Antimafia: il superprocuratore è Grasso

Ieri sera il plenum ha nominato l'ex capo dei Pm di Palermo alla guida della Dna. Ma resiste l'ombra dei possibili ricorsi. Approvata anche la circolare per gli incarichi extragiudiziari

È Pietro Grasso il nuovo procuratore nazionale Antimafia. Ieri sera il Consiglio superiore della magistratura ha messo fine alla lunga e tormentata vicenda legata al concorso per stabilire il successore di Piero Luigi Vigna. Una nomina scontata e annunciata, dopo il concerto del ministro della Giustizia Roberto Castelli firmato il 30 settembre scorso e arrivato a Palazzo dei marescialli la scorsa settimana. Hanno votato a favore di Grasso 18 consiglieri, compreso il vicepresidente Virginio Rognoni che in questi casi in genere si astiene, cinque si sono astenuti Md . Ma il concorso non è stato storia facile un anno di lavori, una riapertura dei termini e due leggi approvate nel frattempo dal Parlamento che hanno intralciato i lavori dell'organo di autogoverno. Prima il decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri del 27 dicembre 2004, che ha prorogato Vigna fino al compimento del suo 72simo anno di età, ossia fino al 2 agosto di quest'anno. Decreto poi convertito in legge che ha portato il Csm a riaprire i termini del concorso. Poi, a giochi quasi fatti, la legge di riforma dell'ordinamento giudiziario che ha stabilito con effetto immediato dall'entrata in vigore della riforma, l'impossibilità di ricoprire incarichi direttivi per i magistrati che avessero meno di quattro anni a disposizione prima del collocamento a riposo ordinario, vale a dire gli ultrasessantaseienni. Norma, questa, che interveniva quando ormai la commissione era arrivata ad indicare due nomi Giancarlo Caselli, procuratore generale a Torino e Pietro Grasso, procuratore a Palermo, dove il primo veniva automaticamente escluso per questioni anagrafiche. Nella sua relazione alla V commissione, alla ripresa dei lavori del Consiglio, dopo la pausa estiva, il relatore della pratica, Antonio Marotta, laico dell'Udc, in sostituzione di Francesco Menditto Md per sopravvenuto cambio dei componenti della V commissione, illustrava quindi che in corsa rimanevano solo in sette, vista la nuova legge sull'ordinamento giudiziario la relazione è leggibile tra i documenti correlati . Marotta ha spiegato quindi il perché della scelta di Grasso, nonostante nomi e relativi curricula fossero altrettanto validi vedi soprattutto quello di Lucio Di Pietro, con esperienza specifica presso la Dna di Roma . In tutti i ruoli ricoperti da Grasso, ndr - scrive il laico dell'Udc - il magistrato ha evidenziato un profilo professionale di assoluta eccellenza , dimostrando abnegazione, ampia capacità organizzativa ed elevatissima cultura giuridica. Marotta cita quindi, una su tutte, la sentenza redatta dal procuratore di Palermo Abbate + 474 , il primo maxi processo di mafia, dove Grasso stilò una sentenza di settemila pagine. Questo e tanto altro, insomma, fanno di lui, secondo la maggioranza dei consiglieri di Palazzo dei Marescialli, il magistrato ideale per sostituire Vigna, come ha detto ancora ieri in Aula, Wladimiro De Nunzio Unicost ultimo relatore della pratica, in ordine di tempo, dal momento che Marotta ha lasciato il Consiglio superiore della magistratura per Montecitorio, dove lo attende lo scranno lasciato da Antonio Marzano, eletto presidente del Cnel. Il nuovo Procuratore Antimafia c'è e la vacanza della poltrona lasciata da Vigna il 2 agosto scorso è stata colmata. Resta adesso da vedere se nel bailamme di questo tormentato concorso, nessuno avanzerà ricorsi in sede amministrativa. C'è chi dice che i documenti siano pronti dentro i cassetti delle scrivanie e già oggi potrebbero essere sventolati. Così la vicenda della Pna e della successione a Vigna tornerebbe ad essere tormentata. Incarichi extragiudiziari. Durante il plenum di ieri il Csm ha anche approvato a larga maggioranza la nuova circolare sugli incarichi extragiudiziari, sempre alla luce della legge 150/05. Paola Alunni

Consiglio superiore della magistratura Conferimento dell'ufficio direttivo di Procuratore nazionale Antimafia Relazione della V commissione Fasc. numero /CO/2004- Relatore avv. MAROTTA La Commissione, di concerto con il Ministro della Giustizia, con cinque voti favorevoli ed un astenuto, propone al plenum di deliberare - il conferimento dell'ufficio direttivo di Procuratore Nazionale Antimafia, a sua domanda, al dott. Pietro GRASSO, magistrato dichiarato idoneo ad essere ulteriormente valutato ai fini della nomina alle funzioni direttive superiori, attualmente Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palermo. Il relatore, avv. MAROTTA, - premesso che hanno presentato domanda per l'ufficio di Procuratore Nazionale Antimafia, vacante dal 2 agosto 2005, i seguenti magistrati, dottori Mariano LOMBARDI, Claudio VITALONE, Riccardo DIBITONTO, Italo ORMANNI, Giancarlo ARMATI, Agostino CORDOVA, Francesco FLEURY, Rosario PRIORE, Luigi CROCE, Vittorio MARTUSCIELLO, Consolato LABATE, Giancarlo TARQUINI, Giuseppe FEBBRARO, Marcello Antonio Maria VITALE, Antonio MARINI, Lucio DI PIETRO, Gian Carlo Sandro CASELLI, Pietro GRASSO, Emilio LEDONNE, Ugo ADINOLFI, Sebastiano Antonio SORBELLO - che, la Commissione, in data 12 luglio 2005, all'esito dell'esame dei curricula dei candidati, aveva formulato, per il conferimento del posto in esame, due proposte alternative, individuando tra gli aspiranti, rispettivamente, il dott. Gian Carlo Sandro CASELLI con 3 voti e il dott. Pietro Grasso con 3 voti , - che, peraltro, il disposto dell'art. 2, co. 45, della legge-delega per la riforma dell'Ordinamento giudiziario, n. 150/25.7.2005, in G.U. 29.7.2005, entrato in vigore dal 30.7.2005 e di immediata efficacia ha previsto che Nelle more dell'attuazione della delega prevista dal comma 10, non possono essere conferiti incarichi direttivi giudicanti e requirenti di legittimità a magistrati che abbiano meno di due anni di servizio prima della data di ordinario collocamento a riposo prevista dall'articolo 5 del regio decreto legislativo 31 maggio 1946 numero , e non possono essere conferiti incarichi direttivi giudicanti e requirenti di primo grado e di secondo grado a magistrati che abbiano meno di quattro anni di servizio prima della data di ordinario collocamento a riposo prevista dal citato articolo 5 del regio decreto legislativo 31 maggio 1946 numero . Tale disposizione si applica anche alle procedure per il conferimento