre 2004 del Tribunale di Milano dispone la notifica della presente ordinanza al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Milano rinvia a tempo indeterminato il presente processo.