Estradizione e mandato d'arresto europeo: attenzione a non confondere gli istituti

Il Palazzaccio indica i limiti di applicazione del regime transitorio della nuova norma e spiega che non è possibile trasformare la vecchia procedura

Confusione di presupposti, ruoli e competenze è il possibile rischio in cui possono incappare le Corti d'appello quando vanno ad applicare la nuova procedura del mandato di arresto europeo a richieste di esecuzione avviate col vecchio iter estradizionale. Nonostante, la predisposizione da parte del legislatore italiano di una normativa transitoria per i rapporti intertemporali tra il precedente sistema delle estradizioni e il recente arresto europeo. È quanto accaduto alla Corte d'appello di Trento, sezione distaccata di Bolzano, che con un verdetto del 27 settembre 2005 aveva disposto la consegna immediata di un cittadino austriaco ricercato dall'autorità giudiziaria di Innsbruck per traffico di stupefacenti. Con la sentenza 44235/05 - depositata il 5 dicembre scorso e qui integralmente leggibile tra i documenti allegati - la Cassazione, infatti, la Corte territoriale si è vista annullare l'ordine di consegna dell'estradando e disporre la sua immediata liberazione sulla base della considerazione che non vi era spazio , alla luce del regime transitorio, per l'applicazione della nuova normativa del mandato di arresto europeo al caso in esame. Non solo, a ciò doveva aggiungersi la circostanza che non vi erano i presupposti per la consegna dell'estradando perché, come risultava da alcune note trasmesse dal ministero della Giustizia di via Arenula, l'Austria non aveva mai presentato richiesta di estradizione . In altre parole, le amnesie del governo austriaco, da un lato, e il pasticcio nell'applicazione della giusta procedura estradizionale da parte della Corte d'appello italiana, dall'altro, hanno vanificato l'intero iter di consegna ad un'autorità straniera di un trafficante di stupefacenti, attualmente in libertà.