degli incarichi direttivi in corso alla data di entrata in vigore della presente legge , - che, pertanto, come già esaminato in via generale dal Plenum con delibera del 21 settembre 2005, la disposizione ha escluso la possibilità del conferimento dell'incarico direttivo in esame - requirente di secondo grado ai sensi dell'art. 2, 4 lett. h numero della legge 150/2005 - a magistrati che, con riferimento alla data di ordinario collocamento a riposo quale prevista dall'articolo 5 del regio decreto legislativo 31 maggio 1941, n. 511 70 anni , abbiano meno di quattro anni di servizio, ossia ai magistrati che abbiano già compiuto 66 anni, - rilevato, conseguentemente, che nel concorso in esame, la legittimazione ad quem è venuta meno per i dottori Mariano LOMBARDI, Claudio VITALONE, Riccardo DIBITONTO, Italo ORMANNI, Giancarlo ARMATI, Agostino CORDOVA, Francesco FLEURY, Luigi CROCE, Consolato LABATE, Giancarlo TARQUINI, Giuseppe FEBBRARO, Marcello Antonio Maria VITALE, Emilio LEDONNE e Gian Carlo Sandro CASELLI - rilevato, in particolare, quanto alla posizione del dott. Claudio VITALONE, in relazione alle osservazioni dal medesimo presentate, che il diritto a proseguire il rapporto di servizio oltre il 70 anno di età per anni 3, mesi 10 e giorni 7 riconosciuto con delibera del plenum del 18 maggio 2005 ai sensi dell'art. 3, comma 57 della legge n. 350/2003 e successive modifiche non incide sulla previsione contenuta nel citato art. 2, comma 45 legge n. 150/2005 che, infatti, come sopra precisato, tale ultima disposizione si riferisce espressamente alla data di ordinario collocamento a riposo prevista dall'art. 5 del Regio Decreto legislativo 31 maggio 1946 n. 511 , mentre l'art. 3, comma 57 attribuisce la possibilità di chiedere alla competente Amministrazione il prolungamento oltre i limiti di età previsti dalla legge, per un periodo pari a quello della durata complessiva della sospensione ingiustamente subita che, pertanto, il prolungamento - che resta rimesso ad una richiesta dell'interessato - non incide sulla determinazione del momento di ordinario collocamento a riposo, e, anzi, ne presuppone l'esistenza al fine di consentire una prosecuzione - straordinaria - del rapporto di servizio al di là del termine di legge - che, pertanto, la Commissione ha ritenuto necessario procedere ad una nuova disamina degli aspiranti ancora in concorso, individuati nei seguenti magistrati, dottori Rosario PRIORE, Vittorio MARTUSCIELLO, Antonio MARINI, Lucio DI PIETRO, Pietro GRASSO, Ugo ADINOLFI, Sebastiano Antonio SORBELLO Tutto ciò premesso, illustra i curricula professionali dei candidati legittimati, secondo l'ordine di anzianità di ruolo, nei seguenti termini. Il dott. Rosario PRIORE, nominato uditore giudiziario con D.M. del 05.04.1965, ha svolto le funzioni di sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Arezzo dal 14.3.1966, di Pretore a Roma dal 26.5.1967, di giudice presso il Tribunale della stessa città dal 23.2.1972 con delibera del 26.9.2001 è stato collocato fuori ruolo, con il suo consenso, per assumere, dal 25.10.2001, l'incarico di Capo del Dipartimento per la Giustizia Minorile presso il Ministero della Giustizia di Roma. A decorrere dal 05.04.1993 ha conseguito l'idoneità alle funzioni direttive superiori. Il Consiglio di Amministrazione presso il Ministero della Giustizia ha formulato, in data 31 gennaio 2005, un giudizio favorevole nei confronti del dott. Rosario PRIORE, sia in ordine al passaggio dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti, che in ordine al conferimento dell'incarico di Procuratore Nazionale Antimafia, precisando che trattasi di magistrato sicuramente idoneo all'esercizio delle funzioni cui aspira, sia per la preparazione di alto livello tecnico, che per le doti organizzative e la totale affidabilità dimostrate nel corso degli anni presso il Ministero della Giustizia. Nella veste di Capo del dipartimento per la Giustizia Minorile, ha provveduto alla organizzazione del neo-costituito Dipartimento. Ha guidato diverse missioni all'estero finalizzate alla stesura di accordi internazionali e per la partecipazione a convegni indetti dalle Nazioni Unite. Al dott. PRIORE si deve altresì il nuovo decreto di organizzazione del Dipartimento per la Giustizia Minorile. Il parere parziale del 10 gennaio 2002 richiama le precedenti valutazione formulate nei confronti del dott. PRIORE, che ne mettevano in luce la capacità professionale, la preparazione tecnica e l'indipendenza di giudizio. Fino al 25.11.1999, il magistrato ha svolto attività di giudice istruttore dopo l'entrata in vigore del nuovo codice di procedura penale, in prosecuzione del procedimento per la strage di Ustica , occupandosi di molti rilevanti procedimenti per terrorismo interno ed internazionale, dirigendo ottimamente la polizia giudiziaria, organizzando numerose riunioni di giudici istruttori e di magistrati delle procure, nonché con autorità giudiziarie straniere. Il dott. Vittorio MARTUSCIELLO, nominato uditore giudiziario con D.M. del 15.11.1965, ha svolto le funzioni di Pretore a Genova, di sostituto procuratore presso il Tribunale di Napoli dal 15.04.1972, di magistrato di tribunale applicato presso la Procura Generale della Corte di Cassazione dal 4.10.1982 e di magistrato di appello applicato presso la Procura Generale della Corte di Cassazione dal 18.1.1986. Attualmente, dall'1.12.1993 svolge le funzioni di sostituto procuratore generale presso la Suprema Corte di Cassazione di Roma. A decorrere dal 15.11.1993 ha conseguito l'idoneità alle funzioni direttive superiori. Il parere del Procuratore Generale presso la Corte di cassazione in data 13.6.2005 segnala che tutti i rapporti che riguardano il dott. MARTUSCIELLO ne hanno posto in evidenza la pronta intelligenza, la non comune sensibilità, le felici intuizioni ed oltre a ciò hanno documentato l'eccezionale laboriosità ed hanno attestato l'elevata preparazione giuridica e la chiarezza ed incisività delle motivazioni. Quale sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Napoli, il dott. MARTUSCIELLO ebbe l'incarico di sovrintendere all'ufficio denunzie, divenendo uno dei principali e più stretti collaboratori del Procuratore il magistrato, inoltre, con ammirevole senso del dovere, sottoponendosi ad un vero e proprio superlavoro, aveva compiuto direttamente l'istruttoria in numerosi procedimenti di notevole rilievo, tra i quali quello per l'omicidio del Maresciallo dei carabinieri D'Arminio, eseguito