Giudici di pace, per rifiutare il rinnovo il Csm deve tenere conto dei pareri favorevoli

Se il presidente del tribunale e il consiglio giudiziario sono d'accordo per altri due anni l'organo di autogoverno deve spiegare perché non condivide quelle conclusioni. Il caso di Bari

Il Csm non può rifiutare al giudice di pace di rinnovargli per altri due anni l'incarico senza tenere conto dei pareri favorevoli del presidente del Tribunale di Bari e del Consiglio giudiziario. A chiarirlo è stata la quarta sezione del Consiglio di Stato con la decisione 6442/06 depositata lo scorso 27 ottobre e qui leggibile nei documenti correlati . Palazzo Spada ha respinto il ricorso del ministero della Giustizia e del Consiglio superiore della magistratura che si erano visti annullare dal Tar Lazio la delibera con la quale l'organo di autogoverno aveva rifiutato la conferma nell'incarico di un giudice di pace. I giudici capitolini, del resto, avevano sostenuto che Palazzo dei Marescialli non aveva valutato i pareri positivi dal presidente del Tribunale di Bari e del Consiglio giudiziario. L'organo di autogoverno della magistratura ordinaria ha chiarito, invece, ricordando di essere titolare di un potere ampiamente discrezionale per la valutazione delle domande di rinnovo dell'incarico di giudice di pace, di aver respinto l'istanza sulla base di due ammonimenti irrogati nei confronti dell'interessato. I magistrati di piazza Capo di Ferro, nel confermare la pronuncia del Tribunale laziale, hanno spiegato che secondo il Consiglio giudiziario integrato i due ammonimenti non potevano avere alcun rilievo preclusivo. Del resto, i fatti posti a suo fondamento sembrano per un verso legati a contingenze occasionali, per l'altro di entità tale da non incidere in misura apprezzabile rispetto al giudizio positivo più volte formulati nei confronti del magistrato onorario . cri.cap

Consiglio di Stato - Sezione quarta - decisione 24-27 ottobre 2006, n. 6442 Presidente Riccio - Estensore Maruotti Ricorrente ministero della Giustizia Premesso in fatto 1. Col ricorso n. 5605 del 2004, proposto al Tar per il Lazio, il dott. Orazio Calandro ha impugnato la delibera di data 11 marzo 2004, con cui il Consiglio Superiore della Magistratura non lo ha confermato nell'incarico di giudice di pace, per ulteriori due anni, ai sensi dell'articolo 20 della legge 48/2001. Il Tar, con la sentenza 3289/06, ha accolto il ricorso ed ha annullato il provvedimento impugnato, salvi gli ulteriori provvedimenti dell'Autorità amministrativa. Il Tar ha altresì compensato tra le parti le spese e gli onorari del giudizio. 2. Col gravame in esame, il Ministero della giustizia e il Consiglio Superiore della Magistratura hanno impugnato la sentenza del Tar ed hanno chiesto che, in sua riforma, il ricorso di primo grado sia respinto. L'appellato si è costituito in giudizio ed ha depositato una memoria difensiva, con cui ha controdedotto ed ha chiesto la reiezione del gravame. 3. Le Amministrazioni appellanti hanno altresì formulato una domanda cautelare, volta ad ottenere la sospensione dell'esecutività della sentenza del Tar. Alla camera di consiglio del 4 luglio 2006, le parti hanno aderito alla segnalazione del Presidente, secondo cui la controversia può essere immediatamente definita. Il Collegio ha dunque trattenuto la causa per la definizione del secondo grado del giudizio. Considerato in diritto 1. Nel presente giudizio, è controversa la legittimità della delibera di data 11 marzo 2004, con cui il Consiglio Superiore della Magistratura non ha confermato l'appellato nell'incarico di giudice di pace, per ulteriori due anni, ai sensi dell'articolo 20 della legge 48/2001. Con la sentenza gravata, il Tar per il Lazio ha annullato tale delibera, con salvezza degli ulteriori provvedimenti dell'Autorità amministrativa, poiché il CSM, incorrendo in eccesso di potere, non ha valutato i pareri positivi, formulati nel corso del procedimento dal Presidente del Tribunale di Bari e dal Consiglio giudiziario. 2. Con l'appello, il ministero della Giustizia e il Consiglio Superiore della Magistratura hanno dedotto che il provvedimento impugnato in primo grado non sarebbe affetto dal vizio riscontrato dal Tar ed hanno chiesto la reiezione del ricorso originario. Con l'unico motivo del gravame, le Amministrazioni, dopo aver rimarcato come il CSM sia titolare di un potere ampiamente discrezionale per la valutazione delle domande di rinnovo dell'incarico di giudice di pace, hanno rilevato come il provvedimento impugnato in primo grado si sia fondato, per respingere la domanda, su due ammonimenti irrogati al richiedente. 3. Così sintetizzato il motivo del gravame, ritiene la Sezione che esso vada respinto, perché infondato. Nel corso del procedimento che si è concluso col provvedimento impugnato in primo grado, il Presidente del Tribunale di Bari e il Consiglio giudiziario integrato, in data 22 ottobre 2003, si sono espressi in senso favorevole all'accoglimento della domanda di rinnovo dell'incarico, in ragione della laboriosità concretamente manifestata dal giudice di pace, nel corso della sua attività istituzionale. In particolare, il Consiglio giudiziario integrato si è specificamente espresso nel senso che i due ammonimenti non possono avere rilievo preclusivo, in ragione del fatti posti a suo fondamento, che appaiono per un verso legati a contingenze occasionali, per l'altro di entità tale da non incidere in misura apprezzabile rispetto al giudizio positivo più volte formulati nei confronti del magistrato onorario . La mancata valutazione di tali pareri evidenzia la sussistenza del profilo di eccesso di potere riscontrato dal Tar. Va pertanto confermata la sentenza gravata, che ha annullato la delibera di data 11 marzo 2004, con salvezza degli ulteriori e motivati provvedimenti del Consiglio Superiore della Magistratura. 4. Per le ragioni che precedono, l'appello va respinto. La condanna al pagamento delle spese e degli onorari del giudizio segue, come di regola, la soccombenza. Di essa è fatta liquidazione nel dispositivo. PQM Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale Sezione quarta respinge l'appello n. 7150 del 2006. Condanna le Amministrazioni appellanti al pagamento di euro 3.000 tremila in favore dell'appellato, per spese e onorari del secondo grado del giudizio. Ordina che la presente decisione sia eseguita dalla Autorità amministrativa. ?? ?? ?? ?? 2