Cassazione - Sezione sesta penale cc - sentenza 24 ottobre-5 dicembre 2005, n. 44235 Presidente Leonasi - Relatore Fidelbo Ricorrente Pg in proc. Friedrick Osserva Con sentenza del 27 settembre 2005 la Corte di appello di Trento - Sezione distaccata di Bolzano ha disposto la consegna immediata dell'estradando, Friedrick Karl Heinz, alla autorità giudiziaria austriaca richiedente Landesgericht Innsbruck . Il Friedrick, cittadino austriaco, era stato arrestato ai sensi dell'articolo 716 Cpp dalla Squadra mobile della Questura di Bolzano, perché nei suoi confronti risultava emesso un ordine di custodia cautelare dal Tribunale di Innsbruck per traffico di stupefacenti. L'arresto provvisorio veniva tempestivamente convalidato dal presidente della Corte d'appello che, dopo aver rilevato che era stata preannunciata domanda di estradizione dall'autorità austriaca, disponeva la custodia cautelare in carcere dell'estradando. In data 5 aprile 2005, nel corso dell'identificazione personale, il Friedrick prestava il proprio consenso all'estradizione, regolarmente comunicato al ministero della Giustizia. In data 6 aprile 2005 il ministro della Giustizia chiedeva il mantenimento della misura coercitiva successivamente, con nota del 13 maggio 2005, comunicava che le autorità austriache non avevano fatto pervenire tempestivamente alcuna documentata domanda di estrazione. Il Friedrick, tuttavia, rimaneva in stato di detenzione e dopo qualche mese interveniva la sentenza della Corte di appello in epigrafe indicata, avverso la quale ha proposto ricorso per cassazione il Pg presso la Corte di appello di Trento - Sezione distaccata di Bolzano, chiedendone l'annullamento, con la revoca della misura cautelare disposta. In particolare, il Pg rileva che la procedura in questione, iniziata in base alla tradizionale procedura di estradizione, sarebbe inspiegabilmente proseguita in applicazione della nuova normativa sul mandato d'arresto europeo e che, in ogni caso, la Corte di appello non avrebbe potuto ordinare la consegna dell'estradando né in forza della legge 69/2005, né applicando la tradizionale procedura codicistica, per la mancanza dei rispettivi presupposti, ma avrebbe dovuto procedere alla revoca della misura cautelare disposta, non essendo pervenuta al ministero della Giustizia o al ministero degli Affari esteri la documentata domanda di estradizione nel termine richiesto dall'articolo 715 Cpp. Il ricorso è fondato. Come ha rilevato il Pg ricorrente, sulla procedura estradizionale si è innestata, successivamente, la diversa procedura del mandato di arresto europeo, in una confusione di presupposti, di ruoli e di competenze. La sentenza impugnata ha fatto applicazione della nuova legge sul mandato di arresto europeo legge 69/2005 , sebbene non l'abbia mai menzionata lo dimostrerebbe il riferimento, contenuto in motivazione, alla nuova competenza in materia di estradizione che si sarebbe medio tempore radicata in capo a questa autorità . In realtà, l'articolo 40 della legge 69/2005 detta un regime transitorio per la nuova normativa, prevedendone l'applicazione alle richieste di esecuzione di mandati d'arresto europei emessi e ricevuti dopo la data della sua entrata in vigore 14 maggio 2005 , limitandone, inoltre, l'esecuzione per i reati commessi successivamente al 7 agosto 2002, e dettando una speciale disciplina per la consegna obbligatoria, che trova applicazione solo per i fatti successivi all'entrata in vigore della legge. Sulla base di questo regime, che regola i rapporti intertemporali tra il vecchio sistema delle estradizioni e il mandato d'arresto europeo, non vi era spazio per l'applicazione della nuova normativa da parte della Corte d'appello infatti, il mandato d'arresto europeo dell'autorità giudiziaria austriaca risulta emesso il 3 marzo 2005 e ricevuto dalla procura della Repubblica di Bolzano in data 11 aprile 2005, quindi sicuramente prima della data indicata dalla disposizione transitoria. Peraltro anche considerando la sentenza come emessa ai sensi dell'articolo 704-705 Cpp deve comunque escludersi che vi siano i presupposti per la consegna dell'estradando, in quanto, come risulta dalle note trasmesse dal ministero della Giustizia in data 13 maggio, 29 settembre e 10 ottobre 2005, l'Austria non ha mai presentato richiesta di estradizione. Tale situazione di impasse non è superabile neppure considerando il mandato d'arresto equipollente, quanto ad effetti, alla richiesta di estradizione, in quanto, sebbene tale equiparazione possa ritenersi ammissibile in relazione al contenuto dei due atti, tuttavia deve rilevarsi che nel caso di specie, oltre alla difficoltà nella ricostruzione della procedura osservata - non è chiaro, ad esempio, perché la Corte d'appello abbia emesso la decisione sull'estradizione in presenza del consenso prestato dal Friedrick-, il mandato di arresto europeo non è mai stato trasmesso al ministero della Giustizia che, di conseguenza, non ha potuto emettere alcun decreto di estradizione si veda nota del 29 settembre 2005 . In ogni caso, in assenza della domanda di estradizione, che avrebbe dovuto essere presentata nel termine di cui all'articolo 715 comma 6 Cpp da parte del governo austriaco, la misura cautelare emessa nei confronti dell'estradando doveva comunque essere revocata, con la sua immediata liberazione se non detenuto per altra causa. Liberazione che sarebbe dovuta conseguire anche in base all'articolo 708 Cpp, una volta scaduto il termine per la decisine del ministro, dopo la ricezione del verbale che dava atto del consenso all'estradizione. La sentenza, pertanto, deve essere annullata, disponendo, inoltre, l'immediata liberazione del Friedrick se non detenuto per altra causa. PQM Annulla senza rinvio la sentenza impugnata Corte d'appello di Torino - Sezione distaccata di Bolzano 27 settembre 2005 e ordina che Friedrick sia immediatamente rimesso in libertà se non detenuto per altro. Manda alla cancelleria per gli adempimenti di cui all'articolo 626 Cpp nonché per quelli ex articolo 203 disp. att. Cpp.