da esponenti camorristici nel quadro della cd. faida di Afragola , e quello contro circa sessanta esponenti dell'associazione camorrista Nuova Famiglia . Destinato alla Procura generale presso la Corte di cassazione, il dott. MARTUSCIELLO si è rapidamente e completamente adeguato alla gravità ed alla delicatezza delle funzioni di legittimità dando prove costanti di eccezionale cultura e di non comune laboriosità. Egli ha rappresentato la Procura generale unitamente ad altri due colleghi nel grave e ponderoso procedimento circa un milione di pagine ed oltre 240 ricorrenti contro la c.d. cupola di Cosa Nostra , istruito da Giovanni Falcone e conclusosi con sentenza 30 gennaio 1992 della prima sezione penale , in conformità alle posizioni espresse dalla Procura Generale, con il rigetto di quasi tutti i ricorsi. Dal giugno 1999 il dott. MARTUSCIELLO presta servizio nel settore disciplinare su specifiche disposizioni dei Procuratori generali succedutisi con il compito di esaminare i rapporti e di provvedere alle necessarie acquisizioni L'esperienza maturata quale componente del Consiglio giudiziario di Napoli, del Gruppo consultivo presso la Corte di Cassazione ed in materia disciplinare, lo ha arricchito di un bagaglio di conoscenze ordinamentali ed organizzative, che gli consentono di affrontare al meglio i problemi di natura dirigenziale. Per le considerazioni fin qui svolte, ancorate ad obiettivi e documentati dati di riscontro, quali la specifica attività di contrasto al fenomeno mafioso ed in genere alla criminalità organizzata, svolta in zona ad alta densità criminale e l'ulteriore esperienza maturata in materia dall'angolo di visuale della Procura Generale, il citato parere del Procuratore Generale conclude ritenendo il dott. MARTUSCIELLO pienamente meritevole di conseguire e svolgere con alto prestigio le funzioni direttive di Procuratore Nazionale Antimafia. Il dott. MARTUSCIELLO ha presentato un'autorelazione, nella quale, tra l'altro, ha segnalato i più significativi procedimenti in materia di criminalità organizzata trattati dal magistrato. Il dott. Antonio MARINI, nominato uditore giudiziario con D.M. 20.12.1967, ha esercitato le funzioni di sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Milano dal 10.4.69, di giudice a Milano dal 28.2.74 e di sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma dal 23.6.77. Dal 28.04.1998 svolge le funzioni di sostituto procuratore generale presso la Corte d'Appello di Roma. A decorrere dal 20.12.1995 ha conseguito l'idoneità alle funzioni direttive superiori. Il parere del Consiglio Giudiziario presso la Corte di appello di Roma in data 22.6.2005 relativo al conferimento dell'ufficio in esame evidenzia che dal fascicolo personale, dall'autorelazione e dal rapporto informativo redatto in data 13.12.04 dall'Avvocato Generale presso la Corte d'Appello di Roma, emerge che il dott. MARINI, nel corso dei diversi incarichi ricoperti, ha istruito processi di rilevante impegno, fornendo prova di grande competenza e capacità, sì da meritare diversi elogi dai dirigenti degli uffici. Tutti i pareri relativi al magistrato sono molto lusinghieri e sottolineano il costante impegno, le elevate doti professionali, la viva intelligenza, nonché la serietà di carattere e il rigore intellettuale del dott. MARINI, del quale è stata posta in luce la notevole capacità di dirigere le indagini, l'accuratezza della raccolta delle prove e l'equilibrata valutazione delle stesse. Quanto alle specifiche attitudini a ricoprire l'ufficio richiesto, il parere del 22.6.2005 rileva che il dott. MARINI, nel periodo di permanenza presso la Procura di Roma, ha fatto parte del gruppo di magistrati designati per le indagini concernenti reati di criminalità organizzata, oltre che di terrorismo, espressamente indicati nel parere del 3.2.1991. Anche dopo il trasferimento alla Procura Generale presso la Corte d'Appello di Roma il dott. MARINI ha continuato ad occuparsi di processi di rilevante impegno. L'Avvocato Generale, nel citato rapporto informativo, pone in evidenza l'alta capacità professionale del magistrato, dimostrata dalla sicura conoscenza degli strumenti normativi e dello stato della giurisprudenza e della dottrina, dalla capacità di risolvere prontamente le questioni processuali, dalle doti oratorie e segnala, inoltre, le doti organizzative del dott. MARINI, maturate nel corso degli anni in virtù delle vaste esperienze effettuate, nonchè la laboriosità attestata dai prospetti statistici. Il dott. Lucio DI PIETRO, nominato uditore giudiziario con D.M. del 20.12.1965, ha svolto le funzioni di sostituto procuratore presso il tribunale di Ferrara dal 17.2.1970 e presso il Tribunale di Napoli dal 27.9.1973. Dall'11.1.1993 ricopre l'incarico di sostituto procuratore presso la DNA di Roma. A decorrere dal 20.12.1995 ha conseguito l'idoneità alle funzioni direttive superiori. Il parere del Procuratore Generale presso la Corte di cassazione del 22.12.2004 ha preliminarmente ricordato che le precedenti valutazioni, espresse sul conto del dott. DI PIETRO in occasione della nomina a magistrato di appello e di cassazione, sono tutte positive e ne evidenziano le doti di preparazione giuridica, senso di responsabilità, decisione ed equilibrio, oltre che di aggiornata conoscenza della legislazione speciale e della giurisprudenza. Nel rapporto informIl Procuratore Nazionale Antimafia, nel rapporto informativo del 23 febbraio 1996 dichiarazione di idoneità ad essere ulteriormente valutato ai fini della nomina alle funzioni direttive superiori , ha espresso analoghi lusinghieri giudizi, osservando che il magistrato aveva dimostrato doti non comuni veniva in particolare posto in rilievo che il dott. DI PIETRO è anzitutto magistrato di eccezionale operosità dotato di spiccate capacità organizzative. Nel rapporto informativo del 30 novembre 2004, il Procuratore Nazionale Antimafia ha ribadito gli apprezzamenti nei confronti del dott. DI PIETRO, del quale ha riepilogato l'attività presso la D.N.A. rammentando che, quale sostituto, ha ricoperto l'incarico di coordinatore del Dipartimento Nuove Mafie, nonché di componente e poi di coordinatore del Dipartimento Camorra inoltre ha collaborato ai lavori dell'Intergruppo sulle implicazioni patrimoniali e tributarie della criminalità organizzata di tipo mafioso, nonché dei comportamenti degli uffici finanziari, istituiti presso il Servizio Consultivo ed Ispettivo Tributario Secit del Ministero delle Finanze, con particolare riferimento al Distretto della Corte di Appello di Napoli. Da quando è stato designato Procuratore Nazionale Aggiunto, il dott. DI PIETRO ha svolto le funzioni di referente dei Dipartimenti Camorra, Nuove Mafie e Criminalità Pugliese, nonché dei Servizi Cooperazione Internazionale, Sequestri di persona e Telecomunicazioni sino al luglio 2002 . Il dott. DI PIETRO, inoltre, ha svolto analoghe funzioni con riferimento ai seguenti servizi informatico, pubblici appalti, studi e documentazione, criminalità organizzata nel settore agricolo, ecomafia. Oltre all'attività descritta, il dott. DI PIETRO ha assolto quella connessa all'esercizio delle nuove funzioni assegnategli, esercitando le funzioni di Sostituto del P.N.A. quale delegato ai sensi delle norme sulla contabilità generale dello Stato e curando l'assegnazione dei fondi anche per le esigenze D.D.A. è stato inoltre delegato ai rapporti con il responsabile per la sicurezza ed alle problematiche concernenti l'attuazione del D. L.vo n. 626/94, nonché alla redazione dei turni di congedo ordinario è stato nominato Responsabile del trattamento dei dati relativi alla Banca Dati Sidda/Sidna cura la designazione, d'intesa con il P.N.A., del Magistrato dell'ufficio incaricato di partecipare a convegni o seminari anche internazionali cura i rapporti con l'OLAF è componente del Gruppo di lavoro con il Ministero dell'interno per il ponte sullo stretto di Messina, nonché del Comitato di Coordinamento per l'Alta Sorveglianza sulle Grandi Opere. Vengono poi rimarcate l'attività di collegamento investigativo con la procura distrettuale di Napoli presso la quale il magistrato è stato applicato per lunghi periodi , nonché le attività d'ufficio svolte all'estero, partecipando tra l'altro a riunioni di coordinamento con Eurojust. Il citato rapporto sottolinea altresì che il dott. DI PIETRO è dotato di approfondita e non facilmente eguagliabile conoscenza dei gruppi criminali italiani e stranieri, che operano nel nostro Paese delle interrelazioni, reciproche e con gruppi criminali attivi nel territorio di altri Stati, nonchè dei mercati illeciti praticati da tali gruppi e delle loro linee strategiche ciò gli ha consentito di imprimere un razionale ed ottimale impulso ai vari Dipartimenti e Servizi nei quali ha operato con impegno assiduo, apportando idee e suggerimenti che hanno consentito di elaborare analisi e strategie investigative, partecipate alle D.D.A., sicuramente utili per la speditezza, efficacia e completezza delle indagini. Infine, viene rimarcato che il dott. DI PIETRO è pienamente al corrente delle varie strutture, aumentate nel corso del tempo, che operano nella D.N.A. a partire da quelle concernenti la Banca Dati al cui miglior funzionamento si è dedicato, contribuendo fattivamente anche all'elaborazione delle c.d. mappe della criminalità , strumento assai utile per le attività di indagine delle D.D.A. spiccate doti organizzative e capacità di porre a fuoco le varie tematiche, unite ad un costante impegno, consentono al dott. DI PIETRO di svolgere, in modo encomiabile e da tutti apprezzato, le numerose incombenze che gli sono state affidate. Il dott. DI PIETRO ha presentato un'articolata autorelazione nella quale, oltre a ripercorrere i profili essenziali della sua biografia professionale, delinea un progetto organizzativo per la Direzione nazionale antimafia. Il dott. Pietro GRASSO, nominato uditore giudiziario con D.M. del 16.10.1969, dopo il prescritto periodo di tirocinio ha svolto le funzioni di Pretore a Barrafranca dal 4.5.1971, di sostituto procuratore a Palermo dal 29.02.1972 e di giudice presso il Tribunale della stessa città dal 10.10.1984. Con delibera dell'8.2.1989 è stato collocato fuori ruolo presso la Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia con successiva delibera del 18.4.1991 è stato confermato fuori ruolo presso il Ministero della Giustizia. Dal 7.1.1993 ha esercitato le funzioni di sostituto procuratore presso la Direzione Nazionale Antimafia attualmente, dal 4.8.1999, ricopre l'incarico di Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palermo. A decorrere dal 16.10.1997 ha conseguito l'idoneità alle funzioni direttive superiori. Il parere formulato in data 9 dicembre 2004 dal Consiglio giudiziario di Palermo richiama ampiamente la delibera consiliare in data 22.7.1999 di nomina del dott. GRASSO quale Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, evidenziando che tutti i pareri espressi per la progressione in carriera e tutte le valutazioni in generale conseguite tracciano le linee di un magistrato dal profilo professionale eccellente, di grande caratura tecnica, organizzativa ed investigativa, con qualità attitudinali e di merito del tutto fuori dal comune. Tali pareri descrivono un curriculum assai articolato, dal quale risulta che tutta la carriera ed esperienza professionale del dott. GRASSO può dirsi dedicata alla repressione del crimine mafioso, pur nella diversità ed ampiezza delle funzioni svolte e dei ruoli ricoperti. Innanzitutto, in occasione dell'incarico requirente ricoperto presso la Procura di Palermo, egli ha avuto modo di acquisire una conoscenza estremamente approfondita sia del tessuto criminale palermitano, sia delle tecniche investigative e di modalità di direzione delle indagini funzionali all'istruttoria di noti processi delicati e complessi. Nell'esercizio delle funzioni giudicanti, il dott. GRASSO ha trattato, quale giudice a latere, il maxi processo denominato Abbate + 474 , il primo maxi processo di mafia in tale ruolo, non solo ha redatto la monumentale sentenza di ben 6901 pagine, ma soprattutto ha curato gli aspetti logistico-organizzativi e quelli informatico-giudiziari del processo, secondo moduli di lavoro anche informatico assolutamente innovativi a quell'epoca, senza i quali sarebbe stato impossibile portare a compimento il processo, gestendo problemi e fronteggiando in modo eccellente difficoltà di ampiezza e complessità senza precedenti si tratta, infatti, del più grosso e significativo processo a Cosa nostra durato due anni, 349 udienze, 35 giorni di camera di consiglio, con 400.000 pagine di atti istruttori da esaminare . In occasione degli incarichi successivamente svolti, particolarmente significativo risulta l'incarico fuori ruolo svolto presso la commissione parlamentare antimafia, in cui ha potuto acquisire una piena visione di insieme del fenomeno criminale. Anche l'incarico di circa due anni presso il Gabinetto del Ministro della Giustizia, addetto al coordinamento delle attività riguardanti la Direzione degli Affari Penali, con particolare riferimento a tutti i problemi attinenti alla criminalità organizzata ed alla direzione dell'ufficio II degli Affari Internazionali, gli ha consentito di entrare nella conoscenza dei meccanismi di supporto burocratico-organizzativo e legislativo della macchina giudiziaria e amministrativa, con cognizioni certamente preziose per la direzione di un complesso ufficio quale quello a concorso. La delibera consiliare del 22.7.1999, richiamata dal parere del 9.12.2004, considera poi particolarmente qualificate il ruolo ricoperto dal dott. GRASSO presso la Procura Nazionale Antimafia. In tale incarico si è occupato di approfondire l'attività dell'ufficio strettamente inerente a Cosa nostra , sino ad ottenere l'incarico di coordinatore del gruppo di lavoro denominato Mafia , certamente il più ampio e complesso di tutta la D.N.A., seguendo da protagonista alcuni fra i più delicati e recenti procedimenti a carico degli associati a tale organizzazione, relativi anche alla c.d. stagione stragista della mafia e conseguendo, da ultimo, da parte del Procuratore, l'incarico di Procuratore Aggiunto. Il dott. GRASSO, inoltre, dal 18.6.1992, in sostituzione del dott. Giovanni Falcone, trucidato qualche giorno prima, ha fatto parte della Commissione centrale per la definizione ed applicazione dello speciale programma di protezione articolo legge numero /91 e del comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza. Come ricordato nel parere espresso dal Primo Presidente e dal Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione in data 26.05.1998, il dott. GRASSO, su incarico del C.S.M., ha, tra l'altro, tenuto numerosissime relazioni ai più prestigiosi incontri di studio organizzati sul fenomeno mafioso, sull'informatica applicata ai grandi processi ed è stato relatore al Congresso Internazionale di Informatica giuridica organizzato dal C.E.D. della Corte di Cassazione. Nello stesso parere si riferisce che presso la D.N.A ha redatto un'approfondita relazione sulla D.D.A. di Palermo, che ricostruisce tutte le indagini in corso al novembre 1993 e gli elenchi di tutti gli indagati di mafia presso tutte le Procure del distretto palermitano, con le famiglie mafiose di appartenenza e il ruolo ricoperto nell'associazione. Il suddetto parere conclude affermando che la rilevante e continua esperienza maturata, sia nel settore inquirente che giudicante, in procedimenti di criminalità organizzata, le approfondite conoscenze delle strutture mafiose, fanno del dott. GRASSO una insostituibile memoria storica , che è in grado di seguire l'evoluzione da Falcone e Borsellino ai nostri giorni della più pericolosa tra le organizzazioni criminali, di apprezzarne le dinamiche interne, le future possibili strategie, nonchè di suggerire le opportune azioni di contrasto. In riferimento al periodo successivo, il parere del 9.12.2004 sottolinea che il dott. GRASSO, nelle funzioni di Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, si è trovato di fronte ancora una volta ad un incarico di eccezionale rilevanza e difficoltà, che è stato tuttavia espletato con massima professionalità, straordinario impegno e risultati di eccezionale efficacia. Egli, infatti ha provveduto, già all'indomani del suo insediamento, alla difficoltosa unificazione degli uffici requirenti di primo grado, a seguito della riforma del giudice unico, con l'istituzione di nuovi moduli organizzativi del lavoro dei magistrati attraverso tre grandi dipartimenti. Con riferimento all'attività concretamente posta in essere dalla D.D.A. di Palermo, sotto la direzione ed il coordinamento del dott. GRASSO, va evidenziata l'importanza, la costanza e l'efficacia dell'azione di contrasto alla criminalità mafiosa che si evince già dal numero e soprattutto dalla qualità dei procedimenti avviati e portati avanti con esiti che hanno per lo più confermato l'esattezza delle tesi dell'accusa, avuto riguardo all'individuazione di numerosi esponenti di Cosa nostra , alla lettura delle più recenti vicende coinvolgenti tale sodalizio, nonché alla ricostruzione di una miriade di delitti posti in essere per agevolare le finalità mafiose e/o commessi con il metodo mafioso, fra cui tanti omicidi anche risalenti nel tempo, tanto più bisognevoli di un'adeguata risposta giudiziaria, sia a causa della loro efferatezza, che in considerazione della personalità delle vittime, quale risulta dall'elenco contenuto nell'autorelazione. A tal riguardo si fa cenno, a proposito dei fatti recenti, alle capillari indagini condotte nei confronti dei fedelissimi del boss Bernardo Provenzano, dei suoi fiancheggiatori e di molti altri esponenti mafiosi accusati di delitti riconducibili all'imposizione del pizzo ed all'illecito condizionamento degli appalti pubblici. Il parere del 9.12.2004 evidenzia poi che alcuni procedimenti hanno messo in luce pericolose infiltrazioni dell'organizzazione mafiosa in apparati istituzionali tramite insospettabili rapporti a diversi livelli, anche con pregiudizio alla segretezza dell'azione investigativa in corso. Altrettanto brillanti appaiono i risultati raggiunti dalle indagini, sempre più accurate, volte a far luce sul traffico di stupefacenti organizzato da esponenti di Cosa Nostra e di altri sodalizi criminali. Fra i tanti dati riportati nell'autorelazione, comprovati dalla documentazione allegata, vengono sottolineati in particolare quelli riguardanti l'elevatissimo numero di richieste di misure cautelare avanzate per reati di criminalità organizzata e di condanne inflitte dalle Corti di Assise di Palermo, Trapani ed Agrigento, così come il numero dei procedimenti di prevenzione di carattere patrimoniale avviati con il sequestro dei beni. Parimenti non ha avuto sosta l'attività di ricerca dei latitanti, seguita personalmente dal Procuratore e culminata nella cattura di numerosi esponenti mafiosi di primissimo piano ed assai pericolosi, fra i quali Giuffrè Antonino poi divenuto collaboratore di Giustizia , Spera Benedetto, Genovese Salvatore e Virga Vincenzo. Il parere citato segnala inoltre che il dott. GRASSO, oltre ad essersi occupato personalmente di alcuni atti di indagine di particolare rilevanza, ha riservato a sé la trattazione della delicatissima materia dei collaboratori di giustizia ha espresso ben 1705 pareri riguardanti lo status di collaboratori , avvalendosi di una qualificata e lunga esperienza in merito, così come ha direttamente preso in carico, assicurando in tal modo unità di indirizzo, le altrettanto importanti determinazioni inerenti alle valutazioni dei presupposti per l'applicazione del regime detentivo previsto dall'art. 41 bis O.P. in merito ha redatto ben 1174 pareri . Il parere del 9.12.2004 sottolinea che, con riferimento all'ufficio direttivo richiesto, il dott. GRASSO ha già dato prova non solo di possedere eccezionali conoscenze in materia di criminalità organizzata di tipo mafioso e di saperle mettere brillantemente a frutto, ma anche di avere maturato una esperienza fuori dal comune proprio nell'esercizio delle funzioni di coordinamento ed impulso delle indagini svolte in detta materia da diversi organi inquirenti e ciò a far data dal servizio altamente qualificato prestato presso la DNA ove ha assunto anche le funzioni di Procuratore aggiunto , nonché grazie ad altre specifiche risorse personali, come la profonda conoscenza delle norme ordinamentali e delle articolazioni degli uffici requirenti e dei relativi servizi e la capacità di orientarsi nell'analisi di eterogenei fenomeni criminali di eccezionale complessità, di porre gli strumenti informatici a servizio delle peculiari esigenze dell'ufficio e di intrattenere assai proficui rapporti lavorativi con altre autorità, anche all'estero. Il dott. Ugo ADINOLFI, nominato uditore giudiziario con D.M. del 28.5.1971, ha svolto le funzioni di pretore a Desio dal 06.04.1974, di giudice a Napoli dal 20.9.1979, a Monza dal 24.7.1981, a Salerno dal 30.11.1988 dal 16.02.1994 ha esercitato le funzioni di sostituto procuratore generale presso la Corte d'Appello di Salerno dal 30.10.1999 ricopre l'ufficio di Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Biella. A decorrere dal 28.05.1999 ha conseguito l'idoneità alle funzioni direttive superiori. Nel parere espresso in data 14 giugno 2005, in relazione alla domanda per il conferimento dell'ufficio direttivo in esame, il Consiglio Giudiziario di Torino ha osservato che tutti i dirigenti degli uffici giudiziari, presso i quali il dott. ADINOLFI ha svolto la propria attività, hanno concordemente espresso pareri altamente elogiativi, ponendone in luce le elevate qualità professionali, nonchè la laboriosità e diligenza. Richiamati i parere resi dal Consiglio Giudiziario della Corte d'Appello di Salerno in data 15.10.1988, 26.02.1999 e 12.7.1999 e dal Consiglio Giudiziario presso la Corte di Appello di Torino in data 26.05.2003 , il parere del 14 giugno 2005 evidenzia l'eccellente preparazione giuridica del dott. ADINOLFI, estrinsecatasi, per quanto riguarda il periodo in valutazione, nella conduzione di numerose e complesse indagini in cui il predetto ha rivelato assoluta padronanza delle norme processuali e tempestività di intervento. Anche nell'esercizio della funzione di Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Biella sono emerse le doti di serietà e preparazione già dimostrate precedentemente. I dati quantitativi che si ricavano dai prospetti allegati testimoniano un impegno notevole del dott. ADINOLFI, sia nello svolgimento delle indagini, sia nella partecipazione dello stesse alle udienze dibattimentali in processi spesso complessi. Sulla base delle osservazioni che precedono, il parere del 14 giugno 2005 afferma che il dott. ADINOLFI, anche nell'esercizio delle attuali funzioni di Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Biella, ha confermato le più volte evidenziate doti di laboriosità, preparazione ed equilibrio. Poiché tali elevate qualità professionali si sono manifestate, nel corso della sua carriera ricca di esperienze, sia nel campo civile che in quello penale, il dott. ADINOLFI è ampiamente idoneo a ricoprire l'ufficio direttivo di Procuratore Nazionale Antimafia, tenuto conto delle specifiche particolari attitudini nell'esercizio delle attività inquirente, in cui ha dimostrato grande capacità ed indiscussa autorevolezza. Il dott. Sebastiano Antonio SORBELLO, nominato uditore giudiziario con D.M. del 28.05.1971, ha svolto le funzioni di giudice a Torino dal 18.7.1972, quindi, previo conferimento delle funzioni di magistrato di appello, dal 28.10.1994 ricopre l'incarico di Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Asti. A decorrere dal 28.05.1999 ha conseguito l'idoneità alle funzioni direttive superiori. Nel parere formulato in data 2 dicembre 2004, il Consiglio Giudiziario di Torino ha sottolineato che, a partire dalle prime valutazioni e fino ai più recenti pareri del Consiglio Giudiziario della Corte d'Appello di Torino da ultimo, quello formulato il 9 marzo 2004 in relazione alla richiesta di conferimento dell'ufficio direttivo requirente , i giudizi espressi sul conto del dott. SORBELLO, che trovano qui conferma, sono stati altamente elogiativi. In particolare, per quanto concerne il periodo in cui esercitò le funzioni di giudice istruttore e di giudice per le indagini preliminari, è stata costantemente posta in luce la sua grande preparazione dottrinale e professionale, evidenziata la sua eccezionale operosità, sottolineati l'elevato scrupolo e diligenza impiegati in complesse indagini preliminari per reati di criminalità organizzata il dott. SORBELLO si occupò di sequestri di persona, di omicidi e di ramificati traffici di sostanze stupefacenti con collegamenti internazionali, reati tutti riferibili appunto a gruppi di criminalità organizzata e per delitti contro la pubblica amministrazione. In riferimento alle sue funzioni di Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Asti va sottolineata la sua abilità nella riorganizzazione dell'ufficio, segnalata, nel 1996, da una nota del Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte d'Appello di Torino, in cui si evidenziava la grande mole di lavoro iniziata e portata avanti in un ufficio giudiziario rimasto a lungo privo di titolare e si poneva in risalto la contrazione delle pendenze, nonostante l'afflusso, sempre notevole, di nuovi processi di indubbio rilievo. Il dott. SORBELLO nell'espletamento della sua attività di Procuratore della Repubblica di Asti ha personalmente condotto numerose e complesse indagini, partecipando, altresì, ad un numero considerevole di udienze dibattimentali, in processi di notevole rilevanza. Inoltre, viene evidenziato che il dr. SORBELLO, nonostante i gravosi compiti dell'ufficio da lui diretto, cui si applica con encomiabile dedizione, è impegnato in incarichi extra-giudiziari conferiti dal Ministro della Giustizia e dalla Camera dei Deputati - Senato della Repubblica - e regolarmente autorizzati dal Consiglio Superiore della Magistratura Componente della Commissione di studio per la riforma del codice penale istituita presso l'Ufficio Legislativo del Ministero della Giustizia - Collaboratore presso la Commissione parlamentare d'inchiesta sull'affare Telekom-Serbia , a testimonianza della sua riconosciuta preparazione giuridica e dell'indiscusso prestigio di cui gode. In conclusione, le elevatissime qualità professionali ed organizzative palesate dal dott. SORBELLO nella sua lunga carriera, ricca di esperienze, sia nel campo giudicante che in quello requirente, lo rendono del tutto ed altamente idoneo a ricoprire l'ufficio direttivo di Procuratore Nazionale Antimafia, in considerazione delle eccellenti capacità organizzative e dell'indiscussa autorevolezza, dimostrate nel dirigere la Procura della Repubblica di Asti. Ciò posto, in punto di diritto, quanto alle regole applicabili per la delibera in questione, deve essere richiamato in termini adesivi l'orientamento espresso dal Consiglio superiore della magistratura con riferimento ai criteri di cui all'art. 76 bis, cpv. O.G La delibera in data 8 novembre 1996 osservava, sul punto, quanto segue L'art. 76 bis dell'Ordinamento Giudiziario, al secondo comma, stabilisce che alla Direzione è preposto un magistrato di cassazione, scelto tra coloro che hanno svolto continuativamente, per un periodo non inferiore a dieci anni, funzioni di pubblico ministero o giudice istruttore, sulla base di specifiche attitudini, capacità organizzative ed esperienze nella trattazione di procedimenti relativi alla criminalità organizzata. L'anzianità nel ruolo può essere valutata solo ove risultino equivalenti i requisiti professionali . Da ciò discende che, per la scelta dell'aspirante più idoneo al conferimento dell'ufficio in questione, già in via normativa sono stati delineati i criteri fondamentali da adottare e le priorità di cui tener conto in sede di valutazione, rendendo così inapplicabile ogni previsione che risulti con essi incompatibile contenuta nella vigente circolare in materia, tra cui anche quella delle fasce di anzianità virtualmente omogenee. Occorre, pertanto, procedere alla valutazione di tutti i candidati che, oltre a quelle generali, possiedano anche le condizioni particolari di legittimazione indicate dalla legge qualifica di magistrato di cassazione - pregresso svolgimento, anche non continuativo, per un periodo non inferiore a dieci anni di funzioni di pubblico ministero o di giudice istruttore , e solo qualora due o più di essi risultino equivalenti avuto riguardo ai criteri attitudinali preferenziali specifiche attitudini, capacità organizzative, esperienze nella trattazione di procedimenti relativi alla criminalità organizzata , potrà valutarsi la loro anzianità nel ruolo. Sulla base delle argomentazioni riportate, la citata delibera giungeva alla conclusione secondo cui l'art. 76 bis - secondo comma - dell'Ordinamento Giudiziario impone di procedere alla scelta dell'aspirante più idoneo secondo predeterminati criteri che, evidentemente, devono prevalere su ogni disposizione incompatibile presente nella vigente circolare sul conferimento degli incarichi direttivi, le cui altre previsioni devono, invece, essere anch'esse considerate a fini valutativi. Alla luce di ciò appare corretto porre in comparazione i diversi aspiranti in base ai consueti criteri del merito e dell'attitudine, attribuendo, con riferimento a quest'ultima, prevalente rilievo ai requisiti delle specifiche attitudini , delle capacità organizzative e delle esperienze nella trattazione di procedimenti relativi alla criminalità organizzata che, essendo gli unici specificamente indicati dalla legge con riferimento alle peculiari esigenze funzionali dell'ufficio di Procuratore Nazionale Antimafia, devono rivestire carattere prioritario ai fini della decisione . L'orientamento espresso e qui condiviso era ribadito nella delibera in data 6 dicembre 2000 l'art. 76 bis - secondo comma dell'Ordinamento Giudiziario stabilisce che alla Direzione Nazionale Antimafia è preposto un magistrato di cassazione, scelto tra coloro che hanno svolto continuativamente, per un periodo non inferiore a dieci anni, funzioni di pubblico ministero o giudice istruttore, sulla base di specifiche attitudini, capacità organizzative ed esperienze nella trattazione di procedimenti relativi alla criminalità organizzata. L'anzianità nel ruolo può essere valutata solo ove risultino equivalenti i requisiti professionali . Da ciò discende che, per l'individuazione dell'aspirante più idoneo al conferimento dell'ufficio in questione, già in via normativa sono stati delineati i criteri fondamentali da adottare che, pertanto, devono essere posti in via principale a base delle ragioni che presiedono alla scelta, senza peraltro prescindere dall'osservanza delle previsioni della vigente circolare sul conferimento degli uffici direttivi che vanno, anch'esse, considerate a fini valutativi. Alla luce di ciò appare corretto porre in comparazione i diversi aspiranti in base ai consueti criteri del merito e dell'attitudine, attribuendo, con riferimento a quest'ultima, prevalente rilievo ai requisiti delle specifiche attitudini , delle capacità organizzative e delle esperienze nella trattazione di procedimenti relativi alla criminalità organizzata che, essendo gli unici specificamente indicati dalla legge con riferimento alle peculiari esigenze funzionali dell'ufficio di Procuratore Nazionale Antimafia, devono rivestire carattere prioritario ai fini della decisione. In virtù dei curricula professionali sopra riportati e delle norme giuridiche indicate, ritiene il Consiglio che il magistrato meritevole del conferimento del ruolo di Procuratore Nazionale Antimafia sia il dott. Pietro Grasso, attualmente Procuratore della Repubblica di Palermo. Il predetto magistrato è, infatti, tra i candidati, l'unico a vantare un curriculum che può leggersi come un avvicinamento progressivo, graduale e, si direbbe, naturale allo svolgimento delle ulteriori funzioni cui egli aspira. È di tutta evidenza, infatti, che egli ha una lunghissima e variegata esperienza di criminalità organizzata, maturata, in più di un trentennio e quasi sette lustri, fin dal febbraio 1972, nell'ordine, quale sostituto procuratore a Palermo 1972-1984 , giudice presso il Tribunale della stessa città 1984-1989 , quale componente della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia 1989-1991 , quale magistrato addetto al coordinamento della Direzione degli Affari penali presso il Ministero della Giustizia, con particolare riferimento a tutti i problemi attinenti alla criminalità organizzata ed alla direzione dell'Ufficio II degli Affari Internazionali 1991-1993 , quale sostituto procuratore presso la Direzione Nazionale Antimafia 1994-1999 , ed infine quale Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, da sei anni. Nessuno degli altri candidati può vantare simile curriculum, visto che nessuno di essi ha vissuto professionalmente a diretto ed immediato contatto con la criminalità organizzata per lo stesso considerevole spazio di tempo e nessuno di essi ha conosciuto il fenomeno da così tanti, diversificati e qualificati osservatorii, quali appunto quelli appena evidenziati. In tutti i ruoli ricoperti il magistrato ha evidenziato un profilo professionale di assoluta eccellenza, fondato su grande abnegazione, elevatissima cultura giuridica, ampia capacità organizzativa, profondo intuito investigativo. Nelle funzioni espletate egli ha avuto modo di acquisire una conoscenza estremamente approfondita del tessuto criminale nazionale ed internazionale e soprattutto di quello palermitano, noto per essere tra i più articolati e radicati e, perciò, difficili da debellare. Nel contempo ha dimostrato il coraggio e la determinazione di combatterlo e perseguirlo, con costanza e tenacia, il che gli ha fatto guadagnare indiscusso ed incondizionato prestigio nella magistratura italiana oltre che notorietà a livello nazionale notissima è, ad esempio, la sentenza Abbate + 474 , il primo maxi processo di mafia, di circa 7000 pagine, da lui redatta note sono negli ambienti giudiziari le relazioni, tenute su incarico del C.S.M., ai più prestigiosi incontri di studio organizzati sul fenomeno mafioso, sull'informatica applicata ai grandi processi o la sua relazione al Congresso Internazionale di Informatica giuridica organizzato dal C.E.D. della Corte di Cassazione . Egli, inoltre, già conosce approfonditamente la struttura della Procura Nazionale Antimafia, ove è stato coordinatore del gruppo di lavoro denominato Mafia , certamente il più ampio e complesso di tutta la D.N.A., seguendo da protagonista alcuni fra i più delicati e recenti procedimenti a carico degli associati a tale organizzazione, relativi anche alla c.d. stagione stragista della mafia e conseguendo, da ultimo, da parte del Procuratore dott. Vigna, l'incarico di Procuratore Aggiunto. In definitiva la conoscenza profonda del fenomeno criminale organizzato, sedimentata nell'intera carriera professionale e maturata attraverso una pluralità di privilegiate e qualificate esperienze, pongono il dott. Grasso in una posizione di assoluta prevalenza nei confronti degli altri aspiranti. Certamente non nega il Consiglio che, quanto a questi ultimi, sui quali dettagliatamente appresso si tornerà nell'affrontare le singole comparazioni, l'analisi dei rispettivi profili professionali consente di valutare positivamente ognuno di essi sotto il profilo del merito, considerati i loro percorsi professionali nonché i dati statistici sulla loro operosità. Parimenti tutti si segnalano in termini estremamente lusinghieri per indipendenza, prestigio e capacità, tutti già hanno avuto riconoscimenti significativi nel corso della loro carriera, attualmente ricoprendo incarichi direttivi o semidirettivi o esercitando funzioni di legittimità. Nel contempo, fatta eccezione per i dottori PRIORE e MARTUSCIELLO, che non hanno esperienze direttive o semidirettive, può dirsi che vi è una sostanziale equivalenza tra gli altri candidati con riferimento al requisito delle capacità organizzative, che tutti possiedono in massimo grado e che tutti hanno dimostrato in innumerevoli occasioni nella dirigenza dei rispettivi uffici. A parere del Consiglio, invece, con riferimento ai criteri attitudinali specifici per l'ufficio di Procuratore Nazionale Antimafia, la valutazione comparativa tra i candidati si differenzia. Ed invero la diversificazione emerge con riguardo al più specifico, e quindi anche al più significativo, dei requisiti previsti dalla norma di legge speciale in materia di conferimento dell'incarico in questione e cioè l'esperienza nella trattazione di procedimenti relativi alla criminalità organizzata, che solo il dott. GRASSO possiede in maniera completa ed esauriente rispetto agli altri candidati. In particolare, procedendo alle comparazioni nell'ordine di ruolo, l'esperienza specifica del proposto prevale rispetto a quelle del dott. PRIORE, che recede già sotto il profilo generale delle capacità organizzative, non avendo esercitato finora ruoli direttivi o semidirettivi del dott. MARTUSCIELLO, che recede già sotto il profilo generale delle capacità organizzative, non avendo esercitato finora ruoli direttivi o semidirettivi del dott. MARINI, che pure, sebbene abbia lungamente esercitato funzioni requirenti in piazze di assoluta importanza quali Milano e Roma ed oggi sia Procuratore Generale nella Capitale, non vanta quella varietà di esperienze di ampio respiro che il dott. Grasso invece possiede del dott. Di PIETRO che, pur avendo, al pari del dott. Grasso, la specifica esperienza di DNA, del resto protratta per più tempo, pur avendo sempre esercitato lungamente in città ad altro tasso di criminalità organizzata, quale soprattutto Napoli, le funzioni requirenti, recede già sotto il profilo generale delle capacità organizzative, non avendo esercitato finora ruoli direttivi del dott. ADINOLFI e del dott. SORBELLO i quali hanno un'esperienza di criminalità organizzata di tipo mafioso sicuramente meno significativa di quella del dott. Grasso. Le considerazioni svolte portano, dunque, a ritenere il dott. Pietro Grasso portatore di un profilo professionale superiore a quello di tutti gli altri candidati, per le osservazioni sopra sviluppate. La Commissione, pertanto, preso atto di quanto sopra, propone di sottoporre all'on. Ministro della Giustizia, ai fini del previsto concerto, le suddette conclusioni assunte con 5 voti a favore ed una astensione del dott. Pietro GRASSO e, quindi, di proporre per la nomina a Procuratore Nazionale Antimafia, a sua domanda, il dott. Pietro GRASSO, magistrato dichiarato idoneo ad essere ulteriormente valutato ai fini della nomina alle funzioni direttive superiori, attualmente Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palermo.